Una mostra di mostri

Arte

Una mostra di mostri

Colloquio con lo studente

 

Un giorno mi è venuta in mente questa storiella. Ho immaginato, dopo tanti anni, di recarmi presso l’atrio dell’Università che avevo frequentato e di trovare seduto su una delle panche un giovane. Mi avvicino e gli chiedo che cosa ci fa lí. Mi risponde di essere uno studente di ingegneria elettronica. Commento che quindi aveva frequentato cinque anni di elementari, tre di medie e cinque di scuole superiori. Lui mi risponde che non se lo ricorda. Perplesso gli chiedo come mai ha scelto proprio ingegneria elettronica. E lui candidamente mi dice che non lo sa, che non ha la minima idea di che cosa faccia un ingegnere elettronico! Sempre piú stupito io continuo affermando che quindi adesso dovrà sostenere una trentina di esami scritti e altrettanti esami orali, prima della tesi, quindi dovrà seguire le lezioni, prendere appunti e studiare molto. E lui confessa soavemente che non sa nulla di queste lezioni e di questi esami.

 

A questo punto gli chiedo: «Allora che cosa fai qui all’Università tutto il giorno?» E mi risponde: «Incontro gli amici, faccio la corte alle ragazze, bevo qualcosa al bar, organizzo le vacanze, cerco di far passare il tempo…».

 

Cosa penseremmo di un simile “studente”? Eppure è l’attuale condizione della maggior parte degli esseri umani: uomini e donne che non sanno da dove vengono (le scuole fatte, nel raccontino), non sanno dove vanno (cos’è un ingegnere) e non sanno cosa devono fare adesso (gli esami e la tesi). Non hanno la minima idea del perché vivono, però fanno passare il tempo inventandosi qualcosa. E quando qualcuno fa loro notare che non si interessano alla risoluzione dei piú grandi misteri dell’esistenza, rispondono che non è possibile indagare su questi enigmi. Eppure basterebbe cercare e prima o poi si troverebbero i Maestri che ci possono dare indicazioni precise e ci suggeriscono cosa fare per cercare di capire qualcosa in merito alle nostre stesse esistenze: però tutto ciò viene solitamente rifiutato, anche quando viene chiaramente indicata la via per trovare questi Maestri. A loro non interessa.

 

Queste tristi considerazioni mi sono venute in mente leggendo di una mostra dal titolo “Du sollst dir ein Bild machen. Zeitgenössische Kunst und religiöses Erleben” (Dovresti farti un’im­magine. Arte contemporanea ed esperienza religiosa”), curata da Günther Oberhollenzer presso il Künstlerhaus di Vienna e visitabile (spero di no) fino all’8 febbraio. Se solamente gli ideatori ed i sedicenti artisti sapessero almeno in esigua misura chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo non avrebbero mai potuto allestire una simile accozzaglia di opere blasfeme e nauseanti. Una mostra di mostri.

 

È talmente ridicolo ed offensivo il contenuto di questa esposizione che mi sono chiesto se valesse la pena sprecare tempo ed energie per scriverne portando tutto ciò alla vostra attenzione.

 

Ed è tale il livello degli organizzatori che addirittura propongono questo evento come momento didattico da offrire ai bambini degli “asili nido e delle scuole primarie”! E dicono che «insieme intraprenderemo un emozionante viaggio di scoperta. Esploreremo in modo giocoso alcune opere d’arte selezionate e ne scopriremo dettagli sottili».

 

La rana verde di Gunther Oberhollenzer

 

Quindi i pargoletti si troveranno di fronte a sublimi opere come la già citata rana verde di Martin Kippenberger (sull’Archetipo del dicembre 2024 www.larchetipo.com/2024/12/arte/arte-la-bella-addormentata/), crocifissa con la lingua di fuori mentre stringe un boccale di birra in una mano, opera ritenuta blasfema da Papa Benedetto XVI nel 2008.

 

Sumi Anjuman

 

Oppure i bimbi potranno estasiarsi davanti alla Maria (ci perdoni!) barbuta con in braccio il Bambino, nel dipinto “Anch’io sono la Madre” di Sumi Anjuman. E poi come non commuoversi di fronte alla Madonna trans (ci perdoni di nuovo!) laddove viene enfatizzato l’attributo maschile nell’opera della Anouk Lamm Anouk “Quaint Sunday/Mary’s Penis No. 3” (“Domenica bizzarra/Il pene di Maria”) presentata cosí dai dotti curatori: «Maria trans e sanguinante tiene in braccio il corpo senza vita del figlio, che a sua volta tiene in braccio il pene della madre, un gesto che può essere letto come tenero e inquietante al tempo stesso. È un momento che inverte le dinamiche di potere tradizionali: il divino diventa corporeo e queer». E ancora dal catalogo: «L’opera apre uno spazio visivo tranquillo e intenso in cui spiritualità, genere, vulnerabilità e intimità si intersecano in modi radicalmente nuovi». Misericordia!

 

Pecora-lupo

 

Ovviamente penserete che la Chiesa austriaca si sia ribellata di fronte a tante oscenità. Invece il vescovo di Innsbruck, Hermann Gletter ha commentato che «la mostra testimonia l’infinita lotta per rendere in qualche modo giustizia al mistero di Dio, che si è inscritto in un mondo ferito». Ed il gesuita Gustav Schörghofer ci racconta che «le immagini ispirate al cristianesimo potrebbero aiutarci ad aprire gli occhi su una realtà terribile, minacciosa e violenta, ma in cui, allo stesso tempo, si possono scoprire meraviglia, amore, tenerezza e devozione». E ancora il settimanale di cultura, fede e tradizione Der Sonntag Wien sostiene che la mostra «reinterpreta i motivi cristiani, in modo rispettoso, critico».

 

Ma ve la immaginate la reazione del mondo islamico se qualcuno osasse allestire un’esposizione che offendesse i loro sentimenti religiosi?

 

Per fortuna a Firenze c’è la mostra di Fra Giovanni da Fiesole, il Beato Angelico, a Palazzo Strozzi ed al Museo di San Marco fino al 25 gennaio. E che il Christo e la Madonna ci perdonino!

 

 

Carmelo Nino Trovato