Risultati scientifico-spirituali sulle idee di libertà e della vita sociale e morale

Scienza occulta

 

Risultati scientifico-spirituali sulle idee di libertà e della vita sociale e morale

 

L’uomo sogna la vita sociale. È sempre stato interessante per me poter fare questa osservazione personale: sono ormai piú di trent’anni che mi occupo intensamente di questo problema, che ho cercato di indagarlo da tutti i lati, ed è stato interessante per me come ha gettato una luce raggiante su un enigma quando Herman Grimm diceva spesso in conversazione con me: se si applicano i concetti ordinari, i concetti della scienza naturale, alla vita storica, in modo che siano considerati adatti, non si fa un passo avanti. Se si vuole afferrare la vita storica, se si vogliono esaminare gli impulsi che vi operano, lo si può fare solo con l’immaginazione. Herman Grimm non era ancora un ricercatore spirituale, rifiutava le cose, ma credeva che si potesse cogliere questa vita storica solo con l’immaginazione. Ebbene, nemmeno si può coglierla con l’immaginazione. Ma Grimm era, dopotutto, almeno una personalità che sapeva che non si può entrare nella vita storica con i concetti ordinari.

 

Ma è proprio la scienza spirituale che può accedervi aggiungendo alla coscienza ordinaria la coscienza immaginativa, la coscienza ispirata e la coscienza intuitiva, tre modalità di percezione sovrasensibili della coscienza veggente. La scienza spirituale porta alla coscienza ciò che altrimenti viene sognato, ciò che altrimenti resterebbe dormiente.

 

Nei secoli e nei millenni precedenti – come ho detto l’altro ieri – le persone avevano una certa consapevolezza istintiva dei fatti spirituali. Ma questa consapevolezza istintiva dovette andare perduta. Si è persa e si perderà sempre di piú quanto piú le brillanti conquiste della scienza naturale si dimostreranno efficaci nel loro campo.

 

Dall’altro lato, ciò che è stato perso dalla coscienza istintiva deve ritornare. Perciò si può dire che durante la vita istintiva dell’uomo le idee morali-sociali, le idee etiche, le idee giuridiche che erano sognate potevano fluire nella vita storica, nella vita sociale, nella vita comunitaria; e cosí l’umanità può ancora nutrirsi di ciò che è venuto dalla coscienza istintiva.

 

Ma è arrivata quest’epoca, in cui l’umanità deve entrare in piena coscienza, in cui l’umanità deve raggiungere la piena libertà. La vecchia coscienza istintiva non sarà piú sufficiente. Siamo in un’epoca in cui si devono far crescere nella scienza spirituale quelle forze che devono essere efficaci nella organizzazione sociale della società, nella strutturazione etica della società, nella vita politica. Non sarà mai possibile afferrare ciò che vive nella vita sociale con i concetti che si ricavano solo dalle percezioni sensoriali, che si ricavano solo dalla coscienza di veglia del giorno, dalla coscienza ordinaria.

 

Edward Gibbon

Edward Gibbon

 

Herman Grimm aveva ragione, ma conosceva solo metà della questione quan­do diceva: «Perché lo storico inglese Gibbon è cosí significativo quando descrive i primi secoli cristiani, nella descrizione di ciò che è andato perduto? E perché nel suo resoconto storico non c’è nulla della crescita e del divenire significativi che ebbero luogo nello sviluppo dell’umanità come risultato degli impulsi cristiani?». Per la ragione che anche Gibbon usa i concetti ordinari, i concetti della coscienza di veglia del giorno. Ma essi possono afferrare solo ciò che perisce, possono afferrare solo il cadavere.

 

Ciò che diviene, ciò che cresce, ciò viene sognato, attraversato nel sonno. E ciò può essere riconosciuto e compreso solo attraverso la Scienza dello Spirito. Poiché gli impulsi politici devono diventare coscienti, perché non possono piú essere solo istintivi, in futuro dovranno essere compresi da una prospettiva scientifico-spirituale.

 

Questo è ciò che si deve riconoscere dai segni dei tempi, soprattutto in un ambito profondamente legato all’animo umano; anche dalle cose esteriori si possono riconoscere oggi. Prendiamo un esempio oggi molto comune. Parlando di questo esempio, non si pensi che la Scienza dello Spirito voglia essere unilaterale in una direzione qualsiasi, che voglia schierarsi in una direzione o in un’altra, ma piuttosto che prenda completamente sul serio il fatto che si illumina una cosa solo da un lato con un concetto e che quindi si fa qualcosa di sbagliato se si vuole introdurre questo concetto direttamente nella realtà.

 

Marx e la lotta di classe

Marx e la lotta di classe

 

Prendiamo, ad esempio, la visione materialistica e storico-sociologica della vita sociale dell’umanità e del corso della storia che Karl Marx e altri simili hanno fornito. Se si segue questo approccio socialdemocratico, se si segue il tentativo di Marx di dimostrare con un certo acume che tutto ciò che accade storicamente si esprime attraverso determinate lotte di classe, che gli impulsi materiali determinano la struttura della vita storica, allora ci si rende conto che si può comprendere ciò che Karl Marx dice in questo campo solo se si sa che sta descrivendo delle realtà, anche se in modo unilaterale. Ma che tipo di realtà descrive? Descrive le realtà che esistevano al momento in cui ha scritto i suoi libri!

 

A partire dal XVI secolo, la vita europea e la vita dell’Europa è iniziata in modo tale che, accanto a ciò che viene convenzionalmente raccontato nella storia – la storia è per lo piú una fable convenue, cosí come viene insegnata nelle scuole – accanto a ciò che viene raccontato come storia reale, ci sono lotte di classe, ci sono impulsi materiali. Ciò che è arrivato all’epoca descritta da Karl Marx – egli la descrive in modo unilaterale, ma non del tutto errato – ciò che, nel momento in cui egli cerca di applicarvi i concetti della coscienza ordinaria, era già stato sognato dall’umanità, ciò che era realtà nel momento in cui l’umanità sognava, viene inserito in concetti ordinari. Ma ora si scopre che se non si applica il metodo della Scienza dello Spirito, che si basa sulla realtà, allora non si trova nulla nei processi sociali per ciò che può andare oltre ciò che si vuole cogliere con la coscienza ordinaria; non si trova nulla di applicabile per la continuazione della vita. La descrizione di Karl Marx è corretta per una certa unilateralità della vita, per gli ultimi secoli. Non è piú applicabile a ciò che descrive dopo che l’umanità ha finito di sognare e dormire. In realtà è cosí: se si acquisiscono concetti che corrispondono alla realtà, non si può dire di poter dedurre ciò che è importante dall’esperienza esterna, come deve fare la scienza naturale. Chi deve intervenire nella struttura sociale, in qualsiasi posizione della vita, deve avere concetti realistici. Ma questi concetti realistici non possono essere ricavati dalla vita. Tutto ciò che si può dedurre dalla vita è ciò che la coscienza ordinaria coglie.

 

Bisogna essere coinvolti nella la vita sociale se non si vuole avere a che fare con una mancanza di realtà, ma con concetti viventi. Bisogna essere dentro in modo tale da non dipendere da questa vita che ci dà qualcosa, ma da conoscere le leggi che altrimenti operano solo nel subconscio e da essere in grado di introdurle nella vita. Dalla conoscenza immaginativa, da quella conoscenza che è in grado di elevare la concezione astratta ordinaria alla vitalità interiore in modo tale che queste rappresentazioni siano sí immaginifiche, ma per questo immerse nella realtà, da questa conoscenza immaginativa emergono tutti quei concetti che possono essere efficaci in futuro in relazione alla struttura sociale.

 

Gli esperimenti sociali restano cosí desolanti, hanno causato cosí tanti errori reali, perché si è creduto che i concetti sociali potessero essere compresi allo stesso modo dei concetti scientifici naturali, perché questi concetti sono stati formulati in modo che era molto lontano dalla realtà. Dall’immagina­zione, dall’immersione in ciò che altrimenti viene vissuto dalla coscienza ordinaria solo come in un sogno, si possono trarre quegli impulsi che servono a chi deve esprimere qualcosa che vuole essere considerato un’idea sociale. Ogni epoca è un momento di transizione. Naturalmente è una verità banale quando si dice ripetutamente che un tempo è un momento di transizione, dipende solo da cosa sta cambiando. Ma ai nostri giorni la coscienza istintiva sta tramutandosi in coscienza libera e piena, che vive sotto l’idea di libertà. I vecchi impulsi che provenivano dalla coscienza istintiva – di cui fa parte anche il diritto romano – devono essere sostituiti da quelli che producono immaginazione per la vita sociale, ispirazione per la vita etica e morale e intuizione per la vita giuridica. Tuttavia, questo non è cosí comodo come cercare di creare tutti i tipi di concetti giuridici partendo da una prospettiva astratta e sapere, perché si è una persona intelligente, come dovrebbe essere il mondo intero. Questo lo si sa!

 

Immaginazione Ispirazione Intuizione

Immaginazione Ispirazione Intuizione

 

In quanto ricercatore spirituale non si è in questa posizione; bisogna penetrare la realtà ovunque. Oggi non abbiamo un’idea precisa di come ciò avvenga. Per decenni le persone hanno agito in questo ambito, da una prospettiva astratta. Non sappiamo, ad esempio, come i popoli occidentali dell’Europa – come popoli, non come individui! – i popoli dell’Europa centrale, i popoli dell’Europa orientale, l’Asia e alcuni altri popoli abbiano determinate caratteristiche dell’anima, caratteristiche dell’anima che sono collegate a ciò che questi popoli sono. Oggi, in questi tempi catastrofici, se guardiamo in profondità, spesso vediamo ciò che solo la ricerca spirituale è in grado di vedere, vediamo un evento triste, incomprensibile per la coscienza esteriore, che attraversa l’umanità nel mondo, i cui segni parlano cosí chiaramente, in cui l’umanità può trovare la sua strada solo se vuole cercare concetti che corrispondano alla realtà. I concetti che corrispondono alla realtà non sono quelli modellati sulla scienza naturale o sulla coscienza di veglia quando si tratta di vita sociale, morale e giuridica.

 

Qui in Svizzera è stato fatto un inizio, un buon inizio in termini di concetti giuridici, un tentativo di estrarre i concetti del normale rapporto contrattuale dalla realtà concreta. Il dottor Roman Boos, nel suo eccellente libro di recente pubblicazione Il contratto collettivo di lavoro secondo il diritto svizzero, ha iniziato per la prima volta in tempi moderni a cercare qualcosa che fa parte della struttura giuridica dalla realtà concreta.

 

Questo modo di illuminare la vita giuridica in modo sociale, morale e liberale deve continuare se vogliamo trovare i concetti che corrispondono alla realtà. Ci sarebbe un semplice mezzo che sarebbe molto utile se si cercasse di mostrare nella sua forma radicale, da qualche parte, come i concetti della coscienza ordinaria, cosí splendidi nel campo delle scienze naturali, siano incapaci di intervenire nella vita morale-sociale. Basterebbe tentare di riunire un parlamento di persone eminenti nel campo del pensiero filosofico sul mondo con concetti presi solo dalla coscienza ordinaria, che è anche chiamata coscienza scientifica. Un simile parlamento avrebbe la massima probabilità di rovinare la comunità a cui appartiene nel piú breve tempo possibile, perché un parlamento del genere vedrebbe solo gli impulsi decadenti.

 

Coloro che riescono a far emergere alla coscienza ciò che nella vita reale esteriore e nella storia è solo un sogno, ciò che è sprofondato nel sonno, appartengono alla vita creativa.

 

A scacchi con un fantasma

A scacchi con un fantasma

 

Ecco perché le utopie sono cosí cupe. Le utopie sono come cercare di giocare una partita a scacchi studiata senza considerare il proprio avversario. Formare utopie significa mettere in forme intellettuali astratte ciò che dovrebbe vivere. Pertanto, una utopia non può contenere altro che ciò che può distruggere una comunità, non ciò che può edificarla. Infatti, ciò che può costruire la realtà non può essere colto in relazione a concetti intellettuali; funziona solo nell’immaginazione vivente e ha qualcosa nel suo funzionamento immediato che è correlato, ma non lo stesso – mi permetto di sottolinearlo espressamente – di quello che è correlato a un lavoro artistico. Le cose piú diverse ci vengono rivelate quando guardiamo questa vita sociale e morale dal punto di vista della Scienza dello Spirito.

 

Soprattutto, se ciò che si esprime in questo modo come idee sociali e morali, come idee giuridiche, entra nella vita, potrà sempre culminare nella libertà umana. Questa libertà umana non potrà mai essere colta dalla scienza naturale, perché la scienza naturale non può andare a ciò che è libero nell’uomo; per la scienza naturale l’uomo non può essere un essere libero. La scienza spirituale, invece, mostra la primordiale eterna centrale essenza dell’uomo, di cui vi ho detto che è come un altro essere umano dentro l’essere umano. La scienza naturale mostra solo un essere umano, non l’altro; l’altro è però quello libero. Anche l’uomo libero vive nell’uomo. Ma attraverso la vita sociale e morale, attraverso la vita di Stato, attraverso la vita etica, viene fatto emergere l’uomo libero.

 

Il punto di vista moderno, che se si potesse osservare correttamente dovrebbe essere confutato dai fatti, in realtà porta ovunque, anche in teoria, all’espulsione della libertà.

 

Permettetemi di citare questo punto alla fine. Negli ultimi tempi, ci sono sempre state – e anche ora stanno venendo alla ribalta e facendo scalpore – queste considerazioni sulla vita sociale e morale e sulla vita statale e politica, che paragonano lo Stato, ad esempio, a un organismo, a una forma di vita. È stato pubblicato un libro sensazionale da un eccellente ricercatore che stimo molto: Lo Stato come forma di vita. Ma è davvero un esempio di ciò che deve essere superato. Alcuni hanno cercato di fare queste analogie, di paragonare lo Stato a un organismo. Si può paragonare qualsiasi cosa. Se si trattasse di paragoni, si potrebbero fare tranquillamente paragoni tra una pesca e un bastone da passeggio: l’unica cosa che conta è che si sia abbastanza arguti da farlo! Nulla dipende dai paragoni, ma l’importante è che il paragone sia realistico per essere utilizzato.

 

Oggi non posso entrare nei dettagli perché non c’è abbastanza tempo. Ma se davvero si paragona ciò che pulsa nella vita socio-morale con ciò che è presente nella vita organica, allora il paragone è valido solo nella misura in cui si deve paragonare il singolo Stato, anzi la singola comunità, con una cellula. E se si vuole paragonare un insieme di cellule, come l’organismo, allora si può usare solo l’intera vita sulla Terra per il confronto con l’organismo.

 

Come ho detto, il libro menzionato, Lo Stato come forma di vita di Kjellen è assolutamente impossibile, perché utilizza questo paragone in una forma del tutto impossibile. Tuttavia se si usa il paragone correttamente, si può paragonare lo Stato individuale con la cellula e l’intera vita sulla Terra con un organismo composto da singole cellule. Allora questo organismo non contiene ancora ciò che si sviluppa nell’organismo come anima, come Spirito. Ma ciò che conta è ciò che si sviluppa nell’organismo come anima, come Spirito; è molto importante che lo Spirito si aggiunga alla vita complessiva della Terra. E sarà concepita correttamente solo una struttura sociale della Terra che non consideri l’aspetto puramente esteriore come se potesse abbracciare anche l’intero uomo.

 

Come poco si può abbracciare l’anima, abbracciare lo Spirito nell’organismo, cosí poco si può abbracciare ciò in cui è radicata la libertà umana, anche se si estende l’osservazione organica su tutta la Terra, nella mera vita statale. Perché la libertà umana trascende l’organizzazione. Questo è un elemento che può dimostrare, se compreso appieno, che anche quella riflessione che porta la forma astratta ordinaria della coscienza nella considerazione della vita statale deve escludere il concetto di libertà.

 

Soltanto la Scienza dello Spirito, concentrandosi sulla vita libera dalla corporeità, che non può essere paragonata a un organismo, sarà chiamata a introdurre nella vita il concetto di anima umana libera.

 

Ho iniziato a occuparmene già nel 1894, quando scrissi la mia Filosofia della libertà – che purtroppo è rimasta fuori catalogo per tanto tempo – in cui cercavo di mostrare come, attraverso il fatto che l’uomo sviluppa effettivamente una vita animica libera, che si distacca come altro dal solo concetto causale giustamente considerato nella scienza naturale, come l’uomo arrivi cosí a vivere la sua libertà. Finché non si è dell’opinione che la scienza naturale ha ragione quando nega la libertà nel suo campo, perché ha a che fare solo con ciò che non è libero, finché non ci si rende conto di questo, non ci si rende nemmeno conto che ciò a cui si riferisce la libertà non può essere colto dalla scienza naturale.

 

Corpo anima e Spirito

 

Ma la Scienza dello Spirito raggiunge questo obiettivo mostrando che l’uomo, oltre al corpo che da un lato è espressione della sua anima e del suo Spirito, ha il suo lato spirituale, che può essere colto solo dalla coscienza veggente, la coscienza sovrasensibile: dalla coscienza immaginativa, da cui scaturiscono anche le idee sociali, dalla coscienza ispirata, da cui scaturiscono le idee morali, che nella vita ordinaria vivono nella compassione, nell’esperienza delle altre perso­ne, da cui, diventando coscienza intuitiva, scaturiscono le idee giuridiche, in quanto nella coscienza intuitiva l’uomo non solo penetra in ciò che è l’altro essere, ma attraverso questa coscienza intuitiva sperimenta anche, in una certa misura, l’altro essere dentro di sé. E poiché la scienza spirituale penetra in ciò che è eterno nell’uomo e che può essere colto solo attraverso la coscienza immaginativa, ispirata, intuitiva, la scienza spirituale penetra anche in ciò che può pulsare nella vita umana sotto la luce, sotto il sole della libertà.

 

Oggi è ancora abbastanza paradossale dire, per descrivere la realtà, che gli impulsi del sonno e del sogno pulsano nella storia, nella vita sociale, nella vita morale, nella vita giuridica, nella vita della libertà, e che ciò che vi pulsa può essere trovato solo con la Scienza dello Spirito. Ma devo sempre ricordarlo: ciò che la scienza spirituale deve portare nel mondo di oggi come un paradosso può essere riassunto con il paradosso che Copernico ha portato nel mondo, quando si sapeva che la Terra fosse ferma e il sole e le stelle si muovessero intorno ad essa. Lo ha sostituito con il suo opposto. Solo nel 1822 una certa chiesa permise a chiunque di credere nel copernicanesimo! Ora, quanto tempo ci vorrà prima che gli studiosi e i cosiddetti istruiti del giorno d’oggi permettano, o non si vergognino piú come se fossero superstiziosi, di supporre che la scienza spirituale illumini la vita, la espanda in concetti che corrispondono alla realtà, che porti a concetti fruttuosi, resta da vedere. Ma i segni dei tempi parlano cosí forte che ci si augura che possa accadere molto, molto presto! Ma gli spiriti illuminati ed eccezionali hanno sempre visto, anche se solo in singoli lampi di ispirazione, ciò che è la verità. La Scienza dello Spirito non è una novità in questo senso. Si limita a riassumere sistematicamente e attraverso l’osservazione realistica ciò che i lampi di ispirazione delle personalità piú importanti dell’umanità hanno sempre messo a fuoco.

 

Wolfgang Goethe

Wolfgang Goethe

 

E cosí come ieri alla fine ho citato uno di questi spiriti eterni, permettetemi di citare lo stesso oggi: Goethe. Anche lui si occupava della storia, della visione della storia. Sentiva, anche se a quel tempo non aveva ancora la Scienza dello Spirito – il tempo per essa non era ancora arrivato nella sua epoca – che ciò che pulsa nella vita storica non contiene ciò che può essere portato nei concetti che si aprono nell’immaginazione ordinaria e nella percezione sensoriale ordinaria. Sentiva che ciò che vive nella storia, anche le grandi cose che vivono nella storia, contengono impulsi diversi dal rappresentare astratto della vita spirituale ordinaria. Per questo Goethe fece una importante affermazione sulla storia: «La cosa migliore che ci viene dalla storia è l’entusiasmo che essa suscita» – un sentimento che suscita quando ci si può immergere nel divenire storico e non si tira giú qualcosa come i teorici della coscienza ordinaria, ma quando si fa emergere qualcosa che non si limita a parlare alla rappresentazione e alla percezione sensoriale, ma che parla a ciò che è sognato negli impulsi emotivi, a ciò che è persino assopito negli impulsi volitivi. Allora si ha ciò che vive nella storia, non il cadavere della storia.

 

E in riferimento alla vita sociale e morale, alla vita della libertà e giuridica, si vorrebbe dire: l’umanità dovrà rendersi conto che deve arrivare a una tale comprensione della realtà di queste cose a cui partecipa tutto l’essere umano, anche quello che altrimenti dorme nella coscienza di veglia, perché altrimenti l’essere umano rimane completamente inconsapevole dell’area della vita sociale e morale.

 

Si tratterà quindi di stimolare e ispirare e alimentare proprio ciò che non è teorico nell’uomo, ciò che è simile all’entusiasmo, ciò che funziona come l’arte – come l’arte, dico! E cosí, alla fine di una tale riflessione, si dovranno probabilmente pronunciare le parole simili a quelle di Goethe, che ho appena citato, e che in un certo senso riassumono ciò che oggi si poteva solo suggerire in una breve contemplazione, ma che voleva anche essere di stimolo, la sintesi di ciò di cui credo oggi necessariamente si debba parlare sotto l’influenza dei segni dei tempi. Si tratta di far sí che l’uomo ritrovi tutto l’essere umano per operare nella vita sociale e morale in modo adeguato, per contribuire ulteriormente alla formazione della struttura sociale e morale e della vita politica. Si tratta per l’uomo di non arrivare solo a idee astratte in questo campo, di non arrivare solo a osservazioni fisiologiche, ma ad avere forze reali impregnate di entusiasmo, vere forze di vita. Questo è ciò che il tempo attende, questo tempo triste, catastrofico, di prova!

 

La Scienza dello Spirito intende solo dare una risposta a quella che vuole essere la giusta base di questo entusiasmo, e la Scienza dello Spirito è convinta che se l’umanità ritroverà la strada verso il suo eterno, verso il suo immortale, verso quella parte della vita umana da cui scaturisce l’impulso della libertà, allora questa umanità troverà anche le linee giuste per trovare la via d’uscita dal caos in cui è caduta, nella realtà e non solo attraverso l’illusione.

 

 

Rudolf Steiner (3. Fine)

 


 

Conferenza tenuta a Berna il 30 novembre 1917.

O.O. N° 72 – Traduzione di Marco Allasia.