Dialettica e realtà

Scienza dello Spirito

dialettica e realtà

Verità dei Misteri e impulsi di Natale

 

In una conferenza a Dornach del 31 dicembre 1917 (in Verità dei Misteri e impulsi di Natale, Ed. Antroposofica, O.O. N° 180) Rudolf Steiner richiama vigorosamente la nostra attenzione su di una deleteria degenerazione: «Non si sottolinea mai abbastanza quanto sia necessario …comprendere la vera realtà, allontanarsi da astrazioni insussistenti, fatte di paglia. …È necessario ed urgente che l’anima si allontani da questa direzione».

 

Vuote parole come bolle di sapone

Vuote parole come bolle di sapone

 

Con il forsennato sviluppo delle tecnologie mediatiche l’appello in questione appare piú che mai attuale: il generico termine di fake news è appena sufficiente ad indicarne un aspetto tra i piú gravi.

 

Il Dottore sottolinea che: «È quasi banale, e tuttavia necessario, dire che l’umanità è esposta all’influsso di altisonanti parole vuote di significato».

 

I veri termini del problema ci vengono specificati: «Si ritiene ovvio, ad esempio …che importanti non siano gli uomini, bensí le idee guida, le idee che vengono divulgate nel mondo».

 

Le necessità della coscienza

 

È ancora piú lapidario in una conferenza berlinese del 30 luglio 1918 (in Le necessità della coscienza per il presente e l’avvenire, Ed. Antroposofica, O.O. N° 181): «Le idee in sé infatti sono qualcosa di morto».

 

È innegabile come di fronte ad un’affermazione cosí perentoria le nostre anime occidentali, figlie dell’idealismo ottocentesco e formate proprio sul primato dell’idea, si sentano profondamente scosse. E non basta: «Nella vita le idee mai portano a qualcosa per il loro contenuto, ma per le forze che prescindono dai loro contenuti».

 

Lo smarrimento non si arresta: dunque i contenuti non sono l’elemento essenziale di un concetto; di per sé le nostre produzioni mentali non possono considerarsi decisive: «Vanno prima vivificate affinché fluiscano nella viva vita dello Spirito». La nebbia si dirada ma persiste finché tornando alla prima conferenza citata appare una decisiva luce «Nel mondo reale tutto dipende dagli uomini».

 

L’esatto contrario delle convinzioni dominanti menzionate nella terza frase riportata. E ci viene subito specificato che: «I princípi migliori, le massime eccellenti non avrebbero alcun significato se fossero sostenuti da uomini che in sé non hanno la forza di realizzare quel che va attuato ora secondo la natura del tempo, che non hanno in sé la forza di trovare un collegamento alla realtà con il cuore, con l’anima».

 

Dunque anche l’ideale piú nobile si svilisce se decade in una vuota astrazione esclusivamente dialettica; degenerazione già davvero grave al tempo delle due conferenze se il Dottore sente la necessità di aggiungere che: «Estraneo alla realtà, questo è il temine che si può usare per quasi tutto quello che viene annunciato al mondo come ideale, spesso con parole altisonanti».

 

Come non sentire attualissimo quanto segue: «Enunciare massime, sostenere princípi, è agevole. …Nel mondo le cose accadono grazie alla realtà».

 

Rudolf Steiner non manca di indicare le cause del persistere di quanto denuncia: «È presente un ostacolo determinante per una svolta in una nuova direzione. E l’ostacolo è rappresentato dalla pigrizia nel pensare, dalla difficoltà che molte persone trovano nel separarsi dai vecchi pensieri, nel produrre attivamente i propri pensieri nella realtà, nel bandire radicati pregiudizi …per accogliere nuovi concetti, necessari al successivo corso dell’evoluzione umana …soprattutto idee che intervengano nella realtà».

 

Pernicioso atteggiamento ancora una volta stigmatizzato dal Dottore con un termine ricorrente nel Suo insegnamento: «È necessario che non ci si adagi nella comodità».

 

Del tutto conseguente la sintetica descrizione dell’unica terapia possibile: «La Scienza dello Spirito non cerca ideali astratti, idee irreali …vuole cercare impulsi reali dall’ambito della vita, conoscere l’esistente, perché solo sulla base di quel che esiste i príncipi sociali possono essere posti nel mondo».

 

E subito ci viene indicato un compito non piú procrastinabile: «Liberarsi dall’idolatria della parola, liberarsi dall’idolatria dell’astrazione, è già parte essenziale di quello che la Scienza dello Spirito orientata antroposoficamente deve portare all’uomo».

 

Il Dottore correla quanto descrive anche a decisivi sviluppi maturati nel corso degli anni: «Nella scienza del XIX secolo la fede nella parola ebbe un apice. Si stava preparando da tempo. …E questa tendenza si trasmise dalla scienza al resto dell’esperienza umana».

 

Bhagavad Gita

 

Drammatica ricaduta associata a dinamiche sociali determinanti: «L’idolatria della parola ha un potere di suggestione. …La verità non viene riconosciuta dalle parole …viene riconosciuta dalla realtà. Si possono dire parole bellissime, e anche vere, sull’eccellente amministrazione democratica di uno Stato…. Ma un’im­pressione, che sia corretta o sbagliata, non coglie la realtà; la realtà si rivela dal fatto che questa amministrazione democratica porta un signor Wilson (Presidente degli USA dal 1913 al 1921, n.d.r.) quasi al vertice del mondo intero. Lí si mostra la realtà. …Non a caso, prima di questa guerra, nel ciclo di conferenze tenuto a Helsinki (in Le basi occulte della Bhagavad-Gita, ed. Antroposofica, O.O. N° 146) ho parlato del vuoto totale di una personalità come quella di Woodrow Wilson».

 

«Con i princípi non accade nulla nel mondo. …Nella vita sociale la realtà sono le persone».

 

 

Francesco Leonetti