Goetheanum – un’esperienza rosicruciana

Spiritualismo

Goetheanum – un’esperienza rosicruciana

Goetheanum

Goetheanum

 

«È ora, il caffè è pronto!». Con queste parole fui svegliato il lunedí mattina del 3 settembre 2001, per iniziare la giornata del viaggio che da Roma mi avrebbe condotto a Dornach. Mi alzai e mi preparai in fretta, mentre la mia mente ripercorreva gli av­venimenti degli ultimi giorni.

 

La decisione di aderire a questo viaggio era ma­turata molti mesi prima, quando, saputo che il grup­po antroposofico Novalis stava organizzando una visita al Goetheanum di Rudolf Steiner, mi ero fatto avanti chiedendo all’organizzatore, Giuseppe Persi­chilli, per gli amici Pino, se c’era ancora qualche po­sto e, se sí, se poteva aggiungermi alla lista dei parte­cipanti. Alla conferma della disponibilità e al conseguente inserimento, ne fui molto contento. Era un’occasione da non perdere, tanto piú che sarebbe venuto anche l’istruttore e conferenziere del gruppo, Romolo Benvenuti, marito di Bianca Maria Scabelloni, Mimma, cugina del mio mentore e maestro, Massimo Scaligero. Una persona, Romolo, che stimavo molto, sia per la sua disponibilità altruistica verso gli altri, sia per la sua dedizione profonda verso il mondo spirituale. Avrei avuto cosí l’opportunità di passare qualche giorno con lui.

 

L’entusiasmo iniziale e la gioia di essere uno dei partecipanti del viaggio erano venuti meno col passare del tempo, particolarmente nei giorni immediatamente precedenti la partenza, poiché si stava instaurando nel mio animo la sensazione di compiere un pellegrinaggio. Uno simile ai tanti viaggi che fedeli di confes­sioni religiose o seguaci di spiritualisti, compiono in luoghi legati alla divinità, a qualche santo o maestro, per chiedere o nella speranza di ricevere qualche grazia, qualche emozione o per elevare il proprio sentire animico, anche se questo riguardava una persona considerata un Iniziato e uno spiritualista esoterico.

 

Alla luce della mia natura meditativa e contemplativa e delle esperienze metafisiche, avute fin dall’in­fanzia e adolescenza e proseguite nella giovinezza, con il ricevimento di un oggetto particolare, e nella ma­turità, con progressivi arricchimenti multidisciplinari, legati a studi, conoscenze, incontri e pratiche pluri­decennali esoteriche ed iniziatiche, tale pellegrinaggio non serviva. Io cercavo qualcosa di piú e di diverso. Per questo ero stato tentato piú volte, fino a qualche giorno prima, di telefonare all’organizzatore per diser­tare la mia partecipazione.

 

Poi, avendo riesaminato il mio impulso iniziale, e constatato che ancora sussistevano le motivazioni pri­marie, avevo deciso di partire. Proprio quella mattina, stabilii di trasformare quel viaggio in qualcosa di piú profondo per il mio essere. Decisi che per tutto il tempo che avrei trascorso fuori dalla mia città, fosse coinvolta l’anima in una volitiva continua dedizione allo Spirito, al Puro Io Spirituale e ai suoi Mondi. Supe­rai cosí, l’impressione del semplice pellegrinaggio, che ancora viveva nella mia mente. Stabilii conse­guentemente, di immergermi ininterrottamente nel Puro Io Animico con la forza del pensiero puro per tutto il viaggio, e di richiamarlo ogni volta che serviva, attraverso un veloce raccoglimento concentrativo, volto a mantenerlo sempre presente nella mia coscienza, pur non manifestandolo.

 

Pratica possibile, quando lo si è già sperimentato, attraverso la concentrazione profonda, trasformata in esercizio a sé sufficiente, e si è passati dal Puro Io Animico al Puro Io Spirituale. Presupposto necessario per accedere a volte alla Luce-Pensiero, la Luce di Vita, la Luce-Spirituale del Puro Io, il Logos. È il ri­splendente Sole di Mezzanotte, la Bianca Luce sfolgorante che dal centro della testa scende al centro della Fonte di Vita. Tale pratica, a volte indicata in precedenti miei scritti, come concentrazione continua (si veda in proposito l’articolo “Il Cristo Eterico” www.larchetipo.com/2003/mag03/ascesi.htm), non necessitando del raccoglimento interiore, è rivolta al solo passaggio dal proprio Puro Io Animico al Puro Io Spirituale.

 

Ciò comporta che, se mantenuta nel tempo, la coscienza del sé, saturandosi di Spirito, può aprire l’anima al collegamento costante, se pur indiretto, con gli Stati Superiori del proprio Essere, fino a recepire l’Essere Assoluto, presente nell’Essenza della Natura Terrestre e del Cosmo. È recepire, cabalisticamente, il “Borè”, quando si sperimenta nell’anima l’incanto animico della creazione nella Luce d’Amore Divino.

 

Potrebbe sembrare un non senso che tale stato possa essere mantenuto interiormente e ininterrottamente in modo continuo in mezzo a elementi di distrazione, come rumori, vociare di persone, o mentre si è co­stretti per educazione a rispondere a qualcuno. Invece è possibile, se la forza pensiero, accompagnata dal suono Cristico, è attiva nel suo nucleo segreto, la vetta del proprio piano mentale, e la coscienza sull’Io, l’animadversio, sia stata stabilizzata nel suo vero centro dove sgorga l’aurea luce di trasformazione, il cuore spirituale o la fonte di vita, sede metafisica del Sé, come avviene con la preghiera continua.

 

La rosa mistica

La rosa mistica

 

Infatti, è da lí, dal centro del cuore interiore, che la coscienza del Puro Io Animico, riappropriandosi della propria memoria metafisica ed estendendosi oltre il fisico, può operare direttamente e in contemporanea su piú piani, dimensioni e corpi sottili emanati dal Puro Io Spirituale, mostrando cosí che la propria rosa mistica, nella luce animica nel centro metafisico del torace, è stata aperta.

 

Apertura ed espansione che rende percepibili e guidabili le azioni metafisicamente volontarie ed involontarie del cuore spirituale, e che rende possibile la capacità di far convergere al centro di sé lo spazio infinito, e la conseguente trasformazione del respiro da fisico a metafisico. Inversione, “accesa da un atto di pura volontà nello scendere al centro di sé”, che provoca l’attivazione, partente dal proprio nucleo centrale, corrispondente all’incirca nella zona del cuore fisico, pur se spostato leggermente a destra, della “Rotazione dell’Infinito” o “Rotazione eterica della Corrente Michaelita” di trasformazione ontologica. Rotazione capace di trasmutare nel tempo la materia corporea in etere spirituale e il corpo fisico in corpo di gloria.

 

Azione indispensabile insieme alla concentrazione per concentrare lo Spirito che si trova nella miniera del pensiero cosí da eterizzare la mente, il sangue e le ossa, e per conoscere e vivere lo stato dell’Amore Spirituale attraverso la Vergine Sophia. Il principio animico salvaguardato e protetto dalla discesa nella materia. L’androginico e puro Sacro Amore, che è la base per giungere alla conoscenza e all’incontro col Cristo Eterico.

 

Vivere tale metamorfosi, è accedere in gioia all’estasi e alla beatitudine, accompagnante l’acquisizione nella coscienza interiore della Vita dello Spirito Infinito.

 

Senza tale ottenimento, è pericoloso provocare la “moderna morte iniziatica”, in quanto il ferreo volere dell’Io Spirito, la Volontà Solare, deve “far sentire e conoscere alla propria anima la morte”. Deve, cioè, far vivere all’anima la possibilità della propria fine individuale, che per essa significa il frantumarsi, di­sgregarsi e perdersi nella coscienza animica universale in una miriade di atomi, fino al punto di far sentire all’ego, orfano di materialità, il pericolo di perdere il senso di esistere.

 

È lo scendere e vivere in una nera, tremenda paura incontrollata e irrazionale: il perdere la coscienza individuale nella coscienza collettiva percepita come Nulla. È il rischio di smarrire la coscienza di sé nella falsa buia tenebra dell’inesistenza, paralizzante sia il pensare, sia il sentire, sia il volere. È la morte senza speranza. È il reprimere l’impulso di riuscire a fuggire e rifugiarsi nella materia piú densa, bassa e profonda nella speranza di non uscire pazzo da tale esperienza travolgente e che finisca, per l’insostenibilità, il piú presto possibile. È “scendere eroicamente nell’Abisso Infinito”.

 

Operazione traumatica, ma iniziaticamente indispensabile per suscitare le potenti Forze di Resurrezione obliterate nel proprio Io Interiore, ma coadiuvate nel ricordo dal Puro Io Spirituale, legate all’Universalità del Logos. Forze capaci di far percepire la vita senza forma, e di farla recepire in qualsiasi forma essa rivesta o possa assumere. Forze in grado di far sentire e vivere ciò che esula la materia; è vivere il mondo spirituale e il divino; è ripristinare la gerarchia interiore e la memoria cosmica.

 

Sono tali forze che, nella consapevolezza della Vita dello Spirito Infinito, iniziano a “ricomporre ma­gneticamente l’Anima” da ciò che si era frantumato e disgregato nello scendere nell’Abisso Infinito della non esistenza, permettendogli, nel ricomporsi, di “scoprire la propria immortalità e all’ego di sentirsi un Io e all’Io sentirsi uno Spirito Eterno”. È lo scorgere la Luce Cristica dalle tenebre; è il risplendere della coscienza nello Spirito; è superare animicamente e spiritualmente l’Abisso. È, nel suscitare in sé le nascoste forze interiori e nell’immergersi nella consapevolezza dell’eternità dell’Io Spirito, Risorgere a Nuova Vita: la Consapevolezza Spirituale della Vita Eterna.

 

Dopo di che, in questa nuova vita, si acquisisce, specialmente nello stato di profonda immersione spirituale nelle pratiche, una qualità discriminante, capace di distinguere e recepire il mondo spirituale pervadente e avvolgente tutto ciò che è, compreso il mondo materiale con i suoi corpi fisico-materiali. Esso viene recepito prima come un mondo di forze, di attrazioni, di repulsioni, di volere, di correnti, di sentimenti, di rumori, di suoni, di luci, di colori ed altro, ma ognuna racchiudente un pensiero logoico collettivo. Poi come un mondo in cui ogni forza, ogni attrazione, ogni repulsione, ogni volere, ogni corrente, ogni sentimento, ogni suono, ogni luce, ogni colore ed altro, racchiudente il pensare logoico individuale, capace di assumere qualsivoglia forma, sia secondo gli aspetti intrinsechi di chi viene sperimentato, sia secondo aspetti estrinsechi di chi sperimenta, ed alcune volte viceversa. È percepire la Vita nell’Essere anche quando questa è interpretata dall’infinitesimale piccolo o dallo smisurato grande dagli Enti Cosmici.

 

I veli di Maya

 

Ci si rende profondamente conto che si vive in un mondo di pensiero, riscontrabile in tutto ciò che ci circonda e tutto ciò che è, era e sarà. È il Pensiero Logoico; è il Pensiero Vivente; è il Pensiero Creatore del Cristo nel Mentale Divino. In esso si sciolgono i veli di Maya, compresa l’illusione di spazio e di tempo, di piani, di dimensioni, di vita legata alla materia e di ciò che comunemente viene inteso come morte. Si è in uno spazio, in un tempo, in un piano, in una dimensione, in una vita che è predialettica e perciò fuori da concezioni psico-fisiche: si è e si vive nella Vita del Pensiero Logoico. Solo in esso si comprende il perché è possibile ed efficace la preghiera o le pratiche spirituali, eseguite sia in modo individuale che in modo collettivo, sia in loco che a distanza, compresa la guarigione e la Vera Iniziazione, in una fratellanza del­l’intera umanità. In una fratellanza universale che raccoglie l’intero infinito universo in ogni sua particella.

 

Pertanto, realizzare la presa di coscienza profonda del proprio sé o Io Interiore, racchiudente sia il trascendente sia l’immanente, è fondamentale per la via del pensiero, secondo i moderni canoni della Scienza dello Spirito, in quanto è richiesta, per i nuovi tempi, la capacità di effettuare e provocare volitivamente le trasmutazioni animiche necessarie per la propria ascesi, come atto del proprio volere spirituale. “È il divenire e l’essere maestri di se stessi”.

 

Cosí per provocare l’Inversione del Respiro da fisico a metafisico, o se lo si vuol definire, pranico, non è piú indicato come metodo il Pranayama, né il Kundalini Yoga, né il Kriya Yoga, né il Tantra Yoga, né gli Yoga di Naropa, cioè quelli dello Yoga Buddista intesi come scuola sia Hinayana, sia Mahayana, sia Tantrica, sia Zen o Za-Zen, né i sistemi Taoisti, né lo Sciamanesimo, né, piú in generale, tutti quei sistemi che tendono a controllare ritmicamente il respiro fisico.

 

Anzi essi, per le anime che si sono evolute allargando la propria coscienza, non sono piú indicati. Essi sono inopportuni e deleteri, in quanto tendono a relegare l’Io alla materialità, invece di liberarlo, tramite l’attenzione sul corpo fisico, allo scopo di controllarne il respiro, nella speranza che il prana provochi la risalita del volere relegato alla materia, la forza della Kundalini.

 

Oggi è necessario invece che tale inversione avvenga come atto del volere dell’Io Superiore, il volere della Volontà Solare, attuante la capacità di far convergere al centro di sé lo spazio infinito dello Spirito. È esso, che ogni volta che viene attuato, provoca la cessazione e il blocco della respirazione fisica e l’inizio della respirazione spirituale in cui si respira Luce, la Luce Divina, con ogni poro, con ogni frammento di sé, e al contempo la si cede a tutto l’infinito universo, a tutto ciò che è.

 

Per essere chiari in tale stato la respirazione non avviene piú a livello polmonare, ma come osmosi strutturale, recepita come cutanea. Ciò che si respira con l’intera struttura non è piú aria, ma Luce Spirituale. Questo è il modo diretto, simile per molti versi a quello vegetale, con cui si alimenta lo Spirito sia in senso di sostanza sia in senso di energia indicata in genere come respirazione spirituale. Mentre la Rotazione dell’Infinito, o Michaelita, è il modo o metodo con cui l’Io Spirituale trasporta e distribuisce questa sostanza ed energia luminosa ai corpi sottili spiritualizzandoli sempre di piú. Inoltre ci si rende conto di essere immersi in una sostanza di luce spirituale e che tutto è Spirito.

 

Rotazione Energetica Michaelita

Rotazione Energetica Michaelita

 

In tale stato si può comprendere la catarsi realizzativa operante sui corpi sottili e ci si rende conto che l’Inversione del Respiro e la Rotazione Energetica Michaelita, intersecando Piani e Mondi, è il mezzo che produce conseguentemente in noi la trasformazione di ciò che è materia in Spirito.

 

Pertanto questo processo osmotico, quest’Inversione della Respirazione e la conseguente Rotazione eterica della Corrente Michaelita dell’infinito e nell’infinito è uno dei piú importanti segreti alchemici della trasmutazione del piombo in oro. In sostanza è un assorbire e cedere Luce. È alimentarsi con la Vera Luce, la Luce del Sole Centrale, il Logos, la Luce di Vita, la Luce della Coscienza dell’Indeterminato Essere Assoluto. È la Luce d’Amore della Divinità provocante l’apertura, nel centro metafisico del torace, della rosa mistica, nella materialità del proprio essere fisico.

 

Queste due azioni interiori sono dunque interconnesse e operano in simultaneità. Cioè contemporaneamente con l’iniziale prodursi di tale respiro, si percepisce in sé lo scorrere della Corrente Michaelita, la corrente dell’aurea luce, che comporta il prodursi di uno stato beatifico di gioia, mentre produce la trasmutazione eterica del corpo e si prende coscienza che il proprio sé è Spirito.

 

Si ha l’impressione che sia l’Inversione del Respiro sia la Rotazione dell’Infinito si alimentino a vicenda. Tale rotazione è istantanea ed ha come fulcro il cuore, nel senso che si percepisce solo come flusso in movimento e non è seguibile se non come unicità senza interruzione di continuità per tutto il tempo necessario. Cioè non c’è partenza e non c’è arrivo, è solo stato realizzativo nello stato d’Essere.

 

La Rotazione è decisamente diversa, sia nella forma sia nel modo di prodursi sia nella sostanza, da tutto ciò che c’è di similare con altre scuole iniziatiche, perché ciò che si respira e ruota è prodotta come sostanza dalla Kundalini d’Occidente. Essa è la Potenza della Volontà Solare. È la Potenza dello Spirito Santo.

 

 

Giotto Pierrogi (1. continua)