Il Volto Santo di Manoppello

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Il Volto Santo di Manoppello

«Il Tuo volto, Signore, io cerco.

Non nascondermi il Tuo volto»

(Salmo 27)

 

 

Il Sacro Volto di Manoppello

Il Sacro Volto di Manoppello

 

Cosí recita il Salmo: l’uomo nei secoli e millenni ha sempre cercato di raffigurarsi un’immagine del Divino, dandogli spesso attributi umani, un bisogno questo di portare piú vicina a sé e piú immediata la figura di Dio, un Dio in sembianze umane, un fratello, un consolatore, non solo un giudice, qualcuno che fosse piú vicino alle vicende e al dolore ma anche alle gioie della vita di ogni giorno dell’uomo.

 

Basta vedere gli Dei dell’antichità, la Grecia, Roma, dove questi venivano scolpiti nel marmo, nei bronzi, nelle pitture, con aspetto umano femminile o maschile, secondo la divinità, ognuno poi con i suoi attributi, ma ancor prima gli Assiri, gli Egizi, le civiltà del passato, dove a volte raffiguravano i loro dèi frammischiando figure animali e umane che evocavano il Sacro. Erano altri tempi, altri periodi di civiltà.

 

Nella religione ebraica ci fu sempre il divieto di raffigurare Yahweh, il Dio rivelatosi a Mosè, il Dio d’Abramo, d’Isacco e di Giacobbe in figura umana, anzi il nome era impronunciabile, cosí che al posto suo si adottò quello di Adonai che letteralmente significa “Mio Signore”.

 

Anche nel Cristianesimo la chiesa bizantina, intorno all’ottavo/nono secolo, fu contraria ad ogni forma di culto attribuito alle immagini sacre, anzi ne decretò la distruzione, facendo cosí perdere immani tesori d’arte, oltre che preziosi documenti storici.

 

Il Sacro Volto di cui andremo a parlare pare infatti storicamente sopravvissuto a quella distruzione, giunto poi nel corso dei secoli in un piccolo paese dell’Abruzzo, in provincia di Pescara: Manoppello.

 

La tradizione lo ritiene esser tra i “lini” che erano presenti nel Santo Sepolcro del Cristo Gesú, lini di cui anche i Vangeli parlano, sudari distribuiti a Cahors, Oviedo e Torino, ma a differenza di questi l’immagine del  Sacro Volto è impressa in un tessuto di bisso marino, un filato raro e prezioso che veniva ricavato da alcune specie di molluschi marini.

 

Da sempre l’immagine è definita “acheiropoietos”, che dal greco significa: non creata dalla mano dell’uomo, e una cosa è ormai certa e confermata anche dalle piú recenti indagini sulla reliquia: l’immagine di quel Volto non è dipinta, non solo, il bisso, come tessuto, per le sue caratteristiche non può esser dipinto in nessun modo, cosa tra l’altro confermata dagli ultimi tessitori di bisso che si trovano nell’isola di Sant’Antioco in Sardegna, e un tessuto simile, che era reputato piú prezioso dell’oro, sembra sia stato posto nella sepoltura dalla Maddalena stessa.

 

Qui non ci si schiererà pro o contro la questione, se l’Immagine sia un vero o un falso, si cercherà soltanto di esporne, in breve, la storia, dato che libri e libri sono stati scritti sull’argomento, incluso anche il lino della Sacra Sindone di Torino.

 

Non è mia intenzione dilungarmi sull’argomento, questo tipo di reliquie ha estimatori da una parte e dall’altra detrattori che affermano essere un falso. Tra gli antroposofi poi, questo tipo di argomenti ho spesso notato sono trattati con sospetto se non con sufficienza, come se il Divino avesse difficoltà ad imprimere un’immagine in un lino o nel bisso, per venire incontro al bisogno dell’uomo di avere un segno, qualcosa a cui riferirsi. Dopo tutto, non tutti hanno la fortuna di sapere quello che gli antropo­sofi sanno senza bisogno di “segni”.

 

Manoppello Sindone

 

Ecco che allora tanto è stato detto e scritto su queste re­liquie, e ora molto materiale si trova anche in rete. Voglio qui solo segnalare un libro, che ho avuto modo di leggere e consultare attentamente. L’autore è Paul Badde, nato in Ger­mania, insegnante di Storia e Politica, ma pure giornalista, ha lavorato a Roma e Gerusalemme creando articoli e testi che riguardano la fede e la storia del cristianesimo dalle origini.

 

Arrivò a Manoppello quasi per caso, ebbe modo di vedere il Sacro Volto custodito dai Cappuccini nel Santuario omo­nimo, da lí iniziò studi e ricerche supportatati da rigore scien­tifico ma pure da una profonda e autentica fede cristiana. Badde fa notare come la stampa e l’informazione in Italia si sia mossa molto piú tardi di quella estera nell’interessarsi del Santo Volto.

 

Si intrecciarono allora nella sua ricerca gli incontri con Suor Blandina Paschalis Schlomer, dell’Ordine dei Trappisti, che ottenne di trasferirsi a Manoppello per svolgere i suoi studi sul Sacro Volto; fu lei a dimostrare che sovrapponendo il telo di bisso del Sacro Volto al lino della Sindone di Torino vi è una perfetta adesione, cosa oggi dimostrata da studi ed esami scientifici.

 

Poi l’incontro di Paul Badde con Padre Heinrich Pfeiffer, tra i piú autorevoli studiosi ed esperti della Sacra Sindone, e che dopo iniziali reticenze sposò in pieno le tesi di Suor Blandina.

 

Il bisso marino

Il bisso marino

Infine la conoscenza con Chiara Vigo, dell’isola sarda di Sant’Antioco, l’ultima artigiana in grado di ottenere e lavorare il bisso marino del Mediterraneo, invitata appositamente dal Badde a Manoppello per una verifica sul telo del Volto Santo, e in cui lei riscontra essere di bisso, e l’immagine impressa impossibile a farsi da mano d’uomo con nessuna tecnica.

 

 

Qui termino, rimando il lettore che ne sia interessato a consultare il libro di Paul Badde, lí vi è esposta tutta la storia e molto di piú: La Prima Sindone, Storia del Santo Sudario di Manoppello.

 

Esistono due chiavi onorarie della città di Manoppello: una è stata consegnata a papa Bene­detto XVI, che da sempre è stato un estimatore del Volto Santo, recandosi sul posto anche in visite private, e l’altra a Paul Badde, come ringraziamento per il lavoro svolto nel farne conoscere la storia.

 

 

Davide Testa