Perché Massimo Scaligero avrebbe guarito Julius Evola

Esoterismo

Perché Massimo Scaligero avrebbe guarito Julius Evola

Dallo Yoga alla Rosacroce

 

Dice Scaligero in Dallo Yoga alla Rosacroce: «L’attacco che Evola muove contro Steiner e l’Antroposofia non appare facilmente spiegabile, anche se non riguarda Steiner, bensí il lettore che possa venirne influenzato. Ma una replica dialettica è proprio ciò di cui Steiner non ha bisogno. Per accostare veramente il proprio Maestro, in questo tempo, il discepolo deve anch’egli nella forma attuale superare le sue prove: forse per Evola la prova specifica è appunto l’Antroposofia, mentre per altri è la critica di Evola nei confronti di Steiner. Chi si lascia impressionare dalla critica di Evola formulata in particolare in Maschera e volto dello spiritualismo contemporaneo, non è maturo per conoscere l’insegnamento dello Steiner e da tale opera in realtà può venir aiutato ad aspettare: la destata avversione per Steiner può essere appena l’inizio di una relazione con lui, che avrà un seguito indubbiamente positivo, talora in questa medesima vita. II segreto sovrasensibile si difende da sé. …La dialettica è comunque il veicolo dell’alterazione di ogni impresa dello Spirito».

 

Maschera e volto

 

In Maschera e volto dello spiritualismo contemporaneo Julius Evola critica duramente Rudolf Steiner e la sua antroposofia per la visione storica e cosmologica evoluzionista, considerata antitradizionale e in contrasto con la dottrina dei cicli e della regressione delle caste. Evola giudica l’approccio di Steiner come un processo progressivo e lineare, che riduce il sovrasensibile a una dinamica moderna materialista, invertendo i princípi gerarchici tradizionali. Questa prospettiva si allinea al darwinismo e al progresso illusorio, privi di un vero ancoraggio metafisico superiore. Il libro analizza varie correnti come teosofia, spiritismo e antroposofia, distinguendo “maschera” (aspetti negativi, profani) da “volto” (elementi positivi, se presenti). Per Steiner, prevale la maschera: un’evoluzione spirituale che Evola vede come deviazione dal principio divino originario. Tutto questo però risulta vero per Steiner ma non per l’amico Massimo Scaligero per il quale Evola nutriva una stima immensa.

 

L’incidente di Vienna – Ricordiamo al lettore che Julius Evola subí il famoso incidente di Vienna il 21 gennaio 1945, quando rimase ferito da un frammento di granata durante un bombardamento sovietico, riportando una paralisi permanente dalla vita in giú. Evola infatti si trovava a Vienna dal 1944 per studiare documenti di stampo massonico sequestrati dalle SS, rifiutando di lavorare all’interno di rifugi antiaerei. La lesione midollare lo costrinse a due anni di cure in cliniche austriache, prima del rientro in Italia che avvenne nel 1948.

 

Fuoco segreto

 

Il carteggio Evola-Scaligero Il carteggio tra Julius Evola e Massimo Scaligero documenta un’intensa relazione intellettuale e spirituale tra i due esoteristi, durata dal 1930 al 1953 circa, pubblicata in Fuoco Segreto (Edizioni Mediterranee). Le lettere (tutte quelle custodite da Scaligero spedite da Evola) rivelano un iniziale entusiasmo reciproco, con Scaligero che descrive l’incontro con Evola come un momento di “simpatia estradialettica”, nonostante divergenze sull’antroposofia steineriana, criticata da Evola come deviazione moderna. Evola apprezzava moltissimo il “pensiero vivente” scaligeriano, mentre Scaligero evolveva verso un’interpretazione cristica di Steiner, causando un progressivo distacco dalle posizioni evoliane.

 

Il carteggio integra la biografia spirituale di Evola, mostrando scambi importanti su tradizione, Iniziazione e critica del mondo moderno, con Scaligero figura-ponte tra evolismo e rosicrucianesimo. Nei passaggi delle missive si riflettono tensioni tra tradizione perenne evoliana ed approcci operativi “solari” scaligeriani, senza tuttavia conflitti aperti ma con divergenze dottrinali insanabili.

 

 

Le Lettere:

 

Lettera di Scaligero del 1940: Descrive l’incontro con Evola come “simpatia estradialettica”, esprimendo ammirazione iniziale per l’approccio di Evola alla Tradizione.

 

Corrispondenza dal ’40 al ’50: Evola elogia il “pensiero vivente” di Scaligero, mentre emergono iniziali tensioni su antroposofia e rosicrucianesimo.

 

Lettere finali dal ’50 al ’53: Scaligero evolve verso la visione cristica di Steiner, portandosi ad un distacco senza rotture esplicite da Evola.

 

 

Queste missive evidenziano affinità sulla critica al modernismo, ma divergenze sui metodi operativi: Evola privilegia la via della mano “sinistra” aristocratica, Scaligero il “pensiero vivente” solare.

 

La proposta di guarigione rifiutata – Nel carteggio tra Julius Evola e Massimo Scaligero, come dicevamo pubblicato in Fuoco Segreto dalle Mediterranee, emerge un episodio in cui Scaligero propone in modo disinteressato ad Evola, paraplegico dopo l’incidente di Vienna, un intervento spirituale per favorirgli la guarigione, basato sul suo metodo del “pensiero vivente” e sulle tecniche antroposofiche steineriane. Evola rifiuta fermamente l’offerta, ed in una missiva degli anni ‘50, motiva la scelta con la convinzione che la sua condizione fisica fosse parte di un disegno karmico o metafisico superiore, non da alterare con pratiche operative “solari” o curative, ovvero di immaginazione creatrice (L’imaginazione creatrice – L’Archetipo ). Sottolinea inoltre l’idea di accettare la paralisi come opportunità ascetica, affine alla sua via “sinistra” aristocratica e stoica, evitando interventi che avrebbero potuto interferire con la volontà trascendente. Massimo Scaligero reagisce al rifiuto di Julius Evola con rispetto e accettazione, riconoscendo la superiorità della scelta individuale di Evola come espressione della sua via ascetica e aristocratica, senza insistere ulteriormente. Nella missiva successiva, Scaligero esprime comprensione per la decisione di Evola di accettare la paralisi come parte di un destino metafisico, interpretandola come atto di libertà dell’Io superiore, coerente con la tradizione perenne. Non contesta il rifiuto, ma lo eleva a testimonianza di forza interiore, evitando polemiche e mantenendo il tono di stima reciproca. Questa reazione riflette la visione scaligeriana del “pensiero vivente”, che privilegia la non-interferenza nella libera volontà altrui, distinguendo la vera Iniziazione da imposizioni curative; il dialogo continua senza fratture, seppur con divergenze insanabili.

 

Lo Yoga della potenza

 

Il sentiero evoliano – Il sentiero della mano sinistra, secondo Julius Evola, è una via iniziatica aristocratica, trasgressiva, che integra elementi tantrici, alchemici e magici per superare la dualità morale e accedere al sovrasensibile attraverso la trasmutazione del corpo fisico e delle energie inferiori. Evola lo descrive in opere come Lo yoga della potenza e Il mistero del Graal come percorso “regale” o della mano sinistra, opposto alla via devozionale, enfatizzando il controllo eroico delle forze ctonie (Kundalini) senza rinuncia ascetica passiva. Include pratiche di identificazione sovraindividuale, evocazione e uso eroico del tabú per liberare lo Spirito da vincoli borghesi e moderni. Evola lo praticava personalmente negli anni ‘20-’30, influenzato da magia sessuale e hatha yoga appresi a Roma tramite l’esoterista Lea de Berti (Himalayan Swâmi), esperendo stati di estasi e identificazione divina. Lo sperimentò anche nel Gruppo di Ur (1927-29), cerchia magica con Arturo Reghini per evocazioni uraniche e talismani, e in solitudine post-bellica, adattandolo alla sua paralisi come ascetismo stoico.

 

 

Il Sentiero solare scaligeriano e la guarigione esotericaIl sentiero solare scaligeriano (Sintesi dell’ascesi scaligeriana – L’Archetipo) si esplica in tre punti fondamentali:

 

 

1. Pratica dei 5 esercizi steineriani e/o pratica della preghiera continua del cuore, per portare l’Iniziato sulla soglia del proprio corpo eterico.

 

 

2. Attivazione immanente della Shakti o Kundalini (cui Scaligero attribuisce l’aggettivo di “michaelita”) in uno dei tre centri primari: testa, cuore e ventre. Questa Shakti rappresenta il Fuoco Sacro nel quale forgiare il proprio corpo eterico, la volontà piú alta perché di natura cosmico-stellare. Essa viene generata attraverso la forza-pensiero rilasciata dopo l’esercizio della concentrazione ed è concessa dalla Gerarchie Superiori a chi si dimostra meritevole di riceverla ed utilizzarla canonicamente. In alternativa si può ricorrere alla sola Imaginazione Creatrice (L’imaginazione creatrice – L’Archetipo) per simulare il movimento della Shakti nel corpo umano e nei tre centri.

 

 

3.  Tecniche di ascesi superiori (Massimo Scaligero e l’Operatio Solis – L’Archetipo), che trasmutano la Shakti immanente in un campo pervasivo fatto di pura luce vibrante (luce del Logos). Scaligero pone in essere una similitudine tra questa esperienza e quella attraverso la quale il mondo eterico-vegetale domina quello fisico-minerale con il prevalere del carbonio rispetto all’ossigeno. Nei processi di fisiologia occulta ciò determina l’inversione degli stessi processi respiratori sino a quello che Scaligero chiama respiro invertito.

 

 

È con questa tecnica che probabilmente Scaligero avrebbe guarito l’amico Evola dalla sua paralisi, attivando immanentemente la Shakti in progressione in ciascuno dei tre centri fondamentali. Vi è da aggiungere che Evola stesso, nella medesima missiva del rifiuto, scrive a Scaligero che da tempo non sente piú sorgere in lui il Fuoco Sacro, stabilendo una precisa volontà karmica di rassegnazione.

 

Nell’articolo qui di seguito riportato viene esplicitato l’approccio scaligeriano alla guarigione presente in uno dei suoi libri fondamentali edito da Mediterranee: Guarire con il Pensiero (Le tre Vie interiori della guarigione – L’Archetipo)

 

Guarire con il pensiero

 

 

Kether