
La presenza dello Spirito è testimoniata dal collegamento interiore, in modo inconfondibile, con forme di presenza piú o meno intense, nel vivere interiormente il Puro Spirito che è in noi. È lo sperimentare e vivere in modo continuo la Pura Luce Potente della Forza Spirituale risvegliata in noi e indicata come lo “sbocciare della Rosa Bianca nella testa”, e che poi, in momenti particolari e occasionali stati, in cui, oltre a sperimentare e vivere la Pura Potente Forza Spirituale, si sperimenta e si vive in contemporanea la Pura Luce d’Amore Universale donata dalla Divinità, indicata, come lo “sbocciare della Rosa Rossa nel cuore”.
Questo è conoscere e sperimentare il raro e travolgente Amore Spirituale, che fa comprendere, nella sua espansione metafisica, che ciò che si prova nell’amore fisico o eros e nell’amore sentimentale o amore animico, è un nulla in rapporto ad esso. Questo Amore Spirituale, nella sua sostanza, è indescrivibile, e se non lo si sperimenta, resta incomprensibile. Si scopre cosí che, nelle loro qualità metafisiche, la Rosa Bianca è trina mentre la Rosa Rossa è settemplice e che, se si vuole operare spiritualmente in modo completo nei mondi e nei piani spirituali, è necessario che tutte le loro qualità siano presenti.
È il rientrare, senza l’impedimento metafisico, anche se per pochi minuti, nello stato edenico; è il rispristinare l’Albero di Vita; è il bere nella convergenza assiale la sua Acqua: l’Acqua di Vita Eterna.
Stato realizzativo conosciuto come stato di coscienza della Rosa-Croce, che nulla ha a che vedere con ordini cavallereschi, né con qualsivoglia organizzazione o fratellanza esteriore, essendo essa esclusivamente una realizzazione interiore, ossia, una realizzazione cristica.
Pertanto si può dire che un ricercatore spirituale diventa un Rosacroce quando realizza prima l’apertura del centro della testa e poi quella del centro del cuore spirituale, coadiuvati dalla potenza del centro del volere, e questi iniziano ad emettere Luce, la Nostra Luce o Luce dello Spirito. Ossia, il primo emette la Luce Pensiero e il secondo la Luce del Vero Amore Spirituale. Il primo è il segno della Vera Iniziazione, il Fuoco Pentecostale o Volere dello Spirito Santo. Il secondo è l’azione della Luce d’Amore Spirituale, l’Amore Logoico, che comporta, con il suo manifestarsi, la pace e il preludio per pochi istanti dello stato della Gerarchia dell’Amore e dello stato androginico originario.
Questo è l’Amore che spiazza e che annulla barriere e diversità tra uomini, universo e natura, nella loro accezione di Vita nello Spirito, aprendo le porte alla pace universale. È la pace prodotta dal Vero Amore, l’Amore Spirituale, l’Amore Immortale, il Sacro Amore, conducente alla vera pace, la Pace Cristica, indicata nel Vangelo di Giovanni con le parole: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace». (Gv 14:27-31).
Tali aperture rappresentano le precondizioni del manifestarsi del Cristo Eterico. Quando questi eventi si compiranno, lo si incontrerà e riconoscerà in tutta la sua gloria, ma non in forma esteriore di percezione immaginativa o come visione astrale, ma interiormente in forma eterica emanante fortemente Luce di Vita nello Spirito dal Cuore Spirituale. Egli si manifesterà come presenza esperienziale realizzativa nelle profondità della propria anima, come forza d’amore, avverandosi come realizzazione tangibile di presenza nel centro del proprio essere di un Amore Gioioso ed Infinito, includente e comprensivo, avvolgente se stessi e tutto ciò che ci circonda. Stato che allontana dallo sperimentatore e da chi gli è lí vicino, incomprensione, ombre e oscurità, mentre rivela la fratellanza e l’identità con la vita dell’intero universo.
In sostanza si avvera, pur nelle difficoltà di comprensione nella donazione esperienziale, essendo questo un processo di elevazione, ciò che dice Paolo nelle lettere ai Galati con le parole: «Non sono piú io che vivo, ma il Cristo vive in me» (Gal 2:19-21), comunemente sintetizzato in «Non io, ma il Cristo in me».
Solo dopo ciò prendono senso in modo realistico le parole del Vangelo di Matteo: «Io sarò con voi fino alla fine dei tempi» (Mt 28:16-20), perché si comprende, dalla percezione nel cuore del Cristo, la realtà e la veridicità di tali parole, iniziando, cioè, a riconoscere l’immortalità dell’anima e l’eternità dello Spirito.

Il completo verificarsi di questo evento avviene per gradi, e ogni grado successivo è piú completo di quello precedente. Questo raggiungimento, questa emanazione di Luce d’Amore Spirituale, si manifesta solo se si è raggiunta la Vera Iniziazione, cioè si è ottenuto il Battesimo con la Potenza del Fuoco dello Spirito Santo. Cosí, come la Luce del Sole si espande ed avvolge tutti i presenti, che in qualche modo si adeguano ad essa se non ne portano coscientemente o incoscientemente ostacolo, cosí la Luce d’Amore Spirituale coinvolge l’asceta e chi è lí vicino, donandosi secondo il grado e la capacità di accoglimento.
Va tenuto presente che le aperture delle Rose, sia Bianca sia Rossa, sono eventi molto diversi da ciò che avviene con le aperture dei chakra indicati in genere dalle scuole orientali, pur se riguardano le stesse zone, cioè la testa e il torace. Le Rose, infatti, non sono legate alla risalita della Kundalini, ma all’eterizzazione del sistema nervoso, del sistema sanguigno e del sistema osseo. Perciò la Rosa Bianca è strettamente connessa alla presenza dello Spirito Santo, mentre la Rosa Rossa è connessa a quella del Cristo. L’una porta in essere la Potenza del Fuoco Spirituale, la Kundalini del pensiero o Kundalini d’occidente, l’altro la Fiamma di Luce dell’Amore Spirituale, dell’Amore Immortale e del Sacro Amore.
Perciò solo se è avvenuta l’eterizzazione della mente e del sistema nervoso è possibile la discesa e presenza dello Spirito Santo nell’eterico dell’uomo, e tramite esso l’apertura della Rosa Bianca. Questo produce il Battesimo di Fuoco, che infiamma il pensiero della luminosa potenza spirituale dell’intero volere umano, affinché esso confluisca nel Volere Solare. Analogamente, solo con l’eterizzazione del cuore e del sangue può verificarsi la presenza del Cristo nell’eterico dell’uomo e il verificarsi conseguentemente l’apertura della Rosa Rossa. Si inizia, cosí la conoscenza di vita del Cristo Eterico e la Sua irradiazione quale Luminoso Amore Spirituale. Irradiazione d’Amore Divino che è la causa, nell’eterizzazione delle ossa, della trasmutazione nel tempo del corpo eterico in Corpo di Gloria o Corpo Angelico: la progressiva realizzazione della Pietra Filosofale.
Come il Fuoco del Volere nel pensiero – la Fiamma Pentecostale o la Colonna di Fuoco – manifesta nella mente dell’uomo la presenza dello Spirito Santo, cosí l’irradiazione dal torace dell’Amore Spirituale manifesta la presenza del Cristo Eterico nel cuore umano. Le due aperture sono legate tra loro: in genere, si apre prima la Rosa Bianca e solo dopo la Rosa Rossa. Le esperienze dello Spirito Santo e del Cristo Eterico sono legate sia alla loro reale presenza, pur se intuitiva, sia come energia extra-fisica e extracorporea. La prima manifesta la potenza del Fuoco del Volere, la seconda l’irraggiamento della Luce d’Amore Spirituale: la porta alla conoscenza e alla realizzazione dell’Amore Immortale e del Sacro Amore.
Entrambe questi tipi di esperienze e realizzazioni sono prerogativa della via del pensiero e operano con forze ed energie di vita in forma soggettiva ed eterica nel pensiero puro, mentre assumono forma oggettiva e di visione astrale quando sono legate al pensiero libero dai sensi. Esse producono il formarsi e l’essere il ponte tra il mondo dei sensi e il mondo spirituale, sfociante in un evento intimo e impersonale avvolgente il soggetto principale e, a volte, coinvolgente marginalmente eventuali altre persone presenti all’apertura di tale mondo.
Tuttavia per vivere appieno e individualmente tali collegamenti è necessaria la Vera Iniziazione, ottenuta tramite una preparazione individuale con esercizi spirituali, necessari e indispensabili prima e dopo di essa per ottenere e mantenere aperte le profondità animiche e spirituali del proprio essere. Essi sono i cinque esercizi, uno dei due principali, anche se dopo l’apertura dei centri si personalizza, e la concentrazione, meditazione e contemplazione profonda. Per questo la Vera Iniziazione è un’operazione intima e personale col Maestro, sia esso interiore o sia esso esteriore, poiché è uno stato realizzativo di trasmissione spirituale. Essa non ha nulla a che vedere con iniziazioni formali o rituali di appartenenza a ordini, scuole o filosofie esterne.
Solo dopo ciò si può dire di essere entrati, individualmente, in un ordine o in una fratellanza metafisica e spirituale, poiché è possibile riconoscere tra loro chi ha avuto tale Iniziazione. In ogni essere che ha avuto questo sblocco è percepibile la presenza dell’apertura della Rosa Bianca, e chi ha il collegamento con il Cristo Eterico l’apertura della Rosa Rossa.
Aperture che quando avvengono sono inconfondibili.
Ricordo ogni singola volta in cui ciò si è verificato in me: ogni esperienza piú profonda, completa, indelebile e coinvolgente per il mio animo e per il mio Spirito, in una parola per l’intero mio essere, a volte condivisa marginalmente con chi era vicino all’evento.
La prima volta avvenne la notte del giorno in cui ricevetti inaspettatamente l’oggetto particolare, con una grande storia mistica ed iniziatica dietro, che mi spinse ad iniziare la ricerca dello spirituale, prima nel mondo mistico e poi in quello esoterico. In quella notte si aprirono sia la Rosa Bianca sia la Rosa Rossa. Ignaro, ne rimasi spaventato e non ne compresi appieno l’esperienza, sebbene tangibile sia sul piano fisico sia su quello onirico. Furono queste esperienze il motivo profondo che mi guidarono nella ricerca dei “Fratelli della Rosacroce”, alla conoscenza delle religioni, della filosofia, dell’esoterismo e dell’occultismo, e a dedicare parte delle notti alle pratiche spirituali. Questo coinvolse nel sogno anche mia madre, che sognò per molte notti l’Arcangelo Michele che l’informava della forte atmosfera spirituale presente nella mia stanza. Quando me ne parlò mi convinsi a mostrarle l’oggetto, che tenevo nascosto, e a informarla delle pratiche ascetiche, alcune istintive, che ormai seguivo da molti giorni.

La seconda volta accadde con l’apertura della sola Rosa Bianca, quando, seguendo la disciplina della via del pensiero, scoprii intuitivamente, in un lampo illuminante nella concentrazione il pensiero predialettico, per poi passare al Pensiero Puro e al Pensiero Vivente. Da allora, ogni volta che mi immettevo in esso, la Rosa si manifestava presente nella coscienza. In seguito, essa rimase continuamente attiva, indipendentemente dalla meditazione, dal giorno particolare in cui meditai con Massimo Scaligero nel suo studio, come racconto nell’articolo “Massimo Scaligero, Maestro del Pensiero” (https://www.larchetipo.com/2001/mar01/testimonianze.htm). Ricordo ancora vivamente il suo sorriso alla fine della meditazione e la semplice frase: «Continua cosí!», mentre mi accompagnava alla porta dello studio di via Cadolini.
L’apertura costante della Rosa Bianca comportò, oltre al Canto Continuo del Pensiero, che ogni volta che mi immettevo dal puro pensiero predialettico al Pensiero Vivente, la Potenza della Forza Pensiero che l’accompagnava si accrescesse sempre di piú, mettendo a dura prova il corpo fisico e il sistema nervoso nel processo di eterizzazione in atto. Da ciò compresi che cosa fosse la Vera Iniziazione, e quale prassi interiore richiedesse l’attuazione. Tuttavia, questo cammino mi procurò alcune difficoltà con giovani amici con cui meditavo insieme, sia a casa mia che presso l’abitazione di uno di loro.
Il loro mutato atteggiamento nei miei confronti divenne evidente col tempo: non tanto nel gruppo che seguivo nella mia abitazione – gruppo che ho condotto con rigore ascetico a un livello piuttosto avanzato – quanto nell’altro. La conferma emerse con chiarezza da un colloquio con Massimo, durante uno dei nostri incontri settimanali. Egli mi informò che alcuni di loro, un po’ turbati, gli avevano confidato di percepire durante le sedute meditative svolte con me delle intense forze metafisiche. Egli li aveva tuttavia rassicurati, spiegando loro la mia naturale attitudine verso l’esoterismo e la metafisica. Poi, con tono inatteso, mi chiese se avessi discepoli.
Immediatamente sorrisi e lo rassicurai dicendogli che non né avevo né volevo averne. Non intendevo farmi Maestro di nessuno, sia per la grande responsabilità che ciò comporta, sia perché non mi sentivo – né volevo essere – un Maestro. Gli dissi tuttavia che, se avessi incontrato persone sincere nel desiderio di approfondire la via spirituale, le avrei indirizzate a lui, che consideravo un vero Maestro. Massimo mi guardò e come se parlasse con se stesso disse: «Comunque li avrai!».
Quell’affermazione mi lasciò perplesso, ma il dialogo mi fece comprendere molte cose tra cui le ragioni del perché delle ferite che, in piú occasioni, quel gruppo mi aveva inferto nell’animo, e anche il gesto inatteso dell’amico Leopoldo Ceracchini.
Egli curava un punto d’incontro per giovani ricercatori e conosceva molti di quei ragazzi che meditavano con me. Un giorno, incontrandomi mentre salivo e lui scendeva le scale della torretta dello studio di Massimo, mi abbracciò improvvisamente, senza che me lo aspettassi, con molta intensità come se volesse scusarsi di qualcosa. Perplesso non conoscendone il motivo ricambiai, riconoscendo in quell’impulso un autentico slancio dell’anima.

Decisi tuttavia di evitare per quanto possibile, la concentrazione condivisa con altri ricercatori, per non suscitare sentimenti di disagio o invidia, consci o inconsci, al manifestarsi della Potenza del Pensiero Metafisico. Quando ciò non era possibile, mi imponevo di non spingermi fino all’immersione totale nel pensiero puro per non giungere al Puro Io Animico – cosa che in passato accadeva spesso, anche quando, seduto in fondo alla sala delle riunioni pubbliche di Massimo Scaligero, in Via Barrili, mi abbandonavo alla luminosa atmosfera spirituale creata dal Maestro.
La terza esperienza avvenne nel centro tibetano, allora situato, all’inizio degli anni Settanta, presso l’abitazione della contessa Albini, nei pressi di Viale Liegi. Durante la cerimonia del rifugio al Buddha (in tibetano kyab-dro), cui partecipai, la Rosa Bianca si attivò in modo particolare, tanto che il Lama Gendün Rinpoche – percependo ciò che stava accadendo in me – mi donò un nome perfettamente corrispondente alla via della mia ascesi: la via del pensiero.
Un’altra manifestazione si ebbe ad un hotel dei Parioli, durante la presentazione di un libro di Swami Kriyananda discepolo di Paramahansa Yogānanda. Anche allora la Rosa Bianca si attivò con intensità, al punto che, quando mi avvicinai a lui, Kriyananda mi consigliò di controllare la potenza del centro del comando e di potenziare di piú il centro ritmico. Da quel giorno seguii il suo consiglio, pur coltivando il dubbio che avesse percepito solo la forza dei centri, e non ciò che realmente vi dimorava dietro.
L’apertura della Rosa Rossa si presentò per la seconda volta dopo molti anni, all’ingresso dell’ISMEO, mentre frequentavo, alla fine degli anni Settanta, il corso di Mandarino della lingua Cinese. Essa mi colse in modo inaspettato e in modo del tutto diverso dalla prima esperienza. Allora, in gioventú, essa era sorta a seguito di uno slancio animico-spirituale verso la divinità, ispirato da quel particolare manufatto. Questa volta, invece, l’apertura, probabilmente risentendo dell’immersione nel Puro Io Animico e nel Puro Io Spirituale e della conseguente eterizzazione del cuore e del sangue, attraverso le pratiche, si manifestò nel percepire la profonda sofferenza animica di alcune persone presenti nell’atrio.

Allora, dal profondo della mia anima invocai per loro l’aiuto divino, e subito si sprigionò un’onda d’amore avvolgente, extra-fisica ed extra-animica, capace di oltrepassare ogni barriera personale. Era il manifestarsi dell’Amore Spirituale, quello che dissolve le difficoltà e guarisce, che illumina e risana l’animo e il pensiero, fino a toccare il fisico, lasciando dietro di sé nell’anima una traccia di gioia e di speranza. Tutti noi, in quell’attimo, fummo immersi in quell’indescrivibile amore fraterno, compresi coloro che attraversavano casualmente l’androne. Ricordo in particolare il Lama, insegnante di Tibetano, che passando ci guardò con uno sguardo sorpreso e interrogativo.
Un’altra particolare apertura delle Rosa Rossa avvenne nell’attico della contessa Mima, come amava farsi chiamare, presso Via Veneto. Il grande soggiorno, affacciato su Villa Borghese, dove praticavamo la concentrazione, era lo stesso, mi disse, in cui avevano meditato piú volte con lei Giovanni Colazza e Massimo Scaligero. Durante una meditazione con lei e alcuni amici, la Rosa Rossa si riaccese avvolgendoci tutti in un’atmosfere di espansione animico-spirituale; ma poiché l’esperienza suscitò in loro aspettative sul piano metafisico, preferii ritirarmi e interrompere la mia partecipazione, nonostante i loro pressanti inviti a continuare.
Queste sono alcune delle aperture – eccetto la prima – avvenute in pubblico. Molte altre si sono verificate in privato quando in meditazione raggiungevo, e tuttora raggiungo, speciali stati di apertura verso la divinità interiore. Parlare di essi, tuttavia, mi porterebbe troppo lontano.
Dunque, nella falegnameria del Goethanum si stava preparando qualcosa di molto simile. Infatti, mentre ascoltavo le notizie che ci dava Romolo Benvenuti, avvertii in me il bisogno di ampliare i miei confini della coscienza interiore. Iniziavo a percepire che la soglia di divisione tra la dimensione fisico-animica e quella animico-spirituale si stava assottigliando. Si stava manifestando con grande intensità ciò che in altri miei scritti ho chiamato “moltiplicazione” o “centuplicazione della luce”. Si stava schiudendo oltre alla Rosa Bianca, ormai costantemente aperta, anche la Rosa Rossa.
Questa particolare vibrazione luminosa si stava concentrando e accumulando nella regione del cuore, generando in me una particolare percezione nel sentire animico-spirituale di presenza metafisica pronta a manifestarsi in quel luogo.
Capii immediatamente che qualcosa di molto importante stava avvenendo in quel luogo, e che richiedeva il pieno coinvolgimento del mio animo, come già era avvenuto in molte altre occasioni simili. Era necessario, in quel momento, far vibrare di spirito quella stanza attraverso la concentrazione-contemplativa, cosí da aprire immediatamente la porta interiore e accedere a quella Luce Assoluta, pur sapendo che ciò avrebbe potuto coinvolgere anche altre anime.

Avevo bisogno, perciò, di silenzio per un po’ di tempo, al fine di poter scendere in profondità nel mio animo e immergermi totalmente nell’Io Interiore affinché Egli mi si potesse donare.
Per ottenere questo necessario silenzio, informai Patrizia Bertucci – una donna molto spirituale che comunemente leggeva nel nostro gruppo le conferenze del Dottore – che nell’aria si avvertiva un’atmosfera satura di spiritualità, sottolineando che non era male meditare per qualche minuto in quel luogo.
Grazie al suo intervento presso il nostro capogruppo Romolo Benvenuti, ottenemmo immediatamente il consenso per la meditazione, e cosí iniziammo subito il raccoglimento nella falegnameria.
Il mio animo, assetato di spiritualità, poté finalmente immergersi, tramite la concentrazione profonda, prima nella Forza Pensiero nel mentale e poi nell’Io Spirito, al centro del cuore. Immediatamente si manifestò la Luce Eterica, la Luce Pensiero, che mi portò a percepire in me una luminosità crescente, simile alla sensazione che si ha quando si guarda il Sole a occhi chiusi, in una giornata luminosa.

Seguendola con la coscienza interiore, giunsi in un punto iperspaziale dal quale si irradiava la centuplicazione della luce, collegante la zona ritmica con ciò che rappresenta l’Entità Solare, scoprendo che tale luce era prodotta, in realtà, proprio da Essa. Percepii, cioè, che il substrato del manifestarsi di tale Luce era il Luminoso Amore Spirituale: la sostanza della Divinità Solare, l’essenza del Logos.
È, in realtà, il manifestarsi del Cristo nell’eterico dell’uomo attraverso la Luce d’Amore Spirituale, comprendente l’Amore Immortale e il Sacro Amore. Il rapporto tra la gioia d’amore e la fonte di vita dello Spirito nel cuore, difficilissimo da descrivere poiché non legato a immagini ma all’intuizione del sentire percettivo, mi colmò per la prima volta nella contemplazione della consapevolezza dell’incontro interiore con il Cristo Eterico.
Tale relazione d’amore non avveniva piú fisicamente attraverso un oggetto o un’idea o una preghiera, né tramite il sentire animico, ma come unione del proprio Io Spirito con l’Io della Divinità, in una forma talmente inimmaginabile da essere comprensibile solo attraverso l’esperienza diretta.
Giotto Pierrogi (5. continua)
