L'Europa e la croce

Siti e miti

L'Europa e la croce

Il bosco sacro

Il bosco sacro

 

Già qualche decennio dopo la conversione dell’im­peratore romano Costantino, l’arcivescovo di Tours nel­le Gallie, Martino, in seguito proclamato santo, iniziò la sua opera di predicazione, e intorno al 371 diede ordini affinché venissero distrutti i santuari pagani, e in special modo i Boschi Sacri. Nello stesso periodo, l’im­peratore Graziano bandiva il paganesimo dall’impero.

 

Nel quinto secolo il paganesimo venne privato di ogni diritto, privato di santuari e risorse, e infine dei suoi sacerdoti, e a poco a poco dovette cedere il passo al cristianesimo.

 

Fu nel quarto secolo che la Chiesa di Roma iniziò ad organizzarsi, e lo fece prendendo a modello la strut­tura gerarchica dell’impero romano, cosa che ha ben descritto in alcune sue conferenze il Dottor Steiner.

 

In genere si cercò di convertire per primi i comandanti, gli aristocratici, che poi avrebbero sostenuto l’opera dei sacerdoti che, spesso con l’uso della forza, a loro volta portavano la nuova religione tra la gente comune, nelle città, in campagna e tra i boschi.

 

Va detto che monaci e clero che operarono in Inghilterra, Irlanda, Gallia e parte della Germania predicarono alla gente comune e li convinsero non con la forza, ma con il loro esempio. Amavano inoltre gli alberi e i Boschi Sacri e sembra che non ne abbiano mai abbattuti.

 

Questo il preambolo, vedremo ora come da allora iniziò l’opera di sistematica distruzione di tutto ciò che aveva una valenza del Sacro legato alla Natura, ai Boschi ritenuti sacri per millenni nelle culture di gran parte d’Europa.

 

Il cristianesimo inizialmente non godeva di grande popolarità, i problemi iniziarono quando la nuova fede cominciò ad assumere il controllo e a cambiare la vita spirituale e la lunga tradizione delle popolazioni locali. Ci si chiedeva: “Perché dobbiamo abbandonare tutti i vecchi riti per qualcosa di importato? I nostri re e capi fanno risalire la loro stirpe ad esseri divini, che abitano foreste, montagne, laghi, e dalla loro presenza vivente ne riceviamo benedizione, anche i loro nomi sacri hanno radici nella lingua della gente. Ora dobbiamo rinunciare a tutto questo e ciò che era considerato verità e lealtà è denunciato e perseguitato dagli araldi della nuova fede come peccato e crimine”.

 

Questo era ciò che allora ci si chiedeva, ma il peggio però era che la fonte e la sede di tutta la spiritualità non apparteneva piú alla terra in cui erano nati. Veniva cosí piantato il seme della scon­sacrazione e dell’abuso del pianeta.

 

Nonostante papa Gregorio avesse dato ordine di cambiare tattica, invece di distruggere completa­mente i siti sacri pagani si procedesse a convertirli ad uso cristiano, nonostante i missionari indos­sassero spesso le vesti bianche dei Druidi e nonostante trasformassero alcune divinità pagane in santi (ad esempio, santa Brigida), e la maggior parte di esse in demoni ostili, i messaggeri della chiesa di Pietro non ebbero mai partita facile.

 

Alcuni ‘barbari’ scambiarono sinceramente il loro credo con il nuovo, abiurarono la memoria degli antichi avi con la pace interiore e la promessa del paradiso, e alcune forme decadute di religione precristiana sicuramente avevano bisogno di rinnovamento, ma non pochi si arresero solamente alla minaccia del fuoco e della spada, e molti vi perirono.

 

Un altro colpo da maestro della chiesa di Roma fu l’invenzione della dannazione eterna, che prese corpo in tutta Europa con conseguenze nefaste: al giusto riconoscere gli Esseri dell’Ostacolo si aggiunse il terrore della morte e del peccato. Non una vita dedita al bene per il bene, ma per il timore delle conseguenze che il male provoca, la paura della condanna alla dannazione eterna era il freno, cosa in parte in sé giusta, ma portata avanti da una gerarchia ecclesiastica spesso, a dir poco, discutibile, che arrivò a praticare violenze inaudite nella persecuzione di chi era ritenuto eretico, fuori dall’orto­dossia, come la caccia alle streghe, solo per accennare a temi in cui poi ci addentreremo.

 

Il siliquastro, detto l’“albero di Giuda”

Il siliquastro, detto l’“albero di Giuda”

 

La crociata contro la barbarie del paganesimo ebbe per oggetto anche il mondo arboreo. Gli alberi venivano de­nigrati per il solo fatto di aver fornito la corona di spine: l’agrifoglio, il biancospino e il pruno selvatico, ad esem­pio, ebbero periodi di cattiva fama perché alberi spinosi. Anche l’albero di Giuda (Cercis siliquastrum) ebbe a pa­tire, poiché la leggenda narrava che vi si fosse impiccato Giuda Iscariota dopo il tradimento.

 

Il terzo e di gran lunga peggior peccato che un albero potesse commettere, fu quello di aver fornito il legno per la croce, e anche per questo molte furono le specie incriminate.

 

Alla betulla era connesso il rito dell’Albero di Maggio e molte ne ebbe a patire. Il nocciolo venne associato alle streghe, il melo alla seduzione nel Giardino dell’Eden (anche se nella Genesi si parla solo di un albero da frutto).

 

Tanto piú profonda era la venerazione della gente per un albero, tanto piú insidiose erano le congiure contro di esso!

 

L’utilizzo dei preparati vegetali nella medicina popolare, ove convivevano fianco a fianco formule magiche per la salute e la protezione, venne proibito; la gente, mentalmente confusa e divenuta “gregge”, ormai temeva la Natura, vigeva il principio di autorità e chi deteneva il sapere erano i vertici della Chiesa. Qualcosa di simile a quello che sta ora accadendo, dove all’autorità di questa si è sostituita la “fede” nella Scienza, con i risultati che i sono visti in tempi molto recenti.

 

Il rogo di una “strega”

Il rogo di una “strega”

 

Le tradizioni rurali piene di rispetto per la natura e so­prattutto per gli alberi (le feste stagionali, la magia popolare, tradizioni e leggende) erano però molto difficili da estirpare, senza contare che già nel XII-XIII secolo una crescente parte dell’élite intellettuale (monaci, poeti, storici) si stava sempre piú impegnando nel trascrivere temi quali l’Edda, il Mabino­gion, il Ciclo di Artú, i Miti Irlandesi, i Nibelunghi.

 

Il contatto poi con la cultura araba aveva introdotto mate­rie come l’Astronomia, l’Astrologia e l’Alchimia, dal sapere ebraico la Cabala, studi che risvegliavano un nuovo interesse nella “magia della natura” anche in circoli colti e aristocratici, nei paesi come nelle città. Per alcuni secoli, durante l’alto medioevo, ci fu una relativa libertà di pensiero, poi la Chiesa riprese le armi per un’altra crociata: la caccia alle streghe.

 

Nel 1484 i Domenicani indussero papa Innocenzo VIII a emettere una bolla che li autorizzava a estirpare la strego­neria, inizialmente in Germania, poi la cosa si allargò all’Eu­ropa tutta; con la bolla papale “Summis desiderantes” si af­fermava la necessità di sopprimere l’eresia e la stregoneria: nasceva la Santa Inquisizione. Quanti abusi furono perpetrati in nome di questa!

 

Furono poi sempre i Domenicani a dare alle stampe il “Malleus Maleficarum” (Martello delle streghe), che forní alimento a nuove persecuzioni. Quanto sangue, quanto dolore scorse per secoli! Questo avrebbe voluto il Logos? L’Essere dell’Amore? Proprio non lo crediamo!

 

Chiunque fosse appena un po’ fuori dalla norma, ad esempio avesse un’intelligenza piú aperta, o fosse piú ispirato, o avesse uno spirito artistico superiore, poteva facilmente venir tacciato di stregoneria. Al­la fine, anche persone del tutto normali e innocue potevano esser prese di mira, solamente per invidia o per vendetta, o semplicemente perché portavano il ‘segno del Diavolo’, qualsiasi cosa ciò volesse dire. Chi abbracciava un albero poteva facilmente finire con l’essere abbracciato dalle fiamme di una pira!

 

Intellettuali scomodi come Galileo Galilei, Tommaso Campanella, Giordano Bruno, il Savonarola ebbero diversamente a patire persecuzioni per le loro idee, non ci voleva molto a finire in orrende camere di tortura davanti alla Santa Inquisizione, e alla fine messi al rogo, e da chi giudicava era ritenuto pure un atto di pietà nei confronti di coloro che avevano stretto alleanza col diavolo.

 

La Chiesa inventò l’Inferno, e lo fece bruciare sulla terra. Furono estirpate le ultime vestigia del culto delle divinità femminili, il sapere degli uomini saggi dei villaggi, l’antica conoscenza degli erboristi fu in pratica solo ad uso dei monasteri. Al di fuori dei conventi, maneggiare o aver pratica di erbe e piante poteva esser pericoloso, facilmente si veniva accusati di magia o stregoneria.

 

La semplicità e spesso l’ingenuità della gente giocò un ruolo importante; condizionati dalle prediche sul male iniziarono tempi in cui il popolo, davanti alle pestilenze, continue guerre e carestie, chiedeva un capro espiatorio, e le persecuzioni infierirono su tanti poveri innocenti. Nonostante ciò si trovò mo­do di far sopravvivere parte della tradizione e delle leggende circondandole di un’atmosfera di fantasia innocua e innocente, e i miti divennero favole. Le persone che vivevano nelle campagne, a stretto con­tatto con la natura, poterono conservare piú a lungo abitudini e tradizioni legate alle stagioni e ai cicli vitali degli uomini e degli animali. Non potendosi permettere medici e dottori ricorrevano a chi era pratico di cure naturali, conoscenze di medicina erboristica spesso associate a formule e filtri di magia.

 

Si continuò a lungo a festeggiare “l’Albero del Maggio”, e a Natale, al Solstizio, l’uso del ceppo natalizio sul focolare, le cui ceneri sparse sul terreno  erano auspicio per un nuovo anno di fertilità.

 

Il nocciolo fu per molto tempo il legno usato per la bacchetta del rabdomante, legno ritenuto va­lido pure per le “bacchette magiche” delle Fate, e ancora oggi c’è chi ne costruisce.

 

«Il Piccolo Popolo»

«Il Piccolo Popolo»

 

Molti, nonostante tutto, continuavano ad avere rapporti con quello che viene chiamato “il Piccolo Popolo”, che ebbe, ed ha, i nomi piú diversi: Fate, Gnomi, Driadi, Elfi, che lo stesso Dottor Steiner ebbe a descrivere nelle sue con­ferenze dove tratta degli Esseri Elementari: Gnomi, Ondine, Silfidi e Salamandre, Esseri della Terra, dell’Acqua, dell’Aria e del Fuo­co, dove oltre a spiegarne la funzione, indica chiaramente la re­sponsabilità dell’uomo di oggi verso di loro e il sacrificio che questi compiono per la nostra evoluzione. Dopotutto anche questo che il Maestro indicò come argomento fondamentale (basti ricor­dare la Pietra di Fondazione), contribuí a mettergli contro il potere delle gerarchie ecclesiastiche e poi della scienza, con tutto quello che ne derivò. La persecuzione continuava contro chi non belava nel gregge!

 

Anche il vedere negli alberi gli Spiriti Guardiani, i Deva, con­tinuò ad esistere: l’idea che uno Spirito possa legarsi all’albero in cui è nato e in cui vive, ha radici profonde in tutto il mondo senza limiti di tempo, cultura, religione, filosofia o moda.

 

In molti paesi e nelle campagne, gli alberi avevano un nome e la gente del posto se ne prendeva cura. Vi erano alberi e boschi di cui era fatto assoluto divieto di taglio, e ciò è rimasto fino ad un non lontano passato.

 

Trascorsi i secoli piú bui delle persecuzioni, anche all’interno della Chiesa iniziò un nuovo inte­resse per la natura, sorsero letterati, scienziati ed ebbe cosí origine un nuovo approccio, la super­stizione, la magia, lasciava il posto alla Scienza. Qui pure molto sarebbe da scrivere in proposito, poiché come prima si è detto, all’autorità della fede si stava sostituendo l’autorità per la scienza, con esiti che ancor oggi vediamo; solo il risveglio interiore di ognuno e la presa di coscienza e di re­sponsabilità potrà arginare i danni, e verrà presto il tempo che la Chiesa Giovannita sostituirà quella di Pietro!

 

Continuiamo intanto a vedere nella Natura, negli alberi, la magia e ciò che gli Esseri ancora hanno da dirci. Sviluppiamo l’ascolto, la capacità di entrare in sintonia, l’amore e la riconoscenza per quel che il mondo arboreo e la natura in genere ci dona.

 

Solo cosí potremo sviluppare la giusta sensibilità per l’ambiente dove siamo messi a vivere, e l’amore per il Creato e il Creatore cui siamo debitori.

 

 

Davide Testa

 


Cantico delle Creature

 

Il cantico delle creature

 

Altissimu, onnipotente,

bon Signore,

tue so’ le laude,

la gloria et l’honore

et onne benedictione.

Ad te solo, Altissimu,

se konfàno

et nullu homo ène dignu

Te mentovare.

Laudato sie, mi’ Signore,

cum tucte le tue creature,

spetialmente

messor lo frate Sole,

lo qual è iorno, et allumini

noi per lui; et ellu è bellu

et radiante

cum grande splendore:

de Te, Altissimo,

porta significatione.

Laudato si’, mi’ Signore,

per sora Luna et le stelle:

in celu l’ài formate

clarite et pretiose et belle.

Laudato si’, mi’ Signore,

per sor’aqua, la quale è

multo utile et humile

et pretiosa et casta.

Laudato si’, mi’ Signore,

per sora nostra matre terra,

la quale ne sustenta

et governa, et produce

diversi fructi cum

coloriti flori et herba.

Laudato si’, mi’ Signore,

per quelli ke perdonano

per lo tuo amore,

et sostengono infirmitate

et tribulatione.

Beati quelli

che ’l sosterrano

in pace, ca da te,

Altissimo,

sirano incoronati.

Laudato si’, mi’ Signore,

per sora nostra morte

corporale, da la quale

nullu homo vivente

po’ scappare:

guai a quelli ke morranno

ne le peccata mortali.

Beati quelli che troverà

ne le tue santissime

voluntati,

ca la morte secunda

no ’l farrà male.

Laudate et benedicete

mi’Signore

et ringratiate

et serviateli

cum grande humilitate.

 

 

San Francesco d’Assisi