Lungo la via deserta,
nel crepuscolo,
c’è sempre un uomo
che ti viene accanto
e cammina con te.
Sebbene muto
e sconosciuto,
ha un modo di guardare
rivelandoti l’anima,
evocando
il tempo arcano
che passaste insieme
nella terra paziente
degli ulivi.
Al suo silenzio
opponi le parole,
la pena dei tuoi passi,
la speranza
che l’umano tuo andare
si conforti
di un riparo,
di cibo, di riposo.
Sorride l’uomo,
e tu ricordi il giorno
in cui la voce
ti promise un regno,
come agli uccelli
i chicchi delle reste
e al giglio
la sua veste prodigiosa.
E adesso
solo polvere ai calzari,
un povero mantello,
anche la luce
che avevi dentro
si corrompe in tenebra
e disperi dei giorni
che ti attendono.
Altre, le beatitudini
annunciate…
Si rinnova il dolore
rimembrando,
e il fuoco e l’amarezza
si contendono
lo spazio del tuo cuore.
Poi la strada
ha un’offerta d’asilo,
una locanda,
una tavola rude,
una lucerna.
A quel bagliore incerto
il tuo compagno
spezza l’umile pane,
te ne porge
una parte.
Nel gesto la sua mano
sfiora appena la tua,
ed ecco appare
l’Uomo che camminava
sulle acque,
risvegliava fanciulle
dalla morte
e scontò col supplizio
il male antico.
«Lunga è stata l’attesa
– dici – resta
Signore, dona pace
alla mia sera».
Soffia il vento notturno,
scuote l’uscio,
s’insinua vorticando,
ti sovrasta.
Ma nulla può:
sei già nella sua calma.
Raggiunte dal fulgore
dei suoi occhi
le ombre si disperdono,
svaniscono.
Non trema piú
la fiamma del tuo lume.

Fulvio Di Lieto
