Economia psichica e tripartizione

Etica

Economia psichica e tripartizione

Cosa è l’economia psichica?

 

Economia psichica

 

Il concetto di economia psichica può essere compreso, in senso antroposofico, come astrale collettivo. Non si tratta di processi individuali, ma di correnti animiche che attraversano i popoli e ne plasmano sentimenti, desideri, paure e aspettative. Ogni epoca storica e ogni popolo possiedono una propria configurazione astrale dominante, che determina come quegli esseri umani vivono il rapporto con il valore, con il riconoscimento e con il senso della propria esistenza. Questa astralità non nasce dall’Io cosciente, ma opera come atmosfera animica, nella quale gli individui sono immersi fino dalla nascita. Centocinquanta anni or sono la famiglia, i valori nazionali, il sentimento di comunità e la sopravvivenza alla miseria erano l’astrale dominante delle classi meno abbienti.

 

 

Economie psichiche di ieri e oggi

 

Economie psichice di ieri e di oggi

 

Sessant’anni fa il fulcro dell’econo­mia psichica si spostò verso il lavoro: il riconoscimento sociale passava dalla professione, che garantiva dignità, identità e stabilità, insieme alla famiglia e alla reputazione all’interno della comunità. Essere “a posto” significava occupare correttamente il proprio ruolo sociale, mentre un aspetto importante era svolto anche dalle grandi appartenenze collettive, come la politica, i sindacati o la Chiesa. Oggi, invece, il riconoscimen­to passa sempre piú dalla visibilità e dalla performance: l’economia psichica si è spostata dai ruoli stabili all’immagine di sé. La sua moneta non è il denaro, ma attenzione, consenso e numeri; le persone investono tempo ed energia emotiva per essere viste e riconosciute nei like. Questa economia non organizza solo i comportamenti, ma anche il mondo interiore, influenzando il modo di farsi desiderare, di sentirsi validi e di giudicare se stessi. Le economie psichiche non costituiscono una disciplina autonoma, ma un concetto-ponte usato tra sociologia, psicanalisi e filosofia sociale. Discipline che descrivono come desideri, affetti, paure e riconoscimento circolino e vengano regolati all’interno di una società.

 

 

Cosa sono i sistemi simbolici

 

Ogni civiltà vive immersa in una specifica atmosfera animico-spirituale, che plasma il modo di pensare, sentire e volere prima ancora che gli esseri umani acquistino un minimo di consapevolezza cosciente del loro aderire a determinati modelli. I sistemi simbolici sono l’espressione visibile di questa atmosfera: miti, istituzioni, immagini, valori e regole attraverso cui l’anima può orientarsi nel mondo.

 

Sistemi simbolici

 

I sistemi simbolici hanno soprattutto la funzione di contenere e ordinare le forze dell’astrale collettivo. Senza tali forme, l’angoscia, la paura e l’insicurezza derivanti dalla separazione dal mondo spirituale agirebbero in modo caotico sull’anima umana. Il simbolo, la tradizione e l’ordine sociale offrono quindi riparo animico, permettendo alla maggior parte delle persone che non praticano una sana disciplina di concentrazione, di non essere travolte dalla sofferenza del caos. Rudolf Steiner sottolineerebbe che questi sistemi mutano con l’evoluzione della coscienza: ciò che in un’epoca era necessario come sostegno esterno diventa, in un’altra, un ostacolo allo sviluppo dell’Io. Quando i sistemi simbolici non sono piú interiorizzati, attraversati dal pensiero, ma subiti istintivamente, essi smettono di proteggere e – se messi in crisi – iniziano a produrre sofferenza nella zona del sentire. I sistemi simbolici sono gli insiemi di valori, idee, immagini e regole attraverso cui una società dà senso alla realtà e rende l’esperienza umana sopportabile. Servono soprattutto a gestire l’angoscia, cioè l’incertezza, la paura e il senso di precarietà che accompagnano ogni esistenza priva di rapporto quotidiano con il Divino. Offrendo spiegazioni condivise su ciò che è giusto, normale o desiderabile, i sistemi simbolici indicano come vivere, cosa aspettarsi e dove trovare sicurezza.

 

 

Antropologia culturale della Destra e della Sinistra

 

Antropologia Destra Sinistra

 

Quando i punti di riferimento tradizionali si indeboliscono, le persone cercano appartenenza in forme semplici e immediate. In questo contesto, il tifo politico e sportivo offre un “noi” chiaro e condiviso, contrapposto a un “loro”, aiutano a sentirsi meno soli e a dare una forma riconoscibile alle proprie emozioni collettive. Attraverso simboli facili da riconoscere, come colori, slogan o leader, permette di scaricare tensioni e paure, e il sistema simbolico diventa un investimento emotivo rapido e accessibile, una risposta elementare al bi­sogno di identità e sicurezza in una società frammentata. All’interno di questo scenario emergono due modi principali di gestire l’angoscia collettiva. Una parte, che possiamo chiamare “sinistra”, vive immersa in un conflitto permanente: la politica diventa vigilanza continua, allarme costante e lotta senza fine, producendo stress, rabbia e senso di impotenza, anche quando tutto ciò è vissuto come impegno civile. L’altra parte, che possiamo chiamare “destra”, cerca invece ordine e protezione, trovando conforto in figure carismatiche, simboli patriottici e racconti di rinascita nazionale; il leader forte riduce l’incertezza e dà l’impressione che qualcuno stia “tenendo il timone”. Non si tratta solo di una mera differenza di idee politiche, ma di uno scontro piú profondo tra chi è condannato a vivere nel conflitto continuo (sinistra) e chi cerca una chiusura simbolica capace di offrire sicurezza e contenimento del­l’angoscia (destra). Come dice lo studioso Antonello Crespi, le due categorie non vanno astrattamente negate, ma valorizzate e integrate in una nuova via che tenga conto dello spirito di popolo. Per Crespi l’ Italia, che è sempre stata la culla delle nuove idee del mondo ha ancora una volta questo compito.

 

 

Conflitto e odio tra parti opposte

 

Contrapposizioni

 

Questa dilaniante distanza non è un problema personale, ma nasce dal modo in cui oggi è organizzata la società. In molti paesi occidentali, soprattutto di cultura anglosassone, si tiene vivo un conflitto continuo tra due parti contrapposte: buoni e cattivi, amici e nemici. Ciò vale sia all’interno che all’esterno dei confini nazionali. Lo scontro permanente di tifoserie cieche è considerato normale e serve ai poteri forti. Il risultato è che le persone vengono emotivamente imbottigliate rinunciando a pensieri nuovi di libertà. Il sistema di potere funziona cosí da sempre  e ha bisogno del conflitto per andare avanti. Millecinquecento anni fa, nell’Impero romano d’Oriente le fazioni dei Verdi e dei Blu, nate come tifoserie dell’ippodromo di Costantinopoli, erano molto piú che gruppi sportivi. Rappresentavano blocchi sociali e politici, capaci di mobilitare le masse urbane e canalizzare il malcontento popolare. Il potere imperiale di Bisanzio le tollerava e le utilizzava per leggere l’umore della città e per dividere il dissenso, evitando un’opposizione unitaria. Le fazioni fungevano da valvola di sfogo collettiva, trasformando tensioni politiche in rivalità ritualizzate. Verdi e Blu si unirono nella rivolta di Nika. La rivolta scoppiò a Costantinopoli nel gennaio del 532, durante il regno dell’imperatore Giustiniano I. Fu allora che il conflitto non fu piú diviso e controllabile, ma si trasformò in un’unica rivolta contro l’imperatore. Questo mostrò che le fazioni erano essenziali al potere: dividere il popolo era una condizione di stabilità, la loro unificazione un pericolo mortale per l’Impero.

 

 

Radici del bipolarismo anglofono

 

Bipolarismo anglofono

 

Il bipolarismo anglofono nasce molto prima della politica di oggi. Già con la Guerra delle Due Rose in Inghilterra (1455-1487) la Corona imparò (forse inconsapevolmente) che il conflitto tra due parti non va eliminato ma gestito. Da allora prende forma un’idea di fondo: la società è divisa e il compito del potere è tenere sotto controllo lo scontro, non farlo sparire. La lealtà allora si fondò sulla appartenenza simbolica (York vs Lancaster), non sui programmi. Fu introdotto un modello chiave inglese: governare dividendo l’aristocra­zia, non pacificando il corpo sociale. Il risultato è che lo Stato emerge come arbitro del conflitto, non come ente di superamento del conflitto. Il filosofo Thomas Hobbes nel Leviatano sostenne che gli esseri umani sono mossi da paura e passioni, e che la politica serve soprattutto ad evitare il caos. Nasce cosí una visione della società fatta di parti contrapposte, da contenere piú che da unire. Questa logica venne poi applicata all’esterno dall’Impero britannico, che governava territori diversi rafforzando divisioni religiose ed etniche. Il conflitto diventò uno strumento pratico di governo. Negli Stati Uniti lo stesso schema prese forma nel sistema bipartitico, che serve a incanalare lo scontro in due campi controllabili. Durante la Guerra fredda, il bipolarismo si trasformò in una lotta morale tra bene e male, e il male era incarnato dall’URSS. Oggigiorno, con i social media, questo schema è diventato ancora piú subdolo. In sintesi, il bipolarismo anglofono ha una lunga tradizione storica. Ormai appare chiaro che il neoliberismo economico ha bisogno della contrapposizione dualistica Destra-Sinistra.

 

 

Il neoliberismo un sistema demoniaco

 

Neoliberismo demoniaco

 

Ormai è chiaro che il superamento del neoliberismo è necessario per la sopravvivenza stessa della civiltà umana nel mondo occidentale. La Cina e la Russia, come del resto l’Iran, non sono neoliberiste. L’india di Narendra Modi non è neoliberista anche se alle volte usa politiche neoliberali dentro un progetto nazionale-statale. Questo è un problema dell’Occi­dente ormai isolato. Il neoliberismo implica almeno cinque condizioni: 1) Primato del mercato sullo Stato; 2) Trionfo della finanziarizzazione e concentrazione della ricchezza; 3) Privatizzazione totale dei settori strategici pubblici; 4) Ideologia dell’individuo e applicazione di una sorta di darwinismo sociale; 5) Riduzione del potere politico con un sistema di controllo da parte del mondo finanziario che ha trovato nella democrazia rappresentativa (di un falso bipolarismo) il proprio assetto ideale. Cercare una posizione politica di integrazione della Destra come della Sinistra al fine di superare il neoliberismo diventa quindi essenziale. Ma c’è di mezzo il dèmone della politica che crea terribili fratture e contrasti, impedendo una coesione delle tribú di tifosi con diversi sistemi simbolici. La degenerazione in tifo da stadio comparsa in questi ultimi anni a causa anche dei social network, impedisce ogni ragionamento puntuale e una convergenza verso un centro politico autorevole e riconosciuto interprete delle sovranità nazionali.

 

 

La lezione di Argo

 

Argo

 

In questo momento e con una situazione geopolitica e culturale in rapidissimo movimento (con i BRICS che si sganciano dallo strapotere occidentale), abbiamo la necessità di trovare idee che colmino il fossato di incomprensione tra le tifoserie Destra-Sinistra per costruire un sistema simbolico da Terza via. Lo statalismo socialcomunista ormai è in putrefazione (vedi Cuba). Un ritorno allo Stato imprenditore (tipo quello della Prima Repubblica) è una via difficilmente praticabile. Noi lettori dell’Archetipo abbiamo la certezza che la soluzione è stata indicata da Rudolf Steiner. Il Dottore ci ha donato l’idea della Tripartizione dell’organismo sociale, idea ripresa da Argo Villella con il contributo di Massimo Scaligero che visionò ed approvò tutti i suoi testi fino a quando rimase in vita. Il problema è che coloro che vorrebbero superare il neoliberismo (ov­vero le avanguardie pensanti che ci sono in Italia), non sono attratte e quindi non si innamorano della soluzione Tripartita di Rudolf Steiner. Perché?

 

 

Incidere con l’aratro della volontà nella Storia

 

Padri della Patria

 

Al momento non è emerso un leader in grado di generare un sistema simbolico in cui la Tripartizione occupi un posto centrale, né qualcuno che possieda l’impulso interiore, il fuoco morale e la forza politica necessari per imporla storicamente. Allo stato attuale delle cose, manca una figura che sappia incarnare questo progetto con la stessa intensità con cui Garibaldi, Mazzini, Cavour e Vittorio Emanuele seppero porre al centro della loro azione l’idea dell’Italia unita. E si noti bene che i Padri della Patria accettarono l’appoggio di forze indubbiamente compromettenti ed egoistiche come la Massoneria inglese pur di arrivare all’obiettivo. Erano degli Iniziati, lo sappiamo, ed incarnarono una specifica missione legata allo spirito di questo nostro popolo. Certo, a differenza di Iniziati che operano direttamente nel campo spirituale, gli Iniziati inconsapevoli hanno dovuto applicare perfino l’arte del compromesso machiavellico e necessario pur di arrivare al risultato indicato dall’Arcangelo di popolo.

 

 

Il machiavellismo della politica

 

Putin

 

Abbiamo visto nei precedenti articoli sull’Archetipo che solo una individualità con queste caratteristiche può realizzare un salto evolutivo reale e permanente. La figura politica che nel mondo ha prodotto i maggiori risultati di contrasto alla globalizzazione (e alla salvezza del cristianesimo ortodosso) è Vladimir Putin. Egli, si pensi, è riuscito con l’aiuto degli oligarchi legati alla Cabala a raggiungere i vertici della politica nel suo paese. Putin non “creò” gli oligarchi, li ereditò dagli anni di Eltsin, li usò tatticamente per consolidare una forma autocratica che ha rivalutato la spiritualità russa cristiana. È un dato di fatto che tutti e tre i principali oligarchi siano di origine ebraica. Non c’è nessun afflato razzistico nell’opera di Putin, tanto piú che la Russia è vincitrice di una guerra mondiale combattuta contro il razzismo della Germania. Il sistema simbolico russo ricorda ritualmente ogni anno l’evento della Grande Guerra patriottica. Oggi nella guerra per la liberazione del Donbass la retorica russa si scaglia quotidianamente contro molti seguaci di Stepan Bandera, loro sí antisemiti conclamati, autori di pogrom e stragi inaccettabili. Comunque gli oligarchi erano di origine ebraica. Boris Berezovsky grande sponsor mediatico di Putin controllava la TV (ORT) ed è esiliato. Gli altri due oligarchi sono: Michail Chodorkovskij o Vladimir Gusinsky. Putin, da giocatore di scacchi, ha cinicamente eliminato il potere di questi uomini del Globalismo apolide.

 

 

Il ruolo del Karma nelle due tribú

 

Esistono indubbiamente delle predisposizioni karmiche e prenatali nello sposare i sistemi simbolici. Questi apparati astrali sono misteriosi, quasi insondabili. Un tempo li chiamavano état d’esprit. Di certo oggi l’umanità occidentale è divisa in due faglie antropologiche. Una parte, spesso maggioritaria in Europa e Stati Uniti ha raggiunto una saggezza silenziosa istintivamente legata al buon senso comune, ai valori aviti, alle tradizioni popolari. Il cosiddetto populismo nasce in quest’area. Questa componente sente la necessità di trovare delle guide carismatiche capaci di ordinare (per quanto possibile) il caos dei tempi nuovi. Detto senza ipocrisia, questa metà del cielo ama Putin, Trump, Meloni, Orban, Fico, Le Pen. L’altra metà è in uno stato di rancore, di vigilanza, di critica continua ed è attratta dal sistema simbolico rappresentato dal progressismo globalista. Questa tribú l’altroieri aveva legami sentimentali con lo spirito redentivo del comunismo e del socialismo statalista. L’ideale socialcomunista dopo la caduta del Muro è ormai soppiantato dal progressismo democratico, inclusivo, woke, favorevole alla snaturalizzazione delle culture popolari. È una fazione dedita allo scientismo come culto di certezze, all’omogeneizzazione culturale internazionalista. Volendo fare un esempio concreto il popolo che leggeva l’Unità e Rinascita è stato plagiato dal giornale Repubblica, o dall’Internazionale, giornali nati con lo scopo di allontanare il vecchio sentimento rancoroso dei comunisti trinariciuti, spostando quella fetta di opinione pubblica verso la narrazione Democratica degli Stati Uniti e l’accettazione del neoliberismo. Questo ciclo sta finendo poiché il globalismo è stato sconfitto. La rancorosità insita nel comunismo di un tempo sta diventando angoscia per l’evidente declino di un decaduto sistema simbolico. Il quaranta per cento dell’umanità  occidentale, quella che si sente a “sinistra” soffre nel profondo dell’anima, e questa sofferenza è ancora nulla a confronto di ciò che avverrà quando i sistemi di informazione mainstream (ultima ridotta nel bunker della Cabala), subiranno le purghe imposte dai nuovi padroni populisti. Allora le TV produrranno notizie ed agende sulla reale compromissione satanica dei vecchi padroni del vapore, compromissione che già oggi sta emergendo con gli Epstein files. Il popolo della “sinistra” comprenderà l’esistenza reale delle lobby viziose che per piú di mezzo secolo hanno operato all’ombra della Cabala. Quella tribú subirà un risveglio traumatico. Michel Maffesolí è un sociologo francese che coniò questo termine. La definizione di sinistrati non sarà piú un epiteto offensivo, ma una obiettiva descrizione della salute psicologica desertificata di chi ha perso un sistema simbolico ma aspira a trovarne uno migliore.

 

 

Nasceranno nuovi leader

 

Una via sociale

 

Il problema vero è che l’impero d’Occidente, oggi è sempre piú in mano alle nuove oligarchie tecnofile della Silicon Walley. L’Europa e l’Italia non hanno ancora trovato un leader carismatico capace di portare in primo piano il sistema simbolico della Tripartizione dell’organismo sociale. Coloro che oggi in Italia studiano la Tripartizione sono persone perbene che ben poco possono aggiungere a quanto già elaborato da Argo Villella con la supervisione di Massimo Scaligero. Villella non riuscí a studiare gli effetti della caduta del Muro, per il resto è attualissimo. Ciò che servirà sarà l’incarnazione di uno spirito combattente, un iniziato al pari dei quattro Padri della Patria. Questa personalità potrebbe nascere proprio in Italia, per unificare sia le certezze costruttive della destra che governerà a lungo, congiungendola con la tensione morale e la sofferenza proveniente da quella tribú che un tempo era comunista, divenendo poi senza accorgersene neoliberista e che oggi con il declino in tutto il resto del mondo del neoliberismo, non ha piú un sistema simbolico di riferimento. Ovviamente i tempi della caduta di quel mondo non sono prevedibili perché ogni cambiamento nell’economia psichica di milioni di per­sone può essere soggetto a ritardi, conflitti asperrimi e inaspettate, scomposte reazioni.

 

 

Salvino Ruoli