
Carmelo Nino Trovato «Mondi astrali N°18»
Tempo congelato

Dimensione
fuori del tempo
nel silenzio
di ghiaccio.
Domani
tornerò a Roma.
Quando è
domani?
Tra un giorno,
un mese,
un anno,
non so.
Il tempo
si è congelato
come la stalattite
che pende
da un ramo
d’albero
innevato,
sigillata cosí
all’improvviso
in trasparenza
di cristallo.
Giordana Canti

Antenne
affiancate
a vecchi
comignoli
portano
il nuovo
accanto
all’antico.
Pagine
di spartito
con note
figurate:
ideogrammi
incisi in cielo
in un messaggio
cosmico.
Lirica e dipinto di Liliana Macera
IL VOLTO DELLA GUERRA

Scrutano faville
di vita e
accompagnano
il passo quotidiano
dietro l’accucciata
luce spaventata
nel vano del portone
in quiete
da macerie impolverato.
Solitari sepolcri
si disvelano e
accende la fiamma
chi raccoglie
i respiri dei sopravvissuti
al tempo dei
distrutti futuri.
Nei giovani
pallidi uomini
si sollevano i cuori
dei superstiti per amore,
solo per amore.
Marina Coli
MIGRAZIONE

Migrazione degli italiani verso gli Stati Uniti all’inizio del secolo scorso
Si parte quando
un segno si consuma,
quando la casa
perde il suo sigillo
e il nome non protegge
piú la soglia.
Si parte con il cuore
tra le mani,
col volto inciso
dentro la memoria,
una parola chiusa
come un nodo
che conosce
il linguaggio dell’addio.
Ma migrare non è
soltanto andare:
è trasformarsi,
mettersi alla prova,
aprire gli occhi
e non abbandonarsi.
Si avanza
tra invisibili confini,
cerchi tracciati
sul respiro altrui.
Ogni frontiera
chiede un sacrificio,
un gesto, un suono,
una parola amica,
ed ogni varco
è una domanda aperta.
La notte mostra
ciò che è stato prima:
non come veglia,
come ammonimento.
Gli antenati
ci parlano per segni,
fuochi accendono
dietro ad ogni passo
e ci insegnano
a leggere nel buio
il tempo che ad ognuno
è stato dato.
Non si cerca
una terra rivelata
né la promessa
scritta nelle stelle,
ma un punto fermo
dentro la tempesta,
che conduce
ad un porto
piú sicuro.
Migrare è un arduo rito
molto antico,
che porta il cuore
oltre il suo confine,
lasciandolo morire
quanto basta
perché ritorni
terso e trasformato.
Raffaele Ercole Sganga
Il sorriso dell’Universo

Ho ascoltato il silenzio
attraverso una piccola
piuma bianca,
essa ha irradiato
dalle sue estremità
una luce trasparente,
sopra un cielo
blu notturno.
La luce si è diffusa
fino a formare
un cerchio
e ha creato
l’azzurro del giorno.
Il cerchio
ha cominciato
a danzare
ed è diventato
una sfera luminosa
sempre piú grande.
Ho ascoltato
la musica
del cerchio
e poi della sfera.
Il cerchio
aveva una voce
semplice, calma,
delicata
e soffice,
erano le nuvole,
sono le nuvole.
La sfera aveva
una voce decisa
e colorata,
era il sorriso,
è il sorriso.
Hanaki Gyalimi
