Lezione esoterica

Antroposofia

Lezione esoterica

Versione A

 

La lunga strada

 

Spesso si sente dire tra i teosofi che lo sviluppo occulto è pieno di pericoli. D’altro canto, va sotto­lineato che nessuno deve permettere che un sentimen­to di paura gli impedisca di seguire il sentiero occulto. Infatti, chiunque riceva istruzioni da una scuola oc­culta legittimamente esistente e le segua corretta­mente, si svilupperà anch’esso giustamente. La cosa principale è risvegliare la giusta serietà in se stessi, per compenetrarsi completamente con le conoscenze che si apprendono nelle lezioni esoteriche.

 

È sempre bene per l’esoterista dirsi che ha ancora una lunga strada davanti a sé. È possibile aver affer­rato qualcosa con l’intelletto molto tempo fa e non essere ancora in grado di organizzare la propria vita in base alla conoscenza acquisita. Come esempio possiamo citare la frase che dovrebbe essere familiare a tutti i teosofi: «Tutto ciò che ci circonda è maya». Ci sono persone per le quali questa frase è molto plausibile, ma che non la applicano mai alla loro vita, che lasciano che il dolore e la gioia li colpiscano senza dirsi: “Se tutto è maya, allora anche la causa del mio dolore è maya”. Ma è un bene che sia cosí, perché se una persona dovesse recepire questa frase troppo presto, potrebbe non essere in grado di sopportare lo shock che proverebbe applicandola al suo dolore. Ciò richiede una forza potente che deve essere sviluppata gradualmente, esercitandosi a cogliere la verità di questa frase nelle piccole cose quotidiane che ci circondano, piuttosto che nei grandi eventi della nostra vita.

 

Sappiamo che tutto ciò che ci circonda si mostra a noi in modo diverso da come è in realtà. Pren­diamo ad esempio un oggetto rosso. Come facciamo a vedere il colore rosso? Perché la luce cade su di esso. Se l’oggetto è al buio, non lo vediamo di colore rosso. Ma quando la luce lo illumina, il colore rosso si presenta perché l’oggetto assorbe tutti gli altri colori che la luce produce e irradia solo il colore rosso che non può usare, che non vuole e non gli piace. Ci mostra quindi proprio ciò che in sé non è.

 

È possibile per una persona penetrare questo essere interiore, conoscere la vera natura delle cose? Può farlo solo attraverso la via meditativa. Se una persona si ferma alla semplice osservazione, alla rappresentazione, rimane anch’essa invischiata nella maya. Ma di solito fa qualcos’altro. Quando incontra un colore, per esempio il rosso, questo esercita un effetto sulla sua sensazione. Alla vista del colore rosso prova una sensazione di refrigerio. Un colore blu mescolato dolcemente con il viola lo farà sentire devoto e pio. L’uomo ha queste sensazioni in sé e prova un sentimento di verità nei loro confronti. Gli oggetti che danno origine a questi sentimenti possono essere maya, possono sorgere e scomparire, ma i sentimenti in sé rimangono gli stessi. Un uomo può camminare in una foresta, sentire un fruscío e spaventarsi perché immagina che provenga da un serpente, mentre è causato da una folata di vento. Poi sente un altro fruscío, che questa volta proviene davvero da un serpente. Lo spavento è lo stesso in entrambe le occasioni: è vero, anche se la prima volta la causa era un’illusione.

 

Fecondazione

 

Ma come possiamo arrivare alla vera essenza delle cose attraverso i nostri sentimenti? Quando guardiamo le pian­te in primavera e vediamo come spun­tano, germogliano e fioriscono, come possiamo riconoscere la verità dietro a ciò che ci presentano come maya? C’è un momento nella vita di una pianta in cui mostra qualcosa della sua natura interiore, e questo momento è quando inizia a morire. Ma quando succede? Con la fecondazione. Fino a quel momento, la pianta ha usato tutte le sue forze per respingere ciò che non vuole, però ora ha ricevuto qualcosa dall’esterno e, per cosí dire, capovolge la sua vita. Perde la capacità di difendersi e si ritira in se stessa, rivolgendo verso l’interno la forza che usava all’esterno.

 

Possiamo ora evocare in noi un sentimento che assomigli a questo processo nella vita animica della pianta? Quand’è che vogliamo ritirarci nella nostra interiorità? Quand’è che perdiamo il potere di difesa verso l’esterno? Con il sentimento della vergogna. Se risvegliamo questo sentimento in noi stessi senza una causa esterna e guardiamo una pianta fecondata, ci renderemo conto che lo stesso sentimento vive nella pianta, che vive cosí intensamente in essa da causarne il disseccamento. In autunno un sentimento di immensa vergogna pervade il mondo vegetale. La rosa rossa ne è un esempio molto particolare.

 

Rosacroce

 

Quale colore indicheremmo ora per il sentimento di morire, di ritirarsi dall’esterno verso lo spirituale? Il colore nero; ed è per questo che ab­biamo la croce nera su cui fioriscono le rose rosse. Il legno nero, car­bonizzato, in cui tutto ciò che è esterno è morto, è espressione del fatto che lo Spirito si rivela dietro tutto ciò che muore. Goethe parlò una volta del colore che la Terra deve avere se vuole morire alla fine del ciclo attuale e passare nel regno spirituale, per essere fecondata dallo Spirito. Deve “risplendere di un rosso fiammeggiante”. E questa affermazione nasce da una profonda consapevolezza. Infatti, come può la terra brillare se non di una profonda vergogna quando è matura per essere fecondata dallo Spirito?

 

Se in questo modo risvegliamo dentro di noi i sentimenti causati da cose esterne, ci avvicineremo alla verità che si cela dietro queste cose. Ma possiamo anche ri­svegliare immagini e sentimenti dentro di noi senza alcuna causa esterna, possiamo creare immagini e sentimenti dentro di noi da soli. Allora siamo insieme a un mondo dentro di noi che non è stato originato da alcuna causa esterna, e attraverso questo possiamo trovare la via verso la verità assoluta.

 

Mantram Steiner

 

Questo è ciò che dovrebbe accadere nelle nostre medi­tazioni. Quando osserviamo il sole e meditiamo sulla sua influenza vivificante, abbiamo sempre una causa esterna per la meditazione. Ma quando meditiamo sulle parole: Nei puri raggi della luce… eccetera, risvegliamo in noi stessi un’idea di luce e poi immaginiamo che essa sia la veste della Divinità, abbiamo ricreato qualcosa dentro di noi che non è legato a nulla di esterno. E se poi nei versi successivi risvegliamo il sentimento dell’amore per tutti gli esseri, ci impregneremo di questo sentimento e diven­terà una potente forza germinativa dentro di noi.

 

 

Versione B

 

Una frase comune molto conosciuta: “Tutto è maya, illusione”. Ma è molto difficile organizzare l’intera vita secondo questa frase. Ed è un bene, l’anima non tollererebbe un cambiamento improvviso.

 

Prendiamo una pianta. Il colore rosso che ci appare è solo un’illusione. Non apparirebbe cosí al buio; è solo l’effetto della luce solare. E la pianta non ci mostra il suo interno reale, non i colori che ha assimilato, le sue vere qualità, ma ciò che non vuole avere, ciò che irradia di nuovo. Quindi il suo colore è davvero maya.

 

Ma c’è un momento in cui la pianta rivela qualcosa della sua interiorità: al momento della fruttificazione, quando comincia ad appassire, ad avvizzire; allora ha solo la forza di lavorare su se stessa, [ma non piú la forza] di nascondere la sua interiorità.

 

Bosco con serpente

 

La sensazione che prova è quella di arrossire; è qualcosa di reale.

 

A un’estremità della foresta, qualcuno sente un fruscío; pensa che sia un serpente e si spaventa. Ma era solo il vento. All’altro capo, la stessa cosa; questa volta era davvero un serpente. La cosa vera in entrambi i casi: la sensazione di paura.

 

Dovremmo imparare a provare emozioni insieme alla pian­ta, che manifesta il rossore della vergogna quando appassisce o muore. Allora impareremmo gradualmente a conoscere le leggi che ne sono alla base e vedremmo che tutti i colori sono solo maya, illusione.

 

Ha ragione Goethe quando dice: «Nell’ultimo giorno, quan­do la nostra Terra cambierà aspetto, di che colore brillerà?» e risponde: «Del rosso piú ardente».

 

È il sentimento della vergogna, perché ora il trapasso si fa sentire.

 

 

Rudolf Steiner

 


 

Conferenza tenuta

ad Amburgo

il 16 maggio 1910.

O.O. N° 266/b

Traduzione di

Marco Allasia.