
La torretta rossa di Isola Farnese
Vedere come lavora il Karma è a volte veramente sorprendente. Nei primi anni Sessanta c’era ancora la torretta rotonda di Isola Farnese, di proprietà del cognato di Massimo, Paolo Marchetti, conosciuto come Paolo Virio, e della sorella Adelina, i quali mettevano a disposizione di Massimo la casa per un periodo durante l’estate.
Lavorando io molto vicino a Isola Farnese, alla Casaccia, presso Anguillara Sabazia, e preferendo i miei genitori spostarsi a Fiuggi per i periodi di grande caldo a Roma, avevo preso in affitto un appartamentino proprio vicino alla casa dove stava Massimo. Il sabato e la domenica avevo l’intera giornata a disposizione, e nei giorni feriali, dopo il lavoro, c’era una buona parte del pomeriggio sia per dipingere, sia per accompagnare Massimo nelle lunghe passeggiate che lui, dato il caldo della stagione, amava fare all’ora del tramonto, sia anche per battere a macchina i fogli che lui mi dava del nuovo libro che andava componendo.
Un pomeriggio che con i fogli in mano stava venendo a portarli, sulla piazzetta antistante la mia porta c’era un elegante signore che guardava la casa adiacente a quella dov’ero io. Erano tutti edifici piccoli e bassi, al massimo di un piano sopra il livello della strada, l’unico edificio che svettava, imponente, era il castello dei Farnese che tutto dominava.
Il signore in questione stava osservando con attenzione la bassa casa davanti a lui e prendeva delle misure. Massimo, come faceva sempre, non solo salutò, ma si fermò a chiedere la ragione di quelle misurazioni. Parlava volentieri con le persone che incontrava, e con tutti stabiliva subito un rapporto cordiale. Scoprí allora che si trattava di un architetto che aveva avuto l’incarico di restaurare quella casa, invero piuttosto fatiscente, e farne un appartamento moderno dotato di tutti i comfort e piacevole esteticamente.
Le visite dell’architetto si protrassero per diversi giorni, dato che per presentare un progetto doveva avere una visione chiara dei lavori necessari per la realizzazione.
Dopo il primo colloquio con Massimo, molto formale, i giorni seguenti l’architetto, che disse di chiamarsi Glauro, lo cercò per scambiare qualche parola. La sua visione del mondo, che esprimeva in maniera chiara, era alquanto materialista, si poteva definire “matematica”, fatta di numeri e certezze. Però era ogni giorno piú interessato ad ascoltare Massimo. Il quale gli andava incontro nei discorsi, senza mai contraddirlo, ma aggiungendo sempre qualcosa che sembrava accendere nell’altro un sincero interesse.
Ho potuto dunque assistere a una trasformazione che si è verificata giorno per giorno: la conoscenza è diventata amicizia, e mentre all’inizio erano entrambi a parlare, con il tempo Glauro diventava sempre piú silenzioso e sempre piú in attento ascolto.
Un giorno venne con la moglie, Marisa, per farla conoscere al “professore”, come lo chiamavano tutti a Isola Farnese. Lei fu subito conquistata e continuò a venire spesso, accompagnando il marito “per aiutarlo e assisterlo nel suo lavoro”, in realtà per poter parlare con Massimo. Si sedevano nel giardinetto davanti alla torretta, sotto la pergola, e spesso anch’io mi univo a loro.
C’era una bella aria fresca verso il tramonto, e le domande dei due diventavano ogni giorno piú interessate. Si vedeva che stavano aprendosi a qualcosa che forse nessuno dei due avrebbe immaginato potesse accadere nella loro vita. Massimo rispondeva sempre tenendo conto della lontananza di mentalità dalla quale erano partiti, che tendeva a ridursi ad ogni incontro. Poi un giorno donò loro il libro Iniziazione di Rudolf Steiner e il suo Trattato del pensiero vivente. Libri che furono subito letti e venivano commentati durante gli incontri.
Con l’arrivo di settembre venne poi il tempo del ritorno a Roma. Ci furono i saluti che sembravano degli addii ai nuovi amici, Glauro e Marisa, come prevedendo un lungo distacco. Ma con mio grande stupore, e anche con gioia, alla prima riunione del sabato i due coniugi erano lí entrambi, seduti vicino a me, e sicuramente con la sensazione di far già parte della Comunità che si era formata intorno a Massimo.
Da allora la presenza dei due amici fu continua, e l’affetto che nutrivano per Massimo era chiaramente visibile. Per me la trasformazione di Glauro fu un grande insegnamento di come, con discrezione e rispetto delle idee dell’altro, si possa arrivare a dischiudere il mondo del sovrasensibile davanti agli occhi della mente e del cuore di chi in precedenza non l’avrebbe mai concepito.
Non era naturalmente l’unico caso. Ho visto accadere analoghe trasformazioni in persone che partivano da una forma di curiosità che consideravo, nella mia poca esperienza di allora, alquanto fastidiosa, ma che Massimo sapeva orientare nella giusta direzione, facendo dischiudere, amorevolmente, l’animo dei neofiti. Intorno a lui c’erano molti giovani, anche giovanissimi, e persone di età avanzata che venivano da precedenti esperienze a volte fallimentari, a volte devianti. Lui riusciva a ricondurre sulla strada maestra chi aveva smarrito l’orientamento e desiderava riprendere la retta Via.

Tanti furono nel tempo casi esemplari di giovani di opposte fazioni – i rossi e i neri – che si erano combattuti anche aspramente nel periodo dei cosiddetti “Anni di piombo”, e che sotto l’egida della Via spirituale e con la guida di Massimo trovarono modo di conoscersi, apprezzarsi, diventare amici e abbandonare i contrasti in nome di una scoperta fraternità.
Questi giovanissimi di allora hanno formato, nei tanti anni da allora fino ad oggi, la struttura portante della Comunità che riconosce in Rudolf Steiner il Maestro dei Nuovi Tempi, e in Massimo Scaligero il suo degno continuatore. Sorprese e meraviglie del Karma!
Marina Sagramora
