Cicli settenari e pedagogia iniziatica secondo la Scienza dello Spirito

Esoterismo

Cicli settenari e pedagogia iniziatica secondo la Scienza dello Spirito

 

La generale esaltazione dell’astrale avverso all’Io, o astrale inferiore, che può anche assumere false forme spirituali, è il massimo ostacolo all’attuale evoluzione dell’uomo: il principio della Contro-Iniziazione. Su un piano ordinario umano, essa oggi è sostenuta mediante una pedagogia (oserei dire subdola ed aberrante) che sollecita impulsi di libertà nel corpo astrale del fanciullo prima dell’età in cui affiori in lui, secondo il ritmo di una segreta legge cosmica, il principio dell’Io, per il quale soltanto può esistere un assunto della libertà. La legge cosmica ha a che vedere con il numero 7. Rudolf Steiner basa il settenario su cicli planetari e vitali: i 7 pianeti classici (Sole, Luna, Mercurio, Venere, Marte, Giove, Saturno) influenzano lo sviluppo umano, con fasi di 7 anni che echeggiano la rivoluzione lunare (28 giorni ≈ 4 settimane) e cicli terrestri (7 giorni della settimana). Questo numero simboleggia dunque completezza armonica, evitando frazioni irregolari come 5 o 10, che non allineano corpo, anima e spirito. Nel corpo umano, processi vitali (respirazione, circolazione, crescita) seguono ritmi settenari: i denti da latte cadono a 7 anni, la pubertà intorno ai 14, l’Io matura a 21. Steiner vede il 7 come misura naturale per trasformare forze ereditarie in individualità: primo settennio (corpo fisico), secondo (eterico), terzo (anima senziente).

 

Alterazione del settenario formativoL’agōgḗ spartana, ad esempio, iniziava all’età di 7 anni. A sette anni i fanciulli spartani venivano strappati alla famiglia e inseriti nelle agelai (compagnie di coetanei), dove cominciava il rigido addestramento militare e fisico sotto la supervisione del paidonómos. L’agōgḗ proseguiva in genere dai 7 ai 14, poi dai 15 ai 21 anni, ripartita in varie fasce di età (fin dai 7 anni come paides, poi paidí). Durante l’addestramento spartano (agōgḗ) si insegnava soprattutto a essere soldati disciplinati e resistenti, molto piú che a leggere e scrivere. Venivano insegnate tecniche di combattimento con lance, spade e scudo, lotta e pugilato, esercizi ginnici, marce forzate scalzi e con poche armi. Tecniche di resistenza al dolore, alla fame, al freddo e alla fatica, spesso attraverso prove fisiche estenuanti e punizioni. Ai giovani veniva impartita una sufficiente istruzione in lettere, scrittura e aritmetica, musica con canti marziali e melodie di marce, legate prevalentemente a funzioni militari. La disciplina era essenziale e si completava con estrema obbedienza all’autorità, silenzio, concisione nel parlare e forte senso di lealtà verso il gruppo e lo Stato. Molti gruppi di élite come gli Immortali persiani o i Giannizzeri ottomani seguivano procedure addestrative simili, ma gli spartani adottavano un antico retaggio che aveva come base temporale addestrativa settenari successivi.

 

Prove spartane notturne

 

Le prove rituali spartaneLa krypteía era una prova rituale notturna svolta nei territori attorno a Sparta, in condizioni molto dure. Di notte, i giovani (krypteis) venivano mandati allo sbaraglio scalzi e nudi o quasi, con un solo coltello e pochissimo cibo. Alcune fonti par­lano di un presunto periodo prolungato, di circa un anno, nel quale i ragazzi dovevano sopravvivere soprattutto tramite il furto e la caccia, senza essere visti. Di giorno si nascondevano in luoghi isolati per riposare; di notte scendevano sulle strade o in campi dove erano presenti gli schiavi iloti, per cibarsi e dimostrare coraggio. Secondo Plutarco i krypteis potevano ricevere l’ordine di scontrarsi con iloti considerati aggressivi o pericolosi, lo facevano come azione di contenimento e propensione al comando. La prova serviva a testare resistenza, sangue freddo e capacità di sopravvivere praticamente come guerriglieri, oltre che a mantenere il controllo sugli schiavi iloti con un clima di psicologia del terrore. Tutto si svolgeva con massima segretezza e chi veniva scoperto era punito con  frustate, ad indicare che la segretezza era parte essenziale dell’Iniziazione. Questo esempio di duro addestramento che interessava anche periodi successivi al primo settenario i (14, 21, 28…) era retaggio di un antico passato, quello dei riti matriarcali in onore della Dea Madre.

 

Tracce di queste ritualità, molto piú consone alla Scienza dello Spirito, possono essere evidenziate nel periodo preistorico protoario (da 20mila a 8mila a.C.) anche se estese a due tipologie di iniziazioni segrete compiute in età preadolescenziale: quella guerriera e quella sacerdotale-sciamanica (Riti iniziatici nella Grotta dei Cervi di Porto Badisco – L’Archetipo).

 

Impronte manine

 

Mani luminose

Ma quali sono gli aspetti fondamentali dei settenari addestrativi e/o iniziatici? Quali implicazioni ne emergono? Ce lo spiega molto bene la Scienza dello Spirito steineriana che osserva come la pedagogia dei cicli settenari riveste un ruolo sacrale, un rito iniziatico vero e proprio volto a preservare l’anima del fanciullo dalle seduzioni illusorie di un falso culto della libertà.

 

La Scienza dello Spirito, dalla quale scaturisce una pedagogia dei nuovi tempi, insegna che nel primo settenario il fanciullo, secondo il ritmo di una legge trascendente ed immanente all’Io, si organizza come essere puramente fisico, nel secondo settennio come essere eterico, nel terzo come essere astrale: verso il ventunesimo anno, l’Io, che sin dall’inizio ha operato come principio metafisico da fuori del corpo, attraverso i tre periodi di formazione, s’inserisce nell’organismo astrale-eterico-fisico. Da quel momento l’uomo può sperimentare il canone della libertà dell’Io: la libertà consiste nella possibilità che l’Io si estrinsechi senza essere condizionato dalla triplice struttura astrale-eterico-fisica di cui si riveste, ma abbia questa struttura come rispondente strumento non oppositivo.

 

Nella pedagogia antroposofica, lo sviluppo umano si articola quindi in settenari (cicli di 7 anni), che riflettono l’evoluzione dal corpo fisico fino all’Io cosciente. Analizziamo i primi quattro (0-28 anni), focalizzando le dinamiche animiche e i rischi astrali. Ogni fase è propedeutica alla successiva ed è tendente a  contrastare impulsi di “falsa libertà”.

 

Primo Settennio (0-7 anni): Ripetizione Meccanica e Corpo Fisico Il fanciullo assorbe l’ambiente per via ereditaria, ripetendo meccanicamente gesti e parole (es. imita il cammino della madre). Il suo Sviluppo dominante è costituito dalla formazione del corpo fisico; le forze vitali (eteriche) modellano gli organi. La pedagogia ideale consiste nell’imitazione gioiosa, con fiabe ritmiche, senza intellettualismo, sarà necessario evitare precocità che dissolvono le forze eteriche. Come Influenza astrale si possono verificare impulsi di “libertà” (capricci) che influenzano l’astrale nascente, ma l’Io risulta protetto.

 

Secondo Settennio (7-14 anni): Imitazione Ritmica e Corpo Eterico La ripetizione evolve in imitazione cosciente; il bambino “copia” con ritmo e bellezza. Lo sviluppo dominante è fornito dal consolidamento del corpo eterico (vitalità, memoria); crescita armonica. La pedagogia ideale risentirà di arte, musica, ritmo senza astrazione astratta (rischio di rigidità intellettuale). Come influenza astrale le forze avverse spingono ribellione impulsiva; l’imitazione sana la canalizza in devozione. Un esempio può essere la recita di poesie ritmiche forgiando fluidità emotiva.

 

Terzo Settennio (14-21 anni): Modellamento Ideale e Anima Senziente L’imitazione si fa aspirazione a un “modello umano superiore” (l’insegnante viene percepito come archetipo). Lo sviluppo dominante consiste nel risveglio dell’anima senziente (sentimenti) con discesa parziale dell’Io. La pedagogia ideale sarà fornita dalla scuola superiore con enfasi estetica e morale; si svilupperà una lotta interiore contro le passioni (rischio: sentimentalismo luciferico). Come influenza astrale avremo il culmine delle tentazioni (amore/drammi adolescenziali); Un esempio potrà essere il dramma goethiano che modella l’eroe interiore.

 

Quarto Settennio (21-28 anni): Autonomia dell’Io e Anima Intellettuale L’Io si radica pienamente; il giovane passa dal modellare al pensiero indipendente. Lo sviluppo dominante sarà un’anima intellettuale (pensiero chiaro) nonché l’integrazione tra Io ed anima. La pedagogia ideale consiste nella formazione scien­tifico-spirituale con i rischi di un incombente materialismo ahrimanico. Le influenze dell’astrale inferiore produrranno forze ostili che testano la libertà autentica; l’Io ora domina l’astrale.

 

Questi settenni formano un arco preparatorio al libero Io. In questa preparazione i settenni delineano il cammino triadico dell’uomo: corpo, anima e Io. L’errore del culto libertario impulsivo che Steiner denuncia come infiltrazione luciferica nell’astrale infantile, devasta l’anima non ancora temprata, esponendola a forze avverse che agiscono solo sul corpo astrale, impotenti dinanzi alla purezza dell’Io.  

 

Archeometro

L’Archeometro
Chiave universale tra arte, musica e natura

 

Considerazioni finaliCome dicevamo, al termine del terzo settennio, intorno ai 21 anni, l’Io discende pienamente, preceduto da una spontaneità sovrasensibile. Nel primo settennio (0-7 anni), il fanciullo ripete meccanicamente l’am­biente, nutrendo il corpo fisico con echi ereditari; nel secondo (7-14 anni), la ripetizione si fa imitazione ritmica, sviluppando le forze eteriche per la crescita animica; nel terzo (14-21 anni), l’imitazione evolve in un modello consapevole su un ideale umano superiore, preparando l’anima senziente, intellettuale e cosciente all’incarnazione dell’Io.

 

Chiaro è che ogni alterazioni forzosa o limitata introdotta nella formazione del ragazzo, come nel caso dell’addestra­mento agōgḗ spartano, ingenera psichismi mentali che ritardano la possibilità dello sviluppo di un Io spirituale pienamente libero, a meno di interventi karmici superiori.

 

Sino al ventunesimo anno, dunque, l’educazione deve essere un’arte cosciente, un ponte tra il meccanicismo infantile e la libertà adulta, affinché l’Io non trovi un’eredità astrale corrotta, ma un veicolo puro forgiato dalla triade steineriana. Tale preparazione vive nei ritmi cosmici, unificando la tradizione con la visione antroposofica, per un’umanità redenta: quella del “non io ma il Cristo in me”.

 

 

Kether