Liriche e arti figurative

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Liriche e arti figurative

Carmelo Nino Trovato «Dio dell’Ultima Ora»

Carmelo Nino Trovato «Dio dell’Ultima Ora»

 




 

La Pasqua dei poveri

 

La Pasqua dei poveri

Nel pane scarso posa la mia mano,

la casa tace e il giorno è già lontano,

ma entra piano un soffio chiaro e lieve,

che scioglie il cuore come argentea neve.

 

Non suonano campane d’oro al vento,

ma unisce gli occhi un semplice momento,

le mani stanche cercano calore

e nel silenzio cresce un nuovo ardore.

 

Un uovo spezza il tempo e la fatica,

diviso è festa umile e pudica,

un riso nasce, fragile ma vero,

piú ricco d’ogni dono menzognero.

 

E nelle stanze spoglie, senza voce,

qualcosa vince l’ombra della croce:

non l’abbondanza vana del possesso

ma il lume acceso dentro il poco stesso.

 

Cosí risorge, quieta, la speranza,

che nulla chiede e tutto in sé avanza:

è Pasqua umile, povera e sincera,

che illumina chi nel futuro spera.

 

 

Raffaele Sganga

 




 

Una rosa in croce (Maddalena e il Cristo)

 

 

 

Luca Signorelli «Crocifissione con Maria Maddalena»

Luca Signorelli «Crocifissione con Maria Maddalena»

L’ombra del tuo braccio curvo

abbandonato sulla trave

prosciuga il diluvio degli occhi.

La carnalità della bocca che ha

abitato parole di pace e amore

impietrisce nei chiodi

che trafiggono il cuore, e le spine

spostano il pensare al vasto

oceano del dolore.

Quanta grazia si affolla in questa

nostra croce, quanto stupore.

La rosa che tu sei allarga i petali

in terreno abbraccio, l’ultimo

da spartirsi tra i carnefici,

il primo per le genti disperse

a cucire i naufragi del sentire

muto, immacolato. Per questo

il popolo tutto ha in sospeso

il mio nome, trattiene tracce di

inique menzogne che frustano

il corpo spalancato alle viscere

del cielo. Sul ciglio dell’Amore

tu sei maestro. Molti ancora

non ne sanno. Mentre l’Essere

di luce imperituro in te guarda

di lato le ombre di noi superstiti,

io trovo la forza dell’orizzonte

lontano, che mi vuole profeta.

 

 

Marina Coli

 




 

LA GUERRA

 

«La pietà» Grande scultura in marmo di Carrara

«La pietà» Grande scultura in marmo di Carrara

 

Notte rapita dei sogni

è una fossa comune

che brucia di lacrime

a lampi e si spegne

e si accascia

sulle cime innevate

dal pallore dei morti

in battaglia.

Solo la luna limpida

vasteggia e bagna

d’argento lontano

quei volti numerati

che cercavano tutti lassú

il lume di un presepe.

I demoni sgorgati a sciami

rimescolando bestemmie

avvelenano i pozzi

nel labirinto delle menti,

accecate dal nero fumo

della sostanza oscura

e cade il firmamento

nel buio dei boati,

nell’orrore.

La guerra rimbalza

di pancia, e dove può

distrugge l’innocenza

del cantico celeste.

Guerra fra gli uomini,

guerra fra gli Dei

e il mondo si sgretola

cosí nella cesura

della nostra solitudine.

Parlano, parlano

non udite le Madri

gemmanti con piú forza

l’infinito in quest’ora

lunghissima e crudele

della soglia.

Duplice aculeo crocifigge

l’anima segreta

allo scoglio delle tenebre

e che si infiammi nell’odio

grida, e che si uccidano

a brandelli brama

nell’abisso della carne

maledicendo le rosse rose

al centro dell’altare.

Sono altrove le farfalle,

incise le ali dal libro

dei ricordi:

le entrate e le uscite

del dolore dimenticato,

il perché del male,

ma sui campi arsi vivi

si germoglia

il prodigio dei risorti.

Gigli sbocciati

al fiato del candore

votati a tessere

il pensiero vivente

della nuova creazione:

la città dei miracoli.

Non taglierete il filo

agli aquiloni che già

volano tra gli angeli

al confine degli astri

e salendo sul raggio

del cuore, la mano

dei fanciulli carezza

il volto del Sole

ritornato dal deserto.

Negli arcobaleni

si celebra la festa

delle nozze,

saranno gli uomini

o nessuno, teneri eroi

nella luce tersa

del perdono totale,

unica via che risplende

sui riccioli d’oro

dell’alba, di una stella

che nasce da una terra

che muore immortale

d’amore.

 

 

Lirica e scultura di Enrico Savelli