Quando si abbandona la Terra si perdono anche gli organi dei sensi, la parola, e l’organo cerebrale. In un certo senso, dal punto di vista materiale, si diventa una sorta di monade chiusa nell’universo. Ogni possibilità di contatto con i vivi viene tagliato fuori.
L’individuo, come entità materiale, che si esprime e percepisce con gli organi dei sensi e comprende con la razionalità mediata dal cervello, con la morte si dissolve completamente. Paradossalmente il materialista, partendo da un rapporto di unicità con la materia, non ha torto dal proprio punto di vista: con la morte fisica, tutto il mondo materiale “si spegne”.

L’anima, lasciando il corpo fisico, entra in una dimensione completamente diversa, dove, non avendo piú gli organi di percezione né il cervello, svolge tutto attraverso altri modi di partecipare alla vita.
Per riuscire a creare un ponte con i trapassati è, dunque, necessario aprirsi alla dimensione che a loro appartiene. Né può essere altrimenti.
La dimensione fortemente materialistica che avvolge l’umanità crea parecchi errori di valutazione: uno di questi, ma non è l’unico, è che il Mondo Spirituale sia “altrove”, una località piú o meno lontana dalla Terra.
Addirittura, molto ingenuamente, il primo astronauta sovietico, Yuri Gagarin, disse di non aver visto angeli in cielo. Gli fu anche attribuito, ma onestamente non si sa se sia vero, di aver detto di non aver trovato nessun Dio nello spazio.
In realtà il mondo Spirituale non è in un “altrove”, ma è attorno a noi. Non ci sono spazi che ci dividono dalle entità spirituali, che pervadono tutto il cosmo, Terra compresa.
I cosiddetti “defunti” non sono in un lontano mondo, ma attorno agli uomini, è soltanto cambiata la loro realtà e tutto pervadono, proprio come le Entità spirituali piú elevate, perché questo sono gli uomini quando lasciano il fisico: Entità spirituali.
La loro presenza è costante, il loro aiuto senza nessuna interruzione. Uno dei compiti principali dei defunti è proprio quello di aiutare chi è ancora nel mondo dei sensi.
Fino all’evento del Logos, ci spiega molto approfonditamente il Dottore, l’umanità viveva in un’aurea christica che emanava dalle profondità del cosmo e irradiava unendoli assieme tutti gli uomini. La comunicazione sensoriale, come verbale, era relativa e di accompagnamento a quell’unità che il Logos realizzava dall’esterno.
Irradiazione che si è esaurita per diventare forza Solare nell’Io di ogni essere umano. Cosí che possa procedere l’evoluzione fino alla realizzazione dell’Uomo quale Divinità creante secondo libertà.
Il contraltare, se cosí possiamo chiamarlo, è che il singolo essere è sempre piú un’“isola”, è proprio cosí che lo definisce Steiner stesso, che deve imparare a comunicare con altre isole. Facoltà che deve acquisire ancora.
L’altro errore che comporta il materialismo è quello, circoscrivendo le attenzioni esclusivamente al mondo materiale, che i defunti non possono piú percepire, di creare un muro di reciproca incomunicabilità e percettibilità. Il defunto non riesce a “trovare” l’amato.
Questo, che a tutta prima sembrerebbe un’assurdità, è perfettamente logico, come ogni comunicazione ci danno i nostri Maestri.
Riflettendo si può capire come chi è dall’altra parte possa comunicare solo attraverso la forza dei pensieri.
L’aiuto dei defunti, del resto, si svolge attraverso le intuizioni; i “suggerimenti”, ai quali si commenta: «Sono sicuro che me lo ha consigliato proprio…».
Un pensiero materialista, quindi, non può non essere un muro.
Ma per contro arriva il suggerimento del Dottore sul medesimo piano: pensieri di carattere spirituale, dove il trapassato vive, può aprire il varco alla reciproca comunicazione.

Inoltre ci avverte sempre Steiner, il defunto non avendo piú l’organo cerebrale, non è in grado di comprendere razionalmente le esperienze che vive, subendole, nel percorso tra morte e nuova nascita. Sapere cosa ha causato una determinata realtà che è costretto a vivere, lo aiuterebbe non poco, rendendo anche piú semplice il futuro karma della prossima esistenza terrestre.
Quindi leggere o argomentare attorno alla vita spirituale secondo gli insegnamenti della Scienza dello Spirito, aiuta tantissimo il defunto, anche se ha vissuto una vita sregolata, materialista.
Con gli anni, attraverso le sfere spirituali, chi ha completato la vicenda terrestre, tende a dimenticare la lingua che ha usato nella vita.
Dopo un certo tempo “le parole” che ascoltano perdono di significato, non sono piú in grado di comprenderle.
Conta il sentire la Scienza dello Spirito, che attraverso i suoi insegnamenti risveglia anche il senso delle parole.
Il vero segreto sta proprio nella partecipazione animica che accompagna il conoscere spirituale, e che è quello che nutre il defunto.
Il vero insegnamento della Scienza dello Spirito, non è solo nelle comunicazioni che dà, ma nell’accoglimento interiore di chi ascolta, che attraverso questo si evolve.
Questo è il futuro della Scienza dello Spirito, un “sentimento” che deve essere risvegliato per tutta l’Umanità, quale faro del futuro e quale nuovo elemento di comunione tra chi ha esaurito l’esperienza terrestre e chi invece la sta ancora compiendo.
Massimo Danza
