
Massimo Scaligero, riferendosi all’Io circondato dai corpi fisico, eterico e astrale, indica una struttura gerarchica dell’uomo, composta da quattro princípi: il corpo fisico (visibile), il corpo eterico (invisibile, extra-spaziale), il corpo astrale (invisibile, extra-spaziale ed extra-temporale), l’Io, che è il principio sovrasensibile ed assimilabile all’essenza della Luce (in realtà esiste un corpo estraneo chiamato Corpo Lunare, che si interpone tra il fisico e l’eterico di cui parleremo a breve). L’Io è il principio cosciente individuale (atman) che si manifesta in relazione ai tre corpi sottili, portando a differenziare l’essere umano dagli altri regni della natura. Il corpo fisico è un corpo tessuto di spazio, il corpo eterico è un corpo tessuto di tempo, il corpo astrale un corpo di luce estratemporale ed extraspaziale, mentre l’Io è il vuoto e l’essenza della luce, il principio spirituale che guida e struttura gli altri corpi.
Affinché l’Io divenga cosciente dei corpi che lo rivestono, in particolare di quello astrale superiore, è sufficiente che nella sua organizzazione astrale-eterico-fisica affiori la percezione dell’elemento eterico parzialmente dominato dall’elemento spirituale. Questa è condizione necessaria ma non sufficiente per connettersi ai livelli dell’astrale superiore, infatti solo le entità piú elevate del Logos possono concedere il completo dominio dell’astrale a colui che è meritevole di riceverlo. In questa visione, l’Io è ciò che permette all’uomo il controllo degli impulsi che emergono nel corpo astrale inferiore come attrazione e repulsione, piacere e dolore, e che oscillano finché l’Io non si stabilizza come principio-guida distintivo di natura superiore.
Lo scopo della vita umana è la ricostituzione del giusto rapporto gerarchico tra Io, astrale, eterico e fisico, che si traduce in una elevazione spirituale. Questa complessa visione gerarchica sottolinea il ruolo predominante dell’Io come centro della coscienza e agente sovrasensibile che orchestra tra i corpi inferiori e la dimora spirituale dell’uomo.
Il corpo lunare

Il corpo lunare s’interpone tra il corpo fisico e il corpo eterico, esso rappresenta la massima energia ostacolativa, che l’uomo deve saper trasformare in energia eterica benefica attraverso l’acquisizione progressiva dei poteri del Logos. Questo corpo lunare rappresenta la fonte dell’odio, dell’angoscia e della paura, è portatore della malattia e della morte, dell’avversione e della menzogna, ovvero della falsa interpretazione della realtà. Il suo operato si esprime attraverso il dominio di un Essere avverso allo Spirito.
Tale avversità accresce allorché si veicola tramite etica umana, cultura, sistemi dialettici, attività politiche. Tutte azioni sistemiche che credono di provvedere all’umano, ma che in realtà, afferrate dall’Ostacolatore, organizzano il subumano. Come ben sappiamo, i poteri del Logos si esprimono seguendo il canone degli esercizi meditativi, in particolare quello della concentrazione, che potenzia il corpo eterico, il quale a sua volta rettifica progressivamente quello lunare sino a sopprimerlo.
Propedeuticità fondamentali per l’ascesi scaligeriana
Nel canone ascetico scaligeriano possiamo individuare tre propedeuticità fondamentali:
- Pratica dei 5 esercizi steineriani e/o pratica della preghiera continua del cuore per portare l’Iniziato sulla soglia del proprio corpo eterico.
- Attivazione immanente della Shakti o Kundalini (cui Scaligero attribuisce l’aggettivo di “michaelita”) in uno dei tre centri primari: testa, cuore e ventre. Questa Shakti rappresenta il Fuoco Sacro nel quale forgiare il proprio corpo eterico, la volontà piú alta perché di natura cosmico-stellare. Essa viene generata attraverso la forza-pensiero rilasciata dopo l’esercizio della concentrazione ed è concessa dalla Gerarchie Superiori a chi si dimostra meritevole di riceverla ed utilizzarla canonicamente. In alternativa si può ricorrere alla sola Imaginazione Creatrice(L’imaginazione creatrice – L’Archetipo ) per simulare il movimento della Shakti nel corpo umano e nei tre centri.
- Tecniche di ascesi superiori (Massimo Scaligero e l’Operatio Solis – L’Archetipo), che trasmutano la Shakti immanente in un campo pervasivo fatto di pura luce vibrante (luce del Logos). Scaligero pone in essere una similitudine tra questa esperienza e quella attraverso la quale il mondo eterico-vegetale domina quello fisico-minerale con il prevalere del carbonio rispetto all’ossigeno. Nei processi di fisiologia occulta ciò determina l’inversione degli stessi processi respiratori sino a quello che Scaligero chiama respiro invertito.
I tre centri energetici (testa, cuore e ventre)
L’Io acquisisce forze di autocoscienza nell’umano, mediante la liberazione di particelle minerali del corpo pineale. Il suo dominio cosciente ha inizio nella testa mediante il centro eterico situato tra la ghiandola pineale e la pituitaria che apre il varco alla Magia Solare (La Magia Solare secondo Massimo Scaligero – L’Archetipo), dopodiché scende nella profondità della organizzazione animico-fisica, mediante un altro centro essenziale che è nel cuore e un altro che risiede nell’addome e presiede ai dinamismi basali della volontà. Tuttavia il vero centro della forza risiede nel cuore. Ogni azione dinamica che l’Io giunga a suscitare mediante il centro vitale dell’addome, implica la presenza dell’Io nel centro del cuore, in quanto è il centro in cui le correnti vitali sono dominate dal loro Principio superumano. Nel cuore, umano e Superumano si congiungono secondo una dynamis impercepibile alla coscienza ordinaria. L’accesso al dominio spirituale del cuore, si conquista mediante l’ascesi della Luce di Vita.
Il supporto del Sacro Amore

Scrive Scaligero: «Colui che, sciolto da serie di vincoli della Terra, abbia portato la vita al suo estremo senso, costringendola a stare di fronte a se stessa, in nudo e irreversibile contrapposto, per un atto di volontà assoluta, o di donazione, o di consacrazione, può essere giunto al momento del suo cammino, in cui gli è dato incontrare sulla Terra l’essere del sacro amore, l’altro con cui riedificare il Mistero: che non è un riedificare, bensí ritrovare qualcosa che era stato dimenticato. …Difatto la donna detiene il segreto del potere di resurrezione dell’uomo necessario al ricongiungimento dell’antica frattura edenica. Grazie al sopravvivere in lei dell’elemento celeste androginico, presso alla necessità delle funzioni della riproduzione, la donna continuerà a mantenere il rapporto della specie umana con le potenze estrasensibili della luna, assumendo perciò simultaneamente nella sua costituzione interiore-corporea la duplice funzione di Iside: celeste ed infera».

L’eroe solare, il Parsifal della mitologia del Graal, vede questa creatura venirgli incontro come angelo della dedizione, mentre egli reca a lei la conoscenza, che esige elevarsi dal grado umano al grado dell’angelo. La riascesa dell’uomo al suo rango originario, non può non trovarsi di fronte come barriera gli strati della degradazione sessuale: ad ogni risveglio della facoltà spirituale originaria, risponde come contrapposto un grado della corruzione dell’eros.
Il còmpito del discepolo del Graal non è quello tradizionale, di staccarsi asceticamente dalla categoria dei sensi, o di lasciarsi dominare da una saggezza rituale a lui trascendente, bensí procedere, mediante alchimia interiore, alla risoluzione graduale di ogni strato (L’Alfa e l’Omega e il suono vibrante del Sacro Amore – L’Archetipo)
Processo di Reintegrazione
Secondo Scaligero la reintegrazione può effettuarsi sopprimendo lo spirito di avversione utilizzando il proprio corpo eterico; condizione naturale per la coppia binomiale che opera in un contesto di Sacro Amore.
Nel centro del cuore permane il germe superumano delle correnti eteriche che congiungono l’uomo con il Cosmo reale, o Cosmo eterico. Conseguito il risveglio del centro eterico del cuore, il dominio delle correnti eteriche è assicurato per la futura riascesa alla sede superiore (testa).

I moti dello spirito d’avversione, in quanto di natura “lunare”, hanno una direzione per cosí dire parallela alla Terra, ossia orizzontale: acquisiscono potere di ascesa verticale lungo la spina dorsale, per via della inversione della Luce, asservita allo spirito d’avversione: la scaturigine del Male umano. La corrente verticale dell’Io scendente dall’alto incontra la corrente orizzontale dell’avversione al livello delle scapole e forma mediante esse la Croce, che appare come Croce nera, o come Croce di Luce trasmutante, non fissabile in una determinata colorazione. Il discepolo contempla nella Croce il Potere Solare restaurato.
La corrente orizzontale, che prima si esprimeva come vis distruttiva, diviene forza catalizzatrice dell’Io superatore della dualità, secondo lo schema arcano del Logos: Pater Ejus Sol, Mater Ejus Luna…

Il discepolo a questo punto acquisisce la conoscenza della via che deve seguire per l’animazione dei centri astrali (chakra), o del corpo astrale originario, che è sostanzialmente l’anima, il veicolo dell’Io.
La Croce oltre ad essere l’emblema del Cristo e della sua Passione rappresentata dalle 12 tappe fondamentali della Via Crucis (le quali possono essere relazionate al loto a 12 petali che sboccia come una rosa nel chakra del Cuore), è altresí la sintesi delle correnti eteriche orizzontali e verticali che come una croce interiore investono l’Iniziato intersecandosi nel plesso cardiaco. Le prime correnti, quelle orizzontali, vengono acquisite immanentemente dall’Iniziato Rosacroce attraverso ispirazione cristica, disciplina interiore, studio esegetico dei testi sacri come il Vangelo di Giovanni, attraverso le grandi virtú e conoscenze ispirate, nonché la purezza dei suoi intenti.
In questo modo l’Iniziato solare Rosacroce, con grande umiltà verso gli altri, è sempre aperto ad un sentimento cosmico di amore incondizionato verso Dio, verso il Cristo e verso tutto l’Universo e le sue creature. Questa prima acquisizione, che possiamo chiamare appunto orizzontale, espone l’Iniziato ad una successiva Iniziazione, che giunge dall’alto e che verticalizza la forza interiore lungo la colonna vertebrale, agendo contemporaneamente in tre centri primari : testa, cuore e ventre. Questa Iniziazione possiamo chiamarla verticale (La saggezza dei Rosacroce – L’Archetipo).
Con l’iniziale realizzazione del centro delle forze eteriche nel cuore, il discepolo va incontro all’esperienza detta dal Maestro dei nuovi tempi eterizzazione del sangue: conosce un processo di redenzione della materia che avviene normalmente in lui, ma che egli può scorgere e realizzare coscientemente come moto di vita nuova dell’anima. Tale evento, segna la connessione iniziatica di lui con l’Ordine dei Rosacroce. Percepisce il processo mediante il quale incessantemente nel cuore si verifica un fenomeno trascendente, collegato con il contenuto indicibile del Graal: una parte del sangue si trasforma in Luce, ritornando pura forza eterica atta a veicolare l’Io Superiore: grazie a tale eterizzazione, la corrente di Vita della Luce ascende dal centro del cuore al centro eterico della testa.(L’Iniziazione stellare – L’Archetipo)
Esercizi
Secondo il metodo scaligeriano, per la connessione con Michele tre esercizi specifici possono essere formulati a tal guisa dopo la concentrazione. Quest’ultima, ricordiamo, va esercitata per pochi minuti su un oggetto di piccole dimensione prodotto dall’uomo, capace di attivare una Shakti immanente e luminosa in uno dei tre centri fondamentali (plesso solare/addome, plesso cardiaco e centro frontale pineale).

Esercizio 1. Si parte dapprima nel plesso solare (addome) dove è necessaria una meditazione che coinvolga in modo esteso per tutti gli esercizi l’immaginazione creatrice, e che dapprima agisca muovendo tale Shakti in senso antiorario secondo le indicazioni di Massimo: «Si imagini una corrente circolare ovoidale che salga dall’addome e, all’altezza del plesso solare, attraversi il corpo, scenda giú lungo la spina dorsale, passi alla base di essa e risalga lungo l’addome sino a ritornare a passare per il plesso solare. Questa corrente va animata dapprima con un normale ritmo respiratorio, il piú calmo possibile, in modo che il moto ascendente (addome-plesso solare) sia impresso dalla inspirazione, e il discendente (spina dorsale, perineo) dalla espirazione. L’esercizio non è un esercizio respiratorio, bensí imaginativo: perciò nella misura in cui la corrente cominci a circolare come per forza propria, il respiro deve cessare di essere l’avviatore del movimento, questo deve continuare per via di determinazione imaginativa. L’esercizio deve avere una durata di almeno tre minuti» (M. Scaligero, Yoga Meditazione Magia – Teseo, Roma).
Esercizio 2. Un secondo esercizio integrabile con la percezione del battito cardiaco nelle mani congiunte e con l’ausilio della vocalizzazione del nome ebraico di Gesú in due tempi al ritmo del respiro agisce nel plesso cardiaco ed è recuperabile (a meno delle mie integrazioni) nel libro Tecniche di Concentrazione Interiore edito da Mediterranee. Trattasi dell’esercizio XIII. «Il discepolo, dopo l’esercizio di concentrazione, si esercita a contemplare la Luce, vedendola come un Sole nascente che illumina l’oscurità interiore. Evoca l’ètere del Calore e l’ètere della Luce, radianti nel mondo dal Sole spirituale. Deve sentire che il potere radiante del Sole è lo stesso potere di vita che anima il battito del cuore».

Esercizio 3.Un terzo esercizio avanzato presente in Manuale pratico della meditazione (Tilopa, Roma), agisce direttamente nel centro frontale e consiste nel portare una essenza di luce sotto forma di Shakti immanente tra epifisi ed ipofisi: in questo modo «l’operatore apprende come passare attraverso il non respiro avendo come supporto la corrente del respiro negativo, egli percorre il sentiero che porta alla realizzazione della Pietra Filosofale. Un nuovo tipo di respiro gli viene donato. I Maestri della Rosacroce sorvegliano che il segreto di questo respiro non sia conosciuto da chi, malgrado lo sviluppo delle facoltà occulte, possa farne un uso irregolare. (La pietra Cintamani – L’Archetipo).
Meditazione XXXIII. Nel punto interno alla fronte, tra le sopracciglia, il discepolo evoca l’“Io sono” come autocoscienza trascendente, fulcro da cui muove tutta l’Opera. L’immanenza di tale autoaffermazione consegue il massimo della sua trascendenza, ove sostanzialmente esprima il “Non Io, ma il Cristo in me”. Il discepolo si percepisce al centro di sé, strumento della Luce del Logos, cioè della incarnazione del Superumano nell’umano
Kether
