Versione A

Annegare – Bruciare
Detto del giorno: domenica
La scuola rosicruciana offre al discepolo rosacrociano due detti per sostenere la sua meditazione. Essi sono i seguenti:
Attenzione a non annegare nei vostri sforzi esoterici.
Attenzione a non farsi bruciare dal fuoco del proprio Io.
Ci sono due modi di tendere allo spirituale: quello esteriore e quello interiore.
Tutto ciò che ci circonda è come un velo, come una copertura che ricopre lo spirituale, che dobbiamo trapassare per raggiungere lo spirituale retrostante. Ma in quale direzione? Questo rivestimento ci avvolge da ogni lato: sopra, sotto, davanti, dietro, a destra e a sinistra.
E interiormente, tutto ciò che sperimentiamo come gioie e dolori eccetera, è come un velo, come una nebbia che oscura lo spirituale dentro di noi, e questo spirituale è lo stesso che troviamo quando buchiamo la copertura esterna.
Affinché l’umanità possa continuare a svilupparsi e raggiungere lo spirituale, di tanto in tanto c’è sempre qualcuno che è piú avanzato di quanto l’attuale stadio di sviluppo umano consenta, e che deve fare annunci su stati di sviluppo umano che si spingono molto in là nel futuro. Questi esseri avanzati devono esistere per guidare ulteriormente gli esseri umani. Uno di questi era l’autore del libro dell’Apocalisse, Giovanni. Quando volle scrivere la rivelazione del futuro, disse a se stesso: «Se scrivo questo libro fuori dall’intero ambiente in cui vivo qui e ora, sarà influenzato dall’io che è nel mio corpo, da me, che sono legato e connesso con tutto ciò che mi circonda e con tutto ciò che è in me. Devo liberarmi completamente da tutto questo». Doveva stare come su una roccia che gli servisse da solido fondamento, sulla quale non vacillasse e non fosse influenzato da nulla di ciò che ondeggiava intorno a lui e dentro di lui.

5° Sigillo
E si immaginò la sera del 30 settembre 395 sull’isola di Patmos al tramonto, quando il sole era già scomparso sotto l’orizzonte ma il suo effetto era ancora percepibile, e quando apparvero le stelle e la luna. E lí nel cielo occidentale c’era la costellazione della Vergine, illuminata dallo splendore del sole al tramonto; e sotto di lei, ai suoi piedi, c’era la luna. Questa immagine è riprodotta in uno dei sigilli: la Vergine con il sole raggiante e la luna ai suoi piedi. Cosí tutti questi sigilli sono tratti da profondi contesti mistici.
In questa direzione, Giovanni aveva squarciato il velo che ci circonda, in direzione della costellazione della Vergine. Quindi, ci sono dodici costellazioni. Sette di queste sono buone – quelle raffigurate sui sigilli – le altre cinque sono piú o meno pericolose.
Proprio come Giovanni scelse questo punto ben preciso nel tempo e nello spazio per distaccarsi completamente da sé e da tutto ciò che è temporale intorno a lui, cosí anche il discepolo rosicruciano deve trovare un solido fondamento dentro di sé, raggiungerlo dentro di sé. E questo si ottiene al meglio permettendo agli insegnamenti antroposofici di agire su di noi.
Ascoltando le idee antroposofiche, il nostro corpo astrale si espande e di conseguenza si espande ulteriormente il corpo eterico. Questo è l’effetto su chiunque ascolti qualcosa di antroposofico. Ma l’effetto su coloro che sono inclini all’Antroposofia è diverso da quello su coloro che non lo sono. I primi sentono l’espansione del corpo eterico e lo riempiono di insegnamenti antroposofici accettandoli. Gli altri avvertono un vuoto nel corpo eterico a causa dell’espansione, perché non accettano queste idee e quindi non colmano l’espansione. E allora questo vuoto dà origine al dubbio, allo scetticismo. Per i primi, invece, è come un’effusione nell’universo, che non si può lasciar andare troppo lontano. Si ha allora la sensazione di essere vuoti, di non sentirsi a casa in queste vastità, come un pesce che viene tolto dall’acqua e non può vivere nell’aria perché non ha ancora adattato i suoi organi a questo nuovo elemento. Quando l’antroposofo si abbandona e il suo corpo astrale si espande sempre di piú, si perde in questo mondo sconosciuto e estraneo. Bisogna stare attenti a non annegare. E questo è possibile studiando seriamente l’Antroposofia, assorbendola ed elaborandola, afferrandola con il sentimento, non solo con il pensiero e la volontà, ma penetrandola completamente con il sentimento. Questo si può fare solo con grande serietà. Bisogna avere un punto d’appoggio solido in se stessi, come Giovanni quando volle scrivere l’Apocalisse e si immerse nella sera del 30 settembre 395 sull’isola di Patmos al tramonto.
Astronomicamente, questa posizione degli astri – Sole, Vergine, Luna – di quella sera può essere verificata ed è stata verificata. E da ciò la scienza materialista trae la conclusione che l’Apocalisse fu scritta in quel momento. E poi dice: la scienza ha stabilito questo. Questo è ciò che dice la scienza!
Nel cammino interiore si trova tutto ciò che vive in noi in termini di gioie e sofferenze, dolori e delizie. Ma tutto questo è solo ciò che si aggrappa al nostro io inferiore e transitorio. Tutto questo mondo di desideri ci circonda come una nebbia che ci nasconde lo spirituale. Ci impedisce di vedere e percepire lo spirituale. Dobbiamo attraversarlo per raggiungere lo spirituale.

Prigionia occulta
Ci sono forze che si avvicinano ai discepoli esoterici per rendere questa nebbia ancora piú densa. Questa nebbia diventa sempre piú fitta se non ci opponiamo ad essa. Dobbiamo bruciarla per non soccombere noi stessi nel fuoco dei nostri desideri. Se non superiamo questa nebbia, se non ci opponiamo al suo infittirsi sempre piú forte causato dalle forze luciferiche e ahrimaniche, allora siamo, come si dice nell’occultismo, prigionieri. Esistono infatti persone che oggi nascono con grandi doti, raggiungono molto rapidamente determinati livelli, ma poi vengono avvolte dalle forze dell’ostacolo in una nebbia tale da non poter piú uscirne. Questo fenomeno è chiamato “prigionia occulta”.
L’egoismo è tutto ciò che costituisce il nostro mondo dei desideri. E solo con profonda umiltà possiamo superare questo egoismo. Qual è il pensiero che può condurci al superamento dell’egoismo? Il pensiero che abbiamo già discusso ieri nella conferenza essoterica, il pensiero che abbiamo ucciso il Christo. Siamo assassini, sí, lo siamo. Possiamo trasformare questo fatto, ma solo facendo sí che la parola paolina diventi verità in noi, facendola vivere in noi: «Non io, ma il Christo in me». Non dovremmo uccidere il divino in noi con l’egoismo, con la vita dei desideri, eccetera, ma dovremmo permettere al Christo di vivere in noi. Dobbiamo affrontare con terribile serietà questo compito facile eppure cosí difficile da realizzare in noi.
Noi siamo nati dal Divino. Questo concetto è espresso nel motto dei Rosacroce: Ex Deo nascimur. Dobbiamo accettare tutte le sofferenze con disponibilità e pazienza, pensando che abbiamo ucciso il Christo; dobbiamo abbandonarci completamente a lui, morire in lui: In Christo morimur. Allora rinasceremo attraverso lo Spirito Santo, risvegliandoci nuovamente: Per Spiritum Sanctum reviviscimus.
Essotericamente questo motto ha un significato diverso da quello esoterico. Ma la differenza sta solo in una parola che viene omessa. Mentre omettiamo questa parola, mentre in rispettosa riverenza per ciò che essa esprime non la pronunciamo, il nostro sentimento va verso ciò che in soggezione rimane inespresso.
Essotericamente:
Ex Deo nascimur
In Christo morimur
Per Spiritum Sanctum reviviscimus
Esotericamente:
Ex Deo nascimur
In _______ morimur
Per Spiritum Sanctum reviviscimus
Qui viene descritto come l’uomo sia nato dallo Spirito, come fosse originariamente contenuto nello Spirito:
Nello Spirito giaceva il germe del mio corpo
e lo Spirito ha impresso sul mio corpo
gli occhi sensibili
affinché io veda attraverso di essi
la luce dei corpi.
E nel mio corpo ha impresso lo Spirito
ragione e sensazione
e sentimento e volontà
affinché io percepisca i corpi attraverso di essi
e su di essi operi.
Nello Spirito giaceva il germe del mio corpo.
Nel mio corpo giace il germe dello Spirito.
e io voglio incorporare al mio Spirito
gli occhi sovrasensibili
affinché io veda la luce dello Spirito
attraverso di essi
e nel mio Spirito voglio imprimere
saggezza e forza e amore,
affinché gli Spiriti operino attraverso me
ed io divenga autocosciente strumento
delle loro attività.
Nel mio corpo giace il germe dello Spirito.
Nei puri raggi della luce
risplende la Divinità del Cosmo.
Nel puro amore per tutti gli esseri
irraggia l’essere divino della mia anima.
Io mi acquieto nella Divinità del Cosmo;
io ritroverò me stesso
nella Divinità del Cosmo.
Versione B
Non è riportata perché non si discosta dalla Versione A.
Versione C
I due sentieri che conducono gli esseri umani al mondo spirituale: il primo percorso è il viaggio esteriore nel macrocosmo. L’esperienza che l’uomo sperimenta in questo caso è come annegare nella paura, particolarmente intensa per coloro che non sono preparati con cura.
Il secondo sentiero conduce nella propria anima. È la discesa nel microcosmo. Lí, è come bruciare di vergogna.
Rudolf Steiner
Conferenza tenuta a Hannover il 5 marzo 1911.
O.O. N° 266/b – Traduzione di Marco Allasia.
