
La partenza dei giovani soldati tedeschi per il fonte nel 1914
Ciò che in fondo potevamo prevedere già da tempo, si è rapidamente abbattuto sul mondo a causa di tutti gli eventi che si sono verificati negli ultimi tempi. Siamo diventati testimoni di eventi gravi, il cui profondo significato potrà essere compreso appieno solo in un secondo momento. E molte cose, direi, anche solo gli aspetti esteriori di ciò che sta alla base di questi gravi eventi, sfuggono oggi completamente alla nostra comprensione.
Per noi però, miei cari amici, in questo momento grave è significativa soprattutto una parola che vorrei esprimere in questo modo: per anni abbiamo cercato di approfondire in noi la conoscenza spirituale, abbiamo cercato di fare nostra la conoscenza, il sentire e il percepire dei Mondi Spirituali, e anche tutto ciò che è connesso con questa conoscenza, questo sentire e questo percepire. Ora però ci troviamo effettivamente di fronte alla necessità, in un certo senso, di superare una prova per dimostrare se siamo in grado, anche sotto l’impressione di tutte le difficoltà che stanno accadendo, di rimanere fedeli ai grandi ideali che ci sono stati indicati dalla conoscenza e dal sentire del Mondo Spirituale.
Laddove nelle nostre sedi si riuniscono insieme amici che sono per lo piú uniti da un sentimento comune, è certamente piú facile attenersi a ciò che la Scienza dello Spirito dovrebbe portare all’umanità, ma non dobbiamo mai e in nessun luogo perdere di vista i grandi ideali già espressi nel nostro primo principio: «Possono collaborare fraternamente nella società tutte quelle persone che considerano come fondamento di una collaborazione amorevole un elemento spirituale comune in tutte le anime umane, per quanto queste possano essere diverse per quanto riguarda fede, nazione, ceto sociale, sesso». Non siamo infatti una società che si espande all’interno di masse omogenee di popoli, ma cerchiamo piuttosto di diffondere lo spirito di riconciliazione in tutta la Terra. A questo è legato il fatto che siamo sottoposti a una certa prova, perché è davvero difficile, nel tempo in cui viviamo, sviluppare pienamente il senso dell’obiettività nei confronti dell’ideale piú alto, vale a dire della giustizia.
Proprio per i motivi che emergeranno dalle mie parole odierne, in un certo senso gli abitanti dell’Europa centrale, e in particolare il popolo tedesco, hanno attualmente piú facilità rispetto ad altri ad essere oggettivamente giusti. Ma anche in questo caso è necessario non lasciarci andare alle sensazioni immediate, bensí, in quanto seri antroposofi, dobbiamo cercare di penetrare con comprensione il linguaggio che oggi deve guidare la giustizia in senso spirituale.
Non perché voglia metterla sul personale, ma perché la questione è per me sintomatica, vorrei menzionare quanto segue: forse alcuni di voi hanno tra le mani il primo volume del mio libro Gli enigmi della filosofia. Il primo volume del mio libro: nell’ambito delle opere complete, l’opera Gli enigmi della filosofia è stata pubblicata in un unico volume (O.O. N° 18). Il passaggio dai filosofi francesi Boutroux (1845-1921) e Bergson (1859-1890) al filosofo tedesco Wilhelm Heinrich Preuß (1843-1909) si trova a pagina 564. Il secondo volume è stato stampato nella seconda metà di luglio fino a pagina 204. Si interrompeva nel bel mezzo di una riga. Proprio quel punto mi è sembrato strano e sintomatico. Avevo dovuto caratterizzare i due filosofi francesi, Boutroux e Bergson. Ho cercato di farlo nel modo piú obiettivo possibile. Poi dovevo passare a Preuß, un pensatore potente ma poco conosciuto. Dopo aver presentato la filosofia francese contemporanea, dovevo passare a ciò che era germogliato oltre il Reno, in Germania. Ma lí la pagina era vuota, perché fu allora che scoppiò la guerra. Spesso ho dovuto guardare gli spazi vuoti della tredicesima pagina.
E allora giunsero diverse voci dall’altra parte del Reno. Voi conoscete bene quelle voci. Si parlava di barbarie tedesca e simili e ci si lanciavano contro le accuse e le calunnie piú odiose. Si potrebbe dire che fu triste ciò che si dovette vivere. Proprio i rappresentanti piú rispettati della vita intellettuale francese fomentavano l’odio e la passione nel popolo. E in questo caso il personale può essere considerato sintomatico: quando in un libro sulla storia dello sviluppo della filosofia si doveva trattare la filosofia francese, quando l’anima si sforzava di renderle pienamente giustizia, allora poteva davvero riempire l’anima di amarezza il fatto di dover constatare, mentre cercava con tutte le sue forze di immedesimarsi con la massima obiettività possibile nella filosofia occidentale, che questa gridava poi, nonostante tutti i fatti, alla “natura barbarica d’oltre Reno”.

Maurice Maeterlinck
Era tanto piú amaro in quanto uno dei peggiori aggressori e odiatori dell’essenza tedesca era Maurice Maeterlinck. È strano: la prima opera pubblicata da Maeterlinck, che già esprimeva appieno la sua essenza e la sua peculiarità, si basa interamente su Novalis, è interamente ispirata a Novalis, e Maurice Maeterlinck non sarebbe nulla senza Novalis. Tutte le sue opere successive sono scaturite interamente da questa prima opera, ispirata a Novalis [Maurice Maeterlinck, 1862-1949, scrittore e poeta belga. La sua prima opera filosofica, Il tesoro degli umili, apparve nel 1896 in lingua tedesca che inizia con le parole: «Gli uomini percorrono vie diverse, dice il nostro autore; chi li segue e li confronta, vedrà nascere strane figure. Ho scelto tre di questi uomini, le cui vie ci conducono a diverse vette». A seguire cita il mistico fiammingo Ruysbroeck, Emerson e Novalis. Già nel 1895 aveva tradotto in francese il romanzo incompiuto I discepoli di Sais e i Frammenti di Novalis, pubblicandoli in tale lingua].
Ciò getta anche luce sul modo in cui la nostra epoca intende gestire la giustizia. Oggi non è affatto sufficiente ascoltare le voci che qua e là si levano sotto l’impressione della passione, ma è necessario che noi ci rendiamo conto dei fatti. Lasciarli parlare porta all’obiettività. E tale obiettività non è allo stesso tempo indifferente a queste relazioni.
Nella nostra epoca stanno accadendo cose grandi, cose enormi. E il futuro avrà bisogno, per comprendere ciò che sta accadendo nel nostro tempo, nel senso in cui parliamo di ripetizioni, di ricorrere a eventi significativi del passato. Non solo uno, ma molti si affollano per formare una ripetizione, una ripetizione combinata di eventi storici significativi.
Come un tempo, nel pieno splendore della cultura greco-latina, i Romani dovettero combattere le Guerre Puniche contro Cartagine, cosí allora la memorabile battaglia di Milazzo (che ebbe luogo durante la Prima Guerra Punica e durò dal 264 al 241 a.C., sotto il comando del generale romano Caio Duilio) decise il destino dei Romani, che dovevano preservare la loro fiorente cultura greco-romana contro le forze in declino dell’impero cartaginese, apparentemente ancora forte, troviamo all’inizio della guerra attuale una sorta di ripetizione di certi eventi. È lecito dirlo già oggi in questa sede. All’epoca si svolse una strana battaglia tra i Romani e i Cartaginesi. I Cartaginesi avevano una flotta imponente, di fronte alla quale Roma, con le sue poche navi, sembrava impotente.

Allora i Romani ebbero l’idea insolita di costruire ponti di abbordaggio che collegavano una nave all’altra e trasformarono, per cosí dire, la battaglia navale in una battaglia terrestre, cosicché i Romani ottennero una grande vittoria sul terreno a loro familiare. Come allora accadde qualcosa di inaudito per quei tempi, cosí a Liegi si è verificato qualcosa che pochissimi possono immaginare, che mostra una certa relazione con gli eventi descritti e di cui i tempi futuri parleranno come di un evento senza precedenti (nel 1915 a Liegi si verificò un evento cruciale: la conquista della città nella notte tra il 5 e il 6 agosto da parte della 14ª brigata di fanteria al comando di Ludendorff. Questo episodio rese finalmente possibile l’attuazione del piano di campagna tedesco, che era stato fortemente compromesso).
Cito queste cose solo perché desidero richiamare l’attenzione sull’importanza degli eventi in cui ci troviamo attualmente. Sono proprio questi giorni in cui decisioni cruciali, sia in Oriente che in Occidente, sono in bilico. È straziante pensare a ciò che si contrappone e proprio in questi giorni, in cui la decisione è ancora incerta agli occhi dell’uomo, è necessario richiamare l’attenzione su qualcos’altro di enorme importanza. Mi è permesso parlare di questi argomenti nel modo in cui lo farò perché, in un certo senso, il mio karma mi ha preparato a farlo. Sono nato proprio nell’impero che, si dice, abbia contribuito in modo determinante alla guerra mondiale; ma crescendo, mi rendo conto che fin dall’infanzia ero destinato a diventare un apolide. Non ho avuto l’opportunità di provare i sentimenti peculiari del legame con la terra e i compatrioti. Inoltre, la mia infanzia è coincisa con il periodo in cui ho conosciuto l’odio per i tedeschi in Austria, quando l’Austria tedesca era ancora sotto l’impressione delle vittorie della Prussia e quando persino i tedeschi in Austria odiavano i tedeschi del Reich. Non c’era alcuna possibilità di creare in me un pregiudizio favorevole alla Germania. Questa mancanza di Patria, conferitami dal mio karma, mi autorizza a parlare in modo obiettivo, pienamente consapevole che proprio qui può parlare attraverso le mie parole lo spirito antroposofico.
Oggi non è opportuno pronunciare parole profetiche. Per questo chi dice che è dubbio dove alla fine andrà a finire la vittoria può rimanere senza risposta. Ma una vittoria, una vittoria importante, legata anche a una riflessione spirituale, indelebile per tutti i tempi a venire, è già stata conquistata. Qual è questa vittoria? È stata conseguita prima dello scoppio della guerra. Questa vittoria può essere caratterizzata nel modo seguente: l’Europa centrale non è stata a lungo legata all’Oriente? Non stiamo certo parlando delle popolazioni che vivono nell’Europa orientale. Su queste popolazioni siamo ben informati, e chi vuole conoscere la verità sul rapporto di questo popolo con lo sviluppo delle nazioni, legga il ciclo di conferenze La missione delle singole anime di popolo in relazione alla mitologia germanico-nordica (undici conferenze tenute nel giugno 1910 a Kristiania, attuale Oslo, O.O. n° 121). Questo popolo dell’Est è una cosa, un’altra è il trifoglio che attualmente vi sta alla guida contro lo spirito tedesco: lo zarismo, il militarismo russo, che ha subito una sconfitta, e il falso panslavismo. C’erano fili che partivano dal cuore dell’Europa e arrivavano fino a questo trifoglio, anche se non fino alla sua ultima foglia.
Il 31 luglio di quest’anno, con la dichiarazione di guerra, questo filo che legava la dirigenza tedesca e austriaca allo zarismo è stato spezzato, spazzato via. È stata una grande vittoria. In questo risiedono caratteristiche significative della storia mondiale. Non occorre chiudere gli occhi davanti all’innaturalità dell’alleanza tra l’Europa occidentale e nordoccidentale e l’Europa orientale, se si è su un terreno antroposofico di giustizia. Cerchiamo solo di continuare a mettere in pratica in questo momento difficile ciò che abbiamo imparato attraverso la Scienza dello Spirito stessa e anche attraverso alcune delle cose che ci sono state imposte.
Quando fummo in conflitto con la signora Besant, fu proprio uno studioso indiano a dire, riguardo al modo in cui la signora Besant invocava la tolleranza, che la signora Besant agiva come se si gridasse a una persona a cui viene mozzata una mano e che si difende: «Sii tollerante, altrimenti darai inizio alla lite!». È da debole di mente non rendersi conto che è assurdo pretendere che l’altro si lasci tagliare la mano senza opporre resistenza [Annie Besant (1847-1933) era presidente della Società Teosofica dal 1907. Quando dichiarò che il giovane indiano Krishnamurti fosse il portatore di una nuova incarnazione terrena del Cristo, Rudolf Steiner dovette opporsi a questa tesi. Ciò portò all’espulsione della Sezione tedesca, da lui guidata, dalla Società Teosofica e alla fondazione della Società Antroposofica (1912/13)].

Nelle ultime settimane ho sentito spesso dire che se l’Austria non avesse iniziato la guerra con la Serbia, sarebbe stato un atto di “tolleranza”. È esattamente la stessa cosa! Si dice a colui al quale sta per essere mozzata la mano: sii tollerante! Abbiamo diverse possibilità di acquisire obiettività attraverso ciò che sta accadendo in modo cosí doloroso intorno a noi, ma per farlo dobbiamo essere in grado di pensare correttamente. Imparare a pensare è anche un compito della Teosofia. Esiste quel ciclo sulle anime dei popoli. Ma se in questo momento cosí grave non fossimo in grado di comprenderlo con la massima serietà, tutto il nostro impegno di allora con questo ciclo sarebbe stato un esercizio teorico. Queste cose diventeranno per noi una seconda natura solo quando sapremo sentirle profondamente, quando si tratterà di acquisire chiarezza, come è necessario ora. Nella penultima conferenza del ciclo ho cercato di illustrare che le diverse anime dei popoli si relazionano tra loro come ho cercato di descrivere nell’ultima immagine de La Porta dell’Iniziazione in riferimento all’interazione delle tre forze dell’anima [La Porta dell’Iniziazione è il primo dei quattro Drammi-Mistero composti negli anni 1910-1913 (O.O. n° 14). Le tre figure sono Filia, Astrid e Luna, che nell’indice dei personaggi sono indicate come «amiche di Maria», «i cui archetipi si rivelano nel corso dell’opera come spiriti delle forze animiche di Maria», Il contenuto del discorso, le parole che pronuncia ciascuna delle tre personalità lí presenti, devono essere dette esattamente cosí come sono, poiché ciascuna delle personalità rappresenta uno dei tre membri dell’anima dell’uomo.
Nella penultima conferenza del ciclo sull’anima dei popoli vi viene fatto notare come, se prendiamo i popoli dell’Italia e della Spagna, si manifestino per la nostra epoca echi della terza era post-atlantica: il carattere dei popoli è marcato dall’anima senziente. In Francia è l’anima razionale, in Inghilterra l’anima cosciente, e nel centro dell’Europa è l’Io.
Non sappiamo forse che possono esserci conflitti nella nostra anima, che i singoli membri possono essere in lotta tra loro? Ciò viene sottolineato nel secondo dramma, La prova dell’anima. Possiamo farci un’idea di ciò che sta accadendo nel nostro tempo se lasciamo che tutto ciò che vi viene espresso agisca su di noi. E dobbiamo cercare di chiarire questa immagine nella nostra anima, in modo da sapere come cercare l’Io nel cuore dell’Europa. Cosí, nel bel mezzo dei giorni di pace, in un silenzioso lavoro spirituale, in quel ciclo abbiamo posto davanti alla nostra anima le basi di qualcosa che oggi riempie il mondo come un destino difficile. In fondo, molto di ciò che sta accadendo ora ci sarà chiaro se consideriamo tutto ciò che è stato espresso nel ciclo sopra menzionato. Solo allora otterremo la necessaria obiettività.

In tutte le guerre è successo che una parte incolpasse l’altra. Per noi, miei cari amici, non è opportuno pensare cosí; per noi è appropriato un diverso approccio di pensiero. Vorrei chiarirlo con un paragone. Supponiamo che qualcuno sia diventato vecchio e immaginiamo accanto a lui un bambino fresco e pieno di energia. Sarebbe sensato che il vecchio provasse rancore nei confronti del bambino e gli dicesse: «Tu, bambino nella tua forza giovanile, sei responsabile delle mie infermità dovute all’età!»? Non sarebbe piú saggio, ad esempio, rimproverare ora ai tedeschi di essere responsabili della guerra. Dobbiamo renderci conto che ciò che accade è determinato dal karma dei popoli. Anche nella vita dei popoli ci sono la giovinezza e la vecchiaia; e come nella vita umana la fresca forza del bambino non è responsabile del fatto che la vecchiaia non abbia piú quella freschezza, cosí è sciocco muovere tale accusa nella vita dei popoli.
Ma tutto ciò che si dice non deve renderci ciechi; dobbiamo guardare alla realtà, all’oggettività. Le cause profonde degli eventi attuali sfuggono ancora oggi alla discussione – a parte il fatto che una discussione del genere oggi creerebbe malumore in molti – ma posso richiamare l’attenzione su ciò che è essenziale in un altro modo.
Noi antroposofi sappiamo che nello spirito tedesco riposa l’Io dell’Europa. Questo è un fatto occulto oggettivo. Vorrei citare un uomo che non era teosofo, ma che viveva nello spirito tedesco, per caratterizzare ciò che l’atteggiamento dell’Io aveva portato a compiere. So che questo non è il pensiero di un singolo individuo. È quello di Herman Grimm, che aveva ancora nelle vene il sangue spirituale di Goethe. Egli pronuncia queste meravigliose parole: «La solidarietà delle convinzioni morali di tutti gli uomini è oggi la chiesa che ci unisce tutti. Cerchiamo piú appassionatamente che mai un’espressione visibile di questa comunità. Tutti gli sforzi veramente seri delle masse conoscono solo questo unico obiettivo. La separazione tra le nazioni qui non esiste piú. Sentiamo che non vi è alcuna differenza nazionale rispetto alla visione etica del mondo. Tutti noi ci sacrificheremmo per la nostra Patria, ma siamo ben lontani dal desiderare o provocare il momento in cui ciò potrebbe avvenire attraverso la guerra. L’assicurazione che mantenere la pace sia il desiderio piú sacro di tutti noi non è una menzogna. “Pace in Terra agli uomini di buona volontà” ci pervada».
In risposta, considerate cosa ci offrono gli insegnamenti antroposofici. Il nostro movimento spirituale vuole creare la possibilità di soddisfare tale desiderio. E poi ancora altre parole di Herman Grimm: «Gli uomini, come totalità, si riconoscono soggetti a un tribunale invisibile che troneggia tra le nuvole, davanti al quale considerano una sventura non potersi presentare, e al cui procedimento giudiziario cercano di adeguare le loro controversie interiori. Con ansioso sforzo cercano qui la loro giustizia. Come si sforzano oggi i francesi di presentare la guerra contro la Germania che hanno in mente come un imperativo morale, il cui riconoscimento esigono dalle altre nazioni, anzi dagli stessi tedeschi!».
Come risposta a questa immagine, prendiamo ciò che l’Antroposofia dice dei regni delle Gerarchie. È commovente vedere come lo spirito umano, nelle sue personalità migliori e piú elevate, sia pieno di profondo desiderio per ciò che la scienza spirituale vuole portare, ma lo perda, non riesca a trovarlo, e come poi gli esseri umani cerchino qui con ansia il loro diritto.
Rudolf Steiner (1. continua)
Conferenza tenuta a Stoccarda il 30 settembre 1914, O.O. N° 174b – Traduzione di Marco Allasia.
