
In una conferenza berlinese del 29/4/1909 (in Dove e come si trova lo Spirito? ed. Antroposofica O.O. N° 57) Rudolf Steiner ci disvela il retroscena occulto di due capolavori del Rinascimento.
Ci guida iniziando con una considerazione in merito alla natura umana: «Ciò che oggi si chiama evoluzione, lo sviluppo da un essere sensibile inferiore fino all’essere fisico piú perfetto che cammina sulla nostra Terra, l’uomo fisico, non viene ritenuto erroneo dalla Scienza dello Spirito. …La teoria naturalistica dell’evoluzione e della discendenza è riconosciuta dalla Scienza dello Spirito, ma al contempo viene richiamata l’attenzione sul fatto che ciò che noi chiamiamo uomo non si esaurisce in questa evoluzione, e che essa è solo il lato esteriore dell’evoluzione dell’umanità».
La precisazione evidenzia la differenza tra la concezione scientifica che «può tornare indietro col suo sguardo solo fino all’epoca che mostra l’uomo nella forma fisica in cui lo vediamo oggi» e la Scienza dello Spirito che può risalire ad «un passato molto lontano, quando l’uomo veniva generato da un mondo spirituale ed era ancora di natura animico-spirituale».
E la differenza si manifesta direttamente nella nostra dimensione animica: «Se oggi guardiamo all’anima dell’uomo, ci diciamo che essa è in lui l’ultimo residuo, per cosí dire, della realtà animico-spirituale di un tempo».
Siamo distanti anni luce da tutte quelle teorie che vedono nelle nostre facoltà interiori soltanto il risultato di quei meccanismi corporei che il tedesco Buchner (1824-1899), ad esempio, paragonava a quelli che consentono il movimento di una locomotiva. Emblematica in proposito la concezione dell’olandese Moleshott (1822-1893), secondo il quale la forza vitale sarebbe proprietà della materia quale sintesi scaturita da altre forze altrettanto materiali.
Al contrario: «Quando riconosciamo questo essere animico nella sua verità, vediamo che egli non è di questo mondo. Nello sfondo di questo essere animico spirituale vediamo un mondo animico-spirituale da cui esso è nato».
Dopodiché il Dottore ci propone un passo ulteriore: «E ora cerchiamo di tradurre ciò che abbiamo appena detto in un’immagine sensibile». E subito dopo ci invita a chiederci se non ne esista già un esempio perfetto: «Non lo abbiamo già nella forma di un immagine visibile in cui il mondo spirituale è illuminato da formazioni di nubi da cui nascono figure spirituali, come testoline di angeli, a darci l’impressione di anime umane?».
A questo punto molti avranno già intuito quanto segue: «Non abbiamo forse nel dipinto della “Madonna Sistina” di Raffaello un’immagine di ciò che viene generato dal Mondo spirituale?».

Raffaello «Madonna Sistina»
Il capolavoro in questione – cosí chiamato perché destinato per la Chiesa di San Sisto a Piacenza e oggi esposto alla Gemäldegalerie di Dresda – non necessita di presentazione, ma immensa si presenta la gratitudine verso Rudolf Steiner per il grandioso retroscena occulto che lentamente emerge dalle Sue parole: «Che cosa diventa l’uomo che ha purificato e mondato la sua anima, che è asceso a conoscenze superiori …che genera l’uomo superiore nell’individuo …e dall’anima purificata genera il vero uomo superiore?».
È il momento del Photismòs, sublime Illuminazione spirituale in cui il Sé superiore, che mai lascia il Sovrasensibile, fecondando un corpo astrale ormai purificato dall’Io, genera l’uomo nuovo, l’Unigenito.
«Se cerchiamo di esprimere con un’immagine l’anima che genera da sé, dall’universo spirituale, l’uomo superiore, basta che ci rappresentiamo il dipinto della “Madonna Sistina”, il meraviglioso bambino in braccio alla Madonna».
E Rudolf Steiner si assicura che in proposito non permangano dubbi: «Da quest’anima viene messo al mondo ciò che di piú elevato l’uomo possa realizzare: la propria nascita spirituale, una rigenerazione in sé dell’attività creatrice del mondo (c.d.r.)».
Indubbiamente il senso della sacrale immagine testé descritto è lontanissimo anche dalle evocazioni piú devote: «Dalla forma che ha assunto la rappresentazione della Madonna, oggi è quasi impossibile riconoscere pienamente ciò che è stato espresso adesso con un’immagine, e che pure racchiude una profonda verità. Ancora oggi nella Sua effige ci si presenta …il piú grande enigma dell’umanità».

Michelangelo «La Pietà»
Non solo Raffaello ha percepito la profondità del Mistero della Vergine.
«Di fronte alla cosiddetta “Pietà” di Michelangelo, nella Basilica di San Pietro a Roma, sorgono i sentimenti piú belli: la Madonna siede col cadavere sulle ginocchia, è nel momento in cui il Cristo è già passato per la morte eppure è di una giovanile bellezza. …Come non rappresentare la Madre di Dio anche in vecchiaia ancora in tutta la Sua giovinezza? …Potremmo tornare indietro nel tempo e, in sostanza, trovare l’enigma della Madonna in tutto il mondo».
Indicibile la devota gratitudine per la grandiosità di quanto ricevuto.
Francesco Leonetti
