L'Arte è un lusso?

Arte

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Salotto prezioso

 

Spesso riscontro nelle comunicazioni dalla Scienza dello Spirito considerazioni e pensieri a cui ero arrivato autonomamente, trovandovi pertanto una certa conferma. È anche il caso relativo al considerare oggi l’arte come un fenomeno puramente accessorio del vivere quotidiano, svincolato da una reale necessità interiore: un lusso insomma, un qualcosa legato ad “oggetti a reazione poetica” come diceva un dotto, per poter abbellire le proprie abitazioni: magari dimostrando agli altri la propria disponibilità economica, giusto per vantarsi un po’.

 

Anche di questo parla Rudolf Steiner in La missione universale dell’arte (Ed. Antroposofica, O.O. N° 276): dopo aver parlato dell’arte considerata proprio come un lusso, afferma che «invece in tempi piú antichi, grazie ai residui dell’antica chiaroveggenza e nel modo che ho spesso indicato, si aveva ancora un rapporto vivente col mondo spirituale, tale da cercare nell’arte qualcosa senza cui la civiltà non poteva esistere».

 

E il Dottore è molto preciso su questo, affermando che mai l’arte «potrà derivare da altro che dalla relazione degli uomini col mondo spirituale».

 

Il materialismo della nostra epoca, ancora piú acuto rispetto al 1923 in cui il Maestro esponeva questi concetti, porta ad esempio a considerare le costruzioni, le architetture, semplicemente come contenitori atti a preservare l’incolumità e la salute degli abitanti, a prescindere da qualsiasi ricerca di contenuto artistico/spirituale insito nell’edificio stesso.

 

Sempre nello stesso testo Steiner afferma che «si eseguiranno cioè solo costruzioni utilitarie. …Oggi vi è un gran numero di persone che prende in mala parte se una casa, destinata ad abitazione, sacrifica all’arte, al principio del bello, anche solo qualcosa che viene considerato pratico. Si sente persino dire che diventa troppo caro costruire artisticamente».

 

Duomo di Milano

Il Duomo di Milano

 

Consideriamo gli enormi sforzi e le ingenti spese che venivano sostenute mediamente per piú di un secolo a partire dal medioevo (per il duomo di Milano ci vollero oltre 400 anni, per la cattedrale di Colonia oltre 600) per costruire le cattedrali gotiche, veri capolavori giganti dotati di vertiginose altezze, infiniti decori, splendide vetrate colorate, grandi dipinti e preziose sculture. Gioielli dell’ingegno umano accostati a fatiscenti casette dove le persone vivevano alla meglio, potendo però fruire della grande e maestosa architettura della cattedrale. E pensiamo anche alle grandi chiese rinascimentali, con enormi cupole che perfino oggi sarebbero difficili da realizzare pur con le moderne tecnologie. Templi gotici, romanici, rinascimentali, barocchi, con colonne e pilastri smisurati, volte ogivali, volte a tutto sesto, che creano immensi spazi apparentemente sovradimensionati ed inutili.

 

Chiesa di San Giovanni Apostolo a Ponte d’Oddi (Perugia)

Chiesa di San Giovanni Apostolo a Ponte d’Oddi (Perugia)

 

Ai nostri giorni, invece, ne parlavo anni fa anche con un famoso teologo cattolico che confermava le mie conclusioni, le chiese vengono costruite, anche da celebri architetti, come se fossero autorimesse o supermercati: difficile distinguerle da anonimi edifici industriali se non per qualche risicato simbolo religioso. Poi ovviamente ci sono anche le eccezioni, per fortuna…

 

E che dire dei canti a suon di tamburello e chitarra che vengono eseguiti durante la Messa? Ricordo che anche Riccardo Muti li ha criticati, definendoli “canzonette e schitarrate”, paragonandoli alle composizioni sacre e ai canti gregoriani del passato, laddove questi servivano a favorire il contatto col divino, mentre oggi le nuove “melodie” ci fanno emergere di soprassalto da qualsiasi tentativo di meditazione, di concentrazione e di contemplazione dell’elemento sacro.

 

Navata di chiesa

 

Una volta si entrava in una cattedrale, ma anche in una semplice chiesetta di campagna, e si avvertiva subito che quell’opera d’arte “integrale” impegnava tutti i sensi per elevarci piú o meno coscientemente verso il divino: infatti era composta dall’architettura con le sue forme ed i suoi spazi, dalle sculture che si potevano anche toccare, dai quadri, dalle vetrate colorate, dall’odore dell’incenso, dai canti gregoriani, perfino dal sapore della Sacra Ostia. Vista, udito, odorato, tatto, gusto, tutto concorreva per aiutare gli esseri umani a dimenticare per un po’ il mondo consueto penetrando in una sorta di realtà superiore.

 

Raffaello «La Trasfigurazione»

Raffaello «La Trasfigurazione»

 

E sorvoliamo sulla qualità di moltissimi dipinti che vengono accolti oggi perfino in chiese di grande storia e tradizione: purché vengano donati, magari dal dilettante di turno desideroso di vedere esposta al popolo la sua opera (scusate la critica), il clero li accetta e li esalta… perché sono gratis! E dire che una volta i Papi pagavano cifre enormi a Raffaello, Michelangelo, Leonardo, solamente per citare “i tre grandi del Rinascimento”, pur di avere opere di grande valore spirituale.

 

Infine leggiamo, sempre di Steiner ne La scienza occulta nelle sue linee generali (Ed. Antroposofica, O.O. N° 13): «Quando in presenza di un’opera d’arte, attraverso la forma esterna o il colore o il suono, l’uomo penetra con la rappresentazione e col sentimento nei substrati spirituali di essa, gli impulsi che l’Io ne riceve arrivano in verità ad agire fino sul corpo eterico. Se si approfondisce questo pensiero, si potrà misurare l’enorme importanza dell’arte per tutta l’evoluzione umana».

 

 

Carmelo Nino Trovato