Per le strade del mondo

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Per le strade del mondo

 

Il compito principale della discesa sulla Terra del Maestro dei Nuovi Tempi, Rudolf Steiner, il Precursore, che già piú di duemila anni fa annunciò la venuta in corpo fisico del Cristo, è stato l’annuncio della venuta in corpo eterico del Cristo sulle strade del mondo.

 

Massimo Scaligero ripeteva che avremmo potuto incontrarlo e non riconoscerlo. Per questo era importante affinare la nostra sensibilità attraverso gli esercizi e le sane letture, e preparare la nostra mente e soprattutto il nostro cuore alla possibilità di riconoscerlo.

 

Un giorno gli chiesi (gli facevo sempre domande, a volte anche un po’ impertinenti, per poter capire meglio) se c’era un segreto per poter sapere che era Lui. Massimo sorridendo mi disse che il segreto in effetti c’era: anche se quel corpo era in tutto simile a quello di una comune persona che cammina fra noi, quel corpo eterico non fa ombra! Un particolare assai distintivo e molto interessante da ricordare.

 

Paolo cade da cavallo

 

Ho ascoltato molte persone che seguono la Scienza dello Spirito, e ho sempre sentito parlare di apparizioni alle quali dobbiamo prepararci. Ma io non credo che si tratti di apparizioni, come quella di Saulo con la “caduta da cavallo” e la luce abbagliante che lo rese cieco per tre giorni, per poi essere battezzato e diventare Paolo. Il Dottore ha parlato del camminare del Cristo per le strade del mondo e l’eventualità dell’incontro con un’entità che si presenta come una persona poco distinguibile rispetto alle altre, a meno che non abbiamo sviluppato una sensibilità adeguata al riconoscimento.

 

Una mia carissima amica, antroposofa da molti anni, che chiamerò Anna, un giorno stava in casa sbrigando le normali faccende della mattina. Sul grande tappeto della sala d’ingresso la sua bimba di circa quattro anni giocava tranquilla. Suonò il campanello della porta e Anna andò ad aprire. Si vide davanti un giovane che con un dito alzato chiese: «Una lira!». Eravamo negli anni Sessanta, e non esistevano neppure piú le monetina da una lira… Un mendicante che alla porta chiedeva una lira le sembrò qualcosa di minaccioso. La porta fu allora richiusa in fretta, anzi sbattuta con forza, in preda a una forma di paura. La bimba allora cominciò a piangere dicendo: «Mamma, ma quello non era un povero». Sensibilità infantile! Subito Anna riaprí la porta, pentita del gesto. Si affacciò dalle scale per vedere il giovane che scendeva, ma vide solo la signora del piano di sotto che puliva il pianerottolo davanti alla sua porta. Anna le chiese se fosse passato un giovane, ma quella rispose che era lí da qualche minuto e nessuno era passato. A quel punto fu Anna a piangere, oltre alla bimba!

 

Altre storie di questo tipo potrei raccontare. Una fra tutte accadde a mio marito Fulvio. Eravamo in un periodo molto problematico della vita, e lui era stanco e avvilito, anche se io cercavo di non fargli sentire il peso delle decisioni che dovevamo prendere, per cercare di trovare una soluzione a quelle difficoltà da cui sembrava di non poter uscire. Dopo il furto totale che avevamo subíto al negozio di Corso Trieste, avevamo aperto la Galleria d’Arte L’Archetipo. Era stato un periodo di grande lavoro e anche di soddisfazioni artistiche, ma non ci si viveva. Gli amici che esponevano trovavano difficile pagare, molti di loro chiedevano di esporre “in amicizia”…

 

Dopo due anni di difficoltà sempre crescenti, avevamo dovuto chiudere la Galleria e avevamo fatto il tentativo di riaprire un negozio, ma anche questo si stava dimostrando fallimentare.

 

Era un sabato pomeriggio e il nostro negozio era completamente vuoto. I romani nel fine settimana preferivano uscire dalla città, piuttosto che andare a fare spese. Quando era particolarmente triste, Fulvio trovava sollievo andando a camminare lungo la Via delle Camene, alla Passeggiata Archeologica. Non essendoci ressa per gli acquisti, anzi… potevo tranquillamente rimanere sola.

 

La Passeggiata Archeologica

La Passeggiata Archeologica

 

Fulvio quindi prese l’auto e parcheggiò a Via dei Cerchi, al Circo Massimo, per smaltire il peso del momento difficile che stavamo attraversando. Nel camminare aveva a lungo pregato, come faceva spesso in quel periodo.

 

Mentre tornava alla macchina fu avvicinato da un giovane sulla trentina. In seguito disse che gli era sembrato “un pastore abruzzese”, questa fu la sua impressione vedendolo, perché aveva dei vestiti di foggia un po’ antica, che gli avevano ricordato appunto quelli di un pastore d’Abruzzo.

 

L’uomo gli chiese un’informazione, voleva andare all’Ufficio d’Igiene e voleva sapere come arrivarci da lí. Fulvio era sempre gentile con tutti, ma in quel caso lo fu in modo particolare. Prima cercò di spiegare la strada, che era molto semplice, poi però aggiunse che con la macchina sarebbe passato proprio di lí e si offrí di dargli un passaggio. Una cosa che non aveva mai fatto in precedenza di dare un passaggio a uno sconosciuto. L’uomo si accomodò nell’auto e Fulvio, nel breve tragitto, gli chiese cosa dovesse fare all’Ufficio d’Igiene. L’altro rispose che aveva visto Roma veramente tanto sporca, troppo sporca, e voleva far presente alle autorità che era necessaria una profonda pulizia. Fulvio pensò che il giovane era un sognatore, e che nessuno lo avrebbe ascoltato. Però lo accompagnò per quel breve tratto e si fermò proprio di fronte all’Ufficio d’Igiene. L’uomo scese, ringraziando. Fulvio stava per rimettere in moto ma improvvisamente si rese conto che era sabato pomeriggio e sicuramente l’ufficio era chiuso. Scese dalla macchina per avvertire l’uomo, ma non lo vide da nessuna parte. La strada era deserta. Eppure quello era sceso un attimo prima.

 

Come in sogno, Fulvio guidò fino al negozio ed entrando si chiuse in bagno. Passò del tempo e cominciai a preoccuparmi, pensai che si sentisse male. Mi avvicinai alla porta del bagno e sentii chiaramente dei singhiozzi, stava piangendo! Bussai ripetutamente alla porta e alla fine mi aprí. Ripeteva: «Era Lui, era Lui, e io non l’ho capito!» Cercai di farmi spiegare cos’era accaduto e alla fine Fulvio mi raccontò quello che aveva sperimentato. Lo tranquillizzai dicendo che comunque lui l’aveva trattato gentilmente, gli aveva addirittura dato un passaggio e gli aveva chiesto il motivo della sua ricerca di “pulizia”…

 

Ci volle un po’ perché Fulvio si calmasse, ma quell’incontro fu risolutore. La decisione che faticavamo a prendere fu subito presa, il negozio fu chiuso e la nostra vita cambiò radicalmente. Lui trovò un buon lavoro come receptionist di un albergo del centro e io trovai un lavoro presso un ufficio di servizi editoriali. Quello che in precedenza sembrava impossibile si era risolto in pochi giorni!

 

Quando i nostri nipoti erano piccoli, una volta raccontai loro che Gesú cammina per le strade del mondo e che un giorno avrebbero potuto incontrarlo. Quello che avevo chiesto a suo tempo a Massimo fu la naturale richiesta che venne anche da parte dei bambini: «Ma come lo riconosciamo?» Allora dissi che Gesú ha un corpo diverso dal nostro, quindi non fa ombra per terra. La cosa doveva averli molto colpiti, tanto che i giorni seguenti camminavano sempre guardando in basso. Chiesi perché camminavano cosí e la risposta fu che cercavano la persona che non faceva ombra…

 

Lui c’è, è fra noi, ci è stato rivelato da chi è venuto per annunciarlo, e dobbiamo comprendere l’importanza della rivelazione. Lavoriamo interiormente affinché il nostro cuore sia pronto, cosí che quando l’evento accadrà non ci trovi impreparati.

 

 

Marina Sagramora