L’occulta respirazione di luce e la sua occulta rotazione eterica di corrente sottile non hanno nulla a che vedere con la rotazione taoista sia microcosmica sia macrocosmica del Chi – l’alchimia taoista – compresi i tre Dan Tian, né con il Qi Gong, né con i sistemi Tantrici sia buddisti sia indiani di salita e discesa del prana per risvegliare la Kundalini e farla salire di centro a centro o da chakra a chakra fino allo sahasrāracakra. Non ha nulla a che vedere nemmeno con il Kundalini Yoga, né col Kriya Yoga, né con lo Sciamanesimo o altri sistemi, pur se vengono interessati i centri psicofisici, in quanto essi vengono usati con energie e modi diversi.
Essa, infatti, essendo prodotta dal volere dello Spirito, non ha aspetti tellurici. Elementi sotterranei ed inferi di intensità e profondità sconvolgente, che invece, si immettono e innestano nel volere del profondo, relegato alla struttura psico-fisica, quando questo, se stimolato e fatto risalire in momenti evolutivi non idonei nei piani superiori extra-corporei, si rende facilmente preda alle forze avverse alla risalita nello spirituale e, particolarmente, a quelle asuriche: le forze contrarie all’anima cosciente e all’Io. Esse si presentano come un’onda di fuoco dirompente, straripante e travolgente emettente un suono simile a un terremoto interno che travolge tutto ciò che incontra, accompagnato da un terrore che si ripercuote, avvolge e prende profondamente il centro dell’addome.
È tipico, se ciò sta avvenendo o sta per avvenire, che l’Io le contrasti con tutta la sua forza di coscienza affinché non superino il varco, rappresentato fisicamente dal diaframma, e non entrino nella sua sfera centrale di vita, cioè la cardiaca zona fisica, e tornino, quietandosi, nella sede di partenza, la zona fisico-creativa, il perineo. Il pericolo è avvertito in tutto l’essere con il prodursi di particolari pulsazioni sanguigne e tipiche tensioni nervose, compreso un tremore interno, producente l’udire nel profondo della mente un particolare suono di pericolo.

Heimdall suona il potente Gjallarhorn
È un’esperienza che ricorda molto un mito nordico, precisamente il Ragnarök in cui il guardiano di Asgard, cioè dei mondi spirituali, Heimdall avverte con il potente suono del Gjallarhorn, il suono del corno, cioè il segreto suono dell’iniziato, gli Æsir, gli dei celesti o spirituali, del pericolo che incombe sull’Yggdrasil, il cuore dell’intero universo, sia macrocosmico sia microcosmico, o albero cosmico, o albero o acqua di vita, dall’assalto dei Vanir, gli dei legati alla materialità e agli istinti o forze telluriche, in quanto stanno superando il Bifröst, il ponte metafisico che collega il mondo dei sensi con il mondo dello Spirito.
Con tale rotazione eterica, la Corrente Michaelita oltre ad accendere tutti i centri sottili purifica quelli inferiori, producendo la potente trasformazione della brama e dell’eros da amore terreno ad amore animico, ad amore spirituale. È l’arte del Sacro Amore, necessaria affinché il Volere Celeste operi l’eterizzazione delle ossa, il processo indispensabile per la Creazione della Pietra Filosofale. È la preparazione del corpo di gloria, il corpo di resurrezione o immortale. È l’allargamento della coscienza nel nucleo del Sé che consente la trasformazione del volere tellurico in volere puro terrestre, che unendosi con quello celestiale, coadiuvato in ciò dalla pura forza pensiero, permette la sua risalita oltre il piano fisico e i piani metafisici: è il prodursi dell’Amore Immortale, partente dal Sacro Amore, nell’unione della propria anima con il proprio Spirito. È il ricevere e il donarsi dell’Amore Logoico, l’Amore Spirituale, in ogni essere.
È il manifestarsi della Colonna di Fuoco, il collegamento con i Mondi Spirituali o piú esattamente con l’Assoluto e col suo profondo nucleo, l’Incondizionato. Si apre, cioè, la porta all’aspetto piú importante dell’ascesi, che è lo sperimentare e il percepire la Sua presenza in sé e fuori di sé, attraverso modi e forme di là della comprensione comune, perché è vita fuori dal mentale e dal sentire psicofisico.
È il ricevere e il ritrasmettere la stupenda Felicità del Fuoco di Luce Infinita, la Luce Spirituale della divinità e lo scambio d’Amore, coinvolgente piani, energie fisiche e metafisiche, con la Vita di Esistere di ogni essere in una Bellezza Gioiosa di Unione Universale indissolubile, convergente nell’Assoluto e nel Suo Centro, percepito per la nostra coscienza manifesta come il potenziale divenire dell’Incondizionato o Indeterminato Nulla.
Si è in una beatitudine coinvolgente se stessi e, a volte, chi ci circonda, in un universo senza confini e in una coscienza profondamente attiva. L’anima, pur se attraversata da momenti difficili e di sconforto della vita materiale, l’affronta nel modo adatto alle circostanze, ma si riconosce nel mantenere il suo nucleo centrale, in una “pace” gioiosa e felice nello Spirito e nella vita nel senso piú elevato, completo e ampio.
Questo è l’aspetto finale dell’ascesi: è l’integrazione con il Cristo, il Logos Universale, il Sé Infinito, anche se per questo piano è raramente raggiungibile e ancor meno mantenibile nel tempo, se non per brevi istanti. Comunque, rimane presente in memoria pur se in forma asettica e senza coinvolgimento.
Infatti, ogni volta, per ottenerlo in modo pieno e stabilizzarlo per quel breve tempo, è necessario che la coscienza segua la via realizzativa data dalla Scienza dello Spirito che poi, secondo a quale centro essa si centralizza, attua un percorso diverso, quale l’essere della via del pensiero, l’essere della via del sentimento e l’essere della via della volontà, anche se ognuna di esse contiene in forma secondaria le altre due.
Ciò comporta che ognuna di esse, ad un certo punto dell’ascesi, dopo la scoperta del Silenzio Mentale e del Vuoto Interiore e prima dell’Abisso, converge nella via dell’Essere o via Mistico-Iniziatica o via Assoluta o via della Volontà Solare.

Il Sole centrale del Logos
È tale Volontà Solare che consente il manifestarsi del Sole Centrale del Logos, il vero segreto che permette, nei momenti della sua presenza, di suscitare le forze di resurrezione che sono tutt’uno con le forze cosmiche dell’amore, donate dall’Entità Solare sul Golgota nel suo estremo sacrificio d’amore.
In conclusione si può dire che sia la concentrazione, la meditazione e la contemplazione profonda, sia la preghiera, pur se nell’apparenza diverse, conducono alla Iside Sophia e al Logos quale liberazione dell’anima ed integrazione dell’Uomo Spirito nell’Essere Divino. Volontà Solare che gioca, come illustrato, un ruolo molto importante nella vera Iniziazione e nell’ascesi.
La si può notare nell’espressione «attuando la capacità di far convergere al centro di sé lo spazio infinito dello Spirito» che, concretizzandola con un’azione metafisica di trasporto nel cuore, produce la rotazione e la cessazione del respiro. Lo stesso vale con l’espressione «far sentire e conoscere alla propria anima la morte» che, concretizzandola con un sentire fortemente voluto dall’Io sull’anima, la fa precipitare nell’abisso e, suscitate le forze di resurrezione, la fa risorgere da esso, donandole Nuova Vita.
Queste sono definizioni e istruzioni arcane e criptiche per la normale coscienza psicofisica, ma che si dipanano spontaneamente o automaticamente quando, tramite la disciplina della via del pensiero, ci si purifica con i cinque esercizi, si sviluppa l’Intuizione e la Volontà Solare, oltre alle altre qualità animico-spirituale. Allora è sufficiente che queste frasi siano accompagnate da un atto di pura volontà, capace di trasportarle nella realtà manifesta che viviamo, per provocare in senso generale la magia e, in senso particolare, le esperienze o realizzazioni della Cessazione del Respiro, della Rotazione Eterica della Corrente Michaelita, della Morte Iniziatica e del Risorgere a Nuova Vita. È il tornare ad essere, per una frazione di tempo, nello stato di Gerarchia.
Credo che questa condensata escursione ascetica, legata all’esperienza operativa e non alla dialettica, alla filosofia, alla cultura esoterica o religiosa, sia sufficiente per far comprendere ai ricercatori l’importanza e l’iter della Via Mistico-Iniziatica, e ai lettori la complessa operazione che il mio animo si stava accingendo a compiere.
Dunque, pronto, mi recai in via Barrili, il luogo dell’appuntamento, da dove da lí a poco avrebbe avuto inizio il viaggio.
Dopo aver salutati i partecipanti, con i quali avevo poca confidenza, mi fu facile immergermi immediatamente nell’operazione preventivata e già da qualche ora iniziata, mentre davanti a me sfrecciavano dai finestrini del pullman i paesaggi italici.
Un’allegra atmosfera di serena attesa aleggiava su tutta la compagnia, intanto che il veicolo percorreva chilometri e ci avvicinava sempre piú alla meta, rendendo la distanza meno pesante.
A concentrazione continua, instaurata ormai da diverse ore, con i suoi momenti di maggiore e minore intensità, rendeva il mio essere piú sensibile e cosciente dell’energia di fuoco della Volontà Solare che attraversava la sommità della testa, la illuminava, riempiva il canale centrale e si accumulava nei centri sottili comportando, tra le tante cose, l’allargamento dei confini interiori e una sensazione particolare: come cioè se il mondo spirituale guardasse e accompagnasse con interesse il viaggio che tutti noi stavamo effettuando. Questa sensazione, quasi sempre presente, si mantenne per tutto il viaggio: sia nella fase di andata, sia nel periodo di soggiorno, sia nella fase di ritorno, rendendolo, solo per il fatto di vivere questa elevazione interiore, appagante per la mia anima.

Il Goetheanum di notte
Era una serata piovigginosa e la luce crepuscolare era quasi assente quando giungemmo a Dornach e vidi per la prima volta stagliarsi, in una massa di ombra scura, il Goetheanum. Essa fu l’unico elemento distinguibile dell’edificio in quella sera, oltre alle vetrate colorate, all’ingresso esterno e alle porte particolari, illuminate dalla luce interna dell’atrio o come capii poi dalla luce delle sale.
Vi passammo immediatamente dopo il nostro arrivo a Dornach, solo per incontrare la persona di riferimento per il nostro soggiorno e per sapere l’orario di visita delle varie sale, ma questo bastò per accrescere la mia curiosità e le mie aspettative. Tali impressioni influirono nella mia pratica notturna.
Questa è la seduta ascetica piú importante della mia giornata, eseguita ormai costantemente da oltre cinquantotto anni. Essa è composta da una decina di minuti dedicati alla meditazione sui primi diciotto versi del Vangelo di Giovanni, e da un tempo che varia dai cinquanta minuti a un’ora e piú destinato alla Concentrazione, secondo le istruzioni date da Massimo Scaligero: «Essa, la Concentrazione, è la pratica piú importante della via del pensiero, in cui la propria coscienza o sé si centralizza nella mente per scoprire ed “estrarre dal proprio pensiero, il pensiero puro, lo Spirito Vivente che lo intesse”. Poi, nello scoprire in esso il proprio Sé Animico, si entra nel silenzio che gli consente di scende, scoprire e immerge verso la Parte Superiore del proprio sé, il proprio Sé Spirituale, nel cuore che nel vuoto la collega al Logos. Unione che permette alla scintilla cosciente del proprio Sé di riconoscersi nei propri involucri e espandersi senza piú incontrare limiti nella Coscienza Superiore o Spirituale. È tale espansione senza limiti del cuore metafisico, inglobante il pensare, il sentire e il volere, lo stato unitario del proprio Io nel rapporto con l’Essere racchiudente il Tutto. È ciò che viene inteso e percepito come il risalire alla testa, tramite la realizzazione della Concentrazione, della Meditazione e della Contemplazione Profonda».
Quindi solo quando la propria Coscienza opera nella concentrazione questa azione si può dire che «la Concentrazione è Esercizio a sé sufficiente per l’intera disciplina iniziatica».
Vale a dire, che dopo aver scoperto lo Spirito nel pensiero, si passa, tramite tale via, dall’ego al Puro Io Animico o Io Interiore nella zona mentale e da questo al Puro Io Spirituale o Io Superiore nella zona ritmica, quale riassorbimento nel Sé Universale o Logos durante la pratica e poi quale emanazione nel Sé Universale al termine di essa.
Qui la coscienza si sofferma concentratamente in una contemplazione percettiva sul Sé Universale per tutto il tempo della pratica, a meno che questo non si espanda avvolgendo tutto il proprio essere, dando un senso di profonda immersione e completezza, confluente in una vastità luminosa oltre i confini di sé, sia fisici che metafisici.
Allora la coscienza si porta, tramite una concentrazione di contemplazione percettiva, su questo stato a-spaziale e a-dimensionale di pace, che è lo stesso di quello cosmicamente pervadente nell’Essere Assoluto, per tutto il tempo della pratica, vivendo cosí la propria divinità interiore. Cioè, è vivere lo spirituale oltre il quarto stato di coscienza.
Per viverlo non è necessario entrarvi nel sonno con sogni, né nel sonno senza sogni, né immettendosi nello stato di beatitudine, né necessita alcun tipo di sdoppiamento di coscienza. Serve solo immergersi in coscienza, pur se per pochi istanti, nel Logos e nell’Incondizionato Essere Assoluto.
Per questo, la preparazione per riconoscere lo spirituale, che è in noi e fuori di noi, è tutto.
È necessario che si acquisisca una coscienza che, oltre all’innata capacità di vivere e riconoscere il materiale, inizi a vivere, percepire e distinguere lo spirituale che è in noi e fuori di noi, in una ricerca partente dalle qualità piú alte di noi stessi: ossia il pensare, il percepente sentire e il volere.
Qualità intese e affrontate come assioma spirituale per scoprire in loro l’elemento metafisico, manifestante l’extra-corporeo. Cosí dalla capacità pensante, si cerca di intuirne la causa profonda che permette di attuarla, e scoprirne nel profondo la sua natura.

Concentrazione
Quindi per questa ricerca si parte da un pensato singolo e ordinario, quale un pensato rappresentante un semplice oggetto creato dall’uomo. Lo si esamina immaginativamente in tutti gli aspetti che lo caratterizzano quale la sua composizione, la forma e l’utilità, per poi tenerne un’immagine mentale fino alla formazione pensante dell’immagine concettuale utilizzata per il tema su cui focalizzare la coscienza. Indicata come concentrazione statica.
Da lí, nello staccare la mente all’incessante fluire di un pensato indisciplinato e richiamando continuamente il senso dell’immagine pensante del tema, s’incrementa il concetto volitivo pensante, quale presenza unitaria di un tutt’uno senza bisogno di richiami fisici. Cioè si passa dall’immagine mentale dell’oggetto alla sua presenza concettuale quale lampo ideale, l’imagine sintesi concettuale, ossia l’idea. Indicata come concentrazione dinamica.
È questa l’imagine sintesi concettuale che non necessita di immagini provenienti dal fisico per esistere nel mentale, in quanto è un lampo sintetico di coscienza predialettica. È l’essenza nella coscienza di un concetto in sé nella coscienza del Sé. È il concetto puro; è la forza del concetto. La forza dinamica o forza concettuale atta a creare il concetto intuendone concretamente cosí la sua essenza o imagine predialettica. È l’azione creatrice pura dell’Io sull’io, di Spirito sullo Spirito che produce il pensiero puro: il pensiero predialettico.
Giotto Pierrogi (2. continua)
