Spirito sociale e sistema educativo

Critica sociale

Spirito sociale e sistema educativo

Mestieri e professioni

Mestieri e professioni

 

Ogni uomo, anche il piú egoista, dona se stesso ogni qual volta svolge una qualche attività come imprenditore, dirigente, professionista, artista, impiegato, operaio. Nella attuale condizione di divisione del lavoro, ognuno non può che dedicare agli altri ciò che fa, cosí come riceve dagli altri quanto gli occorre per le sue necessità e per i suoi svaghi. L’economia, nella sua estrema oggettività, nasconde un insegnamento che non è stato ancora recepito compiutamente né al livello politico, né sul piano culturale, tantomeno dalle diverse confessioni religiose. L’uomo moderno è posto nella condizione di donare qualcosa di sé, di compiere qualcosa di reale per la società, muove in sostanza la sua prima azione spirituale nella attività che svolge, proprio là dove le situazioni esteriori sembrano portarlo piú in basso. Inizia a costruire la sua personalità piú elevata dedicando agli altri le doti che gli vengono dal suo particolare destino. Nella serietà con cui svolge il suo compito, nella moralità che vi introduce, nel pensare oggettivo che le diverse circostanze gli richiedono (il prevaricare dell’egoismo soggettivo fatto di piccinerie, di avversioni, di limitati interessi e ambizioni personali non rappresentano forse l’elemento di disturbo di ogni sana attività produttiva e organizzativa?) egli ha l’occasione di comprendere finalmente il significato di una grossa parte del suo destino: ciò che rappresenta nell’essenza l’uscire di casa ogni mattina per compiere qualcosa che forse non piace, o non è congeniale, o viene considerato giustamente un peso duro da sopportare.

 

La mancata consapevolezza della prima azione elevata che lo Spirito del tempo offre all’uomo, il dimenticare la riconoscenza per tutto quanto riceviamo dal sacrificio degli altri, tutto questo contraddice quella direzione che ormai richiede di essere assunta liberamente. Tutti lamentiamo, a ragione, che le condizioni della nostra epoca ci impediscono una libera donazione delle nostre capacità. Se analizzassimo però le nostre azioni, ci renderemmo conto che, mediante lo spirito antisociale che alberga in noi, impediamo continuamente agli altri di esprimere la loro parte migliore.

 

È un assurdo pretendere di costruire una società perfetta. Possiamo però aspirare a una convivenza sociale ove le eventuali deviazioni non suscitino solo condanne generiche, ma abbiano immediatamente una giusta contrapposizione, fondata anche sulla comprensione della necessità dell’errore nel faticoso cammino evolutivo dell’uomo. Per questo non ci stanchiamo di ripetere che non si possono imporre generici dogmi ideologici, imperiose norme di comportamento e ideali collettivi, i quali proprio per la loro apriorità utopistica finiscono per essere estranei a tutti. Ci sembra piú giusto invece indicare delle direzioni che si concretizzeranno nella misura in cui saranno assunte liberamente e coscientemente. Di conseguenza l’aiuto piú valido che si possa donare all’uomo attuale è quello di una educazione la quale, prima di farne un tecnico, un burocrate, uno scienziato o addirittura un docile pretoriano del partito, gli dia i mezzi per comprendere se stesso e il senso della sua missione.

 

Siamo talmente rassegnati alla invasione del mondo politico e della burocrazia statale nella vita spirituale, tanto da essere convinti che, nella scala dei valori pedagogici l’optimum sia stato raggiunto dalla scuola di Stato, di contro a una scuola privata dominata o da fini di profitto o da interessi confessionali. Nessuno può negare certo che interessi particolari abbiano viziato molte organizzazioni scolastiche private, ma non si può non rilevare che la scuola di Stato si trascina da anni un gran numero di errori. Siamo convinti che oggi la soluzione del problema educativo vada ricercata al di fuori della scuola statale. Tutto ciò che concerne le questioni pedagogiche, in quanto espressione delle attività spirituali culturali, dovrebbe essere attributo solo di questo settore. Pensiamo che sia urgente rinunciare a qualsiasi ingerenza del pubblico potere, realizzando contemporaneamente, mediante il contributo dell’organizzazione economica dall’esterno, l’affrancamento da qualsiasi interesse e preoccupazione materiale.

 

La scuola del futuro deve potersi liberare sia dal peso della burocrazia sia dalla intraprendenza commerciale. Le scuole di ogni ordine e grado e le università dovrebbero essere poste in grado di operare come istituzioni autonome organizzate e dirette solo dagli insegnanti, chiamati dunque alla responsabilità morale e civile del funzionamento di tutte le strutture educative. Gerarchie interne, assunzioni del personale docente e non docente, dovrebbero essere solo questioni di chi si dedica alla scuola, senza nessuna ingerenza da parte dello Stato, cosí come dovrebbero essere affrontati, in assoluta libertà, i problemi inerenti alla scelta dei programmi e dei metodi didattici.

 

Scuola steineriana Waldorf

La classe di una scuola steineriana Waldorf

 

Ci sia concesso di precisare che non riteniamo molto efficiente la gestione collettiva e assembleare della scuola, con la disordinata ingerenza delle forze politiche e sindacali e con l’ipocrita promessa fatta ai genitori e agli alunni di una completa partecipazione diretta. La scuola ha bisogno per funzionare delle sue gerarchie, e la necessaria collaborazione con i genitori nasce prima di tutto dalla identificazione delle autentiche esigenze del ragazzo. La partecipazione democratica di tutti ha la sua ragione d’essere sul piano giuridico-statale, ove è giusto che ogni uomo collabori alla scelta delle leggi alle quali dovrà poi sottostare. Non può essere trasferita, tout court, nella vita spirituale scolastica senza paralizzare, con le dispute politiche, il buon andamento pedagogico. Infatti, dopo il primo entusiasmo, le istituzioni rappresentative sono necessariamente rimaste al di fuori dei problemi essenziali, occupandosi giustamente solo di fatti marginali. Questo non significa escludere un rapporto di collaborazione piú vasto; esso non può essere il frutto di astratti “decreti delegati” ma il risultato della libera volontà e della capacità di chi vuole partecipare prima alla vita spirituale e poi alla scuola. Dall’esperienza di queste persone dovrebbero discendere le diverse gerarchie, mediante il contributo dei docenti piú anziani che offrirebbero cosí il patrimonio della loro maturità. Oppure facendo liberamente appello a coloro i quali hanno riscosso fiducia nella vita spirituale. Naturalmente fermo restando il principio della piú assoluta libertà d’insegnamento, d’altronde riconosciuto anche oggi nelle nazioni democratiche. Di conseguenza i diversi indirizzi pedagogici, le diverse concezioni, le minoranze etniche potranno trovare la loro espressione o in una stesso organizzazione scolastica (per esempio in un piccolo centro) o mediante la facoltà di istituire scuole rispondenti alle diverse visioni della vita, nessuna esclusa.

 

 

Argo Villella

 


 

Selezione da: A. Villella Una via sociale Società Editrice Il Falco, Milano 1978.