Si potrebbe usare, qui, una serie progressiva di esempi per far intuire il processo che porta dal concetto fisico al pensiero puro. Però facendolo si creerebbe un ostacolo allo sperimentatore in quanto l’intuire è un libero moto animico individuale che influisce sulla coscienza spirituale, e pertanto è bene che ognuno abbia il suo modo.
È tale essenza della capacità creatrice dell’Io, intesa come concetto in senso puro, che deve albergare nella coscienza. Essa, nel manifesto, è la forza utilizzante la memoria e la combinazione di concetti di qualsiasi natura per ottenere un nuovo concetto, ossia creare da ciò che già è. Nel metafisico o extra-corporeo, invece, è l’elemento, essenza o forza che immette e permette di creare e sperimentare ciò che è materia nella sua piú profonda accezione, cioè ciò che esula la materia pur essendone la radice, il motore e l’originaria forza di creazione, ossia l’Io Spirituale. È scoprire il Sé nel pensiero puro.
È tale forza aconcettuale che permette il decadere dell’immagine dell’oggetto, in quanto non c’è piú un oggetto su cui concentrarsi, ma solo “l’essenza del concetto”, “l’essenza del pensiero”, cioè, l’imagine predialettica, o capacità spirituale di operare nella materia e sulla materia. È l’operazione di estrazione dell’oro. È l’azione dell’Imaginazione Creatrice. È il pensiero che si fa immagine.
Intuire questa “essenza” e sperimentarla è la parte piú difficile per la coscienza del ricercatore. Ma una volta intuita, diventa facile riconoscerne la sua continua presenza in ogni forma di pensiero, in ogni immagine, in ogni oggetto, e la concentrazione si trasforma. Essa diventa la concentrazione profonda, la concentrazione sul e nel “Pensiero Puro”, avvolta in un silenzio e in una pace carica di un divenire nella via e nella vita.

Pensare liberato
In tale stato di “Pensiero Puro” diventa relativamente semplice silenziare i sensi psicofisici ed approdare a un pensiero libero da congetture, da immagini e da percezioni sia fisiche, sia metafisiche, sia mentali, indicato agli sperimentatori come “Pensiero Libero dai Sensi”. Incrementando l’attenzione su di esso ci si porta nella condizione di intuirne il moto mentale che avviene col pensiero aconcettuale, cioè si percepisce il modo di operare del “Pensiero Puro” e della sua “Forza Pensiero” come presenza costante in sé del Sé.
È esso la base indispensabile per intuire l’Io Animico e il suo operare nel pensare, nel sentire e nel volere. Tramite la contemplazione cosciente su tale Io Animico, è possibile fondervi la coscienza quale azione e risultato di tale contemplazione. È quello che normalmente indichiamo come il “Fondere la coscienza con il testimone”.
Ciò produce un Volere Metafisico e Istantaneo, il Pensiero Folgore, manifestante e producente nella Pace, nel Riposo Interiore e poi nel Silenzio Mentale, il “Fuoco dello Spirito Santo” e con esso “l’Imaginazione Creatrice” e “il Mondo delle Idee”. È “Intuizione Pulsante Vita senza Forma” operante come “Intelligenza del Cuore Spirituale o Intelligenza Michelita”, la madre dell’Intuire in sé e fuori di sé.
È il farsi Vuoto. È la scoperta del Vuoto Mentale e del Vuoto Assoluto di sé, producente nell’introiezione al centro del proprio essere, il manifestarsi della “Fonte di Vita” o “la Coscienza di Vita” al centro, indicata a volte agli sperimentatori come “Pensiero Creatore” o “Pensiero Vivente”.
È tale pensiero che permette di intuire prima, nel Vuoto Pieno e in esso, il Puro Io Spirituale e il Logos, operante segretamente nei corpi e poi, in un “Flusso Dinamico di Coscienza Pura dell’Io” al centro di un Vortice a Spirale, in un Vuoto Abissale operante in un ponte di Luce Eterico-Spirituale, la Vera Luce, la Luce-Pensiero o Luce di Vita, conducente all’Essere Assoluto in sé e al suo fulcro l’Incondizionato.
Sperimentabile a volte come un’avvolgente espansione di coscienza coinvolgente tutti i piani interiori e i corpi sottili del proprio essere, in una comunione universale del proprio sé con l’Universale che dona un profondo senso di pace, riposo e completezza nell’essere sostanzialmente luce nella Luce dell’Essere Assoluto.
Tale stato ricorda molto ciò che avviene nella realizzazione della Percezione Pura. Quando, cioè, la Percezione Pura è rivolta ad un vivente, nel senso piú esteso del termine, per esempio a un cristallo, a una pianta o in casi particolari a un animale o a una persona. Ad un certo punto, nell’intensità della pratica, si ha l’introspezione e l’introiezione conducente alla comunione del proprio sé con l’essere del cristallo, con l’essere della pianta o dell’animale o della persona. Anche se qui nella profondità percepente concentrata, l’introspezione e l’introiezione è data dal rapporto del proprio sé con Universale del Sé Vivente che ha come conseguenza il salire in un’avvolgente espansione di coscienza del proprio essere.
Pertanto, è la contemporanea conoscenza e coscienza dell’ego, del Puro Io Animico e del Puro Io Spirituale che permette di operare in modo continuo e su piani diversi, ossia in quelli esteriori e in quelli interiori. Questo consente al proprio essere di acquisire la capacità di operare simultaneamente su due piani e di mantenere la coscienza ordinaria legata all’ego e al “Flusso Dinamico di Coscienza Pura dell’Io e sull’Io”. Cosí si può riempire quest’ultima della Luce-Pensiero, al fine di averla sempre presente dinanzi a sé, al centro della testa, nel cuore e nel centro del volere.
È qui che si inizia a percepire nel mentale il suono cosmico, il suono mistico o il suono delle sfere, essendo questo la parola creatrice del Cristo, il “suono della Vera Iniziazione”. Ciò rende lo sperimentatore in grado, pur operando nel piano esteriore, di avere un rapporto continuo col Puro Io Spirituale, il nucleo trasformatore della Forza-Pensiero in Luce-Pensiero, l’accesso ai mondi superiori, il silenzio interiore, il vuoto e il vuoto pieno, a prescindere dal livello di donazione raggiunto.

La conquista del Graal
Esso è il substrato dell’esistere e della propria coscienza, sia fisica sia metafisica o, visto attraverso la risalita dal riflesso, il vero stato di coscienza capace di mantenere presente dinanzi a sé la Luce-Pensiero, il Fuoco del Volere, la Vita senza forma, la Luce di Vita e il Puro Amore, ossia vedere attraverso il Cuore Spirituale, indicato a volte come Vaso o come Coppa del Graal, perché contenitore della Luce d’Amore.
Può sembrare, dall’ampia se pur sintetica esposizione del processo concentrativo qui descritto – anche se non è stato indicato tutto e in modo esaustivo, come ad esempio il suono segreto, molto pericoloso, con cui il sé risveglia in un lampo tutti i centri in un istante, ma solo principalmente gli allargamenti riguardanti la coscienza – che la pratica abbia bisogno di sempre piú di tempo per portare progressivamente in coscienza gli aspetti sempre piú elevati raggiunti nello scendere profondamente negli stati del proprio essere. Ma non è cosí.
Tant’è che ogni allargamento di coscienza conseguito con la pratica, comporta nelle sedute successive il ritornarvi velocemente con rapide rappresentazioni riguardanti ogni aspetto fondamentale raggiunto e compreso attraverso la concentrazione. Cosí la cronistoria della costruzione concettuale dell’oggetto dura pochi istanti. Lo stesso vale per l’immagine mentale o concettuale e per il manifestarsi delle basi per l’intuire lo spirituale nel concetto.
Insieme a tale intuire avviene quasi in contemporanea l’immediata attivazione nella coscienza della forza del concetto, manifestante sia il pensiero puro sia lo sfociare nella forza pensiero, e successivamente per tutto il resto da noi descritto. In sostanza quando si raggiunge intuitivamente lo svelarsi nella coscienza di un elemento della ricerca interiore, tramite la concentrazione, questo viene afferrato dalla consapevolezza del proprio essere e reso immediatamente disponibile e usufruibile al proprio sé spirituale.
Pertanto, in una successiva seduta, il raggiungimento di tale elemento diventa in coscienza facile e veloce, quasi istantaneo; cioè si passa da una consapevolezza all’altra, in quanto lo si conosce già, ossia è già avvenuto il suo svelamento in una fase precedente. È dunque il passare da uno stato di coscienza ad un altro piú profondo fino a giungere alla contemplazione percettiva della Luce di Vita del proprio Sé Spirituale in una rara immersione nell’Indeterminato Essere Assoluto in cui si stazione ininterrottamente. Questo è il fine ultimo dell’integrazione spirituale e rende la pratica spirituale un bisogno primario dell’anima, a cui non si può fare piú a meno, essendo l’immersione nell’Intensa Luce d’Amore della Divinità.
Questi raggiungimenti, queste prese di coscienza, comportano inoltre allo sperimentatore la capacità di mantenere vivo nella consapevolezza un elemento già venuto in coscienza con la pratica. Gli occorrono solo pochi istanti di un volere selettivo per portarlo in presenza, senza bisogno di ripercorrere l’intero processo concentrativo. Essendo stato già conseguito, e quindi non piú legato alla pratica, esso è in presenza statica nella coscienza del sé.
A volte la presenza di tale elemento è istantanea, se la si vuole avere presente in un lampo del volere, in quanto ormai fa parte della propria coscienza spirituale, la cosiddetta “Coscienza di Iniziato”. Ed era questa “Coscienza di Iniziato” che veniva utilizzata ogni volta da Massimo Scaligero nelle sue riunioni o conferenze al fine di aver presente nella coscienza la parte superiore di Sé, o Io Superiore, per rispondere spiritualmente e in modo appropriato alle domande dei partecipanti. Ma qui mi fermo, poiché questa “Coscienza di Iniziato” aprirebbe tutto un altro discorso legato alla “Vera Iniziazione” e al suo vero conseguimento.
Dunque come detto tali impressioni influirono nella mia pratica notturna, dopo la presa di possesso della stanza per la notte e la cena. Non tanto nella meditazione e nella concentrazione quanto nella conseguente contemplazione profonda, in cui il Puro Io di Vita Spirituale fluisce in seno alla Divinità in un’espansione di coscienza, ossia nella Luce d’Amore.
Ogni volta, invece, in quel momento particolare della pratica, il mio essere veniva condotto dalla mia mente in uno spazio adimensionale, proiettato e trasportato continuamente di fronte alle entrate del Goetheanum. Esse apparivano alla mia anima come i quadri che dipingeva Massimo Scaligero e che dipinge Marina Sagramora. Tali ingressi avevano acquisito nella mia mente l’aspetto di masse cavernose manifestanti la promessa nel loro centro di un magico mondo di luce, di colore, di bellezza e di pace interiore, in cui spiccavano linee e strutture corrispondenti alla traduzione visiva-immaginativa di stati animico-spirituali.

Il primo Goetheanum
Ogni porta immetteva a una dimensione caratteristica dello Spirito, comprensiva di enti e del senso pluridimensionale, plurispaziale e pluritemporale, includente anche la presenza del primo Goetheanum. L’intera costruzione non appariva piú come una massiccia ombra scura, ma al contrario dava un senso di leggerezza, con una luminosità bianco fosforescente tendente all’azzurrino violaceo, accompagnata dallo sfolgorío avvolgente di luce eterica, che riempiva la stanza della pensione di pagliuzze dorate.
Questo era segno di una sottilizzazione delle barriere dimensionali tra il mondo fisico-animico e quello animico-spirituale, che persiste in luoghi particolari, come l’esaltazione di probabili “Linee o Vene del Drago” – da non confondere con la “Linea del Drago di San Michele” – formanti la griglia geomantica di “Energia Magnetica dell’Intero Pianeta” dove scorre la sua “Potenza o Forza Vitale della Terra”. Lo studio di questa griglia è la base della tradizione Feng Shui con la sua bussola geomantica Luo Pan e la mappa Bagua, o di quella “Rabdomantica” con la sua bacchetta o col suo pendolo e le tavole geomantiche. Sistema utilizzato degli antichi costruttori per edificare, in luoghi di fortissima energia, templi, cattedrali e abitazioni, al fine di accumulare un’altissima concentrazione di energia benefica, e, se spirituale, capace di trasportare l’anima in stati e stadi altamente spirituali.
Il suono del timer mi avvisò che il tempo delle mie pratiche notturne era terminato. A malincuore smisi. Dopo tanto tempo, la mia percettiva contemplazione profonda, non mi aveva portato al moto delle correnti di forza e di luce eterico-astrali, all’immersione nel Puro Io Spirituale, all’espansione nella Coscienza e al fluire nella Natura del Divino. Il dovere e la volontà di praticare, ormai trasformate in necessità e in desiderio di Spirito dalla mia anima, non erano state soddisfatte. Cosí rammaricato decisi di terminare le pratiche e di riposarmi.

La cattedrale di Arlesheim
Poche ore di sonno e la veloce pratica mattutina furono sufficienti per ritemprarmi fisicamente e animicamente. Cosí, al primo chiarore del giorno, potei girovagare per Dornach, osservare esternamente la cattedrale barocca di Arlesheim e vedere, a distanza, nel piovigginoso albeggiare, la meta del nostro viaggio: il Goetheanum. Forse, abituato all’architettura monumentale romana, me lo aspettavo piú imponente e sovrastante la cittadina svizzera. Invece, lo vedevo immerso, seppure in larghi spazi, nel costrutto urbano.
Questo nulla toglieva all’affascinante struttura, anche se un po’ massiccia e pesante, ma per molti versi ancor oggi futurista. La si poteva ammirare anche a distanza, senza contrastare i comuni edifici, grazie ad un insieme di costruzioni vicine che ne richiamavano i principali elementi architettonici. Tuttavia, ciò che era piú importante, era che manteneva alla luce del giorno le impressioni animiche ricevute durante la pratica notturna.

Il secondo e attuale Goetheanum
Vedendo che era ormai passata piú di un’ora, decisi di tornare indietro e di passeggiare nelle vicinanze della pensione, per non farmi cercare. Fu una saggia decisione poiché poco dopo, mentre giravo nel circondario dell’ostello, incontrai l’istruttore, Romolo Benvenuti, e l’organizzatore, Giuseppe Persichilli, che venivano ad avvisare la parte del gruppo che soggiornava nella pensione di trovarci di lí a poco all’ingresso del Goetheanum.
Cosí, insieme agli altri, mi avviai verso l’entrata dell’edificio, con la curiosità di capire la sua struttura architettonica, gli aspetti artistici che nascondeva e cosa rappresentasse per lo spirito interiore. La prima cosa che notai fu la particolare lavorazione del legno visibile nelle porte e nei vari manufatti lignei fin nelle panchine. La cosa mi sorprese e, nello stesso tempo, mi stupí, nel vedere come era lavorato, o piú esattamente, il punto in cui era stata interrotta la lavorazione.
Questo mi fu chiarito poi, quando vidi le vetrate e soprattutto il gruppo ligneo lavorato da Rudolf Steiner. Esso era come se la sua rifinitura non fosse voluta di proposito. In ogni lavorazione artistica tridimensionale con materiali come legno, marmo o altri materiali idonei, si passa dalla sgrossatura a una prima sbozzatura e smerigliatura, fino alla rifinitura e lucidatura. Qui, il processo era stato interrotto dopo la prima sbozzatura e si era passato subito alla lucidatura per dare la sensazione che sotto questa sbozzatura ci fosse la vera immagine, mentre sopra vi fosse dell’altro.

Rudolf Steiner «L’Iniziato»
Questo “altro” è chiaro per un esoterista con esperienze di visione eterica. La visione eterica, diversa da quella astrale dell’aurea, è percepita come luminosità che avvolge ogni essere vivente comprese le strutture cristalline della terra. Essa comporta, dopo un iniziale alone azzurrino, un insieme di striature e di movimenti di vario colore di correnti eteriche, difficile da rappresentare nel piano fisico, ma non impossibile, proprio perché si perde il senso della figura e della forma rappresentata. Quella astrale, invece, risente del sentire animico, tradotto in sottilizzazioni e colorizzazioni della figura nell’immagine.
Pertanto vi è un’enorme differenza tra il vedere fisico, il vedere eterico, il vedere astrale e il vedere spirituale, cosí come tra l’immaginare fisico, eterico, astrale e spirituale. Vi è in realtà una continua sottilizzazione, dal piano piú basso al piano piú alto, in cui, nel vedere e nell’immaginare, le essenze si invertono secondo il piano. Cioè, ciò che è interno diventa esterno e ciò che è esterno diventa interno. Vi è, infatti, un’inversione di sostanza nei piani fisico, eterico, astrale e spirituale.
Per questo nei piani piú alti, gli enti non sono inquadrabili dentro una forma e un colore in quanto si passa ad essenze, a presenze, a forze, a sostanze, a vastità. Questa traduzione utilizzata, secondo il mio intuire, nelle forme tridimensionali proposte da Steiner, la si può riscontrare anche nelle forme bidimensionali che utilizzava sulla lavagna in determinate conferenze. Esse venivano rappresentate, prescindendo dalle limitazioni, con un tratteggio aperto, colorato secondo le forze in gioco, come si può vedere in alcuni schizzi e disegni di Steiner.

Disegno esplicativo alla lavagna
Ma qui le scheggiature armoniche prodotte sul legno davano, anche se in modo incompleto, il senso di tale visione eterica. Ancor piú forte ne è il senso quando, interiorizzandosi, si fa scorrere la mano lungo la superficie cosí lavorata. Essa provoca la sensazione che il legno viva, simile alla percezione sottile delle forze di vita che avvolgono gli esseri viventi e che ogni scultore percepisce col tatto nello scorrere con la mano la superfice del manufatto rispecchiante la propria opera.
Giotto Pierrogi (3. continua)
