Versione C
È necessario fornire una panoramica storica degli effetti esoterici che sono stati portati avanti nel corso dei secoli dalle grandi Guide che chiamiamo “i Maestri della saggezza e dell’armonia delle sensazioni”.
Oggi esamineremo le grandi migrazioni dei popoli, in cui una parte della popolazione si spostò dall’antica Atlantide emigrò attraverso l’Africa fino all’Asia, mentre un’altra parte si stabilí in Europa. In una regione dell’Europa, a Occidente, un gruppo di queste migrazioni rimase sotto una guida di cui troviamo deboli echi nella storia: re Artú o Artú e la sua Tavola Rotonda. Questa fu la prima scuola misterica in Europa. Poi venne l’epoca del Cristo Gesú in Oúriente. A quel tempo l’Europa doveva ancora essere completamente preparata per il suo sviluppo successivo, e a questo scopo vennero scelte individualità speciali per organizzare i popoli in modo che potessero essere adatti a questo sviluppo successivo. Ciò che la storia ordinaria ha da dire sul significato morale e intellettuale di queste persone è di solito qualcosa di completamente inesatto rispetto ai fatti esoterici.
Per queste individualità-guida esistono, per cosí dire, degli ispiratori nel mondo spirituale. Tra questi vi sono due esseri spirituali i cui nomi sono ancora debolmente tramandati nella storia come “Flos” e “Blancflos” (Biancofiore o Fiore di Giglio, mentre il primo è chiamato Rosenblüt). Questi ispirarono, tra gli altri, Carlo Magno.
All’epoca del Mistero del Golgotha, un’alta individualità si ritirò nei mondi superiori per attendere i tempi maturi per la sua speciale attività. Rimase lontano per secoli e infine tornò come re Titurel, al quale fu affidato il Santo Graal, la coppa che gli angeli avevano portato in Occidente dal Golgotha. Ogni discepolo di Titurel può portare il nome di Parsifal, perché è un nome collettivo. La storia di uno di questi Parsifal deve essere raccontata.

Un Parsifal aveva purificato la sua anima da tutti i desideri terreni e dall’egoismo attraverso lunghe meditazioni e concentrazioni. Era un cataro e si presentò pio e puro davanti al suo maestro Titurel. Questi gli disse che tutte le forze che Parsifal aveva acquisito attraverso i suoi molti anni di meditazione e concentrazione dovevano ora essere usate per sperimentare se stesso. Per prima cosa doveva sacrificare il suo intelletto. Impegnandosi in questo senso ed esercitando tutte le forze che aveva acquisito con la lunga pratica, Parsifal riuscí a portare alla luce il suo sé superiore. Si trovò faccia a faccia con se stesso. Allora sperimentò ciò che è riportato nel seguente testo occulto: Parsifal vide il suo essere come in un simbolo. Davanti ai suoi occhi, l’ambiente fisico svaní e si trasformò nell’immagine di un albero alto come la Terra. Era pieno di linfa che saliva, e in cima, germogliava come un fiore un meraviglioso giglio. Mentre Parsifal era assorto a guardarlo, udí una voce alle sue spalle, che era la voce di Biancofiore, simboleggiato dal giglio, che diceva: «Questo sei tu».
Sebbene il giglio avesse una forma bella e pura, emanava un forte odore che ripugnava a Parsifal. Gli fu chiaro che questa fragranza simboleggiava tutto ciò che aveva eliminato da sé attraverso la catarsi e che ora lo circondava come un’atmosfera. Capí cosí che la bassezza che aveva scacciato non era stata distrutta, ma era presente nell’ambiente del giglio.
Imparò che doveva riprendere tutto dentro di sé per trasformare l’olezzo del giglio. In questa consapevolezza vide l’albero appassire, il simbolo scomparire e calare l’oscurità.

Dopo qualche tempo, dall’oscurità emerse un secondo simbolo per Parsifal: una croce nera intrecciata con rose rosse. L’albero, trasformato nel legno nero della croce, e le rose profumate nacquero attraverso il sacrificio della vita del giglio bianco. E dietro Parsifal parlò la voce di Flora, il cui simbolo erano le rose rosse, rafforzate in se stesse: «Tu sarai quello». L’odore era scomparso, le rose lo avevano assorbito. Parsifal capí che la purificazione non era sufficiente. Vide che doveva inchiodare il suo io inferiore alla croce nera affinché le rose sbocciassero.
Parsifal fu mandato in solitudine da Titurel affinché potesse meditare sulle potenti immagini evocate per la sua anima. Giorno e notte, lasciò che i simboli agissero nella sua interiorità. Gradualmente, le immagini svanirono, ma l’effetto delle forze rimase, operando dentro di lui come una forza che fa crescere un seme. Nella profonda solitudine montana in cui si trovava, Parsifal rivolse il suo sguardo al cielo infinito sopra di lui, lo abbassò nelle infinite profondità sotto di lui, guardò in avanti e indietro, a destra e a sinistra nelle infinite distanze, e un indescrivibile sentimento di riverenza e devozione per la divinità che si rivelava in ogni cosa lo investí. Sentí la grande unità di ogni cosa. E le rivolse la preghiera: «Tu, grande Involucro, tu che sento sopra, sotto e accanto a me, che sei dappertutto, sia che io guardi in avanti o indietro, voglio abbandonarmi a te, fondermi in te».
Allo stesso tempo, però, percepí una seconda forza divina che non lo travolgeva nello stesso modo, che sembrava condurlo dentro di sé, dargli un centro lí. Sentiva che questo punto dentro di sé era una parte del grande Involucro, il Tutto Onnicomprensivo dietro il quale intuiva l’unità. Questa seconda forza aveva la tendenza a prenderlo per mano da quel centro che sentiva dentro di sé – ma che supponeva essere al di sotto di lui e di cui non riusciva a rendersi conto come unità – e a condurlo intorno al cerchio periferico. Da un lato sentiva una corrente che lo attraversava, spingendolo a dissolversi completamente nella Divinità, in queste forze dell’Involucro, ma dall’altro proveniva una forza che voleva condurlo allo sviluppo del proprio Io.
E mentre queste due forze agivano su di lui, ne percepí una terza che univa le due precedenti e lo conduceva al cerchio periferico dell’Involucro. Parsifal sentí questa terza forza come un messaggero del grande Involucro, che sembrava condurlo nel cerchio intorno a questo centro. Essa uní le due correnti e fece sí che i due sentieri divergenti si fondessero in un unico cerchio (il sentiero senza padre e senza madre).

Se vogliamo rappresentare queste forze:
1. è una forza che si estende dentro di noi, alla quale dobbiamo imparare ad abbandonarci completamente, una forza che usiamo anche, ma inconsciamente, quando ci concentriamo su un oggetto. Dobbiamo trovare questa forza nella contemplazione.
2. è la forza che ci spinge a essere completamente noi stessi, a preservare il nostro Io, di cui abbiamo bisogno anche per avere entusiasmo e iniziativa per la nostra vita nel mondo esterno.
3. è in realtà la linea circolare, una forza che viene dal basso, la forza del cerchio periferico. Questa forza ci spinge a vedere tutte le esperienze gioiose e tristi della vita come se fossero intorno a noi, non dentro di noi. In essa riconosciamo la forza che opera nel cosmo, che guida anche i corpi celesti intorno a noi, che agiscono su di noi anche dall’esterno del cosmo. Questa linea circolare viene solitamente disegnata come una terza linea retta. Se impariamo a conoscere questa forza, allora possiamo guardare con serenità a ciò che la vita ci porta, sia nel dolore che nella sofferenza. Sappiamo che tutto nasce dalla necessità, che è la legge guida del karma.
Parsifal aveva acquisito queste tre forze e si era abbandonato ad esse. Poi qualcosa come ali calde e fredde gli giunse da sinistra e da destra, come sostegni sotto le braccia. Sentí una forza di sostegno sotto il braccio da sinistra, che fluí nel suo fianco sinistro, generando calore e fuoco spirituale. E a destra, una forza fredda, raffreddante. Sentiva la sua metà sinistra afferrata da una forza che penetrava come un calore attraverso la mano fino al cuore, mentre un’altra forza divina penetrava attraverso la destra, che si manifestava con una sensazione di freddo. Se vogliamo raffigurare queste forze che lo permeavano come un sentimento che lo rendeva consapevole del suo legame con l’intera umanità, dobbiamo disegnarle cosí.

Poi il cielo gli divenne oscuro, perdendo per lui la sua luce esterna. Improvvisamente, lo spazio gli si illuminò dall’interno. La luce splendeva come se provenisse dal suo cuore. Nella regione della laringe, percepí correnti da entrambi i lati, provenienti dagli angeli di luce che portano la luce spirituale della saggezza all’umanità. Assimilò questa luce spirituale dentro di sé. Ebbe la sensazione che la sua testa si stesse aprendo come un calice alla luce divina, e in questa luce vide i messaggeri dell’Involucro Universale venire verso di lui dall’alto. Dalle piú remote regioni dello spazio, percepí uno splendore che convergeva in un unico punto, si diramava da lí e fluiva attraverso di lui come luce che trasforma la saggezza in forza vivente. Ciò gli si rivelò come se gli stessero crescendo due piccole ali.

Poi Parsifal udí, in tutto quel silenzio che non avrebbe mai osato rompere con un pensiero o un suono, dei suoni che sorgevano dal silenzio: l’armonia delle sfere. Con le sue orecchie spirituali udí suoni che gli chiarirono lo scopo e il destino dell’uomo e il divenire dei mondi. Lí sperimentò, riversandosi in tutto il suo essere, la potenza che ci permette di sperimentare il Creatore come forza del Padre, di sentirci creatura del Creatore. E udí una voce che gli disse: «Questa è la luce del Padre, da cui sei nato». E comprese che, per diventare degno di questa nascita, doveva trasformare il giglio verde nella croce nera da cui germogliano le rose, che doveva inchiodarsi alla croce del mondo, proprio come il Cristo era passato attraverso la morte su di essa, e che questo gli avrebbe dato la speranza di risorgere nel Santo Graal. Sperimentò la verità del detto rosicruciano:
Ex Deo nascimur
In Christo morimur
Per Spiritum Sanctum reviviscimus.

Si sentí figlio del Padre. E con l’impressione persistente di questa esperienza, Parsifal, oltre a tutto il resto, sviluppò il proprio essere nella forma del pentagramma.
Versione D
Questa e la prossima lezione esoterica possono essere comprese solo in connessione l’una con l’altra.
Coloro che furono gli spiriti guida dei Misteri di tutte le epoche giunsero da Atlantide. Da Atlantide, alcuni viaggiarono attraverso l’Africa, altri attraverso l’Europa fino all’Asia. E lungo il cammino, furono fondate scuole misteriche. Un’alta individualità spirituale operò nei Misteri europei, che poi si astenne da ogni attività per lungo tempo. La Tavola Rotonda di Re Artú può essere intesa come una di queste scuole misteriche. Una personalità superiore che viveva in India si incarnò in Europa per operare lí. Questa era una personalità elevata, indipendentemente da ciò che si possa pensare del suo operato. Dovette essere portata dall’India per operare qui in Europa. Questi era Carlo Magno.
In un momento ben preciso, quell’elevata entità spirituale, che per un certo periodo si era astenuta dall’agire, poté nuovamente operare. Si incarnò nella figura che la leggenda chiama Titurel. Il Graal, nel quale era stato raccolto il sangue di Cristo, fu portato in Europa dagli angeli e lí tenuto fluttuante sopra l’Europa dagli angeli. Un discepolo di Titurel, Parsifal, si era reso completamente puro e devoto attraverso esercizi di ogni tipo. Ogni discepolo di Titurel è un Parsifal. Chiunque aspiri a questo ideale deve diventare una personalità pura e devota. Bisogna donarsi, ma si può donare qualcosa solo se si possiede qualcosa. Si parla di sacrificare l’intelletto. Chi non ha ancora un intelletto non può sacrificarlo. Prima dobbiamo coltivare l’intelletto, svilupparlo al massimo livello possibile, solo allora potremo sacrificarlo.
C’erano due esseri che agivano dal divino al terreno, Flora e Biancofiore, il giglio bianco e la rosa rossa. E quando Parsifal si fu preparato in questo modo, sperimentò dentro di sé una sorta di divisione, cosí che vide se stesso di fronte a sé; e il suo sé superiore era come un albero che germogliava rigoglioso, da cui sgorgava la vita. Da questo albero cresceva un giglio. E una voce, la voce di Biancofiore, il giglio bianco, disse: «Questo sei tu!».

Ora la visione si trasformò nella Rosacroce. L’albero germogliante e in boccio si era trasformato nel legno morto della croce, da cui ora irradiavano le rose. Attraverso la dedizione assoluta, l’albero era diventato legno morto e il giglio bianco era diventato una rosa rossa, che ora irradiava vita spirituale. E la voce di Flora, la rosa rossa, disse: «Diventa questo!».
Grazie alla devozione, grazie al fatto che Parsifal era diventato completamente puro, egli poté leggere la scrittura occulta.
Se si vuole esprimere occultamente il significato dell’albero rigoglioso con il giglio bianco e la croce nera con le rose rosse, bisogna disegnarlo come segue. Con l’albero e il giglio, Parsifal si sente al centro della Terra, al centro di tutti gli eventi terreni, mentre con la Rosacroce abbraccia tutto, come suggerito dalla linea circolare.
Versione E
Da Atlantide partirono due flussi migratori, uno attraverso l’Africa verso l’Asia, l’altro attraverso l’Europa verso l’Asia. In Europa furono fondati luoghi di Iniziazione il cui compito era quello di formare una stirpe umana forte anche dal punto di vista fisico. Una di queste Guide, proveniente dall’Atlantide, vegliava invisibile sulle forze spirituali che emanavano dai luoghi dei Misteri, chiamati secondo il mito Tavola Rotonda di re Artú. Nello stesso periodo, Cristo venne sulla Terra.
Una leggenda narra che il calice con il sangue raccolto sul Golgotha fu portato in Europa dagli angeli e lí conservato, sospeso sopra la Terra. L’alta Guida lo ricevette, il Santo Graal, come re Titurel. Solo dopo secoli, quando alcune persone furono pronte, si stabilí sulla Terra e fondò un luogo di Iniziazione. Chiunque fosse maturo per l’iniziazione diventava un Parsifal.
Due entità spirituali, secondo la leggenda Flora o Flos e Biancofiore, chiamate il giglio e la rosa, spiritualmente i genitori di Carlo Magno, presiedevano su questo mistero.
Un uomo di nome Parsifal aveva purificato la sua anima da tutti i desideri terreni e dall’egoismo attraverso lunghe meditazioni e concentrazioni. Era un cataro e si recò da re Titurel. Esercitando tutte le forze che aveva acquisito attraverso i suoi lunghi esercizi, riuscí a evocare il suo Io superiore e si trovò di fronte a se stesso, vedendosi in un simbolo. L’intero mondo fisico svaní e al suo posto vide una grande struttura vegetale germogliata, grande come la Terra, e in cima un grande giglio bianco in fiore. La voce di Biancofiore disse dietro di lui: «Questo sei tu!». E vide la sua anima purificata. Ma il giglio era circondato da un’atmosfera odorosa che emanava da esso e che a Parsifal non piaceva. Questi erano i desideri, le brame, eccetera, che erano stati eliminati durante la purificazione. Il simbolo scomparve, divenne buio e nell’oscurità apparve il secondo simbolo: una croce nera avvolta da rose rosse. E la voce di Flora disse dietro di lui: «Diventa cosí!». L’odore era scomparso, il fiore lo aveva assorbito ed era diventato una rosa rossa.

E Parsifal capí che la purificazione non era sufficiente, che doveva inchiodare il suo Io inferiore alla croce nera e vivere la vita di Cristo affinché le rose rosse potessero sbocciare.
Allora Parsifal si ritirò in solitudine e lasciò che i simboli agissero dentro di lui giorno e notte. I simboli svanirono gradualmente, ma da essi germogliò un seme. In solitudine, guardò intorno a sé, guardò avanti e indietro, su e giú, a destra e a sinistra, e percepí la grande unità, il grande velo avvolgente, e sentí le forti correnti fluire in lui da ogni parte, e sentí che interagivano con un punto nel suo intimo, e che quel punto era parte del grande velo. Da un lato, sentí una corrente fluire attraverso di lui, che lo spingeva a dissolversi completamente nella divinità. Dall’altro lato proveniva una forza che voleva guidarlo verso la conservazione di sé. Una terza forza, che univa le due precedenti, faceva sí che i due percorsi divergenti si ricongiungessero in un cerchio. Da sinistra sentiva una forza di sostegno sotto il braccio che fluiva nel lato sinistro, generando calore, il fuoco spirituale, mentre da destra ne sentiva una simile, ma fredda, che creava armonia. Poi sperimentò la luce spirituale, che assorbí in sé. Dopo udí armonie delle sfere e infine qualcosa penetrò nella sua testa e lo attraversò con una somma di forze che si unirono in un punto centrale e fluirono verso il basso. E la verità gli apparve chiara: siamo nati da Dio. In Cristo dobbiamo morire e nello Spirito Santo abbiamo la speranza di risorgere.
Versione F
Seguendo le istruzioni di Titurel, un alto Iniziato, Parsifal ebbe l’esperienza di un giglio bianco che cresceva dalla terra germogliante: «Questo sei tu», e di una Rosacroce: «Questo devi diventare». Nella solitudine che seguí, ebbe la visione sopra descritta.
1. Una forza che penetra dentro di noi, alla quale ci abbandoniamo completamente, che ci riempie anche quando ci concentriamo su un oggetto.
2. Un’altra forza che ci spinge ad essere completamente noi stessi.
3. In realtà una linea circolare che ci spinge a vedere tutte le esperienze gioiose e tristi intorno a noi, non dentro di noi, la forza che guida anche i corpi celesti intorno a noi, che poi agiscono su di noi dall’esterno. Questa linea circolare viene solitamente disegnata come una terza linea retta; e il triangolo è, per cosí dire, la necessità che ci spinge. Se ci abbandoniamo ad essa, allora a sinistra e a destra, come sostegni sotto le braccia, arrivano le ali calde e fredde, l’entusiasmo che ci sostiene.
Quindi, nella zona della gola, arrivano correnti dagli angeli della luce che ci portano saggezza. Allora sentiamo, per cosí dire con le orecchie spirituali, lo scopo e il destino delle nostre azioni e del tutto. Se si volesse disegnarlo, si traccerebbero linee circolari.

E infine qualcosa dall’alto penetra in noi, che ci permette di sperimentare il Creatore, cosí che ci sentiamo e ci vediamo come creature, non solo come persone che lo sanno.
Con l’impressione persistente di questa esperienza, in noi cresce un pentagramma che abbraccia il tutto.
Il doppio disegno vale anche per la successiva lezione esoterica del 30 agosto 1909.
Rudolf Steiner (2. Fine)
Conferenza tenuta ad Amburgo il 27 agosto 1909.
O.O. N° 266/a – Traduzione di Marco Allasia.
