Liti alla Biennale

Arte

Liti alla biennale

 

Ne L’Archetipo troviamo spesso articoli scritti da persone che hanno, secondo me, una notevole profondità di pensiero e che pertanto possono aiutarci a comprendere meglio le indicazioni e gli insegnamenti generosamente offerti dai nostri grandi Maestri, come Rudolf Steiner e Massimo Scaligero. Sono persone che da tanti anni seguono la Scienza dello Spirito e che possono raccontarci anche eventi vissuti accanto a Massimo, come fa Marina Sagramora, rendendo ancora piú “viva” l’immagine che abbiamo di lui.

 

Credo che invece il mio compito, in questo mensile, sia quello di “alleggerire” un poco il percorso dei lettori, creando una sorta di pausa fra argomenti trattati in maniera cosí approfondita. Non ho infatti la pretesa di insegnare nulla a nessuno e mi limito ad affrontare l’argomento “Arte” illuminato dalle rivelazioni dei Maestri, di cui riporto spesso le parole che piú mi hanno colpito.

 

La Biennale

 

Continuando perciò nella narrazione leg­gera, ecco che dal 9 maggio al 22 novembre ci sarà la 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, curata dalla camerunese-svizzera Koyo Kouoh, pre­maturamente scomparsa nel maggio 2025. A quanto pare l’assenza di artisti italiani nel padiglione principale – la prima volta che avviene – è stata determinata proprio dal fatto che l’esperta africana non ha avuto il tempo per poter approfondire la conoscenza dei lavori dei nostri connazionali.

 

Koyo Kouoh

Koyo Kouoh

 

È di questi giorni anche la polemica per la prevista presenza in mostra degli artisti russi, che qualcuno a livello italiano ed europeo non gradisce a causa del conflitto con l’Ucraina. Il presidente Pietrangelo Buttafuoco non ha ceduto a queste richieste, affermando di essere contrario ad ogni forma di censura, anche perché in analogia avrebbe dovuto escludere la partecipazione dei “creativi” di Stati Uniti d’America e di Israele, viste altre pressioni ricevute in questo senso e determinate dal conflitto con l’Iran e dalle tragiche vicende israelo/palestinesi.

 

Quando si parla di Biennale veneziana, pur avendo anche io esposto al Padiglione Italia “diffuso” curato da Vittorio Sgarbi nel 2011, mi viene in mente sempre una sorta di Luna Park dove i visitatori si aggirano nei bellissimi giardini della città lagunare venendo sorpresi dalle trovate piú originali ed incredibili degli “artisti” che spesso hanno come unico obiettivo quello di stupire.

 

L’orinatoio di Marcel Duchamp

L’orinatoio di Marcel Duchamp

 

Infatti l’arte dei nostri giorni viene considerata tale perlopiú se riesce a sorprendere il fruitore, anche se dobbiamo ricordare che l’“orinatoio” di Marcel Duchamp (1887-1968), firmato R. Mutt, è del 1917…

 

Mi pare di ricordare che Rudolf Steiner preconizzò che in futuro, dopo il risveglio dell’organo di percezione dell’arte, oggi atrofizzato nei piú, gran parte delle opere “moderne” custodite nei musei saranno eliminate a causa della loro assurdità.

 

«Le vacanze intelligenti»

«Le vacanze intelligenti»

 

Nel gennaio 2011 il mio amico Philippe Daverio (1949-2020) assieme alla moglie Elena Gregori registrarono una divertente puntata di “Passepartout” in onda sulla RAI in occasione della 53ª Biennale di Venezia, seguendo le orme di Alberto Sordi e di Anna Longhi nell’episodio del film “Dove vai in vacanza?” del 1978 intitolato “Le vacanze intelligenti”.

 

Cosí come i due attori si dimostravano allibiti di fronte alla incomprensibilità di molti lavori esposti nel ‘78, il coltissimo storico dell’arte e la moglie si aggiravano stupiti fra opere banali e ormai scontate, perlopiú imposte da Gallerie statunitensi, troppo simili a quelle di piú di trent’anni prima. Nulla era cambiato.

 

Mi rendo conto che io qui ripeto sempre le stesse cose, evidenziando la profonda crisi dell’uomo che si riflette nella crisi dell’arte o presunta tale.

 

Ed allora, per respirare un po’ di “aria pulita”, non resta che leggere quello che scriveva Rudof Steiner già all’inizio del secolo scorso (in Arte e conoscenza dell’arteFondamenti di una nuova estetica, ed. Antroposofica, O.O. N° 271).

 

«Accanto alle altre, le creazioni dell’artista sono azioni mosse dall’amore, perché egli cerca di superare la realtà sensibile, spiritualizzandola. Vuole per incantesimo mettere davanti ai nostri sensi opere che non seguano le leggi della natura, ma quelle dello Spirito. L’oggetto che è solo naturale deve essere annullato, superato, e quindi proposto come se fosse divino. L’arte è un continuo processo di liberazione dello Spirito umano e in pari tempo l’educatrice dell’umanità per azioni mosse dall’amore. Chi riesce a guardare a fondo una vera e grande opera d’arte, sente il sublime slancio verso l’alto che, per la durata dell’osservazione, ci fa dimenticare spazio, tempo e la nostra stessa persona, che ci fa perdere interamente nell’oggetto osservato. Solo chi conosca il completo, puro e limpido amore comprenderà anche appieno questo modo di osservare, dimentico di sé. Chi non conosce il vero amore rimarrà anche sempre estraneo di fronte alla vera opera d’arte».

 

Parole stupende, che fanno davvero pensare! E a noi non resta che attendere il risveglio dell’umanità, sempre che prima o poi avvenga…

 

 

Carmelo Nino Trovato