Il miracolo

Spiritualità

Il miracolo

 

L’umanità è abituata a considerare il Christo quale individualità; ma Egli si è individualizzato per soli tre anni; il tempo appena sufficiente per trasformare l’evoluzione dell’umanità.

 

L’uomo deve abituarsi a considerare l’entità del Logos, proprio come considera una forza interiore: come potrebbe essere la volontà, piuttosto che il pensiero, oppure l’amore. È la forza che intesse l’Io-sono. E questo è esplicitamente detto dal nostro Maestro Massimo Scaligero in Meditazione e Miracolo: L’uomo che poggia sull’Io-sono diffonde il Logos. Cioè dà modo alla forza di cui è sostanziato di esplicarsi nel mondo.

 

In questa prospettiva il miracolo quale affermazione del Logos, diventa piú evidente nel suo reale manifestarsi: ben diverso da quel “miracolismo” materialistico, con il quale l’umanità troppo spesso se lo immagina.

 

Io sono

 

Vivere nell’Io-sono è un cammino che co­involge tutta l’evoluzione, quindi non può esaurirsi in una pronuncia d’intenti o poco piú. Non basta dire: «Da oggi poggio sul mio Io»; anche se, per iniziare la propria ascesi spirituale, occorre iniziare a dirselo. Proprio come alzarsi da una sedia non è realizzare una escursione, ma farlo è necessario per intraprenderla.

 

Poggiare sull’Io-sono, senza voler esaurire l’argomento in poche righe, e senza voler fare della facile “dottrina”, significa iniziare a fare chiarezza sulle forze interiori in gioco quando si pensa, si riflette, si decide.

 

Rendersi conto di quanto sia, normalmente, importante l’istinto egoista nell’agire quotidiano è già una forma di miracolo del quale troppo spesso non ci si rende conto.

 

Una delle ragioni per cui il Maestro dei nuovi tempi, Rudolf Steiner, ricolma di estrema attenzione l’agire con dedizione e amorevolezza nel compiere il proprio lavoro, è proprio perché, attraverso questo tipo di atteggiamento, l’individuo incomincia a poggiare sul proprio Io-sono: perché porta coscienza, attenzione e Amore in quello che fa; prerequisiti essenziali al sorgere del Logos nella propria anima.

 

E se è vero che il Christo comunque avanza anche senza la collaborazione degli uomini per l’evoluzione di tutta l’umanità, è pur vero che chi fa il proprio lavoro cosí, già compie un miracolo non evidente, perché diffonde il Logos di cui l’Io-sono è intessuto.

 

Si può essere portatori di miracoli, non come eventi “straordinari” che sovvertono le leggi fisiche, anche se non è escluso che ciò avvenga, ma proprio come fatti che possono dare reale aiuto a chi s’incontra, tali da costituire “il miracolo” per questi ultimi.

 

In questo caso il miracolo si manifesta proprio attraverso l’azione di altri esseri umani che in quel momento sono “ispirati”, come si dice normalmente, a compiere un’azione tale da essere risolutiva per altri.

 

Questo è il miracolo che quotidianamente aiuta tutta l’umanità. Massimo Scaligero, negli incontri che aveva con noi, non mancava mai di sottolineare come l’oscuro e diligente lavoro di pochi volenterosi fosse lo zoccolo duro sul quale contava il mondo spirituale per aiutare l’uma­nità a sostenere il peso di tutto il male e il dolore prodotto nel mondo. Vi sono esseri, ci diceva, che bilanciano tutto il male degli uomini. Ed anche questo è un miracolo non visto.

 

Possiamo dire che il miracolo quale evento “ex-machina”, che sovverte le leggi fisiche, non accade se non in casi rarissimi, quasi mai. Anche se non è escluso: Pochi discepoli fedelissimi erano a conoscenza di un paio di episodi in cui Massimo Scaligero aveva dimostrato di saper sovvertire le leggi del mondo fisico. In una addirittura erano stati testimoni dei bambini, e decine d’anni dopo, io ho conosciuto uno di questi fanciulli oramai adulto.

 

Sono almeno due episodi appena accennati nella sua biografia “Dallo yoga alla Rosacroce”, in modo molto velato e nascosto. E posso testimoniare personalmente, come, chi, non essendo pronto, non li ravveda. Per cui non si può negare che in alcuni casi il “miracolo”, come è inteso nella nostra cultura, non possa avvenire.

 

È un atto di fede assoluta che può dare anche questo.

 

Iside-Sophia

 

Appellarsi all’Iside Sofia con il mantra “Ave Maria piena di Grazia”, è già sufficiente per aprirsi la strada all’intervento risolutore del Christo. Come appellarsi al Christo significa aprirsi all’intercessione simultanea della Vergine. L’uno o l’altra, ci dice Massimo in Iside Sofia la Dea ignota.

 

Ma il miracolo è difficile da scorgere, perché in prima istanza è interiore. Il primo intervento risolutivo nel Karma è spirituale: è il superamento di quel limite che costringe l’indi­viduo a dibattersi in un problema.

 

Poi è vero che può anche accadere il fatto superno, ma normalmente non è necessario: risolto il limite, l’individuo trova la strada della soluzione, che è il Miracolo dei nuovi tempi.

 

Fare chiarezza nella propria anima, cercare di poggiare sull’essenza che riesce a disciogliere le tensioni mondane, e quindi a fare appello all’essenziale atto dell’Io-sono, è il primo passo proprio per essere portatori del miracolo di donare la propria dedizione e amorevolezza donando agli altri il frutto del proprio lavoro, che cosí può essere intessuto di quella forza spirituale che risulti risolutiva nella vita di terze persone.

 

S’intende sempre come “miracolo” quello che si riceve. Abbiamo visto come spesso già sia difficile scorgerlo, proprio perché non si è sufficientemente attenti da dove arrivi.

 

Però bisogna anche intendere quello che si è in grado di dare agli altri. Dove l’amorevolezza e la dedizione del proprio operato, per quanto semplice possa essere, riesca ad essere risolutivo per chi lo riceve. Non c’è bisogno che se ne abbia merito. Ma è importante capire come quel “prodotto”, intessuto di maggior attenzione interiore, è già un miracolo offerto al mondo.

 

 

Massimo Danza