Mondo analogico e mondo digitale

Perché oggi è necessario segnare la distanza tra analogico e digitale, se nel passato questa distinzione non esisteva? La risposta è che la necessità di evidenziare la distanza tra analogico e digitale nasce solo dopo che il digitale è apparso. Nel passato non era necessario perché non esisteva l’alternativa. Fino agli anni Settanta e Ottanta del Novecento, tutto ciò che riguardava informazione, misura, musica, registrazione, fotografia era solo analogico. Non esisteva Internet e non esistevano le intelligenze artificiali. Non c’era un secondo sistema con cui confrontarlo. Il sistema analogico era l’unica tecnologia possibile. Quando compare il digitale, nasce un nuovo principio filosofico e tecnologico: il segnale non è piú una continuità fisica reale, ma diventa numero, campionamento, computazione, algoritmo. Questo cambia tutto: cambia l’informazione, cambia il controllo del potere sulla rappresentazione del reale. Per questo segnare la distanza tra analogico e digitale è indispensabile: è un’operazione di protezione della realtà dal rischio di confondere simulazione o rappresentazione con esperienza reale. Diventa necessario dal momento in cui esiste chi può confondere i due piani per interesse, per manipolazione, per propaganda, per pigrizia o per controllo. Nel passato non serviva perché mancava il doppio binario. Ora serve perché siamo entrati in un mondo dove l’analogo è reale, continuo, materico; il digitale è calcolo, astrazione, quantizzazione. E questa differenza determinerà anche il destino dell’uomo libero nei prossimi decenni.
Il collasso delle relazioni umane

Una delle ultime copertine della rivista britannica Economist parla chiaro: due sposi seduti su due piani diversi, già distanti come se vivessero in due mondi non comunicanti. È l’immagine del matrimonio come simulacro, non piú incontro reale di ideali, di anime, di corpi, respiro e sguardi, ma come isolamento digitale. Il digitale ipnotico spezza il continuum dell’analogico, lo svuota, lo sorpassa. L’altro non è piú un soggetto con cui relazionarsi. I dati sui giovani sono impressionanti e vanno letti con attenzione. Sono cifre date dall’Atlante dell’infanzia a rischio di Save the Children: il 41,8% degli adolescenti italiani si è rivolto all’intelligenza artificiale chiedendo aiuto quando era triste, solo, ansioso. Piú del 42% per un consiglio su scelte importanti. L’intelligenza artificiale è usata dal 92% dei 15-19enni, contro il 46,7% degli adulti. Nelle risposte emerge che “L’IA è sempre disponibile” (28,8%); “Mi capisce e mi tratta bene” (14,5%); “Non mi giudica” (12,4%).
Otto miliardi e mezzo di telefoni cellulari attivi sulla Terra parlano chiaro, sono piú degli esseri umani. Si noti bene che la nuova aristocrazia finanziaria e imprenditoriale impedisce l’uso di apparecchiature digitali ai figli. I piú grandi magnati dell’elettronica, da Silicon Valley in giú, crescono i propri figli in scuole dove smartphone, tablet e digitale sono banditi. Loro stessi intuiscono oscuramente che la forza dell’Io si forma solo nell’analogico, e dunque lo preservano gelosamente per i loro eredi.
L’immaginario contaminato
Il mondo nel nuovo secolo ha subíto un’orgia di immagini inutili e dannose. Dovremo proteggere le nuove generazioni insegnando l’assoluta distinzione tra analogico e digitale, altrimenti il subumano potrebbe insinuarsi e distruggere i germi evolutivi dell’umanità. Soprattutto sul piano visivo, l’orda digitale ha sommerso con barbarica violenza i corpi astrali dell’umanità, sollecitando la parte piú bassa degli istinti. È necessario riportare la separazione tra l’immaginario e il reale, e questa è un’operazione morale che andrà attuata in futuro. Sarà un’opera di rieducazione mirata ai nuovi nati, ai figli e ai nipoti di intere generazioni devastate dalla barbarie tecnologica, genitori e nonni sono spesso privi dei minimi strumenti culturali ed educativi per sostenere moralmente i propri discendenti. Il processo di allontanamento dei giovani del futuro dall’inquinamento digitale può avvenire solo attraverso tre condizioni:
a) la prima, la piú dura e la meno auspicabile è una distruzione fisica dei frutti della civiltà umana attraverso guerre o catastrofi. Riducendo tutto il mondo a rovine come quelle di Gaza, si può ipotizzare che Internet e le intelligenze artificiali si arrestino. Una specie di riedizione, in chiave materiale, della catastrofe atlantica. Chiamiamo questa prima ipotesi quella della distruzione asurica attraverso l’azzeramento dell’economia e della civiltà;

b) la seconda possibilità vedrebbe la comparsa di un integralismo religioso antimoderno che scateni l’avvio di una controriforma antitecnologica e l’isolamento in comunità indipendenti di contrari alla tecnologia. Sarebbe comunque una soluzione pericolosissima, capace di scatenare scontri civili e guerre di religione. Chiamiamo questa seconda ipotesi quella della rinascita del furore religioso in chiave illiberale e antimoderna, di comunità separate come gli Amish;
c) la terza possibilità è che compagini statali decidano di contenere soltanto nei minorenni, attraverso gli strumenti della legge, lo strapotere dell’influenza degli smartphone, influenza che ha cancellato tanto il buon senso comune quanto l’etica umana. Questa ci pare l’unica soluzione praticabile e auspicabile. Non sarà un’opera censoria punto e basta, ma dovrà accompagnarsi a piani di ricostruzione morale attraverso organizzazioni giovanili ispirate e legate allo spirito dei vari popoli. Organizzazioni di comunità ordinate, capaci di radunare o rieducare i giovani (ma questo è un argomento che non affronteremo in questo articolo).

Ciò che vogliamo sottolineare è che questo imponente piano di rinascita morale dovrà muovere una profonda determinazione legislativa capace di attuare la proibizione delle immagini nefaste e delle tecnologie diseducative nell’immaginario giovanile. Solo con l’ausilio della tecnologia piú avanzata sarà possibile inibire i contenuti psicologicamente dannosi veicolati dall’informatica. Chiamiamo questa ipotesi quella dell’allontanamento dei minorenni dalla visione alterata prodotta dal digitale attraverso gli strumenti della legge.
Chi ha confidenza con l’idea della Tripartizione sociale avrà già colto il fatto che nel primo caso a) si agisce sulla sfera economica, distruggendo l’economia attraverso eventi bellici e catastrofici. Nel secondo caso b) sollecitando pulsioni di fanatismo religioso si genereranno moti di indignazione e ripulsa verso il mondo digitale. c) Nel terzo caso è coinvolta la sfera giuridica nella difesa dei bambini, dei ragazzi, dei giovani.
Usare la tecnica per difendere l’essere umano nelle età evolutive
Si tratta quindi di adattare la pedagogia e le legislazioni ai Tempi Nuovi, dove è richiesto un salto evolutivo grandissimo, consistente nella convivenza dell’essere umano non solo con l’elettricità, come ai tempi del Dottore, ma anche con le forze submateriali che attraverso il digitale tentano di privare l’umano delle forze dell’Io. Rudolf Steiner ci spiega che solo nel terzo settennio, a ventuno anni, possono incarnarsi le forze coscienti dell’essere umano. Si dovrà quindi legiferare in difesa della psiche di esseri non formati. Fino al terzo settennio, determinati contenuti non devono entrare nell’astrale. Punto e basta. Sappiamo con certezza che ogni proibizione determina curiosità morbosa e quindi la faccenda di censurare l’uso delle tecnologie digitali resta un’impresa ardua. Come fare? Ovviamente dei microchip estranei non devono essere immessi all’interno del corpo umano, che è sacro. Non potremo quindi innestare dei microchip inibitori, anche con presunti scopi educativi, nel cervello dei neonati. Ipotizziamo questa empietà perché esistono correnti transumaniste che, sotto la guida di Arimane, vanno verso la direzione dell’uomo-macchina. Scartata l’ipotesi che si possa soltanto pensare un’operazione forzosa in senso fisico all’interno del cervello, non resta che uno strumento che stia al di fuori della pelle, pelle che dal punto di vista occulto sottende un confine invalicabile.

Servirà quindi un oggetto che, indossato dai minorenni, permetta la comunicazione verbale come un telefono e nel contempo attui l’inibizione di contenuti diseducativi legati soprattutto alla visione. L’informatica quantistica applicata alle intelligenze artificiali, e guidata da una ferma mano legislativa che tenga conto delle diverse sensibilità dei popoli, permetterà di selezionare cosa i giovani possono o non possono vedere. La scienza già oggi potrebbe produrre bracciali-telefono-orologio per i minori e questa è una possibilità per la difesa delle nuove generazioni nell’era digitale.
I braccialetti di difesa ontologica

Stiamo parlando non di difesa fisica, ma della difesa dell’essere dall’intrusione del simulacro algoritmico che concede a un giovane immaturo l’esposizione e la visione di contenuti diseducativi e non etici. Proteggere il senso di realtà negli esseri in via di evoluzione (e applicarlo anche ai criminali maggiorenni condannati che hanno utilizzato le tecnologie in modo improprio) diviene indispensabile. Un braccialetto elettronico simile a quello che identifica lo spostamento di un corpo, ma che impedisca l’attivazione di qualsiasi sistema digitale, salvo nei casi educativi e regolamentati per l’educazione nelle aule scolastiche. Una tecnologia che filtri i contenuti dannosi per l’evoluzione armonica di un bambino o di un giovane. Avvicinato a un computer o a una TV che trasmette contenuti inappropriati, il bracciale disattiva l’apparecchiatura.
Ebbene, la tecnologia digitale e il ruolo edonistico di questa, compresi i videogame e l’esperienza immersiva con visori o altre apparecchiature, dovrebbe essere negata fino ai ventuno anni dai braccialetti di difesa ontologica. Poiché l’uso di uno strumento audiofonico come il telefono per comunicare con i genitori e gli amici può essere legittimo, ma che lo stesso strumento conduca un bambino in un sito pornografico o in un social network è inaccettabile dal punto di vista della crescita armonica di qualsiasi essere umano. Sarà necessario creare una tecnologia adatta e imporre per legge questa tecnologia a tutti i giovani nati in qualsiasi Stato. Ovviamente, con il compimento della maggiore età, dovrà nascere il rito della rimozione del braccialetto e l’utilizzo libero di smartphone. L’essere umano necessita di tappe rituali comunitarie di crescita, cosí come avviene per la Cresima nel cristianesimo, per il Bar Mitzvàh nella tradizione ebraica e per l’Upanayana nel mondo indú, uno dei piú antichi riti di passaggio dell’umanità.

Il taglio del braccialetto di difesa ontologica, al compimento dei ventuno anni, dovrà aprire i cancelli all’uso delle libere tecnologie digitali perché presupporrà la presenza dell’Io nel giovane adulto, pronto per assumere piena responsabilità etica e giuridica. Facciamo un ultimo esempio: nessun Paese sovrano del mondo codificato nelle liste ONU dichiara legalmente che non serve la patente per condurre veicoli a motore su strade pubbliche. Non vediamo allora il motivo per cui non si proceda a inibire l’uso degli smartphone ai minorenni.
Protezione ontologica

Non spetta a noi predisporre soluzioni scientifiche per la costruzione di simili aggeggi, ma spetta a noi attuare le idee che ispirino legislativamente dei provvedimenti inibenti l’uso del digitale alle categorie protette. La confusione tra mondo reale e mondo virtuale è devastante, in quanto tocca il piano ontologico. Il piano ontologico è il piano di ciò che esiste veramente. È come chiedersi: «Che cosa è reale davvero, prima di tutto il resto?». Se guardiamo una casa, il piano ontologico non è l’arredamento, né i colori, né le finestre. È il fatto che la casa esiste. Se ascoltiamo una storia, non è se è bella o brutta: è il fatto che esista in quanto storia. È come un livello piú profondo del mondo, un livello dove non si guarda come sono fatte le cose, ma se sono, se esistono. È la base della realtà prima che arrivi qualsiasi interpretazione.

E questo diventerà il tema caldo, il tema centrale del futuro prossimo venturo: proibire o meno la disgregazione del reale nell’immaginario algoritmico prodotto da macchine. La società politica del futuro non si dividerà piú in destra e sinistra (inattuali categorie novecentesche). Le polarità estreme saranno due: i neoluddisti antimoderni e i tecnofili, ovvero i transumanisti. Va da sé che il fenomeno è già iniziato: i primi propenderanno ad abitare boschi, montagne e la piccola provincia, i secondi sceglieranno le metropoli e saranno immersi nel piú algido materialismo. Vedremo in seguito che il ruolo dello Stato, di ogni Stato, sarà quello di bilanciare legislativamente gli estremi: quello luciferico e quello arimanico.
Studiare i fenomeni di anti-tecnologismo e tecnofilia

Steven E. Jones
Apriamo una piccola parentesi per conoscere chi sono gli studiosi dell’Occidente che hanno indagato (secondo criteri accademici) i fenomeni del fascino antimoderno e antitecnologico e, per contro, quelli che hanno studiato o addirittura auspicato un uomo-macchina. Sono le due categorie estreme che gli universitari di ogni disciplina hanno indagato ma non spiegato, mentre la Scienza dello Spirito lo può fare: l’antimodernismo che noi sappiamo essere luciferico e il transumanesimo che è iper-arimanico.
Ma entriamo nel dettaglio: Steven E. Jones (1955), autore di Against Technology e di The Cultural Lives of the Luddite Rebellion, ha studiato il luddismo. Per lui, il luddismo nasce come mito culturale che ritorna ogni volta contro una tecnica opprimente. I luddisti erano i lavoratori inglesi dei primi decenni dell’Ottocento (soprattutto tessili) che si opposero all’introduzione delle macchine industriali che stavano sostituendo il lavoro umano e distruggendo i mestieri antichi. Non erano contro la tecnica in sé: erano contro l’uso della tecnica per schiacciare il lavoro, togliere dignità e creare schiavitú salariale.

Ned Ludd
La figura simbolica che li rappresenta è Ned Ludd. Il loro gesto – distruggere i telai – era la risposta diretta alla riduzione dell’umano ad appendice della macchina. Ed è per questo che diventano oggi riferimento storico e filosofico quando si analizza l’attuale salto digitale e la minaccia delle IA. Perciò, gli anti-digitali vengono chiamati Techlash. Per Jones, il futuro non è “no” alla tecnica, ma no al comando occulto. Il luddismo ritorna come critica periodica dell’automazione.
Altri tre studiosi del fenomeno sociale e psicologico del rapporto uomo-tecnologia sono il sociologo tedesco Ulrich Beck (1944–2015), lo psicologo statunitense Paul Slovic (1938) e Sheila Jasanoff (1944), scienziata politica americano-indiana, esperta di governance della tecnologia e co-produzione scienza-società. Si noti che questi ultimi tre sono tutti globalisti, pensano a forme di governance globale e non tengono conto dello spirito della fine del globalismo.
I transumanisti

Ben posizionati al servizio dei poteri finanziari globali e dell’intellighenzia liberal-globalista sono Steve Fuller (1959), filosofo della scienza, britannico, teorico di una posizione pro-transumanista. Per lui, l’innovazione non va frenata ma “spinta”; la tecnica è strumento legittimo di auto-superamento della specie e la società deve assumersi il rischio come scelta etica, non evitarlo come paura. Veronika Lipinska (1986) e Steven Umbrello (1996) sono sulla stessa linea. Umoristicamente diremmo che, nell’osservarli, ci può essere di grande aiuto l’intuizione fisiognomica lombrosiana.
Uno stato giuridico forte e autorevole

Ora veniamo al punto dolente. Lo Stato democratico liberale è assoggettato alle multinazionali e al mondo economico-finanziario, prima fra tutte la lobby tecnocratica della Silicon Valley. Varare delle leggi che impongano ai minorenni l’uso di un apparecchio diverso dallo smartphone e impedire loro l’uso di tablet e computer a favore di carta e pennarelli sarà un’operazione difficilissima. Sono le autocrazie politiche come la Russia e la Cina, o quelle para-religiose come l’Iran e forse in parte l’India di Modi, le uniche possibilità in cui la sfera giuridica possa condizionare legislativamente le lobby economico-finanziarie quali BlackRock, Vanguard e State Street. La faccenda in sé è delicatissima, perché la cultura dovrebbe essere libera, ma quando il mondo economico diventa sopraffacente è giusto che lo Stato giuridico si assuma delle responsabilità correttive.
Quindi, per salvare le nuove generazioni dell’impero d’Occidente, bisognerà in parte rivedere alcuni paradigmi della democrazia liberale. Non è infatti possibile accettare il principio che la maggioranza dica A e la minoranza B su un principio di salvezza delle giovani generazioni. Facciamo un caso pratico: nell’istante in cui la presidenza statunitense dovesse legiferare e dire: «Stop!» alle lobby finanziarie di BlackRock, Vanguard e State Street, toccando anche gli interessi dei padroni del web, dovrà avere una forza politica quasi autocratica, indipendente dalle pastoie corrotte del Congresso diviso tra democratici e repubblicani finanziati da lobby economiche. Lo Stato giuridico deve fare le leggi e farle rispettare per il bene comune. La domanda è: avrà questa forza?
Triarticolazione
Tutto questo ci riporta alla Triarticolazione dell’organismo sociale ideata da Rudolf Steiner, che è ormai indispensabile sia applicata ed emerga nel dibattito culturale e metapolitico. La sfera politico-legislativa degli Stati non può piú essere asservita all’industria tecnologica o al mondo finanziario. La politica dovrà essere indipendente dalle pressioni religiose ed economiche e libera anche dall’oppressione ideologica liberal-progressista. Se leggiamo Il marxismo accusa il mondo di Massimo Scaligero ci rendiamo conto di quanto sia dannoso l’intervento dello Stato nella cultura, che dovrebbe essere libera.

Massimo però non scrive in difesa di un anarchismo senza limiti. Se, ad esempio, un pazzo avvelenasse l’acquedotto di una città, dovrebbe essere perseguito dalla legge, anzi dovrebbe essergli preventivamente impedito quel gesto criminoso. Le lobby informatiche e tecnologiche che hanno devastato intere generazioni sul piano culturale e soprattutto sul piano ontologico (confondendo la realtà con l’illusione digitale) sono ben peggio degli avvelenatori di pozzi, perché inquinano le anime dei piú giovani. Ecco allora la necessità di Stati sovrani in grado di confrontarsi nel braccio di ferro con lo strapotere della sfera finanziaria. Utopia? No. Siamo entrati in una nuova fase storica di tipo multipolare e l’Europa e l’Occidente anglofono, ormai isolati da tre quarti del mondo, per sopravvivere dovranno espellere i poteri finanziari che si sono arroccati nella City di Londra, nella NATO e nell’Unione Europea. La vittoria sarà possibile perché all’interno degli Stati Uniti, ovvero lo stato guida dell’Impero, la corrente realista e patriottica comprende che le giovani generazioni statunitensi dovranno affrontare in modo competitivo ma non imperialistico ed egemonizzante il resto del mondo. I realisti comprendono che protrarre la devastazione culturale dei giovani americani porterebbe alla fine degli Stati Uniti. Devono per forza cambiare rotta.
Massimo Scaligero diceva sempre che l’uomo è libero solo nel tempo. Auguriamoci e preghiamo affinché il tempo del trapasso sia giusto e che questa guerra intestina tra le due fazioni imperiali abbia presto termine, almeno con la vittoria di un semplice e pratico realismo intriso di buon senso.
La fine del dominio globalista è determinata da fattori importanti quali:
1. la definizione dei tre imperi dominanti: USA, Russia e Cina;
2. il riconoscimento della BBC d’aver alterato il discorso di Trump al Campidoglio;
3. la spaccatura nel partito democratico che ha posto fine allo shutdown economico negli Stati Uniti;
4. la messa in stato di fermo dei congiurati democratici interni alla CIA e all’FBI;
5. Prima delle elezioni statunitensi di medio termine attendiamo la verità sui vaccini RMNA e questa sarà una vera e propria bomba informativa.

Sono tutte vittorie che giungono a risollevare gli animi di chi come noi è ancora costretto, per il momento, a vivere nell’Impero della menzogna.
Buon 2026 di Grande Cambiamento!
Salvino Ruoli
