Spirito, anima e bipolarismo

Etica

Spirito, anima e bipolarismo

Spirito e anima di un popolo

 

L'anima del popolo

 

Lo Spirito di un popolo è spesso imperscrutabile come lo è quello di un singolo essere umano. Il Karma di un popolo esiste, basti pen­sare a ciò che è avvenuto agli ebrei nel corso dei millenni. Pensiamo anche alle civiltà dei nativi americani ormai scomparse. Se una co­munità si estingue o attraversa momenti di tenebra o di fulgore, ciò è legato allo Spirito di quel popolo. L’anima del popolo è altra cosa: si rileva in alcune forme riconoscibili nelle tradizioni e nei comportamenti maggiormente diffusi. Interessante è notare che anche negli aspetti della comicità emerge qualcosa di profondo. Una scenetta comica può far sbellicare dalle risa un giapponese ma non un italiano e viceversa. Non è una faccenda culturale di superficie: è l’anima di popolo che agisce. Un secondo esempio: la pubblicità di un prodotto internazionalmente diffuso come una bevanda gassata deve modularsi a seconda delle diverse nazioni per essere efficacemente propagandata. Perché? Nei gesti, nella cucina, nell’attitudine al lavoro e alla politica è possibile rilevare l’anima comunitaria nazionale; conoscendo questi parametri la pubblicità plasma i messaggi. Vi sono quindi dei casi in cui alcune idee, alcuni comportamenti e alcuni giudizi non siano naturalmente e istintivamente presenti, ma vengano suggeriti, inculcati, indotti grazie alla manipolazione psicologica delle comunità. Questo “indurre”, se attuato con sistematicità, ha un nome: si chiama plagio collettivo. Il perché del plagio appartiene invece alla Storia ed è racchiuso nel mistero dello Spirito che governa un popolo. In sintesi l’anima di un popolo è una cosa, si pensi alle vittorie calcistiche cosa possono generare, lo Spirito di un popolo è ben piú difficile da comprendere.

 

 

Silenziare la TV

 

Silenziare la TV

 

Un esperimento efficace per comprendere il plagio comunicativo è alla portata di chiunque. Si presti attenzione a una serie di filmati pubblicitari televisivi togliendo l’audio che accompagna gli spot. È facile: basta mettere in “mute” il telecomando e vedremo rivelate le tendenze generali che fanno presa sulla gran massa dei telespettatori e quindi, purtroppo, dei consumatori. Cosí è anche per i telegiornali: silenziando un intero notiziario e osservando titoli e immagini, vedremo con quale efficacia il sistema riesce a distribuire la propaganda attraverso la scelta di notizie. La scelta dei contenuti di un TG si chiama scaletta. Osservando la scaletta dei telegiornali capiremo le priorità che i poteri economico, politico e religioso riescono a veicolare nell’opinione pubblica attraverso la conoscenza dei meccanismi dell’anima di quel popolo.

 

 

Una data fatidica nella comunicazione

 

Notizie su Gaza

 

Un esempio formidabile per renderci conto dei tentativi di plagio collettivo è rappresentato quindi dalle scalette degli argomenti distribuiti nel tempo dei telegiornali. Si pensi alla tragedia di Gaza, di come essa sia stata portata all’opinione pubblica italiana. I dati sono chiari: nella seconda metà del mese di marzo del 2025 (dati dell’osservatorio di Pavia che studia le notizie) i telegiornali italiani hanno fatto virare l’attenzione del pubblico di casa nostra. Possiamo dire che prima della metà di marzo 2025 i media mainstream, nessuno escluso, concentravano tutta la loro attenzione sull’esecrabilità della strage ai danni di Israele e sulla barbarie di Hamas. Dalla metà del mese di marzo del 2025 in poi sono iniziate gradualmente le notizie su Gaza e sulle condizioni dei palestinesi in quella martoriata striscia di terra. Si tratta di un cambio di equilibrio: la notizia principale non è solo il richiamo alle stragi di Hamas, ma alle condizioni di vita della popolazione di Gaza – fame, distruzione, profughi, bambini feriti – che gradualmente iniziano a convivere nelle aperture dei TG Rai, Mediaset, La7. Da quel momento il centro della narrazione si sposta sulla sofferenza dei Gazawi e sulle critiche internazionali alla sproporzione della risposta israeliana. Tutto ciò porterà agli scioperi del mese di ottobre del 2025 e perfino alle violenze (con il pretesto di Gaza), violenze che sono avvenute a margine delle pacifiche manifestazioni sindacali. Ci domandiamo allora il perché si sia determinato il cambiamento di narrazione?

 

 

Pompare le notizie

 

Pompare le notizie

 

Qualsiasi notizia alimentata ad arte produce degli effetti, lo si vede anche nel non dare comunicazioni o darle prima o dopo. Non parlare di un evento significa non innescare la spoletta della reazione emotiva nel popolo. Eccidi come quelli del Sudan con centocin­quantamila morti dal 2023 ad oggi sono simili a Gaza ma, per dirla con il linguaggio d’ogni giorno,  nessuno si fila il Sudan. Ancora un esempio: il fatto che il 44% degli stupri in Italia sono provocati da emigrati (che sono soltanto il 9% della popolazione), potrebbe innescare reazioni imponenti. Ma il fatto non compare al­l’inizio dei telegiornali, anzi non compare affatto. Sia l’eccidio del Sudan che gli stupri da parte di immigrati in Italia sono fatti sconvolgenti che se fossero stati riproposti con la metodica frequenza in ogni telegiornale o radio giornale avrebbero sortito effetti.

 

In un tempo in cui l’informazione è il principale campo di battaglia tra fazioni in lotta tra loro, le verità sull’agenda comunicativa diventano enigmi da sviscerare. E questo ce lo ha spiegato bene Rudolf Steiner nelle conferenze sul Karma della non Veridicità (O.O. N° 173 b).

 

 

Scontro fra bande

 

Ritorniamo alle notizie su Gaza, e diciamolo chiaramente: l’occultamento del geno­cidio era inaccettabile e imposto dall’alto, ma che ci sia stata una indicazione governativa nell’accettare questa realtà all’interno delle scalette dei notiziari è altrettanto probabile. Alcuni soggetti vicino ai vertici comunicativi hanno improvvisamente (e giustamente) aperto le dighe alla comunicazione veritiera sull’etnocidio israeliano. È come nel gioco: “Tana libera tutti”: l’informazione mainstream si è scatenata sostenuta anche dalla ben orchestrata operazione Global Sumud Flotilla. Operazione mediatica che ha comunque fatto la sua parte per acuire la sensibilità verso Gaza.

 

Scontro fra bande

 

Le frange giovanili piú estremiste si sono radicate nelle università saldandosi con molti giovani islamici, e i centri sociali hanno rispolverato il dissenso violento. L’incendio delle anime si è cosí propagato fino ad arrivare agli atti delinquenziali dei centri sociali di Sinistra. Il PD e la CGIL hanno dovuto, volenti o nolenti, abbandonare una posizione defilata (o platealmente filo-israeliana come nei casi di Marco Taradash e Pina Picerno) e sposare una causa che altrimenti li avrebbe com­promessi agli occhi del loro elettorato, favorendo i 5 Stelle. C’è quindi il sospetto che il tema di Gaza sia stato artatamente sollevato per spaccare il fronte dell’opposizione, tant’è che nella festa annuale di Atreju la proconsole Meloni, nel pretendere la presenza di ambedue i soggetti della Sinistra (cosa che ovviamente non si è realizzata), ha messo il dito nella piaga, sottolineando di non riconoscere il leader primo dell’opposizione: PD o 5Stelle?

 

L’apertura sui fatti di Gaza nei telegiornali faceva parte di una strategia politica in cui la Sinistra è caduta in trappola. Il cinismo e l’abilità machiavellica che sta dietro a queste mosse è uno dei motivi per cui la maggioranza degli italiani prova repellenza per la politica o al contrario ammirazione per le capacità manovriere della Meloni, capace di asserire tutto e il contrario di tutto. Esistono indubbiamente dei flussi eteroguidati dell’opinione pubblica. Ma nostro compito è quello di comprendere lo stato reale dei fatti e metterli in luce affinché la realtà sia illuminata dalle forze morali del pensiero. Quel pensiero  arriverà piú lontano, anche a quelli che taluni pensieri, per ora, non riescono a formularli. 

 

 

Il Karma del bipolarismo

 

Menorà dollaro

 

È a questo punto che a ben vedere emerge il fatto che il bipolarismo è funzionale al sistema anglofono e all’Impero d’Occidente sia a guida Trump che a guida Obama. L’idea di far coesistere fazioni contrapposte nella democrazia parte dal presupposto che l’egemonia anglofona non si basa soltanto sulla forza militare, ma anche sulla capacità di gestire le forme della contrapposizione politica nelle aree soggette alla sua influenza. L’Europa – e l’Italia in particolare – è stata modellata come spazio in cui destra e sinistra non devono mai convergere. La loro separazione non è un incidente della storia parlamentare: è l’architrave del dominio psicopolitico occidentale. Ogni volta che una forma di sintesi appare possibile, essa viene immediatamente delegittimata, ridicolizzata, infiltrata o fatta implodere. Questa è la dialettica fondamentale: il bipolarismo europeo – ormai trasformato in un teatro di marionette – è costruito sulla frattura artificiale fra due poli che non rappresentano piú alcun contenuto reale: – una sinistra progressista, resa strumento dell’ideologia globalista, antinazionale, ultratecnocratica e woke, e una destra amministrativa, neo liberista incapace di incarnare un progetto comunitario come quello russo o cinese, una destra costretta ai voleri britannici che influenzano pesantemente la NATO.

 

 

Salvino Ruoli (1. continua)