Può l’arte risvegliarci?

Arte

Può l’arte risvegliarci?

Il sangue puro della rosa

 

Nel numero di agosto de l’Archetipo avevo affrontato un “problema” inerente ad un mio quadro, intitolato Il sangue puro della Rosa, poiché quest’opera, un dipinto su tela di grandi dimensioni, suscita in alcuni grande apprezzamento, in altri contrarietà e quasi disgusto. E chiedevo a chi leggeva cosa pensasse di una simile altalena di giudizi da parte di chi contempla questo lavoro: esaltazione quasi entusiastica da una parte e riprovazione dall’altra.

 

Pensandoci sopra mi sono venute alcune considerazioni che vorrei esporvi.

 

Ci è noto, dalle comunicazioni della Scienza dello Spirito, che anche quando noi comuni mortali (parlo per me) crediamo di essere totalmente svegli, in realtà è come se dormissimo in piedi, come se attraversassimo la vita in uno stato sognante, non perfettamente desto. Soltanto alcuni eletti, gli Iniziati, sono realmente svegli: hanno un livello di coscienza tale da poter dire di essere lucidamente presenti sulla scena terrena.

 

Il mio studio di pittore si trova alla fine di una via in salita e dalle finestre dalla casa si gode di uno splendido panorama su tutta la città di Trieste. A metà di questa via esiste un istituto che assiste molti giovani e meno giovani disabili mentali. Pertanto spesso, quando mi reco al mio studio usufruendo dell’autobus, vedo salire sul mezzo pubblico alcuni di questi disabili – ovviamente i piú autosufficienti – che simpaticamente lo affollano per raggiungere l’istituto o per tornare a casa. Ed io li osservo con un certo affetto, mentre ridono o litigano, parlano fra di loro, si guardano in giro un po’ smarriti, pronunciano frasi sconnesse, e provo per loro una certa compassione. Mi sembrano infatti immersi in uno stato sognante, con lo sguardo velato e perso nel vuoto che denuncia un livello di coscienza piuttosto basso. Ecco perché nasce in me un certo sentimento di affettuosa compassione.

 

Addormentati

 

Mi è capitato di pensare che se quell’autobus fosse pieno solamente di noi “normali” e ci fosse salita un giorno una persona desta, un Iniziato, uno come Massimo Scaligero, lui avrebbe probabilmente osservato noi con la stessa amorevole compassione con cui io guardo i disabili mentali. Infatti, come sopra già accennato, noi non siamo completamente svegli, ma ci aggiriamo nel mondo “sognando e credendo di essere svegli”. Il livello di coscienza di un Maestro come Massimo, intendo dire, era enormemente superiore a quello delle persone comuni come me.

 

A questo punto chi ha avuto la pazienza di leggermi fino a qui si dirà: ma che c’entra col tuo quadro?

 

Cercherò di spiegarmi.

 

Credo di aver capito, ma ovviamente posso anche sbagliarmi, che questa mia opera possa funzionare come una sorta di cartina di tornasole: viene respinta vigorosamente anche da miei cari amici che, pur conoscendo la mia ormai antica adesione alla Scienza dello Spirito, non riescono a provare un reale interesse per gli argomenti ad essa collegati.

 

Preghiera in chiesa

 

Spesso questi amici intuiscono che ci sarebbe molto da approfondire e provano anche una sorta di ammirazione verso chi segue faticosamente questa Via, ma non fanno un passo in avanti: hanno paura della ricerca spirituale. Hanno l’inconscio terrore di dover cambiare interiormente “perdendosi” in un qualche modo. Si appoggiano passivamente sulle proprie consolidate convinzioni e non provano interesse ad indagare, per capire cosa si nasconda dietro il velo del­l’apparenza.

 

È molto piú comodo, ad esempio, restare sentimen­talmente legati ad una consolidata e metodica visione religiosa, piuttosto che mettersi faticosamente all’ope­ra studiando ed eseguendo gli esercizi indicati dai Maestri.

 

Credo pertanto che queste persone (e la mia non è assolutamente una critica) siano intimamente spaventate da ciò che percepiscono nel mio quadro: vedono affacciarsi inconsciamente una realtà spirituale di un certo tipo, donatami dall’Alto senza mio particolare merito, e ne hanno paura. Anche se non se ne rendono conto.

 

Non io ma il Christo in me

Non io ma il Christo in me

 

E poi c’è l’altra categoria di persone, alcuni amici ma anche molti estranei, che vengono fortemente attirate da quest’opera e ne subiscono prepotentemente il fascino, poiché credo (spero di non illudermi) che per­cepiscano in quell’immagine una realtà dei mondi spirituali da loro già intimamente sperimentata a livello inconscio: l’Angelo custode che cerca di difendere dal­l’attacco di Ahrimane l’essere umano rappresentato dal­la Rosa rossa, “dal sangue puro”.

 

Mi è comunque ben chiaro che non mi prendo il merito di aver forse rappresentato una realtà sovrasensibile di questo tipo con le mie forze: è il mondo spirituale che a volte ci dona queste immagini e non possiamo che essergli grati.

 

“Non io ma il Christo in me!”…

 

 

Carmelo Nino Trovato