Le porte regali

Arte

Le porte regali

Mondi astrali

 

Mi dispiace sempre un po’ citare me stesso, ma mi è stato detto che chi ha la pazienza di leggermi a volte gradisce anche conoscere aspetti personali di chi affronta il cosiddetto “mondo dell’arte” ed i suoi riti sociali.

 

Nella mia attività di pittore ho preferito spesso adottare dei “cicli” per distinguere alcuni dipinti. Sono cosí nate le opere appartenenti ai cicli delle Architetture sospese, Le acque sognanti, I giardini della notte, Le porte regali, Cristalli silenti, e gli ultimi Mondi astrali.

 

Nel 2011 il caro amico Philippe Daverio (1949-2020) presentò una mia personale nella splendida cornice del Castello di Duino, affacciato sul golfo di Trieste. L’antichissimo castello, di proprietà dei principi Thurn und Taxis (della Torre e Tasso), è proprio quello dove Rainer Maria Rilke (1875-1926) cominciò a comporre le sue celebri Elegie duinesi, e dove Franz Liszt (1811-1886) suonava magistralmente il fortepiano tuttora visibile in una delle sale del maniero. Pare che anche Dante fosse ospite del castello vecchio ed andasse a meditare su uno scoglio oggi conosciuto col suo nome.

 

Le Porte regali

 

Racconto tutto questo poiché quella mia mostra era intitolata Le porte regali e le opere esposte volevano essere un omaggio all’omonimo libro di Pavel Florenskij, edito da Adelphi. Il sottotitolo di questo volume del mistico, filosofo, matematico e teologo russo è Saggio sull’icona, ed affronta infatti i vari problemi legati a queste particolari opere d’arte cosí intrise di spiritualità.

 

Pavel Florenskij

Pavel Florenskij

 

Pavel Aleksandrovič Florenskij nacque nel 1882 e morí fucilato per ordine del regime sovietico l’8 dicembre 1937, dopo aver scontato lunghi anni di esilio e di lager nel nord della Russia. Si era convertito al cristianesimo anche grazie alla lettura de La confessione di Lev Tolstoj (1828-1910).

 

Il mondo delle icone, svelato dal mistico russo in questo suo libro del 1922, non segue le consuete linee guida della pittura occidentale in voga dal Rinascimento in poi. Lui ci parla di queste immagini ripetitive, che devono osservare canoni ben consolidati, che rifuggono da ogni forma di originalità per riproporre costantemente le stesse forme con esigue varianti, esenti dalla ricerca della prospettiva e spesso emergenti dall’oro. Ce ne parla affermando che trattasi di “porte regali”, di varchi aperti verso il mondo spirituale, “confine fra il mondo visibile e il mondo invisibile”, laddove le immagini sono “prodotti della luce”.

 

Icona Annunciazione

Icona «Annunciazione»

 

Alcuni giorni fa Marina Sagramora mi fece notare come nelle icone che rappresentano l’Annunciazione compare quasi sempre l’Angelo con l’anulare destro piegato, e mi spiegò come questo gesto ieratico simboleggi il parlare del “messaggero” nell’annunciare la parola divina a Maria. Un altro esempio, questo, di come le icone venivano realizzate partendo da modelli predefiniti, lasciando poco spazio alla “fantasia” dell’artefice. Forse c’è da aggiungere che oggi non ha piú molto senso dipingere delle icone, poiché l’arte è eterna ma le sue forme mutano col tempo.

 

Casa prigione

 

Ed a proposito di “porte regali”, mi viene in mente un’immagine interiore che si è affacciata alla mia anima non ricordo quando e perché, andando alla ricerca del significato del compito dell’artista. Ho immaginato che l’umanità intera fosse inconsapevolmente costretta a vivere in una grande casa dalle porte e dalle finestre perennemente chiuse, avendo a disposizione quindi solamente il mondo degli oggetti contenuti nell’abitazione, illuminati dalla luce elettrica: mobili, quadri, lampadari, pavimenti, libri… Senza poter percepire nulla di quanto esiste al di fuori di quelle pareti. Fra questi uomini e donne c’è anche la figura del­l’artista, che ogni tanto ha la miracolosa possibilità di poter aprire leggermente o completamente (a seconda della sua “grandezza”) una o piú finestre per guardare fuori. Ed allora l’artista contempla, piú o meno coscientemente, ciò che può vedere del mondo esterno: il sole, la luna, le stelle, animali di ogni specie, monti lontani, laghi, fiumi, alberi, il cielo con le nuvole, i temporali… E poi, con le sue opere, riferisce tutto ciò agli altri esseri umani che condividono la sua esistenza nella casa: parla di ciò che ha visto, come se avesse sperimentato un sogno. E gli altri in questo modo possono rendersi conto dell’esistenza di una realtà piú vasta di quella racchiusa fra le pareti che li circondano. E poi, in questa enorme casa, ci sono anche gli Iniziati, i nostri Maestri, che non solo hanno la possibilità di socchiudere le finestre, ma possono addirittura aprire le porte e varcarne le soglie per avventurarsi nel mondo esterno andando a sperimentare di persona molto piú di quanto dall’artista semplicemente intravisto: si riscaldano alla luce del sole, accarezzano un cane o un cavallo, si bagnano con la pioggia, si cibano dei frutti della terra, scalano le montagne, nuotano nel mare, odono il rumore del vento, compiono lunghi viaggi in posti remoti… E ci fanno capire che tutto ciò non è un semplice sogno ma la vera realtà, da noi solitamente non percepita.

 

Quindi per me il compito dell’artista è quello di cercare di intravvedere, piú o meno consciamente, una realtà superiore, spirituale, e di trasmetterla ai compagni di viaggio su questa Terra. E che ciò sia fatto con grande umiltà, lasciando agli Iniziati i compiti piú alti.

 

In conclusione ricordiamo Florenskij con le Sue parole (da Non dimenticatemi, 1933-1937, ed. Mondadori): «Tutto passa, ma tutto rimane. Questa è la mia sensazione piú profonda: che niente si perde completamente, niente svanisce, ma si conserva in qualche modo e da qualche parte. Ciò che ha valore rimane, anche se noi cessiamo di percepirlo».

 

 

Carmelo Nino Trovato