Nell’attuale periodo in cui l’avvento dell’Intelligenza artificiale minaccia una ulteriore riduzione dei posti di lavoro, oltre all’incombente necessità di ridefinire le regole degli attori in atto (Meta AI e Chatgpt in primis, ma ne verranno altri), dove si ritiene che i meccanismi che regolano la logica del lavoro siano stati trascurati oltre misura, alcune considerazioni possono essere comunque condivise.
Premetto che come consumatore vorrei che qualunque prodotto effettuato con dall’IA, dal personaggio di un film a un libro, sia evidenziato con un logo o con un bollino.
Veniamo però ora a varie problematiche che affliggono la società in questi tempi, primo fra tutti il sistema bancario internazionale.
A livello mondiale, da almeno quarant’anni urge una riforma che possa arginare il pericoloso meccanismo del sistema del debito generatore di paralisi e povertà, se non di vera e propria sofferenza. Noi vediamo nel nascente BRICS, un tentativo di rivedere le regole di un sistema coerentemente ingiusto a favore di un meccanismo che garantisca una migliore equità tra Stato debitore e Stato creditore. Non entreremo nei particolari perché sappiamo che le idee relative alla Tripartizione dell’Organismo sociale non sono penetrate sufficientemente nel tessuto sociale, e pertanto non si riescono a garantire le contromisure spirituali, oltre che pratiche, necessarie agli uomini d’affari, politici e banchieri internazionali preposti all’istaurazione del nuovo sistema finanziario.
In merito al capitalismo occidentale, esso dal canto suo continua a incrementare la classe media, la cosiddetta ex-borghesia, mostrando il lusso smodato in mezzo all’impoverimento delle classi piú abbiette, nell’incapacità di redistribuire la ricchezza persino tramite l’assistenzialismo statale. A tale proposito, sull’Archetipo per anni abbiamo pubblicato pagine del libro di Argo Villella Una Via Sociale, edito nel 1978, (https://www.larchetipo.com/author/a-villella/) rileggendo le quali ci si può rendere conto come in tempi non sospetti ci si avviava verso l’assistenzialismo di Stato senza nemmeno rendersene conto, quando invece si sarebbe potuto scegliere una via d’indipendenza indicata in modo lungimirante dal Vilella ma caduta nel dimenticatoio.
Premettiamo che sappiamo benissimo che anche fra alcuni studiosi di antroposofia c’è chi la pensa secondo il sistema orientale, secondo il quale evolvendo verso l’Io Superiore, o l’Atma, essi modificherebbero contestualmente anche le condizioni economiche e spirituali del proprio paese.

Dai nostri studi su quanto espresso da Rudolf Steiner, invece, comprendiamo che se non immettiamo nelle condizioni sociali, nel tessuto della Vita, le idee giuste, le cose non cambiano e non possono cambiare. Osserviamo altresí che se una persona ha un malore, per quanto possano essere belli i sentimenti di partecipazione emotiva provati dagli astanti e le preghiere inviate al cielo, se non viene qualcuno capace di prendersene cura, quello potrebbe non superare la crisi.
Pensiamo al problema evidente del Capitalismo che un tempo vincolava a sé la classe operaia, mortificandone la dignità a proprio vantaggio, mentre oggi riduce i lavoratori (manager compresi) al silenzio e alla volontà di prevaricarli, trasformando l’economia da un servizio per l’uomo a un abuso verso l’uomo.
In queste problematiche, poco c’entrano l’industrializzazione, lo sviluppo tecnologico, o l’intelligenza artificiale, quanto invece si manifesta da un lato la brama esclusiva del profitto e dall’altro la sete di potere, col proposito di imporre agli altri la propria volontà.

San Giovanni Crisostomo
Questa constatazione dimostra che alcuni servizi pubblici non possono essere affidati ai privati senza rischiare di compromettere il bene comune.
Riguardo inoltre al debito personale e al credito sociale, già in tempi antichi San Giovanni Crisostomo (Antiochia 344-407) ha scritto: «Nulla è piú abominevole e crudele dell’usura». Oggi il sovraindebitamento si è radicato talmente nel tessuto finanziario del nostro paese da aver reso necessario un intervento legislativo straordinario per proteggere i cittadini (la “legge salva suicidi”). Non si può pretendere che i debiti contratti siano pagati con insopportabili sacrifici, ma bisogna trovare modalità di dilazione o anche di estinzione.
L’uomo per nascita entra nel diritto di disporre dei beni e delle risorse della natura, sia con il suo lavoro con quello di quanti prima di lui hanno elaborato queste risorse, anche se il proprio karma lo conduce in una situazione di estrema povertà o indigenza.
Il credito sociale dovrebbe garantire a tutti indistintamente un minimo di sopravvivenza dignitosa. Tutti sanno che la piena occupazione è impossibile e sanno anche che la donna (cui va un grande elogio) è entrata nel mondo del lavoro soprattutto per la scarsità dei salari, che non garantivano il giusto sostentamento della famiglia, e non tanto per un’effettiva volontà di indipendenza dall’uomo, come spesso si tende a sostenere, o per una consapevole scelta di emancipazione, nonostante la narrazione dominante voglia suggerire il contrario.

Vivere di rendite azionarie
Non mi pare che oggi le persone dell’alta società, a parte i veri imprenditori, lavorino. Quasi tutti vivono di rendita azionarie o patrimoniali, presiedendo sedute 1 o 2 volte al mese.
Se dovessi indicare un principio guida, valido tanto per i cittadini quanto per le istituzioni, mi affiderei a una semplice ma profonda verità di Confucio, ancora oggi parte dell’educazione dei bambini cinesi: «Non far fare agli altri quello che non vorresti fare tu».
Marco De Berardinis
