Una doverosa assoluzione

Scienza dello Spirito

Una doverosa assoluzione

Raffaello «La Trasfigurazione»

Raffaello «La Trasfigurazione»

 

V’è un aspetto dei Vangeli che non può lasciare indifferente chi li accolga con la necessaria partecipazione. Il Cristo decide di consentire ai tre apostoli che ritiene piú maturi, Pietro, Giacomo, Giovanni, un’esperienza altissima basata sulla coscienza ispirata, quella che supera la sola visione possibile al grado precedente, immaginativo, e consente non sol­tanto la percezione di Entità spirituali, ma anche l’a­scolto dei Loro dialoghi. Tre Vangeli, Matteo (17, 1-8), Marco (9,2-8), Luca (9,28-36), ci dicono che li conduce sul Monte Tabor, evento reale che ancora una volta si accompagna ad una esperienza iniziatica: tale è infatti il senso occulto di ogni espressione descrivente l’ascesa verso una vetta.

 

E lí si “trasfigura” davanti a loro: «Il Suo volto risplendette come il Sole e le Sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia che parlavano con Lui» (Matteo, passo citato).

 

Un’esperienza grandiosa che il Cristo consente solo ai tre donando loro forze di avanzato livello iniziatico. Non si ha notizia di metamorfosi di tale altezza concesse agli altri apostoli. Soprattutto verso Pietro, il Salvatore avrà altre manifestazioni di stima, e l’apostolo mostrerà inizialmente di meritarle persino nella drammatica scena della cattura (Giovanni 18,10) quando con un colpo di spada mozza un orecchio ad uno degli sgherri. Il gesto, indubbiamente spontaneo, testimonia una dedizione coraggiosa al Maestro che interviene per fermarne l’impeto mentre risana l’orecchio leso.

 

Quanto precede sembra stridere fortemente con la precedente previsione in cui il Cristo all’affermazione di Pietro di essere pronto a dare la propria vita per Lui, cosí risponde (Giovanni 13,38): «Tu darai la tua vita per me? In verità, in verità ti assicuro: non canterà il gallo, che mi avrai già rinnegato tre volte».

 

Ed effettivamente è quanto accade mentre Gesú catturato è di fronte ai suoi giudici (Giovanni 18,15-27). «Disse a Pietro la serva addetta alla porta: “Forse anche tu sei discepolo di quest’uomo?” Egli rispose: “Non lo sono” … Gli dissero dunque: “Non sei anche tu dei suoi discepoli?” Egli negò, e disse: “Non lo sono”…Ma uno dei servi …gli disse: “Non t’ho forse veduto con Lui nel giardino?” Pietro …negò di nuovo, e subito il gallo cantò».

 

E non mancherà una straordinaria manifestazione di fiducia, unica fra gli Apostoli, (Giovanni 21,15-17) durante la terza apparizione da Risorto: «Quando ebbero dunque mangiato, il Cristo chiede per tre volte a Simon Pietro: “Mi ami tu piú di questi?”: “Sí Signore, tu lo sai”» la triplice risposta, per cui il Risorto gli ingiunge per altrettante volte: «Pasci le mie pecore».

 

Altissimo dunque il compito affidato a Pietro in conclusione del massimo Vangelo. Poiché non è assolutamente ipotizzabile che il Cristo lo abbia mal valutato, è legittimo chiedersi come sia stata possibile la sua  triplice rinnegazione.

 

Rudolf Steiner ci fornisce la risposta in una conferenza tenuta ad Oslo il 2 Ottobre 1913 (in Il Quinto Vangelo, ed. Antroposofica, O.O. N° 148).

 

«Nel nostro studio dobbiamo prendere l’avvio dal cosiddetto evento di Pentecoste. …Sembrò agli Apostoli di risvegliarsi, come uomini che in quel momento avessero l’impressione di aver vissuto a lungo, per molti giorni, in una condizione di coscienza a loro inabituale». Ci viene poi specificata la natura di questa particolare condizione interiore: «Era come una specie di risveglio da un sonno profondo …ma tale …che a lato di quel sonno avevano compiuto tutte le usuali funzioni quotidiane, come uomini sani nel corpo, tanto che le altre persone che li praticavano non si accorgevano affatto che essi si trovassero in un altro stato di coscienza». …«Una sindrome davvero particolare configurante una grave metamorfosi della consapevolezza interiore senza alcuna ricaduta sulle normali funzioni quotidiane».

 

«Tuttavia venne il momento in cui agli Apostoli successe come se essi avessero vissuto un lungo tempo …in un sonno pieno di sogni, dal quale ora essi si risvegliarono appunto con l’evento di Pentecoste. …Un aspetto della solenne Festività del tutto estraneo alla tradizionale concezione in proposito. …Gli Apostoli si sentirono come fecondati dall’alto. …Pareva loro come se fossero stati risvegliati dalla forza primordiale dell’Amore che compenetra e riscalda l’universo, come se questa forza originaria dell’Amore si fosse calata nell’anima di ciascuno di loro singolarmente».

 

Ed ecco finalmente svelato il retroscena correlato alla cosiddetta “rinnegazione” di Pietro: «Era naturalmente stranissimo per gli astanti che una tale trasformazione si fosse potuta compiere in quegli uomini. Essi però, che avevano sperimentato in se stessi una tale trasformazione …sentirono in sé una nuova comprensione per l’evento che si era svolto in comunità interiore con le loro anime, ma che quando era avvenuto essi non avevano compreso (c.d.r.): solo ora …comparve davanti al loro occhio animico la comprensione per ciò che era in realtà avvenuto sul Golgota». Evento che inizia con la cattura del Cristo da parte degli inviati dal Sinedrio.

 

La triplice rinnegazione di Pietro

La triplice rinnegazione di Pietro

 

In particolare, grazie ad un’as­sidua osservazio­ne chiaroveggen­te nell’anima di Pietro, il Dottore ci rivela che: «Egli rivide la scena della rinnegazione, quan­do gli fu chiesto se avesse conosciuto il Galileo, ed egli seppe solo adesso di aver­lo allora rinnega­to, perché la sua normale coscienza cominciava a smorzarsi, diffondendosi in lui uno stato anomalo, una forma di stato di sogno che comportava un rapimento in un altro mondo. In quella festa di Pentecoste …Pietro … ricordò quella che si chiama …la triplice rinnegazione prima che il gallo cantasse. …Anzitutto egli imparò ora a guardare l’evento di cui si poteva realmente dire che lo aveva passato dormendo».

 

In qualunque tribunale, accertata la mancanza della consapevolezza indispensabile, ogni accusa di rinnegazione verrebbe meno.

 

Attraverso il descritto attutimento interiore gli Apostoli sono stati preparati a comprendere i successivi insegnamenti del Cristo ormai Risorto, necessitanti una coscienza diversa da quella ordinaria; predisposti a ricevere il pentacostale Amore omnioperante veicolo dello Spirito Santo, nella forma delle lingue di fuoco individuali finalizzate a trasformarli in cosmopoliti divulgatori; inibiti dall’esporsi al rischio della cattura, in quanto testimoni del Golgota indispensabili per l’iniziale diffusione dell’Impulso Cristiano.

 

 

Francesco Leonetti