Concludendo la parte prima de La Filosofia della libertà (Ed. Antroposofica, O.O. N. 4) Rudolf Steiner dona al lettore un lapidario tema meditativo dal valore eccezionale, dopo averlo accompagnato sino a quel punto con un flusso di pensieri costantemente guidati da un Pensare invisibile, ma di continuo attuale e attuantesi, che cosí si rivela: «Sperimentare l’essere del pensare, ossia l’elaborazione attiva del mondo concettuale, è qualcosa di completamente differente dallo sperimentare quello che si può percepire con i sensi».

In tal senso, l’Autore de La Filosofia della libertà conduce, con il medesimo rigoroso flusso di pensieri – che non si può non notare se, anche solo per alcuni minuti, ci si concentra volitivamente su questo saggio – il lettore che vorrebbe essere solerte al passaggio vivente, non astratto, nella seconda fase del saggio, “La realtà della libertà”, che arriva appunto subito dopo la prima fase, “La scienza della libertà”. La prima parte del saggio, letta ritmicamente e ripetutamente giorno dopo giorno con calma ma certa fiducia, conduce il lettore alla concreta e lucida esperienza animica del principio secondo cui la piú essenziale spiritualità per l’uomo di questa epoca si manifesta nel pensiero che sorge nell’autocoscienza.
Massimo Scaligero, che come nessun altro ha saputo vivere e sperimentare l’intero contenuto non dialettico di tale metodo inaugurato nella evoluzione umana da Rudolf Steiner, premette che l’individuo di questo tempo, in vista di una volitiva sperimentazione dell’integrale realtà, non può che muovere il passo dall’elemento di libertà insito nel pensiero astratto, ovvero nel pensiero subalterno alla percezione meramente sensibile e alla razionalità quantitativa tecnologica. Tale forza, questo iniziale elemento di libertà insito nel pensiero astratto, viene però immediatamente perduta a vantaggio della oggettività meccanicistica o quantitativa, limitando cosí il pensiero ad attività intellettuale che riflette passivamente il mondo sensibile, autolimitandosi alla sua funzione di scienza o cultura di un mondo privato della sua essenza creativa, e perciò completamente derealizzato dal suo originario spirito o “entità divina”.

Viviamo cosí in una dimensione transitoria, riflessa e passeggera del Pensare, già caduto in pensiero intellettuale, e le diamo una presunta dignità di sostanza realista integrale, oggettiva. Per questo motivo Scaligero introduce il metodo della Concentrazione e della Meditazione in chiara e trasparente continuità con la Filosofia della libertà di Rudolf Steiner quali elementi imprescindibili per la reintegrazione; sperimentare l’essere del Pensare, ossia l’elaborazione attiva del mondo concettuale, è – lo si è visto – qualcosa di ben diverso dallo sperimentare ciò che percepiamo con i sensi. È invece l’immagine percepita, compenetrata dalla sperimentata attività pensante, a condurci all’autentica e completa realtà, non parcellizzata e non riflessa dal pensiero dialettico. La tecnica liberatrice della contemplazione sintetica del pensiero, o “la via del pensiero libero dai sensi” è ciò che, nella visione del mondo di Scaligero, si intende realizzare come autentica, attiva forza morale nel mondo.

«L’attività del pensiero, secondo una particolare disciplina può sperimentare se stessa prima del momento riflesso, realizzando cosí un grado piú lucido e piú vasto della coscienza: è il principio della nascita dell’Io fuori delle condizioni dell’antica natura. …Ma l’antica natura è difficile a vedersi, perché non si è fuori di essa, si nasce in essa, e si è inizialmente esseri pensanti attraverso di essa» (Antonio Massimo, Iniziazione e Tradizione, Ed. Tilopa, Roma 1956).
Le oscurità della natura e la molteplice frammentarietà del mondo sensibile possono affermarsi nella coscienza come “necessità” e apparire “reali”, possono assurgere alla dignità di contenuti pensati senza esserlo realmente, in quanto essi manovrano e usano il pensiero; non è affatto il pensiero a pensarli – a differenza di quanto possiamo ingenuamente credere.
Far sorgere dunque il pensiero libero, non condizionato da ciò che si afferma prepotentemente come natura o come mondo sensibile, almeno per alcuni minuti della giornata, significa voler ampliare la dimensione di coscienza e individualità di quell’elemento di libertà insito nel pensiero astratto da cui pur dobbiamo partire. Il contenuto vincolante, il cosiddetto “oggetto”, è uno stimolo a tutta prima necessario a tale elemento di libertà presente nel pensiero astratto, ma la graduale conquista è, per il pensiero, la capacità di produrre, al di là della necessità del cosiddetto “oggetto”, il contenuto non vincolante, cosí da poter conoscere il proprio puro movimento, indipendente da mediazioni corporee o psichiche, scaturente dal fondamento. L’oggetto, quindi, dovrà infine esso stesso essere eliminato e superato nella reintegrazione conoscitiva basata sulla Concentrazione, cosí che rimanga unicamente l’idea, il moto del pensiero quale contenuto sintesi.
Tale puro movimento del pensiero potrebbe rivelare la propria legge spirituale e la propria segreta, invisibile, unità con il mondo. Ad un pensiero scientifico e intellettuale cosí evoluto e moderno quale è quello dell’Io, conquistato con immani sofferenze e veramente ardue prove storico-spirituali dai Popoli e dalla Cultura del Centro Europa, occorrerebbe, come preventiva Medicina spirituale quotidiana e Terapia animica essenziale, un tipo di Concentrazione non solo conforme alla realtà cosmica a cui si deve riunificare, ma anche indispensabile per l’igiene individuale e sociale.
Terapia animica; in quanto l’interesse salutare e necessario del Sentimento Individuale per la realtà in cui si vive e per l’evoluzione del mondo nei suoi molteplici aspetti (naturale, animale, umano) non può che essere propiziato e incentivato, giorno dopo giorno, da un Pensiero religiosamente e devotamente dedito all’allenamento non intellettuale e non razionale verso il contenuto sintesi, quale è quello che ci richiede proprio la Concentrazione. Non a caso Scaligero afferma che lo stesso Paracleto, lo Spirito Santo, per realizzarsi nel mondo ha urgenza dell’atto libero dell’uomo. Il massimo atto libero dell’uomo di questa epoca di civiltà è la Concentrazione conforme alle leggi del Pensiero Vivente o della Filosofia della Libertà.
«Una concentrazione estremamente semplice, ma estremamente coerente, capace di impulso diretto, cioè capace di superare le insidie della psiche bramosa di inerzia: una concentrazione, perciò, portata al massimo della intensità estracorporea. Tale Concentrazione può essere voluta con il potere di impersonalità. …La sua misura è il riposare dell’anima e del corpo, dinanzi ad essa» (M. Scaligero, Meditazione e Miracolo, Ed. Mediterranee, Roma 1977).
Gemma Rosaria Arlana
