La piccola posta dell’Archetipo

Socialità

LA PICCOLA POSTA DELL’ARCHETIPO

Primo numero

 

Il 1° novembre 1997 abbiamo iniziato il primo numero del­l’Archetipo, che seguiva i numeri usciti anni prima a commento degli eventi della Galleria d’arte dallo stesso titolo. Era un’epoca tanto vicina a noi ma ancora alquanto primordiale in campo digitale. Mi aspettavo una reazione negativa da parte degli amici “puristi” che aborrivano, allora, tutto ciò che usciva online e che sembrava potesse essere da questo mezzo in qualche modo “contaminato”. In realtà la reazione fu il contrario. Cominciarono sin dal primo numero ad arrivare lettere… allora si scriveva ancora con carta, penna, busta e francobollo! Ma le lettere arrivarono ed erano di felicitazioni per l’iniziativa presa. Allora non c’erano, come oggi, molte riviste online che trattavano di antroposofia.

 

Ci eravamo divisi i compiti mio marito Fulvio Di Lieto ed io. Lui inseriva nella rivista i suoi articoli, che uscivano con pseudonimi, o le sue poesie, queste con il suo nome, e controllava i vari articoli, che cominciarono ad aggiungersi, di amici che si offrirono di collaborare. Io invece curavo la parte tecnica, aiutata da nostro figlio Glauco per la messa in rete, e soprattutto mi occupavo della piccola posta. Avevo curato una rivista aziendale dell’allora CNEN, oggi ENEA. Si chiamava «Vita del CNEN», e una parte era anche lí dedicata alla corrispondenza con i lettori. Per questo avevo pensato di predisporre uno spazio per quella rubrica.

 

All’inizio le lettere erano soprattutto informative, poi cominciarono quelle personali, il piú delle volte non da pubblicare, perché di contenuto troppo privato, ma tutte ricevevano una risposta, spesso anch’esse per via postale. Poi, lentamente, i lettori si abituarono all’email, che prese piede solo con fatica, ma che semplificò le mie risposte.

 

I primi numeri uscivano anche in cartaceo, prima una cinquantina di copie, poi un centinaio, fino a duecento copie. Ma essendo la rivista per nostra decisione del tutto gratuita, la spesa era diventata insostenibile, oltre alla fatica di stampa, fascicolazione, taglio e spedizione. Quindi dovemmo eliminare il cartaceo, tranne che per le copie necessarie di legge, dato che avevamo registrato la rivista con l’autorizzazione del Tribunale, e non solo come rivista online.

 

Lo scambio epistolare con i lettori mi aprí un mondo di grande interesse: tutti quelli che scrivevano erano arrivati in qualche modo all’antroposofia, e a parte chi viveva nelle grandi città, dove c’era una minima possibilità di aggregazione, molti si sentivano soli e senza persone alle quali chiedere chiarimenti, o semplicemente da frequentare. La rivista sembrò fornire un luogo d’incontro – allora i social ancora non erano presenti in rete – e anche di sfogo per chi aveva problemi piccoli o grandi da raccontare.

 

Ricordo ancora un giovane che scrisse di una grave malattia del fratello, un ragazzo colpito da un male che appariva incurabile, e che chiese delle preghiere ai lettori. Ci fu una risposta positiva immediata, e tante preghiere s’innalzarono a chiedere aiuto al Mondo spirituale per la salute di quel ragazzo. Le preghiere credo che funzionarono, perché venne l’ispirazione di rivolgersi a un medico in Austria che tentava nuovi metodi di cura, e il giovane poté recuperare la salute. Ne demmo con gioia notizia sulla posta dei lettori.

 

Il cipresso di Lenola

All’inizio non ci eravamo ancora resi conto dell’importanza che poteva essere data a uno scritto pubblicato sulla rivista. Avevamo previsto una rubrica “Siti e miti”, e su quel primo numero mettemmo una breve nota su un particolare evento verificatosi a Lenola, una cittadina nell’en­troterra di Terracina: nel 1631, due cipressetti posti a decoro su un cornicione di pietra per l’inaugurazione della Basilica della Madonna del Colle, quando si era andati per rimuoverli avevano messo radici sulla pietra e furono lasciati lí. Da allora benché non cresciuti in altezza, erano rimasti vivi traendo linfa dalla nuda pietra. Una notiziola che non pensavamo avrebbe smosso tanto interesse. Pochi giorni dopo, invece, un’amica mi telefonò e disse che la domenica che era seguita all’uscita del numero, lei e un gruppo di amici lettori si erano recati a Lenola per constatare il prodigio, e aveva trovato i due cipressetti proprio come era stato descritto. Questo ci fece capire il potere che la stampa può avere sul pubblico. Da allora però il “Siti e miti” riguardò luoghi meno accessibili, per non avere la responsabilità di far spostare le persone per seguire i consigli della redazione…
Ancora di piú la responsabilità è sempre stata grande per la piccola posta, e spesso ho preferito rispondere citando frasi e consigli tratti direttamente dagli scritti di Rudolf Steiner o di Massimo Scaligero. In effetti, non solo alla posta delle normali riviste ci eravamo ispirati nel decidere di creare quella rubrica, ma anche al fatto che Massimo intratteneva una fitta corrispondenza con moltissime persone che a lui si rivolgevano per avere riscontri precisi ai tanti dubbi che insorgevano nella pratica degli esercizi. Ognuno di loro conserva gelosamente quelle lettere, vergate con la sua calligrafia chiara e precisa, con la quale tanti dubbi erano stati dissolti.

 

Ci fu un periodo in cui, a seguito di alcuni interessanti articoli scritti da Franco Giovi, riguardanti in particolare la tecnica meditativa, cominciarono ad arrivare domande rivolte direttamente a lui. Io gliele giravo e lui rispondeva. Quando però le domande destinate a lui s’in­fittirono, decidemmo di comune accordo di dedicare, dopo le pagine della normale Posta dei lettori, una rubrica di posta a parte, intitolata “La posta di Franco Giovi”. Questo accadde nell’aprile del 2009. Molte pagine ogni mese venivano dedicate alle domande che i lettori gli rivolgevano, e lui dava risposte pertinenti e con dovizia di particolari sulle tecniche meditative. Finché un giorno, nel dicembre del 2010, Franco mi telefonò e disse che l’impegno era diventato troppo gravoso per lui, e mi chiese di sospendere la rubrica. Fu un dispiacere per i lettori e anche per la redazione, ma capimmo che l’onere era diventato per lui veramente eccessivo. Se qualcuno però volesse leggere le sue risposte, tuttora molto attuali, le trova a questi link:

 

https://www.larchetipo.com/2009/apr09/redazione.pdf

https://www.larchetipo.com/2009/mag09/redazione.pdf

https://www.larchetipo.com/2009/giu09/redazione.pdf

https://www.larchetipo.com/2009/lug09/redazione.pdf

https://www.larchetipo.com/2009/ago09/redazione.pdf

https://www.larchetipo.com/2009/set09/redazione.pdf

https://www.larchetipo.com/2009/ott09/redazione.pdf

https://www.larchetipo.com/2009/nov09/redazione.pdf

https://www.larchetipo.com/2009/dic09/redazione.pdf

https://www.larchetipo.com/2010/gen10/redazione.pdf

https://www.larchetipo.com/2010/feb10/redazione.pdf

https://www.larchetipo.com/2010/mar10/redazione.pdf

https://www.larchetipo.com/2010/apr10/redazione.pdf

https://www.larchetipo.com/2010/mag10/redazione.pdf

https://www.larchetipo.com/2010/giu10/redazione.pdf

https://www.larchetipo.com/2010/lug10/redazione.pdf

https://www.larchetipo.com/2010/ago10/redazione.pdf

https://www.larchetipo.com/2010/set10/redazione.pdf

https://www.larchetipo.com/2010/ott10/redazione.pdf

https://www.larchetipo.com/2010/nov10/redazione.pdf

https://www.larchetipo.com/2010/dic10/redazione.pdf

https://www.larchetipo.com/2013/set13/redazione.pdf

 

Attraverso la posta dei lettori, nel tempo si è potuto vedere quanto cammino sia stato fatto e quanta differenza di argomentazioni si riscontri rispetto alle domande di molti anni fa. A volte, invece che quesiti rivolti alla redazione, gli scritti sono brevi trattati di Scienza dello Spirito esposti come situazioni vissute. Diventa una collaborazione data dai lettori, che si espongono in prima persona, e che riscuote l’interesse di chi legge la rubrica.

 

Siete tutti invitati a condividere con noi, sulla piccola posta, le vostre esperienze personali!

 

 

Marina Sagramora