Pianto antico

L’albero a cui tendevi
la pargoletta mano,
il verde melograno
da’ bei vermigli fior,
nel muto orto solingo
rinverdí tutto or ora
e giugno lo ristora
di luce e di calor.
Tu fior de la mia pianta
percossa e inaridita,
tu de l’inutil vita
estremo unico fior,
sei ne la terra fredda,
sei ne la terra negra,
né il sol piú ti rallegra
né ti risveglia amor.
Nel novembre del 1870 a Carducci morí il figlioletto Dante all’età di tre anni; trascorse l’inverno e nel giugno del 1871 nacquero i versi di “Pianto antico”. In una calda mattina il poeta si affaccia sul giardino, ormai abbandonato, ma dove il Melograno è in fiore.
Questa poesia, che rivela lo struggente dolore del poeta per la morte prematura del figlio, ci introduce in questo scritto dove si parlerà di un albero che da millenni, e per varie culture, ha simboleggiato la rinascita dopo la morte: il Melograno.
Albero per i Greci legato al regno dei morti, germogliato dal sangue di Dioniso. Subito dopo la liberazione di Persefone dal dominio di Ade, il Signore degli Inferi le chiese di mangiare una volta ancora sette semi di Melograno, il “cibo dei morti”; in questo modo la costrinse a ritornare da lui ogni inverno. Era poi Rea la Ninfa arborea di questa pianta.
La gran quantità di semi che contiene il frutto dell’albero, la melagrana, la fece adottare nel simbolismo dei popoli dell’antichità come rappresentante della fecondità, della generazione e della ricchezza; il frutto è nel mito e nei racconti spesso legato alla nascita e alla fertilità.
Nei miti si narra che una melagrana fu data da Eva ad Adamo, cosí come una melagrana Paride diede a Venere, non dunque una mela. Quest’albero arriva da terre lontane, Punica granatum il suo nome scientifico. Sembra giunto dalla Persia e dall’Afghanistan; nell’Africa del Nord era coltivato dai Fenici, è questo il Malum punicum (la Mela punica) indicata ai Romani da Catone.

La raccolta delle melagrane
Il Melograno espande poi la sua presenza in tutta l’area del Mediterraneo, Italia compresa, e oggi è un albero abbastanza facile da vedere in tanti giardini e coltivi. La pianta è decorativa e bella, ha piccole foglie lucenti e fiori scarlatti, carnosi, il frutto, detto anche “balausto”, matura in autunno e racchiude semi rossi avvolti in una polpa trasparente, è succoso dissetante e acidulo. L’albero cresce per seme o per talea, ama i luoghi caldi e appoggiarsi ai muri, è una mirtacea, i frutti si aprono, si spaccano perché amano vedere la vita, e dopotutto l’albero del Melograno è simbolo di vita e di fecondità.
Il frutto è posto tra le mani di Giunone, sposa di Giove, Dea protettrice della famiglia e del parto, il frutto apriva foglie e fiori sulle tombe degli eroi.
Invano la Chiesa nei secoli tenterà di spiritualizzarne la simbologia, asserendo assurde proprietà dannose che la pianta e il frutto possono avere verso la comunità. Il Melograno rimane augurio di prosperità e fecondità e i suoi frutti, coi loro semi, imporporano il volto dell’Amata alla quale l’Amato sussurra nel Cantico dei Cantici:
«Attraverso il tuo velo
la tua gota è come
uno spicchio
di melagrana».
I Romani poi ornavano il capo della sposa con rametti della pianta per augurar loro gli attesi frutti.
Il Melograno si intrecciava tra i miti di Ade e Persefone, Giove e Giunone eppure anche nel Cristianesimo, nelle rappresentazioni della Vergine, sopravvive l’antico simbolismo precristiano.

«La Vierge ouvrante»
Nel Museo di Cluny vi è una scultura lignea medievale che raffigura una Madonna in trono con alla destra il Bambino Gesú e nella sinistra una melagrana, la scultura è chiamata “La Vierge ouvrante”. Ma pure in Italia, ad esempio nel santuario di Santa Maria del Granato a Capaccio Vecchio, in provincia di Salerno, si venera una Vergine col Bambino Gesú che tiene nella mano destra una melagrana, quasi fosse uno scettro, è la Madonna del Granato.

Madonna della Melagrana
Altri grandi artisti del Rinascimento quali il Carpaccio, con la sua Madonna del Granato o il Botticelli nel tondo della Madonna della Melagrana, raffigurarono questo frutto. In quest’ultima opera sta nella mano aperta della Madonna in cui il Figlio vi appoggia la sinistra e con la destra benedice.
Piú tardi il Melograno entrerà in simbolismi che dal Rinascimento in avanti avranno a che vedere con l’occultismo e l’alchimia, fino ad arrivare a Gabriele d’Annunzio e al suo Vittoriale, dove nel Vestibolo della Priora una colonna di pietra, dono di Assisi al poeta, sostiene un canestro colmo di melagrane scolpite nel marmo. D’Annunzio nel 1898 ha poi dato il titolo I Romanzi del Melograno a un ciclo narrativo di cui Scrisse solo la prima parte.
Il Melograno e il suo frutto era raffigurato in dipinti e sculture di epoca arcaica, a Paestum, Capua e Napoli se ne possono vedere esempi nei musei locali. Anche nei dipinti parietali di tante tombe etrusche vi si trova il Melograno a significare la rinascita. Quest’albero era un attributo della Grande Madre, nel suo duplice ruolo di colei che dà la vita e colei che la toglie, simbolo sia di fecondità che di morte.
Piú avanti, quando il Cristianesimo avrà preso posto negli animi delle genti, San Giovanni della Croce nel parole:

«Godiamoci l’un l’altro,
Amato
e andiamo a rimirarci
nella tua bellezza
alla selva e al colle,
di dove scaturisce
l’acqua pura:
inoltriamoci nella macchia.
E poi alle profonde
caverne della pietra
ce ne andremo
che stanno ben nascoste,
e lí ci introdurremo
e gusteremo
il succo di melagrana».
Terminiamo questo racconto sul Melograno con alcune note fitoterapiche riguardo alla pianta.

Del Melograno, della famiglia delle mirtacee, si usa la radice, i rami giovani e i fiori, si fanno decotti e pozioni come astringente, vermifugo e nella dissenteria. Ricco di vitamina C e polifenoli, si può usare in succhi e bevande, rafforza il sistema immunitario ed è un buon antiossidante, migliora la salute cardiovascolare. Infine fa bene alla digestione e alla salute dell’intestino.
E allora… grazie Melograno!
Davirita
Ed ecco il link al video su YouTube di: https://www.youtube.com/watch?v=omS38-8w6tE
