Il nocciolo, la bacchetta magica delle fate

Botanima

 

Il nocciolo, la bacchetta magica delle fate

 

Scrivere del Nocciolo è un po’ scrivere di un mondo che mi è familiare, e mi si perdonino le note personali, che come ben sa chi mi legge non sono frequenti.

 

Bacchette magiche in nocciolo

Bacchette magiche in nocciolo

 

Nei lunghi soggiorni estivi nella magia delle Dolomiti, in luoghi di silenzio e appartati, da anni, tra altre cose, raccolgo legno di questa pianta, da cui poi traggo bacchette magiche e bastoni del pellegrino. Qualcuno mi ha ribattezzato Mastro Geppetto, forse per la chioma bianca e gli anni che ci accomunano. Dicevo delle bacchette e dei bastoni dove entrambi vengono lavorati e regalati a chi li comprende.

 

Bastoni del pellegrino

Bastoni del pellegrino

 

Sí, la magia non è finita, neppure in quest’epoca di crudo materialismo, e le mie bacchette magiche adorne di nastri multicolori, pietre turchese e argento sembra che davvero funzionino. Funzionano per l’empatia che si crea tra chi le produce e chi le riceve; e già vedo sorrisi o peggio occhiate che dicono: «Questo no, è troppo, è fuori luogo, non ci azzecca con l’antroposofia, non è scientifico!…».

 

Ma la Scienza, con la “Esse” maiuscola l’ha rinnovata il Dottor Steiner che non ha certo lesinato descrizioni del sovrannaturale, di Esseri Elementari; ha dedicato conferenze al mondo degli Gnomi, delle Ondine, Silfidi e Salamandre, ci ha indicato come conoscerli, incontrarli, ci ha detto dell’urgenza di collaborare con loro per toglierli agli Ostacolatori, persino la Pietra di Fondazione di Natale si rifà agli Esseri Elementari, da Nord, Sud, Est, Ovest. Ci ha infine esortato sempre a sviluppare ciò che lui ci dava, non ingessarlo, portarlo avanti, ognuno come può.

 

Arbusto di nocciolo (Corylus avellana)

Arbusto di nocciolo (Corylus avellana)

 

E ora torniamo al Nocciolo. È un arbusto, che può rag­giungere dimensioni ragguardevoli, albero antico, legato alla tradizione e alla magia, come andremo a vedere.

 

Legato all’elemento femminile, come testimoniato in Romeo e Giulietta, dove Mercuzio cosí descrive la carrozza della regina Mab, la levatrice delle Fate, colei che suscita i sogni: «Il suo cocchio è un guscio di nocciola, lavorato dal falegname scoiattolo, da tempo immemorabile carrozziere delle Fate. In questo cocchio ella galoppa da una notte all’altra attraverso i cuori degli amanti, e allora essi sognano d’amore».

 

L’albero con i suoi frutti sferici è simbolo della Luna, e con un suo ramo si possono scoprire nella notte i tesori nascosti.

 

Il Nocciolo era usato anche dai rabdomanti per individuare vene d’acqua, e questo avvalora il rapporto stretto tra la Luna e le acque; la loro funzione era soggetta a ben determinati modi operativi e vi doveva essere una perfetta simbiosi tra il ricercatore e la bacchetta biforcata che si impugnava.

 

nocciolo

 

Il nome scientifico del Nocciolo è Corylus avellana, da greco còrys che significa “casco”, perché la nocciola è racchiusa in una brattea verde che somiglia a un casco.

 

I Romani chiamavano il Nocciolo nux pontica, come riferisce Plinio, poiché sostenevano che l’albero fosse arrivato in Grecia dal Ponto.

 

Molti sono i racconti e le leggende legate a questa pianta; dai Celti era chiamato “Coll”, e dava il nome, nel loro calendario arboreo, al mese lunare che corrispondeva alla raccolta delle nocciole.

 

I frutti erano considerati simbolo della Saggezza, come si narra nel mito irlandese di Fionn, nipote di un Druido che cibandosi dei frutti del Nocciolo ebbe ad avere tutta la conoscenza delle Arti e delle Scienze del tempo.

 

La lettera Coll rappresentava poi per i Bardi il numero nove, numero sacro alle Muse e collegato al Nocciolo perché si diceva che l’albero fruttificasse dopo nove anni.

 

Era altresí sacro all’antico popolo irlandese dei Sidhe, esseri fatati che nell’antica poesia del posto erano un popolo in carne ed ossa, formato da guerrieri e da poeti.

 

Il Nocciolo dava anche il nome a Mac Coll, “il figlio di Coll”, che fu uno dei primi tre sovrani d’Irlanda “sposati” con la Triplice Dea, colei che concedeva Saggezza e Ispirazione poetica.

 

Alfabeto Ogham

 

Per questi motivi i Druidi e i Bardi usavano tavolette divinatorie di Nocciolo come supporto per la divinazione e vi incidevano gli “ogham”, lettere di un alfabeto magico, una scrittura tenuta segreta, che aveva un forte legame con il mondo naturale, in particolare con gli alberi.

 

Questa pianta, come tutti i frutti racchiusi in una scorza, divenne simbolo di fecondità e di rigenerazione. I Romani donavano piante di Nocciolo come augurio di prosperità e di pace, e si distribuivano nocciole e noci in occasione delle nozze per augurare fecondità agli sposi. Riti e credenze legate alla fecondità continuarono anche nel Medioevo e oltre, interes­sando vaste zone d’Europa.

 

Madre Bimbo e serpe

Madre, Bambino e serpe

 

Una leggenda associa il Nocciolo alla Madonna. Si racconta che mentre era intenta a raccogliere fragole per il Divino Bam­bino, una vipera le si appressò, la Vergine trovò riparo da questa in un boschetto di Nocciolo. Per questo motivo si dice, fin dai tempi piú antichi, che un bastone del suo legno è la difesa piú sicura contro le serpi e tutto quel che striscia sulla terra.

 

Castore Durante cosí scriveva: «È stato sperimentato che toccandosi le serpi con una vergela di nocciolo, restano stupide, e finalmente si muoiono: sospese le sue frasche coi frutti, scac­ciano da quel luogo gli scorpioni. Et per questo si crede che giovino ai morsi loro e degli altri animali velenosi, masticate e impiastrate».

 

Stampa sul nocciolo

 

Infine, sempre il Durante ne consigliava i frutti come astringenti e anticatarrali, e sosteneva che, mangiati al principio del pasto, liberavano dal dolore alle reni e dalla renella.

 

Il Nocciolo non ci chiede molto, a differenza per esempio della quercia o del tasso, alla sua ombra possiamo esprimere ciò che siamo in quel momento.

 

nocciolo2

 

Profondamente, infatti, dentro di sé il Nocciolo nasconde un raro dono: il sentiero che ci conduce al bambino dentro di noi, quella parte di noi che non ha dimenticato come giocare, come ridere, come meravigliarsi, come riconoscere la magia della Vita.

 

La saggezza del Nocciolo ci può indicare quindi dove si nasconde il bambino in noi.

 

Quando visitiamo un Noccioleto, scopriamo che la sua aura è rinfrescante, luminosa e giovanile.

 

Quando visitiamo un Noccioleto, scopriamo che la sua aura è rinfrescante, luminosa e giovanile.

 

Salve nocciolo,

dov’è il bambino in me

che corre cosí libero?

Se dorme, svegliami,

se è prigioniero, liberami,

fammi, ti prego,

piú saggio.

Lo posso sentire cantare

e ridere da lontano.

Vecchio e giovane,

non è ciò che sei,

ciò che siamo?

Se sbaglio rimettimi

sulla giusta strada.

La Vita è un gioco,

di giorno e di notte.

 

 

Davirita

 


 

Un altro interessante video di Davide Testa, questa volta sul Tiglio:

https://youtu.be/Bi9NpAcR3A0?si=pENPX0RAGuBbQY2t