Versione A
Ogni esercizio riflette, per quanto in minima parte, un’immagine dell’Iniziazione; e l’umile sentimento che nutriamo nei confronti dell’Iniziazione deve essere riversato in ogni meditazione che ci viene impartita. Non solo è importante eseguire gli esercizi con precisione e regolarità, ma anche il modo in cui li eseguiamo. Le esperienze della meditazione possono essere centinaia e centinaia di volte diverse. Ma ci sono alcune esperienze tipiche che tutti devono attraversare.
Ogni principiante deve lottare con entità ahrimaniche che penetrano nella sua coscienza durante la meditazione, cercando di distrarlo. Ciò si manifesta come una corrente. Per comprenderlo, dobbiamo chiarire quanto segue. Tutto ciò che vive in modo indipendente è circondato da una pelle, anche il corpo astrale. Questo corpo astrale, racchiuso da un involucro, è sempre stato indicato con uno zero. Esseri estranei non possono penetrare in un essere racchiuso da una pelle. Cosí il corpo astrale umano era uno zero, un nulla per gli altri esseri. Poiché il corpo astrale si era separato dall’intera materia astrale e si era circondato di una pelle, era diventato un uno, e questo si indica mettendo l’uno davanti allo zero: 10. A ciò si aggiungono i numeri che indicano i futuri stadi di sviluppo su Giove e Venere: sei e cinque, dando origine al numero mistico 1065 – Dzyan – di cui si parla nella Dottrina segreta di Helena Petrowna Blavatsky.
Durante il giorno il corpo astrale viene logorato a causa delle impressioni che riceve dall’esterno. Questo provoca delle lacerazioni nella pelle, attraverso le quali fuoriescono le forze necessarie al corpo fisico. Di notte il corpo astrale entra nella regione astrale e quando al mattino ritorna nell’uomo, questi si sente rafforzato perché il corpo astrale è guarito. Questo ci viene dato senza il nostro intervento, senza la nostra coscienza, e sentimenti sacri pieni di umiltà dovrebbero pervadere il nostro animo al pensiero di ciò.

Esiste un mezzo per impedire alle entità ahrimaniche di penetrare nella nostra coscienza, un simbolo che dobbiamo mantenere vivo dentro di noi. Si tratta del bastone di Mercurio, il bastone luminoso con un serpente nero e un serpente scintillante e brillante. Il serpente è il simbolo del corpo astrale. Ogni sera il corpo astrale fa la muta, si libera della pelle consumata. Il serpente nero ne è il simbolo. Durante la notte riceve una nuova pelle iridescente, e questa pelle rinnovata, bella e lucente del corpo astrale è simboleggiata dal serpente lucente.
Questo simbolo allontana tutto ciò che vuole invadere la nostra coscienza in modo disturbante, se lo facciamo apparire vividamente davanti a noi prima di ogni meditazione: il bastone di Mercurio che il messaggero degli dèi tiene in mano e che indica la via. Quando l’uomo sale piú in alto, quando diventa chiaroveggente, le entità ahrimaniche s’impongono a lui in immagini. Vede animali parassiti, ratti e topi. Come tentazione si avvicinano a lui esseri con bei volti umani, ma con piedi deformi. Non bisogna cedere a loro. Immagini positive sono quelle in cui il meditante vede una sfinge (serafino) o un cherubino. Anche in questo caso si deve usare il bastone di Mercurio per allontanare gli esseri che trascinano giú.
Quando il meditante ascende a livelli superiori, nei nuovi esercizi ha la sensazione di essere diviso, di dissolversi. Questa sensazione è del tutto giustificata. L’uomo è lí il Dioniso smembrato. Ma la sua coscienza non deve perdersi. Per capirlo, chiariamo quanto segue.

Sul corpo fisico lavoravano su Saturno i Troni, le essenze elevate e nobili. Il corpo fisico non ci appartiene, è un’illusione ottica. È formato da correnti che provengono dagli alti Troni. Immaginiamo dei ruscelli che confluiscono: dove si incontrano, si forma un vortice. Cosí il fisico nasce dove le correnti dei Troni si incontrano. Il corpo fisico è qualcosa di elevato, di sacro, su cui i Troni continuano a lavorare. Il corpo eterico è stato formato dagli esseri della Saggezza sul Sole. Sulla Luna gli esseri del Movimento hanno elaborato il corpo astrale. Sulla Terra gli esseri della Forma hanno elaborato l’Io.
Quindi la sensazione di dissoluzione è del tutto giustificata. Ci si sente restituiti alle correnti che ci hanno formato. Qui però gli esseri inferiori cercano di cancellare la coscienza del meditante, e questo non deve accadere. Per impedirlo, ogni volta che si nota che la coscienza sta per svanire, si immagini davanti all’anima la Rosacroce. È anche molto utile immergersi in essa alla fine di ogni esercizio. Prima di ogni esercizio il bastone di Mercurio, dopo l’esercizio la Rosacroce. Nella croce nera ci si immagini davanti all’inferiorità, alla bestialità nell’uomo, che deve essere superata; da essa devono sbocciare le sette rose rosse che germogliano e fioriscono.

Una bella leggenda narra: quando Christo era appeso alla croce con le ferite sanguinanti, arrivarono le api e ne succhiarono il miele come facevano di solito dalle rose rosse. Il sangue aveva cambiato i suoi componenti chimici attraverso il sacrificio, era puro come la linfa delle rose rosse.
Un livello ancora piú alto è quello in cui ci ritroviamo consapevolmente nelle sfere superiori. Lí non ci sentiamo come “Io”, ma completamente altruisti. Allora subentra la seguente tentazione: il diavolo mostra al meditante il mondo, che già rivela un certo splendore. Il diavolo dice: «Guarda, ecco il mondo. Sarà tuo se mi seguirai». Ma tutto ciò che è personale deve essere cancellato qui, e in quel momento si sente il proprio Io illuminarsi consapevolmente. Per resistere alle tentazioni del diavolo, medita sulla Rosacroce.
Quando ci ritroviamo consapevolmente nella meditazione, percepiamo la regione della pace dell’anima. Ma in questa regione non c’è solo pace; in essa infuria anche la lotta degli dèi, ruggisce il tuono, di cui le nostre lotte terrene sono solo deboli immagini. Pace nella lotta, come nell’acqua, nella stessa materia, regnano calma e tempeste. Per l’uomo di oggi ciò è quasi impossibile, ma se fosse possibile, sarebbe un’immagine di ciò che è stato appena descritto: stare in piedi su una nave che affonda con la consapevolezza che nei prossimi minuti si andrà incontro alla morte fisica, e attendere la morte in estasi, inebriati dalla bellezza della natura in tempesta. Cosí, nella regione della pace dell’anima, il meditante riposa in beata tranquillità, consapevole della tempesta e della lotta che imperversano nella stessa regione.
Un grande ostacolo per chi medita è l’odio, che lacera il corpo astrale e ha un effetto putrefattivo sul corpo fisico, provocando in esso vibrazioni di morte. L’uomo è responsabile tanto delle ferite involontarie quanto di quelle intenzionali. Se si reprime l’odio, le sue vibrazioni si trasformano in paura. Una persona che ha paura non può mai essere un vero esoterista, perché ha ancora odio represso dentro di sé. Si dovrebbe cercare di evitare di ferire involontariamente gli altri in futuro. È molto piú comodo avere buone intenzioni che agire con saggezza. Per trasformare l’odio è necessario acquisire l’amore per la saggezza. Questo amore per la saggezza scaturisce dalla visione teosofica del mondo.
Versione B (estratto)
Quando il meditante riesce a penetrare nel regno spirituale, il suo corpo astrale si espande, egli ha lasciato il suo involucro e l’uomo ha la sensazione di essere diviso. Non si sente piú un’entità separata, ha dimenticato il suo nome terreno. Questo è giusto e meritevole, ma comporta un pericolo. Se poi perde conoscenza e sviene, cadendo in trance, si indebolisce. È quindi esposto a influenze medianiche che gli recano danno. Se sente avvicinarsi questo stato, deve immaginare la Rosacroce, la croce rosea, davanti al suo occhio dell’anima; prima solo immaginandola, poi la vedrà nella realtà. Questo lo mantiene nello stato di coscienza di veglia.
C’è una bellissima leggenda: quando il costato di Gesú fu aperto e il sangue sgorgò, le api vennero e ne succhiarono il miele. Dal sangue puro del Christo morto poterono succhiare ciò che raccolgono dai fiori casti, dalle rose.

Infine, il dottor Steiner ha parlato della pace dell’anima: paragonabile alla superficie liscia del mare, ma proprio come l’acqua che brilla cosí tranquilla e pacifica può trasformarsi in onde alte e impetuose, cosí è anche nel mondo degli spiriti. Lí si svolgono e si combattono battaglie terribili. Rispetto alle battaglie degli dèi, tutte le battaglie qui sulla Terra sono un gioco da ragazzi, un debole riflesso. È possibile mantenere la pace dell’anima? È possibile, ma in un modo che qui sulla Terra è difficilmente possibile. Tuttavia, possiamo renderlo chiaro con una parabola. Immaginiamo un uomo in alto mare. Le onde si infrangono con fragore, gli alberi si spezzano, la nave è in balía delle onde, la morte fisica è davanti ai suoi occhi. Il naufragio è certo; e l’uomo è cosí affascinato dalla grandiosità delle forze della natura, dallo spettacolo imponente, che dimentica se stesso e la propria morte e affonda con questi sentimenti sublimi e reverenziali. Se è in grado di farlo, e prima o poi ci riuscirà sul piano spirituale, allora avrà sperimentato il “Muori e diventa!”.
Rudolf Steiner
Conferenza tenuta ad Amburgo il 14 marzo 1909.
O.O. N° 266/a – Traduzione di Marco Allasia.
