In una conferenza berlinese del 18 Novembre 1913 (In Il Vangelo della conoscenza, Ed. Antroposofica O.O N° 148) Rudolf Steiner, alla luce della cronaca dell’Akasha, ci descrive la scena delle tre tentazioni subita da Gesú, ormai Cristo in conseguenza del Battesimo giovannita, da parte di Lucifero ed Arimane (Matteo 4, 1/11).

Il primo a farsi avanti è l’Angelo decaduto: «Tutti i regni che vedi intorno a te (e Lucifero si riferisce ai regni del mondo astrale in tutta la loro ampiezza) ti apparterranno, se mi riconosci come tuo signore!». Ma l’attacco fallisce: «Il Cristo Gesú resistette alla tentazione …non poteva soccombere alla superbia. Egli respinse Lucifero».
Constatato il fallimento, i due Ostacolatori decidono un attacco comune: «Si fecero avanti Lucifero ed Arimane insieme. E insieme proposero al Cristo Gesú di gettarsi nell’abisso» con le finalità che il Dottore ci disvela nella quinta conferenza de Il Quinto Vangelo (Ed. Antroposofica, O.O. N° 148): «Lucifero voleva eccitare il Suo orgoglio, Arimane voleva parlare alla Sua paura. Il primo cosí si esprime: “Se tu riconosci me, io annullerò le conseguenze della caduta e non ti accadrà nulla. Buttati dal pinnacolo del Tempio!”. Il secondo aggiunge: “Io ti preserverò dalla paura! Buttati!”».

E da questo assalto combinato ricaviamo un insegnamento occulto fondamentale: «Entrambi gli facevano violenza, ma poiché entrambi si precipitavano su di Lui e nella loro pressione si controbilanciavano (c.d.r.), Egli poté salvarsi da loro, e trovò la forza che l’uomo deve trovare in Terra per superare Lucifero ed Arimane».
Come potentemente ci ispira il Trittico ligneo di Dornach, l’uomo deve immedesimarsi con la figura centrale raffigurante il rappresentante dell’umanità, il Cristo, per neutralizzare i due Ostacolatori “giocandoli” uno contro l’altro, secondo un’espressione tipicamente scaligeriana.
Fallito il secondo attacco, Arimane ritiene che la collaborazione con Lucifero lo abbia indebolito e da solo si rivolge al Cristo: «Tu che ti vanti di avere forze divine, trasforma il minerale in pane (o come riportato nel Vangelo) fa’ che le pietre divengano pane!».

Dall’alto della Sua divinità il Cristo risponde: «Gli uomini non vivono di solo pane, ma dello Spirito che viene dai mondi superiori». Sferzante la risposta arimanica: «Puoi anche avere ragione … ma non fosti mai finora nel mondo umano; quaggiú vi sono anche tutt’altri uomini che hanno veramente bisogno di trasformare le pietre in pane, perché non possono nutrirsi di solo Spirito».
E il Dio della mineralità ben intuisce come la descritta necessità umana rappresenti il punto di forza del suo dominio: «E di questo potere – disse Arimane – io mi varrò!». La terza tentazione dunque non ha avuto lo stesso esito delle prime due.
Illuminante in proposito il primo testo citato: «Ed è in relazione a questo …il fatto che l’ordine sociale sia gradualmente dominato da tutto ciò che può essere chiamato denaro, quel dominio del denaro che rende impossibile vivere direttamente in leggi orientate secondo lo Spirito. …Nel denaro, infatti, vive socialmente anche Arimane».
«Sarà sempre possibile, col puro sforzo spirituale, vincere la tentazione interiore di Lucifero, cioè i desideri, le brame, le passioni che sorgono dall’interiorità, la superbia, l’orgoglio, la temerarietà. Lucifero può essere vinto mediante lo Spirito quando attacca da solo. Anche quando Lucifero ed Arimane, tutti e due insieme, attaccano gli uomini partendo dall’interiorità si può ottenere la vittoria con mezzi spirituali. Ma se Arimane è solo, egli immette la sua attività nel divenire materiale dell’evoluzione terrestre, ed in questo campo non è possibile eliminarlo del tutto…In quanto è sempre necessario che nella vita umana si immischi qualcosa di materiale, l’uomo deve fare i conti con Arimane».
Questa dunque la terribile ratio alla base dell’esito conseguente alla terza tentazione: «Se il Cristo doveva dare un vero aiuto agli uomini sulla Terra, doveva lasciare agire Arimane. Arimane, l’elemento materiale, deve cooperare sino alla conclusione dell’evoluzione terrestre. …Il Cristo dovette sí tenere a bada Arimane, ma dovette lasciarlo esistere accanto a sé… (c.d.r.)».
Finché dunque l’evoluzione umana richiederà anche una dimensione materiale, sino a che l’uomo non avrà raggiunto il grado dell’Angelo su Giove, futura incarnazione della Terra, il Dio della mineralità dovrà assicurare la necessaria cooperazione dell’elemento materiale. E saprà avvalersene per le proprie finalità.
Conseguentemente, mentre l’azione luciferica può sempre essere contrastata da una vigorosa vita interiore, il controllo delle forze arimaniche richiede adeguate contromisure anche sul piano esteriore. Potente verità che sedens nunc evoca i tripartiti provvedimenti nelle tre sfere della vita sociale – economica, giuridica, spirituale – illuminati dal Dottore in I punti essenziali della questione sociale (Ed. Antroposofica, O.O. N° 23). Impulsi già in atto, ma non ancora istituzionalizzati come urgentemente richiesto dagli eventi.
Profondamente occulte, addirittura sconvolgenti, le conseguenze umano/cosmiche del terzo attacco arimanico disvelate nel primo testo citato: «Dalla domanda di Arimane rimasta senza risposta, dovette nascere nel Cristo Gesú l’ideale di riversarsi nell’evoluzione terrestre e a poco a poco, lentamente, operare in tutta l’evoluzione della Terra. …Arimane ebbe il potere di imporre al Cristo la necessità di congiungersi realmente con la Terra».
Francesco Leonetti
