Ordine contro caos

Socialità

Ordine contro caos

Barbe

 

Quello che possiamo notare quo­tidianamente è il tentativo del caos di tornare a imperare nella vita di tutti noi. Inizia con le pulizie personali, che sono da ripetere ogni mattina per ripristinare un aspetto lindo e profumato; per gli uomini la necessità della rasatura, se vogliono conservare un viso pulito e libero da pelame, e anche, per chi vuole ottenere un aspetto dottorale arricchito dalla barba, c’è necessità di risistemarla quotidianamente, per­ché cresce in maniera disordinata. Poi ci sono le piccole noiose incombenze come il letto da rifare, la cucina che la sera non avevamo finito di sistemare, la lavatrice da avviare, con tutti i panni stipati, e poi la stesa al sole, quando c’è, o la sistemazione sullo stendino vicino al termosifone nella fredda stagione.

 

Possiamo proseguire a lungo nell’elencare i ripetitivi gesti del mattino che abbiamo imparato già dalla prima infanzia e che consideriamo ovvi, ma forse ogni tanto vale la pena di fare un pensiero piú approfondito su ciò che rappresenta questo vincere il caos.

 

Massimo Scaligero diceva che la stessa cosa avviene all’interno del nostro corpo. C’è una continua ricerca del “vegetale” di crescere e imporsi sull’umano, ma la saggezza delle Gerarchie ha dotato il corpo fisico di tutto un sistema di combattimento che riduce e rimette in ordine il tentativo di sopraffazione. Quando poi il sistema s’inceppa, allora arriva la malattia, e dobbiamo intervenire con medicamenti per riportare il giusto equilibrio.

 

Angkor

 

La natura, che vediamo tanto provvida e pittoresca, ha anch’essa necessità che l’uomo la curi. Siamo stati posti in questo “giardino” che è la Terra, per armonizzarlo e impedire che il vegetale imperi in modo disordinato e arrivi persino a stritolare quanto costruito con fatica e bellezza dall’uomo. Ne è testimonianza la famosa foresta tropicale della Cambogia, con i resti di Angkor, capitale dell’impero khmer, soffocati dal vegetale che tutto ha tentato di fagocitare.

 

La necessità dell’ordine da ristabilire giornalmente prosegue con ciò che compiamo nel nostro lavoro professionale. Cos’altro è il nostro lavoro, se non il ripetuto tentativo di riportare armonia in ciò in cui siamo impegnati? Il medico tenterà di riportare ordine negli organi dei propri malati; l’avvocato cercherà di far vincere la giustizia e il diritto dove questi sono stati calpestati; il mec­canico risistemerà il motore della nostra auto che ha deciso di riposarsi e non vuole continuare a trasportarci; l’architetto s’impegnerà a trovare il giusto equilibrio tra spinta e controspinta per sprofondare sempre piú in basso i piloni di sostegno e innalzare sempre piú in alto le sue fantascientifiche costruzioni; il sarto proverà a ingentilire l’aspetto fisico del cliente nascondendo i difetti ed esaltando le sue qualità; l’artista tenterà di “proseguire”, con la sua creatività, la costruzione della civiltà umana; e cosí di seguito per ogni impegno lavorativo.

 

L'abisso di fuoco

 

Naturalmente c’è anche chi opera in senso contrario, e questi sono i mali della società, che andranno lentamente corretti, non con la violenza e con la costrizione, ma con il far comprendere, a chi ancora non l’ha capito, che il Bene conviene. Conviene a tutti, e chi s’incammina per la via del Male, credendola colma di delizie e di soddisfazioni, al termine del­la strada intrapresa trova sempre l’abisso: meglio fermarsi in tempo e tornare sui propri passi!

 

Riportare armonia è il compito precipuo della nostra civiltà. Se ognuno di noi s’impegna a farlo, in piccolo, nella propria esistenza, è come un sasso lanciato nell’acqua: creerà dei circoli che si allargheranno coinvolgendo altri, che seguiranno anche loro il bello e il buono che vedranno come effetto di quel comportamento virtuoso.

 

In un mondo come il nostro attuale, impegnato ovunque in piccole battaglie personali e in pubbliche grandi guerre e sopraffazioni, sembra un consiglio vetusto, fuori del tempo. Invece è qualcosa che riguarda il nostro futuro prossimo, previsto dai nostri Maestri e da chi aveva la sensibilità per comprenderlo in anticipo.

 

Non dobbiamo cercarlo in altri, ma in noi stessi. Non possiamo pretendere di realizzare quel futuro che supera l’oscuro Kaliyuga, ormai al termine del suo cupo percorso storico, pretendendolo da altri. Cominciamo da noi, l’esempio è un modello di comportamento che spinge all’imitazione, sia nel bene sia, purtroppo, anche nel male. Cerchiamo di essere, ognuno di noi, un modello positivo da imitare.

 

Lo dobbiamo ai nostri figli e nipoti, a chi è appena arrivato in questa esistenza e dovrà trovare la propria sistemazione in una società che dovrebbe avere delle regole sane e certe, e che ha dimenticato di averle. Vige l’arrembaggio dei corsari o dei briganti, e chi piú sa arrampicarsi per avanzare, si piazza ai primi posti e da lí impedisce ad altri di arrivare. Questo immiserisce l’intera collettività: tanti che potrebbero dare un contributo geniale e veramente costruttivo vengono respinti indietro per la loro incapacità di sgomitare e imporsi sugli altri. Ne deriva una classe dirigente in cui difficilmente trovano posto le persone veramente competenti, ed è quello che possiamo ormai desolatamente constatare intorno a noi.

 

Dovremo invertire questo circolo vizioso che si perpetua ormai da troppo tempo. Occorrerà pazienza, coraggio, tenacia e volontà. Facciamolo insieme, tutti noi che fidiamo nel sostegno del Divino. E se inizieremo a farlo, l’aiuto dell’Alto arriverà, è sicuro!

 

 

Marina Sagramora