La comprensione artistica

Arte

La comprensione artistica

 

Questi miei articoli inerenti all’arte, di solito cosí “leggeri”, in fondo sono solo un pretesto per citare alcuni brani dei testi di Rudolf Steiner che reputo interessanti: infatti io non ho la pretesa di insegnare nulla a nessuno, mentre dal Dottore possiamo davvero imparare tanto, cosí come da Massimo Scaligero!

 

Opera d'arte

 

Ormai da tantissimi anni leggo riviste che si occupano di arte. In passato almeno alcune cercavano di informare in merito ad esperienze artistiche di un certo valore, magari recuperando autori dimenticati o proponendo giovani di talento. Oggi mi pare che si siano tutte lentamente ma inesorabilmente appiattite nell’esaltazione di ciò che “va di moda”, avvalorando il concetto che tanto meno si capisce tanto piú l’opera deve essere un capolavoro inarrivabile.

 

Mi diverto spesso a leggere le interviste di artisti, o sedicenti tali, soprattutto giovani: è come se cercassero di dare le risposte piú assurde e stupide (non sto criticando, sto semplicemente fotografando la realtà) nel tentativo di apparire stravaganti ed originali, come se la figura dell’artista debba ormai essere sempre ricondotta a quella del genio incompreso ed incomprensibile, anche se di successo e strapagato. Per cui ad esempio alla domanda: «Qual è l’opera del passato che ti ha maggiormente influenzato/a” la risposta di solito è del tipo: «Un fungo a bordo strada schiacciato da un fuoristrada che montava pneumatici da neve chiodati mentre veniva guidato da uno scoiattolo dalla coda verde»…

 

Di solito di questo tenore sono anche i titoli delle loro opere.

 

Oppure: «Qual è l’artista del passato che ami di piú?». Risposta: «Il mio vecchio cane dopo un pediluvio».

 

Se qualcuno pensa che esageri, provi a leggere uno di questi periodici, anche se ogni tanto si trova perfino qualche risposta intelligente e sensata.

 

Che dire poi di certi critici che, ad esempio, di fronte ad un quadro interamente bianco con un chiodo piantato al centro affermano che si vede chiaramente un dotto riferimento alla “Madonna del Parto” di Piero della Francesca?

 

Di artisti, o presunti tali, che della piú banale provocazione ad oltranza hanno fatto l’arma per ottenere un notevole successo, anche economico, sono piene le cronache del mondo dell’arte. Non vorrei ripetere cose già scritte proprio su “L’Archetipo” (www.larchetipo.com/2024/12/arte/arte-la-bella-addormentata/) ma gli esempi sono innumerevoli. In visita ad una Biennale di Venezia ho dovuto spiegare ad una mia amica che le due bottiglie di alcolici abbandonate ed accostate alle pareti opposte di una sala non erano state dimenticate dagli allestitori, ma erano l’opera. E solamente dopo la mia spiegazione chiarificatrice la mia amica ha potuto apprezzare l’intensità immaginativa dell’autore e le vette sublimi della sua creatività. Poi le ho dovuto spiegare – poverina – che i due imbianchini presenti in un’altra sala (da una parte un ragazzo di colore che con un rullo dipingeva le pareti di bianco, dal­l’altra un giovane bianco che le dipingeva di nero) non erano operai in ritardo rispetto all’inau­gurazione, ma erano l’opera d’arte. Beata l’ignoranza!

 

Bicicletta

 

Tanti anni fa sono entrato in una nota Galleria d’arte della mia città ed ho contemplato per un po’ una bicicletta appoggiata ad un muro. Chissà cosa avrà voluto dire l’autore, pensai! Poi è arrivato il figlio del gallerista che ha esclamato: «Ciao, è mia!» e se n’è andato via pedalando. Allora sono rimasto per un po’ ad ammirare il rosso estintore appeso lí vicino, sicuramente una notevole opera concettuale!

 

Però a volte mi viene in mente che forse esagero, che forse sono io che non riesco a vedere un contenuto artistico laddove mi pare che vi sia solamente banalità. E allora rileggo queste pagine di Rudolf Steiner (in Storia del­l’arte, specchio di impulsi spirituali vol. 1, ed. Antroposofica, O.O. Nº 292): «Per ciò di cui ora intendiamo trattare la nostra epoca non ha una comprensione diretta, perché oggi l’arte è in certo modo troppo fortemente allontanata dalla vita spirituale nel suo complesso; non intendo con questo esprimere una critica; spesso si considera anzi un errore se lo storico dell’arte vuole inquadrare l’arte nella vita spirituale generale. Si teme che con ciò venga tolto troppo all’elemento artistico puro e all’osservazione estetica, e sia dato un valore troppo grande al contenuto materiale. Cosí non va comunque inteso.

 

Galleria d'arte antica

 

Questa differenza ha in realtà grande significato solo per la nostra epoca, non l’ave­va per epoche precedenti in cui la comprensione artistica era assai piú sviluppata come capacità dell’essere umano in generale. Dob­biamo rammentarci di come si sia strenuamente lavorato per guastare la sensibilità arti­stica con tutti gli orrori che negli ultimi tempi ci sono stati posti innanzi quali raffigurazioni artistiche. Non va dimenticato che si è perduta la comprensione per il modo, perché in un certo senso per l’Europa è diventato indifferente sperimentare il contenuto in un modo qualsiasi. Cosí per gruppi estesissimi è andata totalmente perduta la comprensione artistica».

 

Quindi ho letto bene? Per il Dottore ormai molto tempo fa “la comprensione artistica era assai piú sviluppata come capacità dell’essere umano in generale”. E chi l’avrebbe mai detto?

 

 

Carmelo Nino Trovato