Goetheanum – Un’esperienza rosicruciana

Spiritualismo

Goetheanum – Un’esperienza rosicruciana

La vetrata rossa

La vetrata rossa

 

La sorpresa maggiore doveva ancora venire. Questa si presentò quando mi trovai di fronte alla vetrata rossa. Chi ha esperienza di concentrazione profonda, sfociante dal Pensiero Puro al successivo o contemporaneo Pensiero Libero dai Sensi, con il suo silenzio e con il suo vuoto, alla Luce Pensiero e al Pensiero Vivente, conosce la corrispondenza metafisica e spirituale delle forze operanti nel pensare, nel sentire e nel volere. Sa che queste forze portano alla progressiva eterizzazione della struttura umana, riguardante sia la testa, sia il sistema neuro-linfatico-vegetativo e riproduttivo, sia il cuore, sia il sangue, fino alla piú complessa eterizzazione della struttura scheletrica e ossea. Sa anche che è questa dinamica trasformazione che conduce infine alla formazione del corpo sottile e con esso alla liberazione dell’anima dalle catene psicofisiche, facendole cosí acquisire la coscienza metafisica.

 

Sa inoltre come questa coscienza metafisica, o Coscienza d’Iniziato, operi sulle forze che agiscono nel­l’anima e nel proprio Spirito, e come esse entrino in gioco sia nell’ascesi e sia nella vera Iniziazione. Questa conoscenza, operante nel mondo sottile, non è normalmente nella coscienza comune né può essere pensata immaginativamente in modo esteriore. Tuttavia è essa, quale segreto dell’arte iniziatica operante sulle forze provenienti dal mondo delle Gerarchie, la causa del conseguimento di stati dell’Essere che si rispecchiano nell’uomo che si dona all’Io Superiore.

 

Questa premessa è necessaria per far comprendere, per chi già ha fatto i primi passi nella Via, la piacevole e inaspettata sorpresa che mi colse quando mi trovai, salite le scale doppie, di fronte allo splendente rosso cadmio della vetrata con le sue tre pale: la prova avvalorante il proprio cammino iniziatico, tanto da non farti sentire meno soli nel percorrerlo.

 

Infatti questa vetrata raffigura l’esperienza iniziatica di ciò che è indicato come il Sole di Mezzanotte. Espressione da non confondere con quella astronomica relativa al fenomeno naturale delle regioni polari, in cui il Sole resta al disopra dell’orizzonte terrestre da maggio a luglio. Ha solo un collegamento allegorico con questo fenomeno, nel senso che è un’immagine simbolica usata per indicare esotericamente l’in­tensa luce che si manifesta, al limite della fisicità e a livello metafisico, all’accensione e all’illuminazione della coscienza, comunemente ottusa, al Vero Io Interiore.

 

Questa dinamica luminosa, illuminante tutto ciò che è buio, si riferisce a un momento particolare del­l’ascesi, in cui, nel sonno notturno, si viene svegliati dal prodursi di un’intensa luce assoluta, risplendente al centro della calotta cranica. Essa è la conseguenza, durante la pratica esoterica, dell’intuire e poi percepire, in una tenue luminosità, la presenza ancora non manifesta del puro Io Interiore nella coscienza egoica. Dopo questa prima volta, l’esperienza dell’intensa Luce Bianca nella testa si può presentare non solo nel sonno ma anche quando si scende nel buio in una profonda concentrazione.

 

È il recepire il Fuoco del Sole Centrale dello Spirito Santo nell’anima, cosí che si possa percepire nella calotta cranica il Sole dello Spirito, il Sole di Mezzanotte. La percezione della Luce del Sole di Mezzanotte è il segnale di un cambiamento di stato interiore che avvicina l’incontro con il Logos. Questa luce è la Luce Pensiero, la Luce del Logos accompagnante il suono, la forza pensiero e la potenza nello Spirito. Per questo, chi è in grado di giungervi e di richiamarla, dovrebbe soggiornarvi il piú possibile per gli importanti frutti che dona.

 

Per potervi giungere è necessario, tramite catarsi, liberare l’anima dalle catene delle forze avverse al­l’uomo, imprigionanti la coscienza al fisico, affinché essa possa percepire e manifestare ciò che è al di là del corporeo (la pala di sinistra.) Ciò permette progressivamente, nell’ascesi, di prendere consapevolezza dei propri stati e stadi di coscienza, cosí da potersi elevare passo dopo passo dall’ego, pieno di concezioni fisico-materiali, al Puro Io Animico e al Puro Io Spirituale.

 

Questo processo è come lo scalare un monte fino a giungere alla sommità per contemplare il Sole (la pala di destra.) Qui, pochi istanti prima del risplendere in sé della Luce dell’Io, simile alla luce abbagliante del Sole allo zenit, presente al centro della testa e che la illumina totalmente, si inizia ad avere l’autovisione del proprio Sé metafisico, prima intuitivamente e poi effettivamente. Questo è reso possibile dalla completa eterizzazione della testa, che consente la massima attività del centro di unione col mondo dello Spirito, col centro del comando, che è in collegamento col centro del volere, con quello della parola creatrice e con il centro di vita (la pala centrale.)

 

Questa condensazione dell’esperienza ascetica nella realtà sottile coincide, in linea di massima, con la rappresentazione data nel trittico delle pale della vetrata rossa. La contemplai con tale gioia che quasi mi impedí di ascoltare le descrizioni che l’istruttore, Romolo Benvenuti, dava sulle simbologie presenti nelle raffigurazioni della vetrata, dal pianerottolo che si trovava lí difronte.

 

Quella mattina fu l’unica visita possibile, in quanto le varie sale aprivano solo nel pomeriggio, per cui l’organizzatore lasciò l’intero gruppo libero di muoversi nel Goetheanum e nei dintorni.

 

Cosí, dopo pranzo, nel primo pomeriggio, perché era ancora presto per l’apertura delle sale, girammo nel parco e visitammo, seppur solo esteriormente, la torre dei trasformatori, l’edificio della caldaia, la casa del giardiniere, la casa editrice, le case dell’euritmia e la “Glashaus”, edificio che ricorda, per le sue due cupole, il primo Goetheanum.

 

Ma la visita che mi fece particolarmente piacere fu la tomba di Rudolf Steiner, caratterizzata da un enorme masso che sovrastava il luogo di sepoltura delle sue ceneri, poiché potei rivolgere la mente a un pensiero pieno di rispetto e gratitudine verso il Maestro dei Nuovi Tempi.

 

Essendo ormai giunti in prossimità dell’ora di apertura della grande sala, ci avviammo verso il Goethe­anum e poco dopo entrammo in essa.

 

L'organo della Grande Sala

L’organo nella Grande Sala

 

Vi accedemmo attraverso la porta che fiancheggiava un piano rialzato, che fungeva da palco per le varie attività, come la rappresentazione teatrale dei Quattro Misteri Drammatici e del Faust, per le figurazioni di euritmia dei danzatori o per qualche conferenza. Di fronte a questo si sviluppava una scalinata che la divideva in due ordini di file di poltrone e si innalzava fino a giungere ad una triplice porta, sovrastata da una loggia su cui si scorgevano le canne d’uscita per il suono di un organo.

 

Spiccavano, oltre alla vastità della sala, la volta affrescata sorretta da pilastri fungenti da colonne indicanti le quattro fasi percorse dall’evoluzione della terra – le colonne di Saturno, Sole, Luna e Terra – divise da vetrate colorate richiamanti i trittici del Primo Goetheanum. Esse andavano dal verde al rosa, passando per un blu chiaro e per un viola, cariche di figure e di simbologie. Ciò mi fece intuire che dietro la triplice porta dell’ingresso principale, doveva esserci il pianerottolo con, di fronte, la vetrata rosso cadmio.

 

Ci fermammo circa al centro della sala, e lí l’istruttore, Romolo Benvenuti, iniziò a illustrarci le varie simbologie racchiuse nelle figure delle vetrate e della volta, sottolineando che l’insieme del Goetheanum doveva evocare l’elevazione dell’uomo nello sperimentare il Cristo Eterico.

 

Mentre ascoltavo, pur non sapendone il perché, la mia mente mi portò in un istantaneo ricordo del testo di Rudolf Steiner L’Apocalisse con le sue immagini di colonne e sigilli, poi a La Saggezza dei Rosacroce e infine al volume La Scienza Occulta nelle sue linee generali”. Sentii in particolare in me, i concetti espressi su quest’ultimo, soprattutto quelli presenti nell’ultimo capoverso della pagina 278 e proseguiti fino a metà della pagina successiva ed oltre, quelli stessi indicati da Massimo Scaligero in Dallo Yoga alla Rosacroce.

 

Le vetrate colorate

Le vetrate colorate

 

In essi, mentre guardavo la volta, le colonne e le vetrate, sentii nel mio animo tutta la sottile differenza tra la strada indirizzata verso lo sviluppo del “pen­siero libero dai sensi” in cui ci si immerge nel mondo spirituale seguendo l’immaginare come mondo esterno da sé, e la strada indirizzata verso la scoperta del “pensiero puro” insito come mondo di profondità del proprio Sé. Strada quest’ultima in cui il pensiero umano si volge in se stesso cosí che il pensiero puro come entità vivente, il “Pensiero Vivente”, esplichi la sua attività spirituale.

 

Già nel tentare di realizzare tale pensiero ci si im­mette nella vita spirituale operante nel nucleo di sé. Ovvero si vivono in sé le forze dello Spirito operanti nel pensare, sentire e volere, prima in forma embrionale e poi, realizzando il pensiero puro, in tutta la loro maestosità, permettendo il manifestarsi del Logos che vive in noi. È, nel sentire il “non io ma il Cristo in me”, l’Intuire in profondità di essere Spirito, al punto che l’attività ascetica diventa il momento piú importante della propria giornata. È l’esplicarsi nella mente della Vera Luce; è l’abbeverarsi della Luce di Vita, illuminante il Pensare, il Sentire e il Volere, cosí che la Vera Pace alberghi nel cuore essendo essa il necessario Pane Quotidiano dell’asceta. Questo presupposto consente di vivere e conseguire l’Amore Spirituale, che abbracciando con l’Amore Immortale l’intera vita universale e poi il Sacro Amore, diventa la Luce d’Amore Spirituale: la Luce del­l’Amore Cristico.

 

Non bisogna pensare, tuttavia, che questa Via sia fine a se stessa o che ci esimi dal realizzare il pensiero libero dai sensi, essendo questo il presupposto della Vera Imaginazione, anche se questo pensare puro assume sfumature diverse rispetto allo spirituale che ci circonda. Questa in verità è la Via che rende piú completa la conoscenza dei mondi spirituali pur essendo, come giustamente dice Rudolf Steiner, un gradino intermedio, che però consente di vivere appieno il mondo dello Spirito in quanto ci si è prima spiritualizzati tramite la via del pensiero, come la chiama e l’ha approfondita il mio istruttore diretto Massimo Scaligero, per poi viverlo appieno in tutta la sua completezza. Senza, cioè, gli impedimenti dati dalla struttura psico­fisica che in questo piano ci appartiene.

 

Questa spiritualizzazione viene attuata tramite l’attività ascetica individuale, come indicato piú sopra nel mio modo di praticare, e come è illustrata e approfondita negli scritti di Massimo Scaligero. Anzi proprio per penetrare tali scritti è necessario che il lettore inizi ad usare un pensiero concentrato necessario per recepire i concetti di ascesi spirituale racchiusi in essi. Cosí la Via può aprirsi alla comprensione ed essere piú facilmente percorribile tramite un’attività e una forza pensante aconcettuale capace di far intuire al ricercatore attento la loro natura predialettica.

 

Via di cui non bisogna sentirsi depositari, pur vivendola nella pratica, in quanto essa non è di proprietà esclusiva di nessuno, ma è universalmente intrinseca all’intera umanità, essendo la base innata della libertà interiore, del religere e della spiritualità.

 

Tale Via non ha un inizio né una fine; non si va da un luogo a un altro; non si passa da uno stato di coscienza ad un altro, ma è una progressiva eliminazione di barriere autoprodotte, adombranti la vera infinita coscienza e conoscenza che già è in noi: è l’essere che lampeggia per brevi istanti nell’Essere.

 

Con queste considerazioni e prese di coscienza che albergavano nel mio animo uscii dalla grande sala insieme al resto del gruppo essendo terminate le spiegazioni di Romolo Benvenuti, e ci portammo nel parco che circondava il Goetheanum.

 

Ciò era dovuto dalla differenza di orario tra l’apertura della grande sala, dove eravamo stati per visitare le volte e le vetrate, e l’ingresso del locale dove si trovava il Gruppo ligneo de “Il Rappresentante dell’U­manità” comunemente conosciuto come il Gruppo del Cristo. Cosí, poiché mancava qualche ora, alcuni di noi si recarono a vedere la libreria ubicata in un edificio del giardino antistante l’ingresso del Goetheanum.

 

Sperando di trovare qualcosa di interessante vi andai anch’io. Tuttavia, essendovi solo scritti in tedesco e oggetti che non mi suscitavano particolare interesse, mi orientai all’acquisto di una foto di Rudolf Steiner dalle dimensioni 25×20 cm, da affiancare nel mio studio a quella di Massimo Scaligero, di una piccola stampa e di alcune cartoline recanti la riproduzione di alcuni disegni su lavagna del Dottore, dispiacendomi di non aver trovato nulla che mi ricordasse Marie von Sivers.

 

La Falegnameria (die Schreinerei)

La Falegnameria (die Schreinerei)

 

Poco dopo, nel ricomporsi del gruppo, l’orga­nizzatore e l’istruttore ci informarono che, mentre la maggior parte di noi era nella libreria o stava passeggiando nel parco, avevano chiesto alla direzione del Goetheanum il permesso di visitare l’atelier della falegnameria, visto che mancava ancora molto tempo per accedere alla sala del Gruppo ligneo. Ci dissero che la falegnameria era stato il luogo dove Rudolf Steiner aveva realizzato la maggior parte dei lavori lignei del primo Goetheanum, compreso lo stesso “Gruppo”. Aggiungendo che essa era stata uti­lizzata come suo studio nel periodo della malattia e come camera mortuaria alla sua morte. Ottenutone poco dopo l’assenso, ci incamminammo verso un edificio adiacente alla destra del Goetheanum e vi entrammo. Subito ci trovammo difronte ad un piccolo ingresso che immetteva direttamente in un corridoio frontale da dove, da un locale non identificato, uscivano giovani con l’abbigliamento tipico dell’euritmia, mentre la porta che accedeva alla sala da visitare si trovava sul lato destro. L’atelier vero e proprio si raggiungeva dopo un primo locale a forma quadrata aperto, che vi ci immetteva direttamente. Esso era un ambiente a forma rettangolare, molto ampio, e presentava, dopo circa un paio di metri, un gradino che portava ad un piano di livello leggermente inferiore. Il soffitto era molto alto, e nella parete frontale spiccavano ampie vetrate rettangolari che illuminavano tutto l’ambiente, mettendo in risalto foto e alcuni bozzetti presenti all’interno.

 

L’istruttore Romolo Benvenuti ci informò che proprio quel locale ero lo studio artistico di Rudolf Steiner. Lí, con l’aiuto di una scultrice, aveva dato vita al gruppo ligneo insieme ad alcuni capitelli delle colonne del primo Goetheanum. Dorante la sua malattia lo utilizzò come studio in cui scrisse la sua autobiografia e, passato a nuova esistenza, fu utilizzato come camera mortuaria da dove fu preso il calco del suo volto.

 

Anche qui, come nella Grande Sala, la mia mente iniziò a volgersi in tutt’altra direzione. Tuttavia mentre nella Grande Sala essa si era focalizzata sul tipo di realizzazione operata col pensiero libero dai sensi o col pensiero puro, facendomene percepire tutte le loro implicazioni, ora, invece, operò con un’introiezione verso l’individuale cuore spirituale, provocando una totale e immediata apertura della “Rosa”.

 

Compresi immediatamente che la mia coscienza si stava staccando dalla materialità, pur vivendola. Essa stava iniziando a edificare nel mio essere un ponte di collegamento spirituale tra il Puro Io Animico, il nucleo del Puro Io Spirituale e l’Entità Solare con i suoi mondi. Direzione che conosco bene, in quanto la sperimento continuamente attraverso la sua forza e il suo suono, in ogni istante della mia vita, e particolarmente in modo profondo e potente durante le mie pratiche.

 

 

Giotto Pierrogi (4. continua)