Ho dato un’occhiata alle conferenze del Convegno, c’era veramente lo spirito di fratellanza! Hanno parlato tanto del cuore, come peraltro anch’io, nella email precedente che ho inviato. Siamo sintonizzati, come sempre. Molto utili le spiegazioni sulla concentrazione che hanno dato tutti quelli piú avanzati! È bello vedere tutta questa gente che si sforza genuinamente e perennemente, e sanno anche ammettere la loro debolezza. Sono rimasto un po’ sorpreso di ciò che ha detto Fabio Burigana sulla malleabilità del cervello, a me i cervelli sembrano durissimi, di solito non cambiano di un millimetro. Comunque ha ragione su questo: chi controlla il contesto, controlla i pensieri. Ecco l’importanza del controllo dei media, dell’educazione pubblica e della scienza…».
Alessandro S.
Risposta di Fabio Burigana: «La mente che dipende dal cervello è come una cassaforte. Sembra inespugnabile, ma una volta che tu conosci gli automatismi la apri come vuoi e ci metti dentro quello che preferisci. Bypassando la consapevolezza. Ed è esattamente quello che stanno facendo. Proporre una via di consapevolezza rispettando la libertà è molto difficile, condizionare le menti è molto semplice. Non solo le sètte funzionano cosí ma anche il mainstream. Importante per capire che sono proprio le persone con una visione molto rigida (ad esempio scientista ma può anche essere cattolica o, perché no, antroposofica) le piú fragili in quanto condizionate.
Ho letto su “Ecoantroposophia” parlare Massimo dell’ebbrezza. Benché non abbia pienamente compreso, ho capito che l’ebbrezza è come un nostro sforzo che, grazie all’attivazione di forze dell’eterico, sconfigge la tragedia del mondo materiale. A questo proposito, mi è venuto in mente il racconto del pellegrino russo che, a un certo punto del viaggio, viene selvaggiamente picchiato e derubato anche della Bibbia. Benché sia in condizioni miserevoli, perdona e ringrazia il Cristo. Questa ebrezza possiamo immaginarla, meditarla se non l’abbiamo? Il riferimento di Massimo per esempio è che in giorni caldamente estivi, si può pensare la fredda brezza del ghiacciaio, sino ad arrivare a sentirla. Di conseguenza, posso pensare fortemente all’unione con Cristo, e sentirmi ebbro e meritevole di accostarmi a Lui, o meglio che Lui possa vegliare su di me? È anche di questa la possibile ebbrezza di cui parla Massimo?
Mauro M.
Le parole di Massimo sono viventi perché in lui il pensiero era vivo, anche quando scherzava e faceva battute per mettere a proprio agio le persone intorno a lui. Ma se noi le prendiamo cosí come le riceviamo e non le facciamo vivere superando la dialettica, hanno poco valore. Se uno recepisce la parola ebbrezza e la ripete, attivando un’immaginazione e cercando di procurare in sé quella ebbrezza – che, come dice Massimo, muove il canto e la danza in Ramakrishna – non fa che ripetere una parola vuota di essenza. Una cosa è la ripetizione di un mantra – quello è dato da un Iniziato e ha in sé una forza magica, potente – una cosa è ripetere qualcosa che abbiamo sentito da un Maestro, da un Iniziato, e pensiamo di conquistarne l’essenza ripetendola o cercando di riviverne la sensazione. Sarà sempre una sensazione che partirà dal fisico o dal basso astrale. Quello che dobbiamo fare è la disciplina. Poi possiamo avere delle immaginazioni tratte dalle parole dei Maestri, da Steiner e da Massimo, ma finché non le rendiamo viventi esse restano a un livello che possiamo considerare preparatorio. Esse preparano ciò che ci si disvelerà quando avremo superato la barriera della dialettica, quando saremo arrivati al pensiero puro e al pensiero vivente. Questo, e solo questo, è il lavoro che dobbiamo fare. Ma siccome è ingrato, è la “Via secca”, cerchiamo sempre di condirla con immaginazioni piú esaltanti, che nutrono il nostro bisogno di emozioni. Nella domanda è scritto: «Di conseguenza, posso pensare fortemente alla unione con Cristo e sentirmi ebbro e meritevole di accostarmi a Lui, o meglio che Lui possa vegliare su di me?». Certamente il Cristo veglia su di noi, cosí come fa il nostro Angelo custode. Questo è bellissimo da immaginare, ma non dobbiamo cercare “l’ebbrezza” al livello in cui siamo noi adesso, che è veramente un livello molto basso, perché rischiamo di muovere un sentimento fortemente luciferico. Restiamo sul lavoro serio e impegnato, con quello non sbagliamo mai. Certo, non è troppo “emozionante”, ma è sicuro!

Ho elaborato, con l’aiuto della IA, la foto che allego. Vorrei sapere cosa ne pensate e se considerate interessante vedere avvicinati i due Maestri, che nella loro vita hanno invece vissuto con una notevole distanza temporale. Io mi domando: perché qualcuno potrebbe “scandalizzarsi” per la rielaborazione di Scaligero e Steiner visti insieme? Luciferico senso della “profanazione”? Odio ancestrale per le immagini (una sorta di iconoclastia moderna)? O semplice pigrizia verso il nuovo al quale si fatica ad adattarsi? Vorrei avere una risposta.
Severino T.
Credo che l’aiuto di una “ricostruzione” operato dall’Intelligenza Artificiale su una foto sbiadita, ingiallita o graffiata, che torna con i colori e la precisione di una foto scattata da poco, può anche essere molto emozionante. Mi limiterei però a questo, senza voler creare combinazioni che nella realtà non si sono verificate. O forse si sono verificate, ma non sul piano fisico, e ne va rispettata la segretezza. Non credo si tratti di pigrizia riguardo al “nuovo”, quanto piuttosto di considerazione e rispetto per le persone rappresentate, e non solo, come in questo caso, per i nostri venerati Maestri. Però, devo confessare che quando ho visto questa immagine, lí per lí, senza ragionarci troppo, ho sorriso…
Mi interesso da poco tempo di antroposofia, e mi hanno detto che Steiner parla non dei 5 sensi, ma di 12. Potrei sapere perché sono 12 e quali sono?
Rosanna G.
Rudolf Steiner comprende anche i cinque sensi che tutti conosciamo nell’elenco dei dodici, ma li esamina suddividendoli in tre gruppi: quelli che riguardano il rapporto dell’uomo con il mondo fisico – tatto, vita, movimento ed equilibrio – quelli che lo collegano al mondo dell’anima – olfatto, gusto, vista e calore – e quelli superiori che lo connettono con il mondo spirituale – udito, linguaggio, pensiero e Io. Sono tutti sensi che andrebbero sviluppati nella giusta maniera già nell’infanzia, per uno sviluppo armonico della persona adulta. Per questa ragione nelle scuole steineriane, oltre alle discipline scolastiche, vengono insegnate anche materie che mettono i ragazzi nel giusto equilibrio attraverso l’euritmia, la musica, la recitazione, la pittura e anche l’apprendimento di tecniche manuali come la falegnameria, il giardinaggio e il cucito. Materie che sviluppano nel giovane il giusto rapporto con il pensiero, il sentimento e la volontà.
