L'illuminazione di Wilhelm Meister

Il Maestro e l'Opera

L'illuminazione di Wilhelm Meister

Altarino in soffitta

 

Johann Wolfgang Goethe era nato a Francoforte a mezzogiorno del 28 agosto 1749, come ricorda al­l’inizio della sua autobiografia, Poesia e Verità, tracciando un sapiente, ancorché ironico oroscopo con la posizione dei pianeti alla sua nascita. E proprio nell’autobiografia, sempre con un tono lievemente ed elegantemente ironico, ricorda i rapimenti mistici sperimentati da giovanetto allestendo un altarino nella mansarda del bel palazzo paterno. Esercizi mistici finiti con un principio d’incendio che consigliarono il ragazzo a desistere. Eppure quel fuoco non si è mai spento.

 

Un fil rouge corre, spesso invisibile, piú delle volte sotterraneo, nella sua vita e nella sua opera. Non ancora ventenne, studente – peraltro alquanto scapestrato a Lipsia – viene messo in carrozza e spedito dai genitori a Francoforte, dove arriva piú morto che vivo: si teme molto della sua vita. I medici lo danno per spacciato. La madre, sostenuta dal suo circolo pietistico – una sorta di catena orante – supplica un misterioso personaggio, il dr. Metz, pietista, alchimista, mago, di somministrare al giovane moribondo la misteriosa polverina. Il dottore si schermisce, ma non si può resistere alle insistenze disperate di una madre, che aveva già perduto dei figli piccoli.

 

Giovane Goethe alchimista

 

Il magico preparato sortisce l’effetto sperato: il giovane trascorre la notte, viene l’alba ed è salvo, e s’immerge a lungo negli studi ermetico-alchemici. Impianta – di nuovo, ma con piú cautela – un laboratorio alchemico.

 

Il padre giurista, uomo severo come erano allora i padri, alla fine rispedisce il figlio all’università – questa volta a Strasburgo (cosí il figlio poteva esercitarsi col francese). Questa volta Wolfgang (ma dopo vari tentativi) riesce a laurearsi, controvoglia, in legge, anche se preferisce scorrazzare per la bella Alsazia e innamorarsi dell’ingenua Friederike, modello delle varie fanciulle ‘acqua e sapone’ che lo affascinavano in un’età in cui le donne gareggiavano in soverchia eleganza.

 

Torna a casa, ma ormai la città natale, la casa paterna, la professione d’avvocato gli stanno strette e accetta l’invito del giovane duca di Weimar di collaborare al governo del minuscolo ducato che con loro diventò il centro culturale e simbolo spirituale della nuova Germania. Qui si dà da fare nell’amministrazione, trascura le lettere, lui che aveva raggiunto già il successo almeno europeo con I Dolori del Giovane Werther (1774). Ma laddove Werther, il melanconico, s’intristisce, ama, pericolosamente, piú che l’inarrivabile Lotte, l’innamoramento, il suo creatore si converte all’azione e diventa il braccio destro del duca, si occupa di tutto, dalle uniformi dei pochi soldati alla manifattura di Apolda, il paesino vicino Weimar, e perfino del miserevole stato delle strade ducali.

 

Wilhelm Meister. Gli anni dell'apprendistato

 

Trascura l’arte, anzi la mette da parte, e cosí abbandona grandi progetti sorti con il Werther, e rimasti frammenti: il Faust e il Wilhelm Meister. In quel periodo in cui tanto si copiava, abbiamo la fortuna che i manoscritti di questi abbozzi siano arrivati a noi con titoli ormai famosi: l’Urfaust e La missione teatrale di Wilhelm Meister. Questo corposo frammento costituisce la prima parte dei Wilhelm Meisters Lehrjahre, Wilhelm Meister. Gli anni dell’apprendistato (Adelphi).

 

Aveva ripreso a scrivere dopo essere fuggito da Weimar per circa due anni trascorsi in Italia, soprattutto a Roma, a via del Corso (oggi al numero 18 c’è l’unico museo tedesco all’estero). Ma la genesi fu travagliata e alla fine felice. Ci vollero molti ingredienti. Intanto l’adesione alla massoneria, e agli Alti Gradi, sia quelli ‘spiritualistici’ della Stretta Osservanza, sia quelli illuministici dell’Ordine degli Illuminati.

 

Pianta-primordiale

 

Inoltre la crisi del rigorismo razionalistico gli apriva nuove prospettive scientifiche con le intuizioni, all’Orto Botanico di Padova e poi a Palermo, della Urpflanze, della Pianta Originaria, dell’Archetipo della pianta.

 

Queste illuminazioni si svolgono parallele a una nuova concezione dell’uomo, intesa come processo e progressione, come un movimento di evoluzione spirituale che può, in alcuni rari e felici casi, giungere alla maturità spirituale. Sono gli anni della collaborazione con Schiller, nonché gli anni in cui l’Europa è sconvolta dalla Rivoluzione Francese, ma anche illuminata da grandiosi ideali della libertà, dell’uguaglianza e della fraternità. Il Terrore frenò i soverchi entusiasmi europei. Goethe meditò una risposta che tentava di superare la crisi, ormai inarrestabile, dell’Ancien régime con un progetto di integrazione tra aristocrazia illuminata e borghesia colta, e soprattutto proponendo l’evoluzione sociale e umana.

 

La missione teatrale di Wilhelm Meister

 

È cosí che sorgono “gli anni di apprendistato”. Il giovane protagonista della Missione Teatrale della scapigliatura stürmeriana si è trasformato. La sua passione per il teatro – da cui il nome Wilhelm in onore di Shakespeare, il ‘maestro’, il Meister – si metamorfizza in un allievo dell’Arte, in Iniziato alla misteriosa Società della Torre, splendida sublimazione della massoneria tardo-settecentesca, quella (per intenderci) di Mozart. C’è l’incontro con uomini saggi, che lo sostengono nel suo processo di formazione: le vicissitudini di questo viaggio iniziatico è la materia del primo importante Bildungsroman, ovvero “romanzo di formazione”, della letteratura tedesca, che cosí contribuisce alla storia del romanzo europeo.

 

Le esequie egizie di Mignon

 

Il nucleo pedagogico-iniziatico è racchiuso nel solenne Lehrbrief, nella suggestiva “Lettera di magistero”, con un’ouverture maestosa, scultorea: «L’arte è lunga, la vita breve, il giudizio arduo, l’occasione fuggevole. Facile agire, difficile pensare; scomodo agire secondo il pensiero. Ogni inizio è lieto, la soglia è il luogo dell’attesa. …Il vero discepolo impara a trarre l’ignoto dal noto e si avvicina al Maestro».

 

Il romanzo è un groviglio appassionante di situazioni, accadimenti imprevisti, scene improvvise. Il nucleo è il percorrere la vita fino alla soglia, con la consapevolezza della centralità del pensiero che vive e sorregge e illumina. Questa è l’illumina­zione che appare nelle stupende esequie ‘egizie’, di Mignon, influenzate dall’egittomania dell’epoca dalla Zauberflöte (Il Flauto magico) mozartiano, come pure dalla massoneria egizia di Cagliostro (che tanto intrigò lo stesso Goethe).

 

Il rituale culmina nell’inatteso e solenne insegnamento ‘rivoluzionario’, dopo i secoli del memento mori cristiano: «Di fronte alla porta si vedeva, su uno splendido sarcofago, la statua marmorea di un personaggio di nobile aspetto, appoggiato a un cuscino. Teneva davanti a sé un rotolo e sembrava osservarlo con quieta attenzione. Il rotolo era posto in modo che si potessero leggere agevolmente le parole: Gedenke zu leben, Ricordati di vivere».

 

Ricordati di vivere.jpg

 

E Wilhelm comprende il senso del tempo, proprio durante la cerimonia funebre nell’aula maestosa: «Quanta vita c’è in questa Sala del Passato! La si potrebbe anche chiamare Sala del Presente e del Futuro. Cosí era tutto e cosí sarà tutto. Nulla è perituro».

 

Wilhelm si avvicina all’intuizio­ne iniziatica, che si compí nella intensa ascesa di Faust, la suprema visione che Goethe ci ha comunicato.

 

 

Marino Freschi