
L’Agrifoglio
Dell’Agrifoglio, insieme ad altre piante invernali quali il Pungitopo e l’Elleboro, si era accennato nell’articolo apparso in questa Rubrica nel dicembre del 2022 con il titolo “Il Dono dell’Inverno”.
Ora si vuol entrare a meglio conoscere l’Agrifoglio, l’Ilex aquifolium il suo nome scientifico. Il nome deriva dal latino Ilex, leccio, poiché le foglie di queste due specie presentano consistenza e forma simili. Il termine aquifolium è legato alla caratteristica spinosità della pianta, infatti deriva dal latino acus, ago, e folium, foglia.
È un arbusto ma che può crescere fino ad essere un albero vero e proprio, e può raggiungere gli 8-10 metri. Ha fusto eretto e una chioma densa, foglie di forma ovata-lanceolata, lucide, con spine ai lati, è un sempreverde e quindi conserva le foglie tutto l’anno.
L’Agrifoglio ha la particolarità di avere alberi maschi e alberi femmina, alcune piante, specialmente in condizioni avverse, producono sullo stesso albero entrambi i tipi di fiori.
Lo troviamo dove vi è la quercia e il faggio, ha bisogno di un’alta foresta che lo protegga dal freddo eccessivo che non ama, ma a volte lo si trova anche in radure e pascoli aperti e può raggiungere 250-300 anni di età. Cresce con pazienza e lentezza, di conseguenza il suo legno è di alta qualità, duro, resistente e pesante. Ve ne sono varietà coltivate presenti pure in tanti parchi e giardini.
Da maggio a luglio produce piccoli fiori di color bianco, riuniti a gruppo e disposti all’ascella delle foglie, la fioritura inizia da quando la pianta ha circa vent’anni, molto piú vistosi i suoi frutti, una drupa globosa, carnosa e lucente, di colore rosso e persistente per tutto l’inverno, ed è proprio questa armonia di rosso e di verde che rende le fronde dell’Agrifoglio cosí ricercate per gli addobbi del Natale.
La pianta era considerata un amuleto vegetale e coltivata intorno alle case per proteggerle dalle influenze negative. La durezza e il colore verde delle sue foglie rappresentavano la forza vitale e la rinascita, mentre i frutti erano considerati un prezioso concentrato di energia solare.
Va precisato che proprio specialmente nei frutti vi è la massima tossicità per l’uomo per la presenza di glucosidi e alcaloidi, mentre per gli uccelli rappresentano un’importante fonte di nutrimento.
Nell’antica Roma l’Agrifoglio era posto tra gli alberi infelix, infatti seguendo le regole dell’etrusca disciplina dedicata nei suoi libri ad interpretare i segni, i Romani dividevano gli alberi in due categorie: arbores felices e arbores infelices. La traduzione con l’italiano di questi due termini è riduttiva, la differenza tra alberi fausti e infausti in Catone è assai piú semplice e, verrebbe da dire, “romana”: alberi felices, secondo Catone, sono quelli che portano frutto, infelices, quelli che non lo portano.
Già prima di Roma le popolazioni italiche, specialmente nelle campagne e nelle valli alpine e appenniniche, vedevano nell’Agrifoglio una valida difesa contro le influenze nefaste. Ancora oggi nei recessi piú interni di queste valli, si sono conservati usi e tradizioni di quest’albero anche se ormai queste conoscenze stanno sparendo con gli anziani.

Il rilievo marmoreo di San Felice che abbatte il Drago
L’Agrifoglio veniva dunque posto fuori dalle case, appeso ai granai e alle stalle, ma già nell’antichità era pure importante dove questo veniva raccolto, erano preferiti per la raccolta i luoghi nelle vicinanze di templi od oracoli, comunque di luoghi ritenuti sotto l’influenza della divinità, questo è continuato poi in epoca cristiana dove la raccolta dell’Agrifoglio veniva fatta di preferenza nei pressi di santuari, chiese o abbazie, o comunque luoghi sotto la protezione del divino, come ad esempio in Valnerina, in Umbria, si raccoglieva a Vallo di Nera, luogo significativo perché nel mito fu teatro delle epiche gesta di San Felice e San Mauro, che ivi sconfissero un drago. Sul luogo, vicino al fiume Nera, sorse già prima del Mille un’abbazia benedettina di cui rimane l’edificio romanico della chiesa e parte del convento. Sopra l’arco d’ingresso della chiesa, dedicata ai Santi Felice e Mauro, è raffigurato, in un rilievo marmoreo datato ai primi del mille, San Felice che con un’ascia abbatte il drago, allegoria del lavoro di bonifica che i monaci benedettini svolsero in quel luogo e della vittoria sugli elementi della Natura.
Va detto per inciso che per tutte le piante di cui si fa, o si faceva, raccolta per uso magico apotropaico, ma pure per uso medicinale, valeva il fatto che il luogo dove queste venivano raccolte aveva importanza, e che le persone addette alla raccolta ben sapevano i luoghi dove le energie e la presenza del sacro erano piú evidenti. Ora lo si chiama “magnetismo del luogo”, è ancora presente, ma è l’uomo che ha perso la facoltà di percepirlo, o è rimasto retaggio di individui provenienti da incarnazioni antiche e che hanno un rapporto speciale con gli Esseri Elementari del posto. Uno di questi luoghi è, ad esempio, il Monte Subasio, presso Assisi, città che è stata resa famosa dalla presenza di Francesco, ma che dal Monte sopra di essa ha preso tanta forza e sacralità già da tempi antichi.
Tornando all’Agrifoglio è dunque con le sue fronde l’albero che protegge da streghe e malefíci, chiamato anche legno stregonio, o verdura delle streghe. Il Mattioli ne cita l’uso dei contadini del suo tempo, il Cinquecento, i quali usavano prelevare dalle chiese le fronde di Agrifoglio usate per gli addobbi e portarle a casa per difendere la loro dimora dalle folgori, dagli incantesimi e dagli effetti della fascinazione.
Da notare che tutte le piante sempreverdi e pungenti con presenza di bacche rosse erano considerate un valido presidio contro il male, ad esempio il pungitopo e il ginepro rosso.
L’uso del sempreverde Agrifoglio durante il periodo che precede la fine del ciclo autunnale, si spiega non solo come auspicio di rinnovamento, data l’imminente rinascita del sole dopo la notte piú lunga dell’anno, ma soprattutto col fatto che, nelle tradizioni antiche e nelle tradizioni rurali dei nostri tempi, la fine dell’anno rappresenta un momento di crisi cosmica in cui il mondo è alla rovescia e forze infere, il cui passaggio a questo mondo è normalmente precluso, in quel periodo si aprono un varco e invadono la dimensione dei viventi. Il tema popolare delle streghe che si aggirano la vigilia del Solstizio d’Inverno e nella notte di Natale rientra in pieno in queste concezioni religiose le cui origini si perdono in tempi remoti.
Non tutti nella società cristiana erano poi felici per la fama che questa pianta strana e scura si era conquistata, ma tutti i tentativi di screditarla fallirono, incontrando la decisa resistenza della gente. Una ballata medievale dell’Inghilterra, dove l’Agrifoglio è ancora il sempreverde piú utilizzato a Natale, ne difende la tradizione: «Chi parla male dell’Agrifoglio, in un baleno verrà impiccato. Alleluia!», questa all’incirca la traduzione.

Una credenza ancora molto diffusa nelle campagne delle isole britanniche vede nell’Agrifoglio la personificazione delle forze maschili della Natura e nell’edera quella delle forze femminili; anche qui, come nell’uomo, in attesa di un ritorno all’androginia, come del resto già l’Agrifoglio in parte fa attraverso i suoi fiori che spesso, sullo stesso albero, sono maschili (bianchi) e femminili (rosa).
Portiamoci ora nei Paesi del Centro Nord Europa dove l’Agrifoglio era in uso presso gli sciamani e gli erboristi di quei luoghi già in tempi precristiani e dove, specialmente con le sue foglie apicali che son le piú tenere, ridotte in frammenti e bollite nel latte se ne faceva un preparato per i problemi di stomaco. Del resto le foglie sono note tuttora per le loro proprietà curative; l’infuso di uno o due cucchiaini di queste, tagliate a pezzettini e lasciate in una tazza d’acqua per un’intera notte, per poi farla brevemente bollire la mattina, bevuta in due o tre tazze durante il giorno serve per curare l’influenza, in quanto abbassa la temperatura, riduce la tosse e fluidifica il muco.
Nei Fiori di Bach l’Agrifoglio è Holly; è il fiore dell’amore incondizionato, universale, ci aiuta ad aprire e ad espandere il cuore, che è l’organo cardine della trasformazione alchemica dell’amore divino in amore terreno: il cuore, al di là della sua funzione fisiologica, è il centro trasmutatore delle energie basse come odio, gelosia e vendetta, in pace, bellezza e amore superiore. Chi percorre un cammino spirituale ha bisogno di Holly piú spesso di quanto si voglia credere.
Nel mondo anglosassone la cultura dell’Agrifoglio ha origini precristiane, è il Re Agrifoglio in quanto un aspetto dell’antico archetipo dell’Uomo Verde.
L’Agrifoglio proietta uno straordinario senso di forza e chiarezza, una forma dignitosa di fermezza, prodotta dall’equilibrio fra testa e cuore.

Davanti all’Agrifoglio è come se ci dicesse:
«Fatti coraggio!
Sei in grado di affrontare
tutto quello che succede!
Rimani fedele alla verità
che trovi dentro di te.
In questo
scopri il coraggio,
l’ambizione e l’orgoglio
di tagliare l’illusione,
come farebbe una spada
in una mano forte.
Con la chiarezza
dell’amore
porta vita alla terra».
Davirita
Ed ecco il video dell’Agrifoglio e del pungitopo su YouTube:
