L'Al di qua e l'Al di là

Spiritualità

L'Al di qua e l'Al di là

 

Nel vivere, ne abbiamo già parlato, l’uomo affronta una serie di azioni, soprattutto quotidiane, dove la sua concentrazione si abbassa.

 

Non è soltanto il fatto, anche se non è escluso, di agire meccanicamente, pensando ad altro. Anche quando l’azione richiede attenzione e concentrazione, comunque l’Io si dimentica di se stesso immedesimandosi in altro da sé.

 

Testa nella nebbia

 

Il nostro maestro Massimo Scaligero ci spiega molto bene, in particolare nella seconda parte del suo libro La Logica contro l’uomo, di come l’Io dimentichi se stesso per immergersi nel percepito.

 

L’Io che, dimentico di se stesso oltre una certa misura, si immerge nella realtà circostante, qualunque essa sia, può diventare una sorta di nebbia che avvolge l’anima e l’addormenta.

 

Nebbia che è materialismo: di fatto.

 

Anche l’esoterista piú solerte, se dimentica troppo spesso se stesso nel mondo, nella profondità di se stes­so coltiva il materialismo.

 

Questo modo di inerire con il mondo esterno ha normalmente delle brusche interruzioni, l’accadimento di eventi dall’apparenza tragica o drammatica, tali che sconquassano, possiamo dire, l’anima e la costringono ad una presa di coscienza maggiore. L’Io, che ognuno è, si palesa con forza, e diventa per brevi periodi il protagonista dell’agire.

 

Di fronte a tali eventi, normalmente ogni persona è costretta a cambiare consuetudini, stili di vita, per farlo ha bisogno di un Io centrico, di un’autocoscienza potente.

 

Salvo poi essere ripresi dal nuovo flusso di accadimenti e azioni, tali da ricordare il vecchio modo di essere come un vita “diversa”, qualcosa di tanto tempo fa. La coscienza ritorna sui vecchi binari e l’Io si cela nuovamente.

 

Questo nella vita “normale” degli esseri umani, in questa fase dell’evoluzione, va benissimo, è giusto che ciò accada.

 

Però, per chi ha riconosciuto la Scienza dello Spirito quale Archetipo dell’evoluzione, è arrivato il momento di un cambio di passo. Di dare all’“Io sono” il comando effettivo della propria quo­tidianità.

 

In quest’epoca, in particolare, dove il dato tangibile risulta dominante nella cultura e perfino nella religione, l’anima che soggiace eccessivamente agli stimoli del mondo esterno, perde la capacità introspettiva e diventa incapace a comprendere l’importanza del soggetto rispetto all’esperienza che compie.

 

Incapacità di comprensione che sta diventato incapacità di dare valore alla propria vita e a quella altrui, in quanto inconsciamente data per scontata, quindi ignorata, quindi dimenticata.

 

Cosí il materialismo prende vita nell’anima, creando una coscienza addormentata rispetto alla realtà spirituale dell’uomo. Il quale, non scorgendo alcunché rispetto alla propria anima, la ritiene un caso immanente, qualcosa capitato quasi per errore. Non si è piú capaci di comprendere come lo svolgersi dei fatti sia accadimento essenziale per l’evolversi dell’anima.

 

I “fatti” diventano gli unici protagonisti ed essenza in se stessi nel viverli.

 

È il monismo materialista, di cui ci parla il Dottore in Filosofia della libertà, che non è piú soltanto dottrina, ma, purtroppo, stile di vita nel quale l’intera umanità si è ingolfata. Intera umanità, perché in ogni dove, si assiste ad un materialismo vissuto a scapito di tutte le religioni e filosofie in apparenza coltivate.

 

Il punto d’uscita riguarda, in questa fase iniziale, chi segue la Scienza dello Spirito, che ha il compito di capire, realizzare e dare le forze a chi sta accanto per andare nella giusta direzione.

 

Bisogna riportare la coscienza su chi realmente è protagonista nel vivere sulla terra. Questo non significa rinunciare alla vita esteriore, come ci avvisa Massimo, ma bisogna imparare a capire che non ha fondamento in sé; che si giustifica solo in quanto è un Io a svolgerla, e quindi che è l’Io ad essere fondamento in sé.

 

Il caffè al bar

 

L’atto quotidiano della vita materiale; che potrebbe essere svolgere il proprio lavoro, come fare una passeggiata, oppure bersi un buon caffè; deve essere vissuto con estrema attenzione e scru­polosità, proprio perché è l’Io a svolgerlo. Evi­dentemente, se da un lato abbiamo un Io e dal­l’altro una realtà materiale con cui questo Io in­teragisce, significa che cosí deve essere.

 

Portare l’esclusiva attenzione sulla realtà este­riore, qualunque essa sia come fenomeno, dato sensibile, atto di percezione, è lo stesso errore di chi ne nega completamente fondamento chiuden­dosi in una realtà spirituale che a questo punto è sognata.

 

Interviene a questo punto la Scienza dello Spirito che ci avvisa di come abbia senso la coscienza dell’interazione dell’Io con la dualità esteriore. Perché lí è il segreto dell’evoluzione.

 

Lí c’è il Logos, ci avvisa Massimo Scaligero, in ogni punto del suo insegnamento: perché è dove l’Io, se cosciente, si esprime e si evolve.

 

In Meditazione e miracolo Massimo ci avvisa che vivere centrati nell’Io, è già un irradiare le forze del Christo.

 

Questa cultura di morte, che si arroga di rivendicare la propria morte e quella altrui come fosse un diritto, deve essere superata, pena l’estinzione della civiltà stessa. Nasce proprio da questo monismo materialista, di fronte al quale il monismo spiritualista ha le armi spuntate.

 

Ma tutto questo non avviene per caso, non è una tragedia improvvisa.

 

È la specifica volontà delle Entità piene di sapienza che ci stanno spingendo, un po’ a fatica invero, verso la nostra evoluzione: proprio per costringere l’umanità ad essere cosciente nell’Io, che è realizzare la luce del Logos.

 

 

Massimo Danza