In questo scritto si sono messe in relazione alcune elementari operazioni aritmetiche con considerazioni “altre” dal pensare comune su di esse. Non si dovrebbero giudicare come indebite intrusioni né nel campo della matematica né in quello filosofico. Ciò che conta, e che dovrebbe essere colto in esse, sono i nessi che si sono evidenziati, che possono assumere valore solo nella sfera del pensare umano scevro da intellettualismi dialettici.

Se divido lo zero per zero, il risultato è uguale a:
0 : 0 = ?
Se divido lo zero per uno, il risultato è uguale a:
0 : 1 = ?
Se divido uno per uno, il risultato è uguale a:
1 : 1 = ?
Se divido uno per zero, il risultato è uguale a :
1 : 0 = ?
► Se divido lo zero per zero, il risultato è uguale a zero:
0 : 0 = 0.
Qui, è evidente che il risultato non può essere altro che lo zero. Dividere lo zero, cioè niente, non si può. Col niente, col nulla, non si può fare niente, tanto meno dividerlo addirittura con un altro niente. In sostanza, lo zero/niente non è soggetto ad alcuna azione, perché non è!
► Se divido lo zero per uno, il risultato è uguale a zero:
0 : 1 = 0
Anche qui, il risultato non può essere che zero, cioè niente, per la stessa ragione del punto precedente. Infatti, col niente, col nulla, non si può fare niente. Dividerlo per uno o qualsiasi altro numero non muta il risultato, perché, in sostanza, lo zero/niente non è soggetto a cambiamenti, semplicemente perché non è!
► Se divido l’uno per uno, il risultato è uguale a uno:
1 : 1 = 1
Qui, la situazione muta radicalmente, non è piú implicato il niente. Si può meditare che, al di “sotto” di sé, il numero 1 ha gli infiniti numeri decimali pensabili tra zero e uno, e ugualmente, al di “sopra” di sé ha gli infiniti numeri pensabili tra uno e infinito. Non si può pensare a un numero cosí grande dove finiscano tutti gli ulteriori numeri superiori a uno, perché questo sarebbe porre un limite all’infinito che, per definizione, non ha fine. Altrettanto, non si può pensare a un numero decimale, compreso tra zero e uno, a cui non potere piú aggiungere una cifra, poiché, anche qui, si porrebbe una fine a ciò che, come infinito, fine non può avere
(p.e.: 0,00000000000000000000000000010000130470001 ecc. all’infinito).
Si potrebbe meditare sul fatto, singolare, che il numero uno ha sotto o “dentro” di sé l’infinito, ma anche che ha sopra o “esterno” a sé, ugualmente, l’infinito.
Si può aggiungere, che questa “qualità” è posseduta solo dal numero uno, e in questo senso lo si può considerare avente un valore “assoluto”. Contiene in sé l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande.
Si può arrivare a pensare che è “tutto”, che è “l’unità”, che è “l’uno”, che è “l’Io dei numeri!” Non è un caso che, in numeri romani, l’uno ha il simbolo “Ӏ” (che indica la verticalità dell’Io/uomo).
In forza di ciò, dividere il tutto non è possibile, perché ogni sua ipotetica parte divisa avrebbe sempre la qualità di essere tutto. E dividere il tutto con un altro ipotetico tutto non può che dare, come risultato, di nuovo tutto.
Questo perché non può esserci un tutto piú grande o piú piccolo di tutto, per cui il primo uno/tutto “assorbirebbe” in sé l’altro uno/tutto, fondendosi con esso, mai potendo generare una frazione o multiplo di sé.
Ciò si può mettere in relazione con il fatto che l’Io umano è, per definizione, ciò che connota l’individuo.
L’Io è individuale, ovvero non piú divisibile.
Si può giungere, cosí, non già a sperimentare, ma almeno a poter comprendere la piú potente formula esoterica dei veri Maestri cristici dei Nuovi Tempi:
«IO È TUTTO».
► Se divido l’uno per zero, il risultato è uguale a infinito: 1 : 0 = ∞
Qui, il risultato apre a considerazioni ancora piú vaste. Possiamo considerare equivalenti i concetti di tutto e di infinito; l’infinito, se esiste, contiene in sé tutto, ma allora, anche il tutto, se è tale, non può non contenere in sé l’infinito.
Tornando alla divisione e al suo risultato, poiché in forza delle considerazioni precedenti si è potuto mettere in relazione il numero 1 con l’Io umano e con il tutto o infinito, ecco che appare in tutta la sua evidenza la verità del risultato. Ci si chieda: quante volte il niente/zero entrerà nel tutto/uno? La risposta non può che essere questa: ci entrerà per un numero infinito di volte, il niente non potrà mai riempire il tutto!
POSTILLA
In questo scritto, si è scelto di usare il concetto di niente al posto di nulla (che nell’uso corrente si equivalgono), perché nella Scienza dello Spirito il concetto del nulla (inteso come un astratto vuoto) non si dovrebbe mai usare.
Infatti, in tale Scienza, che tutte le altre comprende in sé, il vuoto semplicemente non esiste, poiché in ogni spazio considerabile dei mondi naturali, sovrannaturali, e subnaturali, lo Spirito è, lo Spirito c’è!
In sintesi, il vuoto non è.
Ciò, naturalmente, vale anche per il concetto di niente, ma spesso l’uso di un termine al posto di un altro può permettere una comprensione meno pervasa da dubbi piú o meno logici.
Mario Iannarelli
