
Lo spirito di avversione è un concetto che si riferisce ad una condizione di ostilità e ripugnanza verso qualcosa o qualcuno. Questo spirito può manifestarsi in vari contesti, come in risposta ad oggetti fisici, situazioni sociali, persone e pensieri.
Come afferma Scaligero: «La pace cosciente viene conseguita soprattutto grazie alla penetrazione cognitiva degli eventi o degli esseri che suscitano piú severa la nostra condanna epperò la nostra avversione. Come non possiamo sentire avversione per un fenomeno della natura, cosí non possiamo sentire avversione per un evento del karma. Ciò che derivando da altri può suscitare riprovazione o sdegno, è sempre un prodotto del karma, ossia degli impulsi istintivi e del temperamento onde gli esseri sono portati a determinate azioni o a un determinato comportamento: non viene dal loro Spirito libero. …In alcuni momenti, occorre raccogliersi nel silenzio interiore e lasciar scendere la calma di ciò che originariamente si è, liberi da atteggiamenti umani: essere come si è, sino all’esaurimento delle tensioni, che in verità non esistono per l’Io, ma solo per quel che l’Io non è. La calma è il fondamento da cui di continuo si muove senza saperlo. L’essere è già l’essere calmi: si tratta di saperlo. Si tratta di essere quello che si è, dal fondamento» (La calma e lo spirito d’avversione – L’Archetipo)

Alla base della sofferenza umana vi è dunque lo spirito d’avversione il quale genera un karma subumano alimentato dall’ego. Quando l’anima è imprigionata nella negazione della propria luce del pensiero riflesso, perde automaticamente la memoria astrale entrando in una spirale di prove e sofferenze che potranno condurla a risolvere la propria condizione alienata, quindi riuscire ad operare con forze nuove attraverso una presa di coscienza immanente della propria condizione che la distanzi dalle dicotomie bene-male generate dalla brama. Queste forze nuove operano segretamente come un vento invisibile che scuote e squarcia i rami dell’albero. L’immaginazione creatrice nella contemplazione della pianta diviene una strumento potentissimo per il ricercatore spirituale che volesse risalire le categorie del pensiero riflesso. L’albero viene scosso, le sue fronde ondeggiano ed è possibile ascoltare il suono frusciante di una forza immanente e nello stesso tempo invisibile che non solo agisce sui rami dell’albero ma che agisce percepita dentro di noi facendo vibrare i nostri centri eterici. L’anima guarisce se stessa e perciò gradualmente diviene guaritrice di altre anime, grazie alla sua resurrezione nella corrente del Pensiero Vivente.
Nell’esempio posto in essere (meditazione dei dinamismi albero-vento) è fornita la possibilità di percepire a livello meditativo il sorgere intuitivo del concetto, prima del suo darsi come determinazione dialettica. In questo caso l’oggettivo contenuto dinamico trasmuta in forza-pensiero. Il processo dialettico rimane sempre soggettivo, ma presuppone un istante oggettivo del pensiero che di fatto esprime le proprie leggi spirituali. Questo istante si manifesta sempre ignorato proprio come un vento invisibile che scuote i rami, dove in esso la forma domina totalmente la materia e di converso la materia è risolta dalla sua forza immanente formatrice. Secondo Scaligero questa sintesi rappresenta de facto l’iniziale incarnazione del Logos nell’uomo, la Pentecoste dei nuovi tempi.

Secondo gli scritti di Scaligero, lo spirito di avversione si risolve attraverso una pratica interiore di separazione e trasformazione, radicata nella Scienza dello Spirito. Questa tecnica richiede calma meditativa e osservazione cosciente per distogliere l’impulso dall’oggetto personale e dirigerlo verso l’essenza dell’errore. Lo spirito d’avversione va quindi affrontato trasformandolo in forza di penetrazione cognitiva del fenomeno, anziché odio verso la persona coinvolta. Si esercita a rivolgere l’impulso dell’odio verso lo “spirito dell’errore e della menzogna”, giustificando il punto di vista altrui e coltivando comprensione. Dominato l’odio, emerge la calma animica, che evolve occultamente l’evento o l’atteggiamento altrui.
In Manuale pratico della Meditazione, Scaligero lega lo spirito di avversione all’inversione gerarchica spirito-anima-corpo, correggibile con i famosi cinque esercizi. Eliminandolo, si realizza la reintegrazione usando il corpo eterico, base per l’ascesi. La calma sorge dalla pace cosciente, accettando il karma senza repulsioni.
Tra i cinque esercizi della Scienza delio Spirito, nel rispetto delle propedeuticità, l’equanimità è senza dubbio il piú specifico e si basa sull’intervento della volontà cosciente per sospendere, anche solo per attimi, le reazioni istintive come rabbia, dolore, paura o euforia eccessiva, evitando l’oscillazione emotiva tra estremi. L’obiettivo è trasformare i complessi emotivi in calma interiore, sentendo i dolori e le gioie altrui come propri, e i propri come altrui.
Kether
