C'è karma e karma...

Scienza dello Spirito

C'è karma e karma...

In un testo dell’Ed. Antroposofica, Reincarnazione e Karma, O.O. N° 34 (contenente alcuni scritti di Rudolf Steiner a suo tempo pubblicati sulla rivista Luzifer Gnosis da Lui diretta) nel capitolo Risposte ad alcune domande intorno al Karma, troviamo una serie di quesiti posti al Dottore. Il primo è quello che ci interessa: «La Scienza dello Spirito non ammette dunque per nulla il “caso”? Sembra per esempio inconcepibile che possa essere dovuto al Karma di ogni singolo, il fatto che cinquecento persone trovino contemporaneamente la morte nell’incendio di un teatro».

 

Teatro in fiamme

L’incendio di un teatro

 

La risposta inizia sottolineando una verità fondamentale: «Le leggi del Karma sono cosí complicate che nessuno dovrebbe stupirsi se a tutta prima qualche fatto sembri all’intel­letto umano in contraddizione con la validità generale di questa legge». E ce ne viene subito fornita la spiegazione: «Questo nostro intelletto si forma a contatto col mondo fisico …in genere esso è abituato ad ammettere solo quanto ha appreso in questo mondo. Ora le leggi del Karma appartengono assolutamente a mondi superiori».

 

Inevitabili le conseguenze ove quanto precede venga ignorato: «Se pertanto si vorrà concepire ogni evento karmicamente determinato alla stregua, poniamo, di una giustizia terrena, si dovrà di necessità cadere in contraddizione».

 

Immediatamente segue la risposta al quesito nella parte in cui considera inconcepibile la coincidenza delle necessità del Karma collettivo correlato alla citata catastrofe, con quello delle singole vittime: «Un evento vissuto in comune da piú uomini entro il mondo fisico, può assumere nei mondi superiori un significato del tutto diverso per ciascuno di essi (c.d.r.)». Senza per questo ignorare l’ipotesi opposta: «Naturalmente non è da escludersi …che concatenazioni comuni preesistenti si esplichino in esperienze terrestri comuni».

 

Siamo dunque in presenza delle due modalità karmiche primarie: nel primo caso si tratta di un Karma nascente, nel secondo di uno conseguente ad azioni passate.

 

Steiner come sempre non si sottrae ad una meticolosa disanima delle varie possibilità: «Se le concatenazioni karmiche di cinquecento persone portano a che quelle persone soccombano tutte insieme in un incendio, tra gli altri sono possibili i casi seguenti:

 

1. Le condizioni karmiche di ognuna delle cinquecento persone possono essere del tutto indipendenti da quelle di ognuna delle altre. …Queste persone non avevano nulla in comune un’ora prima, e fra un’ora magari, non avranno piú nulla in comune: per ognuna di loro ciò che avrà provato, riunendosi in comune in uno stesso ambiente, avrà effetti differenti.

 

2. È possibile che l’esperienza comune alle cinquecento persone non abbia nulla a che fare col loro passato karmico, ma che …sia invece la preparazione di un nesso karmico futuro (c.d.r.)po­tranno forse, in un lontano avvenire, compiere un’opera in comune, essendo state dalla sventura riunite per i mondi superiori... (c.d.r.) la formazione attuale di certe associazioni umane può essere dovuta alla circostanza che gli uomini, che si riuniscono ora, abbiano in un lontano passato sperimentato una sventura in comune».

 

3. Il caso considerato può essere realmente l’effetto di passate colpe, comuni alle persone in questione».

 

 

 

Sembrerebbe tutto definitivamente archiviato, ma non è cosí: «Sussistono anche innumerevoli altre possibilità: per esempio le tre possibilità fin qui descritte possono variamente combinarsi fra loro».

 

Segue una lucida ed esaustiva definizione del ruolo del “caso”, vera discriminante tra le concezioni sovrasensibili e le altre: «Sarebbe …ingiustificato voler cancellare la parola “caso” ove si tratti esclusivamente della concatenazione degli eventi nel mondo fisico, quanto è perfettamente lecita l’affermazione che non esiste il “caso”, ove si considerino tutti (c.d.r.) i mondi esistenti».

 

Pertanto, ciò che qui si presenta come conseguenza di eventi apparentemente casuali, può avere ben altra spiegazione in quelli superiori.

 

Altrettanto profonda la disamina del ruolo centrale della responsabilità individuale.

 

La legge del Karma

La legge del Karma

 

«L’errore consiste nell’immaginarsi in modo troppo semplice le connessioni karmiche: si pensa ad esempio che, se un tale viene colpito da una tegola, egli debba esserselo meritato. Ma non è affatto necessario. Nella vita di ognuno si verificano di continuo eventi che non hanno proprio nulla a che fare con i suoi meriti o le sue colpe precedenti».

 

A questo punto appare legittimo il quesito su come possa configurarsi l’operare di una Giustizia superiore ove qualcuno venga colpito da una disgrazia senza alcun suo demerito.

 

Immediata la risposta: «Se mi accade un evento sfortunato senza mia colpa, ne verrò compensato in futuro. Resta fermo il principio che nulla rimane senza pareggio karmico».

 

Conseguentemente un colpo del destino che potrebbe oggi legittimamente apparire come una ingiustizia, in realtà configura solo il primo tempo di un processo umano/cosmico che in futuro compenserà lautamente il danno ricevuto senza colpa.

 

La copiosa messe di informazioni occulte ricevute suscita profonda gratitudine, ma non disgiunta da un certo disorientamento di fronte all’evidente difficoltà di disciogliere il velo che nasconde il Karma: «Solo l’esame di ogni singolo caso può permettere di stabilire se un determinato evento della vita di qualcuno sia l’effetto del suo passato karmico, oppure la causa di un avvenire karmico».

 

L’indagine va dunque contestualizzata all’esame della singola fattispecie. Ciò nonostante resta la sensazione di inadeguatezza a condurla. Sensazione giustificata perché il reale significato degli eventi: «non può venire accertato per mezzo dell’intelletto abituato a rivolgersi al mondo fisico, ma solamente per mezzo dell’esperienza e dell’indagine occulta».

 

Da quanto precede sarebbe erroneo maturare un senso di rassegnata impotenza: un discepolo devotamente inserito in un vero  percorso antroposofico è consapevole che le vere risposte, vieppiú quelle karmiche,  possono venire solo dalle Gerarchie; sa come porre Loro quesiti e, soprattutto, ha imparato a rinunciare alla brama di una propria risposta intellettuale, per attendere che il Mondo Spirituale lo ritenga sufficientemente degno e maturo per accordargli di presentire il retroscena occulto di un evento.

 

 

Francesco Leonetti